Ardea,
antica capitale dei Rutuli, è un comune italiano
di 40.631 abitanti della provincia di Roma. Ardea sorge
su una rocca tufacea, in vista delle propaggini occidentali
dei Colli Albani, dalla quale domina la zona circostante;
il comune è inserito nell'Agro Romano e si estende
a sud di Pomezia, con ai lati la veduta dei Castelli romani
e del Mar Tirreno, confinando a sud con il comune di Aprilia.
L'origine geologica di quest'area si deve prima all'emersione
dal mare del terreno, caratterizzato da lagune e paludi,
e quindi dal deposito di consistenti strati di tufi e pozzolane
di origine vulcanica in seguito alle eruzioni del cosiddetto
Vulcano Laziale. Raffreddandosi il materiale vulcanico si
era spaccato, costituendo profonde e strette gole, che si
addolciscono mano a mano che si procede verso sud. La costa,
formata da lunghe spiagge sabbiose, era caratterizzata dalla
presenza di dune conservatesi, oramai, solo in alcuni tratti.
DA
VEDERE
La prima fortificazione della città è uno
degli esempi meglio conservati di aggere arcaico: la difesa
era assicurata dallo scavo di un fossato, e il materiale
di scavo veniva a formare lungo il lato interno un muro
di terra, con un pendio più ripido verso l'esterno
e più dolce verso l'interno, per facilitare l'accesso
ai difensori. Le difese erano quindi completate da palizzate
in legno.I tre pianori della città, in parte fortificati
naturalmente dai pendii soscesi delle colline, erano dotati
di aggeri nei punti più facilmente accessibili, verso
l'entroterra. La costruzione di queste prime difese è
stata attribuita al VII secolo a.C.. Le fortificazioni vennero
ricostruite nel IV secolo a.C., con mura in opera quadrata
che circondavano l'Acropoli, i cui resti sono visibili sul
lato nord-orientale, insieme ad un bastione a pianta pentagonale,
aggiunto modernamente con il riutilizzo dei blocchi più
antichi. Le fonti antiche riportano l'esistenza di culti
dedicati a Giunone Regina, a Castore e Polluce, a Venere,
a Ercole, a Natio, e al fondatore Pilumno. Gli scavi archeologici
hanno rimesso in luce i resti di quattro grandi templi,
due sull'Acropoli e due sulla Civitavecchia, dei quali tuttavia
si ignora la dedica. Il maggiore dei templi dell'Acropoli,
dotato di tre celle e con scalinata frontale, era forse
il principale della città, dedicato a Giunone Regina.
Ne resta un tratto del pronao, in corrispondenza dell'attuale
Municipio e un tratto del muro di cinta del santuario. Un
secondo tempio di epoca ellenistica, si trova in corrispondenza
della chiesa di San Pietro. Nella località "Casarinaccio"
sul pianoro della Civitavecchia, sono conservati i resti
di un altro tempio, riferibile al VI secolo a.C., epoca
di massimo splendore della città. Gli scavi del tempio,
eseguiti negli anni Trenta, hanno riportato alla luce il
podio del santuario, costituito da tre filari di blocchi
di tufo poggianti direttamente sulla roccia, decorati all'esterno
da modanature. Il tempio viene convenzionalmente identificato
con quello di Venere. Un secondo tempio arcaico, datato
al V secolo a.C. è stato rinvenuto nella località
"Monte della Noce", sempre sul pianoro della Civitavecchia.
Il tempio fu in uso fino al I secolo a.C., mentre in seguito
venne abbandonato e i materiali riutilizzati per la costruzione
delle ville della zona. Nei pressi doveva trovarsi il foro
cittadino, al quale era annessa una basilica, la cui costruzione
è stata datata intorno al 100 a.C. e di cui si conservano
resti del pavimento in signino. Una rete di cunicoli scavati
nel tufo e realizzati nel V secolo a.C. costituiscono un
notevole sistema idraulico, destinato al drenaggio delle
acque o per le fognature cittadine. Altri ambienti scavati
nella roccia erano utilizzati come magazzini o cisterne,
in alcuni casi suddivisi in navate da pilastri di tufo.
Ambienti scavati sul pendio della Civitavecchia sono stati
interpretati come apprestamenti artigianali per l'attività
della concia delle pelli (I secolo a.C.).
CHIESA
DI SAN PIETRO APOSTOLO
La chiesa di San Pietro Apostolo fu edificata nel XII secolo
dai monaci dell'abbazia di San Paolo fuori le mura, in stile
romanico presso i resti di un tempio di epoca ellenistica.
Incorpora una precedente torre di vedetta contro i Saraceni,
trasformata in campanile. Conserva materiali più
antichi: fregi marmorei del II secolo sono stati riutilizzati
come stipiti della porta di ingresso, e di reimpiego è
anche un capitello del presbiterio e un'ara sepolcrale.
L'interno è a tre navate, divise da archi. Tra il
XIV e XVI secolo, quando divenne chiesa baronale subì
notevoli trasformazioni. A questo periodo risalgono gli
affreschi (XV secolo), un crocifisso ligneo (XVI secolo)
e un dipinto di scuola caravaggesca (XVII secolo). L'ultimo
restauro risale al 1940 e fu eseguito per espressa volontà
di Benito Mussolini durante una sua visita ad Ardea. In
epoca recente lo scultore Giacomo Manzù ha realizzato
la fonte battesimale e il tabernacolo della navata.
GIARDINI
DELLA LANDRIANA
I Giardini della Landriana sono dei giardini disegnati da
Russel Page, famoso architetto di paesaggi, che sistemò
la notevole collezione di piante e fiori realizzata da Lavinia
Taverna sulla propria proprietà della "La Landriana"
nel corso di una decina di anni.
La proprietà si articola su una serie di giardini
a tema (giardino degli aranci, giardino delle eriche, valle
delle rose, ecc.), da cui il nome della tenuta.
MUSEO
MANZU'
Il museo Giacomo Manzù raccoglie oltre 400 opere
che l'artista donò nel 1979 allo stato italiano;
all'interno della proprietà è posto anche
il sepolcro dell'artista che qui visse dai primi anni settanta
fino alla sua morte.
TOR
SAN LORENZO
Situata nel litorale dell'omonima frazione, prende il nome
dalla chiesa paleocristiana dedicata al santo, nei cui pressi
venne costruita la torre intorno al 1570 su disegno di Michelangelo
Buonarroti, per volontà della famiglia Caffarelli,
proprietari della tenuta circostante e della chiesa, con
lo scopo di difendere il territorio dalle incursioni dei
corsari turchi. Soprannominata La Pomposa dai turchi per
la sua bellezza e parte di un sistema difensivo di dodici
torri lungo il litorale laziale, è situata ad un
centinaio di metri dal mare, in un complesso caratterizzato
da un tomboleto con un complesso di dune alte fino a dieci
metri ricoperte da una fitta macchia mediterranea. Prima
del danneggiamento causato da bombardamenti durante la seconda
guerra mondiale, presentava, in cima ai suoi oltre trenta
metri di altezza, la piazza d'armi, accessibile tramite
una rampa gradinata in muratura.
MANIFESTAZIONI
Palio di maggio: si corre la prima domenica di maggio e
vede in competizione le contrade della città (Banditella,
Caronti, Casalazzara, La Rocca, Le Salzare, La Torre, Montagnano,
Pian di Frasso e Torre Bruna).
Festa di Santa Maria del Rosario: in luglio tutti i balconi
e le finestre di Ardea sono addobbati con lenzuola ricamate.
Festa "E...state con noi": in luglio organizzata
dal Comitato di quartiere Nuova California.
Festa di Tor San Lorenzo: si festeggia in prossimità
del 10 agosto (notte di S.Lorenzo) e dura dai 3 ai 5 giorni.
ORIGINI
Il mito ha elaborato varie versioni sulle vicende della
fondazione della città di Ardea, legate al racconto
dello sbarco di Enea sulle coste del Lazio e quindi alla
nascita di Roma. Una prima leggenda, riportata da Dionigi
di Alicarnasso, fa risalire la fondazione della città
ad Ardeas, figlio di Odisseo e Circe. Una diversa versione
lega le origini di Ardea, nel XV secolo a.C. a Danae, figlia
del re di Argo, che dopo la nascita di Perseo da Zeus, sarebbe
giunta sulle coste laziali e avrebbe sposato il rutulo Pilumno.
Insieme decisero di fondare una nuova città: il luogo
fu scelto in corrispondenza di una ripida rupe tufacea,
scoperta risalendo il fiume Incastro su una piccola imbarcazione.
Ovidio riferisce l'origine del nome di Ardea all'alzarsi
in volo di un airone cenerino (ardea cinerea) dopo l'incendio
e la distruzione della città ad opera di Enea, vittorioso
sul re rutulo Turno, figlio di Dauno, che a sua volta era
figlio di Danae e di Pilumno. Il territorio di Ardea era
già frequentato nel Paleolitico e sono state rinvenute
tombe dell'età del rame, con sepolture in posizione
rannicchiata, risalenti agli inizi del II millennio a.C..
Nell'età del ferro dei villaggi di capanne si erano
insediati sui tre pianori sui quali sorge ancora oggi la
città (Civitavecchia, Acropoli e Casalazzara), dove
sono state rinvenute le tracce dei fori di palo delle capanne
e una necropoli a "Monte della Noce", sul pianoro
della Civitavecchia, con tombe a fossa infantili e una tomba
principesca femminile dell'VIII secolo a.C., con ricco corredo.
STORIA
Plinio riporta il popolo dei Rutuli, a cui appartenevano
anche i centri di Antium, Satricum e Lavinium, come uno
dei più antichi popoli del Latium vetus. Ardea, nata
come agglomerato essenzialmente agricolo, si sviluppo tuttavia
soprattutto grazie agli scambi commerciali, favoriti dalla
posizione della città, compresa tra Latini, Volsci
ed Etruschi e dotata di un porto-canale alla foce del fiume
Incastro (Castrum Inui). Nei secoli dall'VIII al VI fu uno
dei centri più importanti del Lazio meridionale,
con un ricco artigianato e oggetti importati anche da regioni
lontane. La città arrivò al suo periodo di
massimo sviluppo durante nel VII secolo a.C. e furono occupati
da edifici religiosi e civili l'Acropoli e la Civitavecchia.
Era particolarmente rinomata per la produzione di armi e
di oggetti ornamentali. A più riprese gli Ardeati
furono alleati o nemici di Roma, nell'ambito delle vicende
della Lega Latina: un primo attacco sotto Tarquinio il Superbo,
di cui parla Tito Livio, sembra non avesse avuto successo,
e poco dopo, nel primo trattato tra Roma e Cartagine del
509 a.C., la città era riportata tra gli alleati
dei Romani. Nel corso del V secolo a.C. la vita cittadina
fu dominata dalla contesa contro i Volsci e nel IV i Galli,
dopo aver saccheggiato Roma, si rivolsero contro Ardea e
la assediarono, senza successo; furono anzi gli Ardeati,
guidati da Furio Camillo, in esilio nella città,
che dopo aver respinto l'assedio, marciarono verso Roma
e la liberarono dall'occupazione gallica. Nel secondo trattato
romano-cartaginese del 348 a.C., Ardea è nuovamente
nominata tra le città alleate dei Romani. A quest'epoca
risale il rifacimento delle mura di cinta: il precedente
triplice recinto difensivo venne sostituito da mura in opera
quadrata, di cui si conservano alcuni resti, che cingevano
i pianori dell'Acropoli e della Civitavecchia. Tuttavia,
durante la seconda guerra punica, Ardea fu una delle dodici
colonie che rifiutarono ai Romani gli aiuti militari. Dopo
la sconfitta cataginese, i Romani si rivolsero contro le
città ribelli della Lega Latina sconfiggendole, e
le privarono dell'autonomia. Tra il III e il II secolo a.C.
Ardea decadde, probabilmente soprattutto per la crisi economica
dei centri laziali, le cui risorse si erano prosciugate
nelle guerre puniche e nella successiva guerra contro i
Sanniti. La città era quasi completamente in abbandono
entro l'età imperiale romana, sebbene resti di abitato
sopravvivessero fino al V secolo, mentre delle grandi ville
furono costruire lungo la via in direzione del mare. La
città, sopravvissuta probabilmente come piccolo luogo
fortificato, riprese a crescere solo dal IX secolo, in seguito
al progressivo spopolamento delle domus cultae, piccoli
centri agricoli fondati dai papi nelle campagne per la coltivazione
e la bonifica, e alle necessità di difesa contro
i Saraceni. Ardea ospitò nel 1118 papa Gelasio II
in fuga da Roma per sfuggire all'imperatore Enrico V che
pretendeva la conferma dei privilegi concessigli nel 1111
dal suo precedessore, il papa Pasquale II, e l'incoronazione
in San Pietro. Nel 1130 l'antipapa Anacleto II attribuì
la civitas Ardeae ai monaci benedettini della Basilica di
San Paolo fuori le mura. Successivamente il controllo feudale
della città fu oggetto di aspre contese tra le famiglie
nobiliari romane. Nel 1419 papa Martino V diede la città
ai propri familiari, i Colonna. Il feudo passò successivamente
ad altre famiglie papali: dai Borgia tornò ai Colonna,
finché nel 1564 venne venduto ai Cesarini. In questo
periodo la città visse essenzialmente come borgo
agricolo, seguendo le sorti delle famiglie che di volta
in volta la governavano. Nel 1816 a causa dell'esiguo numero
di abitanti, la città divenne una frazione di Genzano
di Roma e il borgo, alla vigilia della bonifica integrale
pontina, risultava disabitato. A partire dal 1932 l'area
circostante fu oggetto di lavori di bonifica idraulica,
regimentazione delle acque e appoderamento, curati dall'ONC
e dai consorzi di bonifica, cui seguì il ripopolamento
controllato del centro e delle campagne circostanti. Il
borgo fu praticamente "ri-fondato", ristrutturandone
i resti, e divenne parte del comune di Pomezia fin dall'atto
della sua costituzione. Nel 1970 Ardea tornò ad essere
comune autonomo.