Albano
Laziale, conosciuta semplicemente come Albano (Albanum in
latino), è un comune italiano di 39.173 abitanti
della provincia di Roma situato nell'area dei Castelli Romani,
nel Lazio. Albano è uno dei centri più importanti
dei Castelli Romani, nonché il loro centro più
animato commercialmente. Sede vescovile suburbicaria fin
dal V secolo, storico principato della famiglia Savelli
e dal 1699 al 1798 possesso inalienabile della Santa Sede,
ospita attualmente, tra le altre cose, la sezione distaccata
del tribunale circondariale di Velletri. Il territorio di
Albano è in parte incluso nel Parco Regionale dei
Castelli Romani. Popolose sono le frazioni di Cecchina e
Pavona. La principale risorsa idrografica del territorio
albanense è il Lago Albano, spesso chiamato impropriamente
Lago di Albano, il cui nome completo è in realtà
Lago Albano o di Castel Gandolfo. Infatti la maggior parte
delle coste lacustri sono di pertinenza del comune di Castel
Gandolfo, mentre le restanti sono in territorio albanense:
il bacino lacustre è invece gestito dalla provincia
di Roma. Un piccolo bacino lacustre, prosciugato nel corso
dei secoli in parte per mano dell'uomo in parte per circostanze
naturali, era il laghetto di Giuturna, situato in località
Valle Pozzo sotto Castel Savello in prossimità di
un altro lago vulcanico prosciugato, il laghetto di Turno
a Pavona, in comune di Castel Gandolfo. Nel territorio comunale
scorrono alcuni piccoli corsi d'acqua, spesso in secca,
denominati fossi. Sono almeno quattro, esattamente partendo
da nord:
Fosso di Santa Palomba; si origina da vene d'acqua provenienti
dalle alture dei Colli Albani nell'area del centro storico,
e scorre in direzione ovest verso la località Santa
Palomba, in comune di Roma e Pomezia.
Fosso di Cancelliera; si origina da vene d'acqua provenienti
dalla località Cancelliera, in comune di Ariccia,
a 118 m s.l.m., e continua a scorrere in direzione sud-sud-ovest
verso il mar Tirreno.
Fosso di Valle Caia; si origina dalla località Quarto
Negroni, ai limiti con il comune di Ariccia, presso il chilometro
7 della Strada Statale 207 Nettunense, e continua il suo
percorso verso il mar Tirreno in direzione ovest.
Fosso di Montagnano; si origina da tre canali di scolo di
acque che vengono raccolte nella località Montagnano,
tra i comuni di Albano, Ariccia e Ardea, e continua in un
braccio in direzione ovest per il mar Tirreno.
ETIMOLOGIA
Secondo alcuni il comune prende nome dalla leggendaria Alba
Longa, mentre secondo altri deriva dal latino Albanus, che
a sua volta ha origine dalla voce pelatina alba o alpa,
ossia pietra, riferendosi al monte Cavo (situato nei pressi).
ORIGINI
Le prime testimonianze accertate di insediamento umano nel
territorio comunale di Albano risalgono al periodo Laziale
I A, all'inizio del I millennio a.C.: infatti a quell'epoca
risalgono i resti degli abitati delle località Tor
Paluzzi, Castel Savello e Colle dei Cappuccini. La presenza
umana in questi siti, seppur con segnali di spopolamento,
si mantiene anche nelle epoche successive, mentre a partire
dal periodo Laziale II B (830 a.C.-730 a.C.) iniziano a
comparire tracce riconducibili alla fondazione della mitica
capitale latina di Alba Longa. La maggior parte degli storici
moderni sembra orientata a collocare il sito dell'antica
Alba Longa a cavallo tra i comuni di Marino, Rocca di Papa
ed Ariccia, sul versante orientale del Lago Albano, ovvero
dal lato opposto all'attuale città di Albano. Nel
territorio albanense, all'epoca sottoposto in buona parte
alla giurisdizione della ricca città di Aricia, sorsero
diverse ville suburbane edificate dai più importanti
esponenti del patriziato romano. Gneo Pompeo Magno aveva
una villa, l' Albanum Pompeii, i cui ruderi sono stati rinvenuti
all'interno dell'attuale Villa Doria-Pamphilj. Una villa
appartenente a Lucio Anneo Seneca sarebbe identificabile
con i ruderi rinvenuti sul crinale meridionale del Lago
Albano, ai confini con il comune di Ariccia. Tutte queste
residenze, al tempo dell'imperatore Domiziano vennero riunite
in un unico fondo di proprietà imperiale, l' Albanum
Cesaris, all'interno del quale il sovranno fece erigere
una monumentale residenza imperiale, i cui ruderi sono in
buona parte contenuti nell'attuale Villa Barberini a Castel
Gandolfo. L'imperatore Settimio Severo attorno al 181 fece
installare nel luogo dell'attuale centro storico di Albano,
ai margini della tenuta imperiale domizianea, la Legio II
Parthica: nacquero così i Castra Albana, gli imponenti
accampamenti che rimasero in funzione fino alla fine del
III secolo.
CENNI
STORICI
Nel 326 l'imperatore Costantino I, secondo una tradizione
consolidata, ordinò la fondazione della cattedrale
albanense dedicata a San Giovanni Battista. Secondo le fonti,
Costantino donò alla neonata cattedrale vari arredi
sacri per un valore complessivo di 65 libbre, e varie tenute
e fondi nell'Ager Albanus. Durante la Guerra gotica Albano
si ridusse, da municipium come veniva attestato ancora nel
V secolo, ad oppidulum, piccola città fortificata.
Nel 964 l'imperatore Ottone I conferisce l'investitura su
Albano, Ariccia e altri tre castelli posti lì intorno
a Virginio Savelli, suo capitano a Roma. Nel 1116 si ha
la prima citazione dell'eremo di Sant'Angelo in Lacu, situato
sotto Malafitto, sul versante meridionale del Lago Albano.
Papa Pasquale II nel 1118 si rifugiò in Albano poiché
i Colonna ostili a lui occupavano Roma, e riscontrò
tale fedeltà negli albanensi da concedere ad essi
l'esenzione perpetua dalle tassi di molitura del grano.
Durante lo scisma dell'antipapa Anacleto I con il papa Innocenzo
II, nel 1137 l'antipapa marciò su Albano e su altre
località laziali per estendervi il suo dominio, ma
subito questi territori vennero ripresi da Innocenzo II.
Correndo l'anno 1142, Albano venne saccheggiata dai Saraceni.
Dopo la battaglia di Prata Porci, nel 1168, il popolo romano
pensò bene di vendicarsi su Albano, città
che aveva parteggiato per l'imperatore Federico Barbarossa
contro Roma, e così la città venne saccheggiata
e rasa al suolo. Dato lo stato d'abbandono in cui versava
Albano, papa Innocenzo III donò al monastero di San
Paolo fuori le mura il Palatium con le chiese di Santa Maria
Minore e San Nicola con le loro dipendenze. Papa Onorio
III nel 1217 concesse Albano in possesso ai suoi vescovi,
come in effetti era già dal 1137, con una bolla che
venne riconfermata nel 1278 da Niccolò III. Nel 1436
venne rasa al suolo assieme a Castel Savello dal cardinal
Giovanni Maria Vitelleschi, per ordine di papa Eugenio IV.
Nel 1697 Albano passò al dominio diretto della Santa
Sede. Per volontà prima del cardinale vescovo Francesco
d'Adda (1715-1719), poi del suo successore Fabrizio Paolucci
(1719-1724), tra il 1719 ed il 1722 vennero eseguiti alcuni
lavori nella Cattedrale di San Pancrazio, che inclusero
la realizzazione dell'attuale facciata in peperino e travertino.
La direzione dei lavori fu affidata all'architetto Carlo
Buratti. Papa Pio VI nel 1780 diede il via alla risistemazione
della via Appia, con lo scopo di realizzare un collegamento
rapido tra Roma e Terracina, dove fervevano i lavori per
la bonifica delle Paludi Pontine. Il primo tracciato della
nuova "strada nazionale" arrivava ad Albano seguendo
quasi fedelmente la via Appia Antica, salvo poi deviare
dal tracciato antico percorrendo il crinale di Vallericcia
per arrivare a Genzano, evitando il forte dislivello per
raggiungere Ariccia. Solo con la costruzione del ponte di
Ariccia sotto i pontificati di papa Gregorio XVI e papa
Pio IX (1839-1849) verrà delineato l'attuale tracciato
della Strada Statale 7 Via Appia. L'apertura del nuovo percorso
della via Appia portò indubbi benefici ad Albano
e alle località situate lungo il suo percorso: basti
pensare che la Comunità di Velletri pregò
il Papa di allungare il tracciato facendolo passare per
la loro città. L'altra faccia della medaglia fu che
località situate lungo l'antica "via postale
per Napoli", prima importanti centri di scambio, come
Marino e Nemi, persero molto dal cambiamento del tracciato.
Durante la prima occupazione francese e le vicende legate
alla Rivoluzione francese nello Stato Pontificio, il 18
febbraio 1798 anche Albano, assieme a Frascati, Velletri
e più tardi Marino, si proclamò "Repubblica
sorella" della nascente Repubblica Romana. In seguito
alla sommossa dei trasteverini però anche gli albanensi
si ribellarono ai francesi, e il 28 febbraio Albano venne
occupata e saccheggiati dalle truppe di Gioacchino Murat.
L'anno seguente, invece, ad Albano si istallò fra
Diavolo, al comando di una colonna napoletana.
MANIFESTAZIONI
1° febbraio; si ricorda il bombardamento alleato di
Albano ed Ariccia, avvenuto proprio il 1° febbraio 1944,
che colpì duramente il centro storico della città;
tra gli altri obiettivi, vennero colpiti il convento della
Clarisse di clausura di Piazza Pia e l'abitazione che nascondeva
le strutture della Porta Pretoria dei Castra Albana[37].
10 febbraio; si ricorda il bombardamento alleato del Collegio
di Propaganda Fide, sito nel complesso neutrale della Villa
Pontificia di Castel Gandolfo ed avvenuto il 10 febbraio
1944.
7 ottobre; si celebra la festa religiosa della Madonna del
Rosario, festa istituita da papa Pio V in tutto lo Stato
Pontificio per ricordare la vittoria cristiana nella battaglia
di Lepanto del 7 ottobre 1571.
DA
VEDERE
Basilica Cattedrale di San Pancrazio.
Chiesa di San Pietro Apostolo.
Chiesa e convento di San Paolo o di San Gaspare del Bufalo.
Chiesa e convento di Santa Maria della Stella.
Chiesa e convento di San Bonaventura.
Santuario di Santa Maria della Rotonda.
Chiesa di San Filippo Neri.
Fino al 1687, i defunti delle parrocchie trovavano sepoltura
sotto al pavimento della Basilica Cattedrale di San Pancrazio.[38].
In seguito ai primi lavori di riammodernamento della chiesa,
il cardinale vescovo Flavio Chigi ordinò di realizzare
un cimitero a ridosso della chiesa, con affaccio su Piazza
Pia[39]: quando infine nel 1826 al posto del cimitero si
realizzò la terza navata della Cattedrale, il cimitero
venne trasferito in un terreno in prossimità della
Chiesa di Santa Maria della Stella[40], consacrato ufficialmente
nel 1833. Con l'apertura. nel secondo dopoguerra, del nuovo
Cimitero Comunale in un terreno posto ai confini con il
comune di Castel Gandolfo, il vecchio cimitero della Stella
è diventata Cimitero Storico Comunale.
ARCHEOLOGIA
Il
circuito archeologico dei Castra Albana contiene una delle
più imponenti concentrazioni di ruderi romani fuori
Roma nell'area dei Castelli Romani, e ha suscitato in ogni
epoca l'interesse di molti studiosi. È composto fondamentalmente
da alcuni monumenti principali, risalenti in genere all'epoca
severiana:
Santuario
di Santa Maria della Rotonda; eretto probabilmente come
ninfeo della Villa di Domiziano a Castel Gandolfo, venne
inglobato in seguito nel complesso dei Castra Albana da
Settimio Severo e divenne infine, attorno al VII secolo,
un santuario cristiano. Simile al Pantheon di Roma ridotto
in scala, è oggi perfettamente conservato dopo i
restauri degli anni trenta che hanno cancellato le modificazioni
barocche. (Vedi Santuario di Santa Maria della Rotonda)
Porta Pretoria; ingresso principale ai Castra Albana, rivolta
verso la via Appia, oggi prospiciente Palazzo Savelli e
il Corso di Sopra. È una monumentale costruzione
in peperino, fino al 1944 inglobata nei palazzi civili adiacenti
e liberata dal bombardamento americano.
Terme di Cellomaio; attribuite all'imperatore Caracalla,
che le avrebbe erette subito dopo aver fatto uccidere il
fratello Geta come donativo per placare gli animi dei soldati[43].
Al loro interno è sorto un pittoresco e suggestivo
borgo medioevale, con la Chiesa di San Pietro. Durante il
Medioevo, fino all'età moderna, si credette fossero
i resti di un favoloso Palazzo di Ascanio, appartenente
al complesso degli edifici di Alba Longa. L'antico edificio,
trasformato nel periodo medievale in roccaforte e successivamente
occupato da civili abitazioni, oggi si può ammirare
quasi nella sua totalità.
Anfiteatro; l'anfiteatro di Albano è l'unico rinvenuto
nei Castelli Romani: appartenente o addirittura pre-esistente
ai Castra Albana, forse vi si effettuarono anche dei martirii
di cristiani, come si potrebbe evincere da due piccole cappelline
cristiane dipinte ricavate nei loculi dei vomitoria. In
età medioevale divenne, forse, una fortezza.
Catacombe di San Senatore; originariamente cave di pozzolana
sulla via Appia, divennero nel II secolo luogo di sepoltura
dei cristiani, e dell'albanense san Senatore martire. Nel
XVII secolo vi sorse sopra la Chiesa di Santa Maria della
Stella con attiguo convento di carmelitani. Sono in parte
ancora inesplorate.
Cisternoni; è uno dei simboli di Albano, un'enorme
cisterna di cinque navate grande 20x30 m. circa. Sottostante
il complesso del Seminario annesso alla Chiesa di San Paolo,
raccoglievano le acque di tre acquedotti provenienti da
Malafitto e da Palazzolo. Sono stati in funzione (e sarebbero
oggi ancora perfettamente funzionanti), dopo l'età
romana, dal XVII secolo al 1880 per rifornire le civili
abitazioni, e in seguito per l'irrigazione.
Sepolcro degli Orazi e dei Curiazi; attribuito agli Orazi
ed ai Curiazi, protagonisti della leggandaria battaglia
tra Roma ed Alba Longa, oppure ad Arunte figlio di Porsenna,
morto nella battaglia di Aricia (509 a.C.), da altri addirittura
a Gneo Pompeo Magno, è un complesso misterioso, copia
in miniatura del sepolcro di Porsenna a Chiusi, posto sull'antico
tracciato della via Appia verso Ariccia.
Sepolcro di Gneo Pompeo Magno; posto sulla Strada Statale
7 Via Appia prima dell'ingresso ad Albano provenendo da
Roma, è un alto sepolcro comunemente identificato
con un plausibile sepolcro di Gneo Pompeo Magno.
Villa di Gneo Pompeo Magno; villa romana attribuita al condottiero
romano, situata al centro dell'area di verde pubblico di
Villa Doria-Pamphilj.