Fiano
Romano è un comune di 12.232 abitanti della provincia
di Roma.
ETIMOLOGIA
Probabilmente deriva da Flaiano dal nome latino di persona
Flavius a cui si aggiunge il suffisso -anus che indica appartenenza,
oppure da Flavianum per i possedimenti che la gens Flavia
aveva in zona. Si ipotizza (poco concretamente) che possa
derivare dalla forma diminutiva latina fanulum che significa
tempietto.
EDIFICI RELIGIOSI DI FIANO ROMANO
Chiesa
di Santo Stefano Nuovo
È stata iniziata a costruire a partire dalla 2ª
metà del XV secolo e rimaneggiata, secondo attestazioni
storiche dell'Archivio di Stato, nel 1774. La chiesa ha
una pianta basilicale su 3 navate sormontate da archi a
tutto sesto poggianti su pilastri di travertino. L'altare
è sito dietro un arco di trionfo racchiuso entro
un timpano sorretto da 2 colonne con capitelli corinzi.
Al centro è posto un quadro di Antonio del Massaro,
detto il Pastura, rappresentante la Madonna tra i santi:
Giovanni Battista, Stefano, Biagio e Pietro. Sulla navata
destra vi è il mausoleo di Niccolò III Orsini,
degli affreschi provenienti dalla Chiesa di Santa Maria
ad Pontem e la cappella dell'Annunziata (già degli
Orsini) nel cui interno vi sono una tavola del Cristo Salvatore
e degli affreschi attribuiti alla scuola del Pinturicchio.
Sulla navata sinistra vi è il sarcofago di Pietro
Gregorio Ottoboni Boncompagni Ludovisi Duca di Fiano ed
una campana del 1278 realizzata da Guidotto da Pisa dedicata
a San Martino. Altri affreschi portano alla ad una cappella
ornata di abside, di un crocifisso in legno ed un altare
con basamento di pietra (forse originariamente un pilastro).
Anticamente questa cappella constava di affreschi.
Chiesa
di Santa Maria ad Pontem
Il nome è dovuto alla posizione sul Tevere rispetto
all'Abbazia di Farfa. Anche se è stata ristrutturata
recentemente conserva l'aspetto originario. Nell'interno
ora vi è una pinacoteca.
Chiesa
di Santo Stefano Vecchio
È sita poco fuori dalla città, sul lato ovest.
Nonostante fosse la chiesa principale di Fiano Romano, ora
è di proprietà privata, per via che tale chiesa
risulta essere fuori mano per la stragrande maggioranza
della popolazione fianese. L'interno ha pianta basilicale,
fu cenobio benedettino, presenta stile romanico dei secoli
XII e XIII ma con svariati rimaneggiamenti e restauri successivi.
Le 3 navate sono separate da 10 colonne per parte in granito.
I capitelli sono tutti quanti diversi e constanti di un
pilastro centrale ognuno. Ai 2 lati del portale d'ingresso
vi sono un candelabro per parte realizzati in bronzo a colonne
tortili con spirali richiamanti le piante di alloro ed alti
circa 3 metri ciascuno. L'altare odierno è sito nella
parte absidale al posto del vecchio ciborio e realizzato
in marmo greco. Il ciborio è stato portato dapprima
nel Collegio Irlandese di Roma, poi al Metropolitan Museum
di New York dov'è esposto tutt'ora. Il campanile
consta di 3 ordini di finestre, a partire dal basso: bifore,
trifore e monofore.
Altre
Chiese
La chiesa della Madonna del Carmine non ha un gran criterio
estetico ed architettonico di cui non si hanno notizie precise.
Il Camassei, in un manoscritto del 1700, circa narra forse
di questa chiesa, chiamandola Chiesa della Fraternita (usata
anche come cimitero per i contadini).
La chiesa della Beata Vergine della Nuova o della Ruota
(sullo stesso manoscritto non è ben intendibile il
nome corretto).
La chiesa della Madonna delle Grazie sita di fronte all'Ospedale
per i poveri.
Della chiesa di Sancti Georgi in Suburbio Castri Flaiani
il Ghibelli cita che era possedimento del Monastero di Sant'Andrea
e di San Gregorio al Clivo di Scauro a Roma.
La chiesa di Val Casale era gestita da un eremita e, nel
suo interno, vi era una tela raffigurante San Giovanni di
Dio di Francesco Trevisani.
La Chiesa di San Sebastiano veniva utilizzata nel giorno
dell'Ascensione per fare una processione e benedire la campagna
ed ottenere così un buon raccolto.
PERSONAGGI
FAMOSI
Sabrina Ferilli (Attrice e showgirl)
FRANCESCO
DI FIANO
Scarse sono le notizie relative alla biografia di Francesco,
il più grande fra gli uomini di cultura nati a Fiano.
Sul fatto che sia nato nella nostra cittadina non ci sono
dubbi: il nome subisce diverse varianti nei manoscritti
(Fianus, Fiani, de Flaiano, de Flagano, de Flagiano, de
Faxano, de Frana, de Fiavano, de Fyano, de Fiancano, de
Fiana
), ma nel 1380, in alcuni versi
che lumanista Quatriario di Sulmona invia allamico
Francesco da Fiano, scrive che la sua missiva lo troverà
a Fiano, che dietro guarda il Soratte e davanti il
Tevere, sgombrando il campo da ogni incertezza. Incerta
è la data della nascita, che può variare dal
1340 al 1350; sono certi, invece, sia il nome del padre
di Francesco (Antonio Cecchi di Fiano), che la data della
morte del letterato (1421). Limportanza di Francesco
da Fiano nella storia della cultura è stata posta
nella giusta evidenza grazie, soprattutto, allappassionato
lavoro di ricerca di un altro grande fianese, don Igino
Taù, dellIstituto Salesiano Villa Sora
di Frascati (RM), che alla fine del 1961 licenziò
alla stampa loneroso studio sullopera più
conosciuta di Francesco Contra ridiculos oblocutores
et fellitos detractores poetarum. Con il Contra
oblocutores il Fianese si inserisce nella polemica
tra i primi umanisti e gli anti umanisti: pur appartenendo
alla Curia romana, dove numerosi erano gli oppositori e
detrattori della poesia classica, egli ha il coraggio di
difendere gli antichi poeti e di questi afferma energicamente
il diritto di essere citati non solo alla presenza del Papa,
ma di Cristo stesso. È ridicolo accusare di anti-cristianesimo,
i poeti nati prima di Cristo. Alcuni di loro, anzi, possono
essere considerati come profeti del Cristianesimo. Il Consiglio
Comunale di Fiano Romano, nella seduta del 22 febbraio 1989,
deliberò con voti unanimi parere favorevole alla
decisione espressa dal Collegio dei Docenti e dal Consiglio
di Istituto, di intitolare la scuola media statale della
nostra cittadina a Francesco da Fiano, il quale indica
alla sua gente la via del rinnovamento nel segno della tradizione.
Oltre a Francesco da Fiano, possono essere indicati i nomi
di altri letterati fianesi: messer Nucio da Fiano, nel 1473
professore universitario a Roma; frate Giorgio da Fiano,
francescano riformista, che nel 1609 pubblicò a Venezia
le rime spirituali del suo amico e confratello Bartolomeo
di Saluzzo. La tradizione poetica è stata tramandata
attraverso i secoli e ancora oggi è viva a Fiano,
anche grazie ai Poeti a Braccio che, tra un
bicchiere di vino e laltro, cantano versi improvvisati
simpaticissimi e, talvolta, di notevole fattura.
ORIGINI
DI FIANO ROMANO
Secondo alcuni studiosi la città etrusca di Capena,
il cui territorio era compreso tra gli odierni paesi di
Capena, Civitella San Paolo e Fiano Romano, venne distrutta
agli inizi del IV secolo a.C. dai Romani insieme all'alleata
Veio. Gli abitanti si sparsero in piccoli insediamenti sulle
vicine colline, che sotto il dominio di Roma crebbero in
importanza e rappresentarono i futuri nuclei oltre che di
Fiano, di Civitella San Paolo e dell'attuale Capena, di
Morlupo, di Rignano Flaminio e di Castelnuovo di Porto.
Secondo altri la distruzione non ebbe luogo, essendosi Capena
arresa ai Romani, e Fiano si sarebbe invece sviluppata in
seguito alla decadenza del centro religioso di Lucus Feronia.
La popolazione locale, per sfuggire alle invasioni barbariche
si sarebbe rifugiata sulle colline costituendo gli insediamenti
dai quali ebbero origine Fiano, Civitella San Paolo e Nazzano.
CENNI
STORICI SU FIANO ROMANO
Allepoca buia delle invasioni barbariche, nelle campagne
la chiesa rappresentava lunica autorità, che
sarà poi consolidata nel sec. V con la fondazione
dei conventi Benedettini. Fiano (Fundus Fianus o Flavianus
o Flaganus) era compreso nella Provincia denominata La
Teverina sotto la diocesi di Porto, controllata dai
Monaci Benedettini di S. Paolo; il Fundus viene
nominato per la prima volta nel diploma di Lotario I dellanno
840 per labbazia di Farfa. In seguito, del Fundus
si ritrovano tracce in vari atti e documenti: nel 1013 è
ricordato tra i beni che Benedetto VIII aveva in precedenza
donato a Farfa; nel 1058 i conti di Galeria donarono ai
monaci la Chiesa di Sancta Maria ad Pontem de Flaiano
e quella di S. Biagio infra castellum de Flaiano
. Nel 1081, una bolla di Papa Gregorio VII riconosce il
Castellum Flaianum di proprietà del monastero
di S. Paolo. Nel 1139, labate di S. Paolo rivolge
a Papa Innocenzo III la protesta per lusurpazione
del Castello operata dagli eredi di Tebaldo da Cencio. In
seguito, Papa Alessandro III e gli imperatori Federico I
ed Enrico IV confermeranno con atti ufficiali i diritti
dei benedettini di S. Paolo su Fiano. Più tardi (1300),
gli Orsini acquistarono circa la metà di Fiano; laltra
metà entrerà a far parte del patrimonio della
stessa famiglia tra il 1404 e il 1406, per opera di Paolo
Orsini, che la acquistò per soli 1.100 fiorini, avvalendosi
della parentela che lo legava come cognato allabate
di San Paolo. I discendenti di Paolo Orsini vendettero,
poi, Fiano con Morlupo e Monte la Guardia, per 10.000 fiorini
ai Colonna, i quali non rimasero a lungo a Fiano, in quanto
nel 1443 Fiano e Scorano vengono divisi tra il Monastero
di S. Paolo e Orso Orsini. Da questultimo, nel 1451,
fu posta unipoteca a favore della moglie Elisabetta
d'Anguillara sul castello di Fiano. Nel 1478 governava Fiano
Paola Orsini e nel 1489 la città apparteneva a Niccolò
III Orsini. Niccolò III Orsini (1442-1510) è
stato il più importante signore di Fiano: conosciuto
da tutti per la fama di grande generale, fu al servizio
di Firenze e, poi, di Venezia, e salvò la Serenissima
con la strenua difesa di Padova contro lesercito strapotente
dellimperatore Massimiliano. Niccolò III, che
era anche conte di Nola, Pitigliano e Sovana, a Fiano fece
costruire (1489-1493) il Castello Ducale (su disegno di
Giuliano da Sangallo), che ha avuto lonore di ricevere
nel 1493 la visita di Papa Alessandro IV Borgia, accompagnato
da personaggi notevoli, come il giovanissimo cardinale di
Valenza (Cesare Borgia) e il cardinale Piccolomini (futuro
Papa Pio III). Alla morte di Niccolò III, i due figli
legittimi, Ludoviso e Aldobrandino litigarono a lungo per
il possesso di Fiano e per risolvere la questione nel 1514
il Papa Leone X dovette inviare come mediatore Giordano
Orsini. Fiano appartenne agli Orsini fino al 1600, quando
Alessandro lo vendette a Caterina de' Nobili, madre del
Cardinale Francesco Sforza, il quale nel 1607 ottenne il
titolo di duca di Fiano per Sforzino, suo figlio naturale.
Nel 1621, Orazio Ludovisi, generale della Chiesa, comprò
il Ducato di Fiano e nel 1690 lo rivendette a Papa Alessandro
VIII, il quale lo regalò a Marco Ottoboni, suo nipote
e generale delle galere pontificie, ed ai suoi successori.
Per più di duecento anni, gli Ottoboni furono i signori
di Fiano (1690-1897), fino a quando il principe Don Marco
Ottoboni- Boncompagni-Ludovisi Senatore del Regno, pur mantenedo
il titolo di duca di Fiano (che, con il nome e lo stemma,
trasmise agli eredi e successori nella "primogenitura
Ottoboni" istituita da Alessandro VIII° nel 1690
e che prevedeva anche la "successione femminile"
in caso di estinzione della discendenza maschile), vendette
al costruttore Carlo Menotti il Castello e i terreni per
900.000 lire. Alla morte di Carlo Menotti , ereditò
il patrimonio il figlio Mario. Dopo la Grande Guerra (1915-18),
una parte della tenuta dei Menotti fu ceduta agli ex combattenti,
che la pagarono una somma esigua. Con linizio dellepoca
fascista, Mario Menotti andò in India, dove morirà
molto tempo dopo, e lAmministrazione delle terre fu
affidata al conte Orsolino Cencelli. Ma i fianesi richiedevano
con forza la concessione di altre terre e alla fine della
II Guerra Mondiale, iniziarono unaspra e lunga lotta
per ottenerla. Per quanto riguarda il Castello è
stato acquistato dal Comune di Fiano Romano, che ha compensato
la Congregazione delle Suore Domenicane con la costruzione
di un meraviglioso complesso alle falde di una collina vicinissima
al centro di Fiano, che ospita numerosissimi bambini della
Scuola Materna delle Suore. 'Il periodo più recente
è stato caratterizzato da una fortissima speculazione
edilizia che ha portato il paese a disperdere la propria
cultura e a diventare una borgata periferica di Roma. Questo
fatto ha evidenziato enormi problemi per quanto riguarda
i servizi sociali: non esistono infatti infrastrutture capaci
di sostenere l'enorme quantità di persone giunte
a Fiano negli ultimi tempi. Le scuole sono al collasso e
non esiste un piano integrato di trasporto nonostante la
vicinanza con la ferrovia metropolitana di Fara Sabina.