Monterotondo
è un comune di 38.147 abitanti della provincia di
Roma, ed è tra le Città decorate al Valor
Militare per la Guerra di Liberazione in quanto insignita
della Medaglia d'Argento al Valor Militare per i sacrifici
della sua popolazione durante la seconda guerra mondiale.
È possibile raggiungere il comune, partendo da Roma,
seguendo due delle più antiche vie consolari del
Lazio ovvero la via Nomentana e la via Salaria. Dista dal
capoluogo circa 26 km. Monterotondo è suddivisa nei
seguenti quartieri: Scalo, Piedicosta,San Martino, San Matteo,
I Cappuccini, Centro Storico, San Luigi , Sant'Anzino, Le
Crocette, Santa Maria, San Rocco, I Palaggi, Spineti, Tufarelle,
Località Sant'Angelo, La Reviola, Località
La Gavaccia.
DA
VEDERE
Il centro storico è compreso tra Viale Vincenzo Federici
e Viale Giacomo Matteotti. Il quartiere del paese è
sito su un'altura che, come avviene in altri casi simili
di area sabina (Poggio Mirteto, Collelungo, Collalto, Montelibretti,
Montopoli...), nel medioevo ha dato il nome all'abitato.
I primi abitanti si stabilirono sull'altura sicuramente
prima del XI secolo probabilmente in relazione ad un complesso
agricolo - difensivo già esistente (la Villa di Campo
Rotondo nominata in alcuni documenti medievali). Seguirono
le fasi dell'incastellamento che, insieme al coinvolgimento
delle potenze baronali di Roma ed in particolar modo della
famiglia Orsini, diedero vita al Castrum Montis Rotundi
che ritroviamo citato nell'atto di divisione dei beni di
Matteo Rosso Orsini del 1286. Le case sono nella maggior
parte in stile romanico rurale, originariamente a due piani
con scale esterne e profferlo aggettante in facciata. In
alcuni casi è ancora possibile ammirare qualche esempio
di costruzione duecentesca di questo tipo (via Arcangelo
Federici, via Rossini). Piazza del Popolo consta di una
fontana con obelisco e 4 statue di leoni ai quattro lati
dell'obelisco dalla cui bocca fuoriesce l'acqua che finisce
in altrettante vasche. La piazza, assieme alla fontana,
è oggetto di dipinti e foto create da artisti locali.
In piazza dell'orologio vi è il Palazzo dell'Orologio(
vecchio municipio della città detto anche Palazzo
del Priore) con un grande orologio sulla parete esterna.
Tale palazzo è in stile romanico-barocco. Il pavimento
della piazza disegna una sottospecie di meridiana. Altri
palazzi sulla piazza sono in stile pseudo rurale.
Il
Duomo, dedicato a Santa Maria Maddalena, è ad unica
navata, è stato restaurato tra il '700 e l'800 dalla
famiglia Del Grillo come attestano degli altorilievi di
grilli sulle colonne che suddividono le varie cappelle laterali
alla navata. In alcune cappelle vi sono alcune tombe ed
alcuni quadri seicenteschi. In una vi è anche una
pietà marmorea. Nell'abside semicircolare vi è
un coro ligneo. Nella piazza antistante, recentemente dedicata
al Papa Giovanni Paolo 2°, alla sinistra del duomo,
vi è il "Pincetto", così chiamato
perché ricorda vagamente il Pincio di Piazza del
Popolo a Roma. La chiesa dei Cappuccini o di San Francesco
D'Assisi è sita in Piazza San Francesco d'Assisi,
nel quartiere dei Cappuccini. La facciata è in stile
romanico barocco, l'interno è ad unica navata con
cappelle laterali sul lato destro che contengono delle statue
di santi. L'altare è in marmi policromi. Annessi
alla chiesa sono il convento ed il giardino dei Cappuccini.
Il giardino è uno dei pochi polmoni verdi nell'interno
del città di Monterotondo se si escludono il giardino
antistante il palazzo comunale ed il giardino della passeggiata
e la più grande, nelle campagne intorno a Monterotondo,
Macchia del Barco e la Macchia della Gattaceca.
Il
palazzo baronale che ospita il comune e vari uffici comunali,
nonché l'ufficio dei vigili, ha, negli uffici consiliari
degli affreschi del palermitano Giacinto Calandrucci (1655-1707),
del fiammingo Paul Brill che ha anche affrescato una sala
da pranzo di Papa Paolo V, e di Girolamo Sciolante (o Siciolante)
da Sermoneta (1521-1575) che ha affrescato anche il Castello
Caetani di Sermoneta e dipinto una pala d'altare di Bologna.
Il palazzo, nel medioevo, fu proprietà degli Orsini,
dei Barberini, dei Grillo (probabilmente la stessa famiglia
del film di Alberto Sordi "Il marchese del Grillo")
e dei Boncompagni-Ludovisi, .
Nella
chiesa di Gesù Operaio è conservata una pietra
del Gran Sasso.
Altre chiese di minore rilevanza sono: San Rocco e Madonna
di Loreto.
Nei
pressi della chiesa di San Rocco si trova la Porta Garibaldi,
recentemente restaurata. Tale porta (detta anche Porta di
San Rocco, Porta Salaria o Porta Roma) è sita nelle
vicinanze della USL RM G. Di epoca medioevale, è
in stile romanico-pseudorurale e consta di un accesso pedonale
al centro storico ad arco a tutto sesto, il transito è
consentito dal lato sinistro, guardando la porta dal piazzale
antistante.
Una
targa ricorda la battaglia di Monterotondo-Mentana dei Garibaldini
(1866) che ivi si è combattuta.
Nel
parco della "Passeggiata" è presente un
cippo-ossario garibaldino e il busto del patriota Raffaello
Giovagnoli, fratello di Fabio caduto nella battaglia garibaldina
per la conquista della Città. Ogni anno con il patrocinio
del Comune a cura dell'A.N.V.R.G. locale si commemora la
vittoriosa battaglia di Garibaldi del 26 ottobre 1867.In
città è possibile vedere la storica Porta
Romana,oggi Garibaldi e numerose targhe marmoree che ricordano
la presenza di Giuseppe Garibaldi e dei suoi Volontari dal
27 ottobre al 3 novembre 1867. Garibaldi ed Anita in fuga
da Roma dopo la caduta della Repubblica Romana passarono
da Monterotondo il 4 luglio 1849. Di rilievo l'arco trionfale,
eretto alla memoria dell'eroe dell'aria Fausto Cecconi,
trasvolatore atlantico, al quale sono intitolate anche una
scuola e lo stadio comunale.
Il
complesso dell'ex Ospedale è sito in Piazza Don Minzoni.
Questo palazzo era sede dell'ospedale di Monterotondo fino
agli anni '30 del Novecento ma ora ospita la biblioteca
comunale dello stesso comune, con annessi centro culturale
Paolo Angelani e Museo Archeologico Comunale, nei cui sotterranei
vi sono gli archivi di questa biblioteca, nel pianterreno
vi è l'accettazione con angolo emeroteca e sala video
ed audio mentre una sala attigua consta di enciclopedie
e libri antichi, invece nel piano superiore vi sono le restanti
sale della biblioteca.
Il centro culturale P. Angelani consta di 2 sale per mostre
temporanee e di una sala convegni-aula magna.
MONTEROTONDO
SCALO
Questa frazione, posta ai piedi del comune di Monterotondo,
si sviluppò in seguito alla costruzione della stazione
ferroviaria. La stazione consta di 2 banchine, una per ogni
binario nonché di due parcheggi di proprietà
della provincia di Roma, in dotazione al comune di Monterotondo.
Fa scalo a Monterotondo la linea FR1(Orte- Fara Sabina/Poggio
Mirteto- Fiumicino Aeroporto). La chiesa parrocchiale è
dedicata a Santa Maria del Carmine ed è sorta in
tempi moderni, con il benessere del secondo dopoguerra.
Lo stadio Ottavio Pierangeli ospita le partite della squadra
di calcio "Monterotondo Scalo". Interessante esempio
della storia dello sfruttamento delle risorse sono le numerose
areee industriali di tipo ceramico e laterizio, molte delle
quali in disuso e abbandonate, che testimoniano la forte
vocazione verso questo tipo di attività ancora in
epoca moderna. Monterotondo scalo rappresenta attualemente
anche il punto d'unione della via Nomentana e della via
Salaria. Nelle piane del Tevere, tra la via Salaria e la
traversa del Ponte del Grillo, è situata la zona
industriale che ospita, oltre ad imprese locali, anche numerose
filiali di grandi aziende nazionali. Il patrono di Monterotondo
scalo è San Michele Arcangelo, che si festeggia il
29 settembre. Si afferma che questa festività rappresenti
la festa dell'arrivederci all'estate. Un'altra manifestazione
che si svolge a Monterotondo Scalo è Monterocktondo,
festival dedicato alla promozione di gruppi musicali emergenti
e non.
Piedicosta
Piedicosta è una frazione di Monterotondo che, come
dice il nome stesso, si trova ai piedi della costa delle
colline che si affacciano lungo la valle del Tevere, nella
parte di territorio a sud ovest del comune. Nata essenzialmente
come coagulo di modeste abitazioni rurali che sono state
in seguito rissorbite dall'edilizia sccessiva, è
oggi parte della zona di Monterotono Scalo. Vi hanno sede
un iper-mercato, un centro di orientamento al lavoro, l'Istituto
Nazionale di Previdenza Sociale (INPS) e l'INCIL.
Borgonuovo
Borgonuovo o Borgonovo è un sobborgo di Monterotondo.
La mancanza di chiese e di strutture ricettive hanno posto
questo quartiere periferico e di passaggio, sviluppatosi
lungo l'ultimo tratto della via Nomentana, in secondo piano
rispetto ad altre zone della cittadina laziale.
San
Martino
È una zona periferica costituita perlopiù
da villette ad un piano. Con la costruzione della nuova
tangenziale che la collega a Via Nomentana, la zona ha aumentato
la sua importanza. Si divide in 2 rioni: San Martinello
(sulla via di San Martino) e Sant'Anzino (sulle vie interne).
Tor
Mancina
È raggiungibile da vie private. È sede di
un comprensorio di studi agro-zootecnici.
Spineti
Si trova presso la chiesa di Gesù Operaio ed è
una zona abbastanza recente con palazzi moderni e grandi
ville. In Via Tirso ha sede l'omonimo Istituto tecnico per
ragionieri e geometri, associato con l'Istituto tecnico
industriale G. Cardano, ora Istituto Superiore Piazza della
Resistenza 1, di Monterotondo. La piazza civica del quartiere
è Piazza Ghandi dove in estate, grazie al comitato,
ha luogo la sagra dello spiedino. Un'altra festa organizzata
dalla parrocchia di Gesù Operaio è San Gabriele
il secondo week-end di Settembre.
Tufarelle
È la zona adiacente al cimitero. Case rurali si alternano
a campi coltivati e palazzi molto recenti e moderni.
Crocetta
Si trova tra la passeggiata e lo stadio F. Cecconi. Si sviluppa
lungo Viale Mazzini, Via XX Settembre e Via Adige. E' il
quartiere più sviluppato della città in cui
ci sono tutti i principali servizi e attività commerciali.
Come il quartiere Spineti, è una zona abbastanza
recente con palazzi abbastanza moderni. In questo quartiere
si trova la cappelletta della Madonna di Loreto, tuttora
in restauro.
I
Cappuccini
È la zona adiacente alla chiesa dei Cappuccini o
di San Francesco, la quale ospita un preziosissimo giardino,
tra i pochi polmoni verdi all'interno della città
esclusi il giardino comunale ed il parco ex-Omni. E' uno
dei rioni storici che compongono il centro cittadino. Si
sviluppa lungo Viale Fausto Cecconi, ultimo tratto Viale
Bruno Buozzi e Via Pietro Nenni. E' presente un comitato
di quartiere che raccoglie le problematiche e proteste dei
cittadini della zona. Attualmente lungo il tratto urbano
della Nomentana è in costruzione un centro commerciale.
Il quartiere sta conoscendo una espansione sul colle antistante
il vallone della Reviola.
San
Matteo
Come i quartieri di Spineti e Crocette, anche questo è
un quartiere abbastanza recente, con palazzi moderni.
ORIGINI
E STORIA
La città, secondo alcune correnti antichistiche sviluppatesi
soprattutto nei secoli passati, ma di cui una certa eco
si ascolta ancora oggi, avrebbe raccolto l'eredità
dell'antica città sabina di Eretum, situata poco
più a nord, lungo il corso del fiume Tevere. L'area
dell'attuale città, che non insiste sul sito sabino
della citata Eretum, venne però abitato in modo più
massiccio a partire dai secoli X - XI, quando si originò
l'abitato medievale.
Monterotondo,
per la sua ubicazione presso la via Salaria, fu per molto
tempo un punto strategico, nonché importante baluardo
per la difesa di Roma. Il centro abitato, come lo intendiamo
oggi, nacque piuttosto tardi rispetto agli altri centri
sabini circostanti. Fu infatti citato per la prima volta
in una bolla papale dell'XI secolo, nella quale si faceva
riferimento ad un possesso dei monaci di San Paolo di un
"Campus Mountis Rotundis" nei pressi di Grotta
Marozza. Il possedimento fu successivamente chiamato Monte
Ereto, quindi Mons Teres che, volgarizzato, vale come Monte
Ritondo. Fu chiamato in tal modo dal 1300. Tale monte, intorno
all'anno 1100, fu ceduto in affitto alla famiglia dei Capocci
e successivamente nel XII secolo fu ceduta alla Orsini,
i quali mantennero il potere fino al XVII secolo. Durante
la Signoria di questa famiglia, il nome di Monterotondo
ricorse spesso nelle vicende di Roma e dell'Italia, sopportando
varie e terribili vicende. Nel 1432 fu conquistata da Nicolò
Fortebaccio, con l'aiuto della famiglia Colonna, e il 6
dicembre 1485 fu incendiata dagli stessi Orsini. Successivamente
occupata dai soldati del Papa, fu presa nel 1486 dal Duca
di Calabria. Il momento più glorioso per il ramo
eretino della famiglia Orsini fu quando Clarice Orsini andò
in sposa, nel 1468, a Lorenzo il Magnifico, uno dei massimi
esponenti del Rinascimento italiano.
Per
motivi finanziari, nel 1640 gli Orsini cedettero il feudo
ai Barberini, i quali cercarono di rendere tale feudo più
attivo nonché rigoglioso economicamente. Sotto la
nuova signoria infatti, il palazzo fu ristrutturato ed arricchito
di affreschi e stucchi. Nel 1639 venne edificato il Duomo,
che divenne residenza del vescovo suffraganeo della Sabina.
L'abitato fu cinto di mura e reso accessibile da tre porte:
la Romana, ancora esistente nel rione San Rocco, la Canonica
a lato del Duomo e la Ducale nei pressi del giardino del
Cigno. Porta Ducale e Porta Canonica sono ora scomparse.
Nel 1701 diventarono signori di Montertondo i Grillo di
Genova che eseguiono nuovi restauri a palazzo, arricchirono
il Duomo e costruirono il ponte sul fiume Tevere, lo stesso
che ancora oggi è chiamato Ponte del Grillo. Monterotondo
godette di un lungo periodo di tranquillità, fino
all'arrivo delle truppe francesi del generale Garnier, venute
a Roma per innalzare la bandiera della democrazia. Costoro
cinsero d'assedio la città, ma dopo pochi giorni
dovettero rinunciare non solo a Monterotondo ma anche a
Roma, in quanto furono respinti dall'esercito napoletano.
In seguito la città passò dalla famiglia Grillo
al Principe di Piombino nel 1815, tornando così a
godere di una relativa pace. Nel 1815 fu più volte
occupata dagli eserciti di Gioacchino Murat, che per la
prima volta inalberava il vessillo della liberazione d'Italia.
Nel marzo del 1821 subì il passaggio delle truppe
austriache, venute per ricacciare nel Regno l'esercito napoletano.
Nell'anno 1845 il Cardinal Lambruschini, vescovo di Sabina,
venuto a Monterotondo per consacrare solennemente la Basilica
collegiale di Santa Maria Maddalena, restaurata ed abbellita
da Don Antonio Boncompagni Ludovisi, annunciò la
visita del Pontefice Gregorio XVI per il giorno 6 ottobre
dello stesso anno. La visita fu festeggiata con grande pompa
e il Priore Nicola Fanucci, di fronte alla porta del municipio,
consegnò le chiavi d'oro del Comune al papa. I festeggiamenti
si protrasero fino a tarda sera e Papa Gregorio XVI rimase
così colpito dall'affetto mostratogli dai monterotondesi
e dalle bellezze naturali del territorio, che il 22 novembre
dello stesso anno conferì al comune il titolo di
"Città", con le inerenti prerogative.Prima
di Gregorio XVI anche Urbano VIII fu accolto dai Barberini
suoi consanguinei, ma non sembra che concedesse qualcosa
di speciale, malgrado le accoglienze calorose anche a lui
riservate. In quell'epoca Monterotondo era considerata una
delle maggiori città della Sabina: in un libro del
tempo fu infatti definita "la Parigi della Sabina".
Fu testimone, nel 1867, della Campagna dell'Agro Romano
per la liberazione di Roma. Il 26 ottobre Giuseppe Garibaldi
vi entrò con i suoi volontari bruciando Porta Romana,
oggi Porta Garibaldi. Tra i giovani al seguito dell'Eroe
dei Due Mondi si trovavano anche Fabio, Mario, Ettore, Alessandro
e Raffaello Giovagnoli, dallo stesso Garibaldi chiamati
"I Cairoli del Lazio", originari proprio di Monterotondo.
Cimeli della Campagna del 1867 riferiti a Monterotondo come
il catenaccio di Porta Garibaldi sono nel Museo della Campagna
dell'Agro Romano per la liberazione di Romadirettore il
prof.Francesco Guidotti, con attigua Ara-Ossario dei Volontari
caduti nella Campagna del 1867. Quello che fecero le camice
rosse a danno della popolazione può essere paragonato
soltanto a quanto combinavano i barbari appena conquistavano
una città. I volontari garibaldini, spogliarono i
monterotondesi d'ogni loro avere e soprattutto le chiese
subirono i dani maggiori. In città si cita da parte
papalina un l'episodio di Garibaldi che di persona sarebbe
entrato dal portone principale del Duomo in sella ad un
cavallo.Comunque in un libro del prof.Guidotti è
spiegato e documentato come i garibaldini pagarono quanto
preso ed usato durante l'occupazione della città
testimoniato anche da Raffaello Giovagnoli in una lettera
dei primi del 900. Nel 1943 fu sede per alcuni mesi, nel
Palazzo Orsini Barberini, dello Stato Maggiore del Regio
Esercito Italiano. Il 9 settembre 1943 i tedeschi con un
lancio di 800 paracadutisti provenienti da Foggia, guidati
dal Maggiore Gerike ne tentarono la cattura. La città
fu difesa da reparti dell'esercito tra questi la Piave e
la "Re". Numerosi gli episodi di eroismo tra i
civili e militari. Medaglie al Valore per la battaglia del
1943 nella quale persero la vita circa 150 militari e numerosi
civili furono concesse: Medaglia d'Oro al V.M. a Vittorio
Premoli (57° Rgg.to Fanteria Piave) una stele è
eretta alla Sua memoria dall'Amministrazione Comunale di
Priverno; al Carabiniere Giuseppe Cannata, che dopo strenua
difesa del posto di blocco, venne colpito a morte ( Medaglia
d'Argento al Valor Militare ) , al Tenente dei Carabinieri
Raffaele Vessichelli, comandante di gruppo autonomo mobilitato
con il compito di difesa e sicurezza del Castello Orsini
Barberini ( Medaglia di Bronzo al Valor Militare ) e al
giovane Ortensi MAVM, tuttora vivente. Episodi eroici di
lotta partigiana seguirono nel 1944 con il sacrificio di
Edmondo Riva M.O.V.M. Il cippo dedicato alla memoria dei
caduti militari fu eretto 60 anni dopo la battaglia nel
giardino della "passeggiata". Nel 2008 il Comune
ha concesso la cittadinanza onoraria a Paolo Sabetta, l'uomo
che salvò decine di giovani dalla deportazione in
germania definito "il Perlasca di Monterotondo.