Alatri
è un comune di 29.053 abitanti della provincia di
Frosinone. La città di Alatri sorge su una collina
bigemina nel cuore della Ciociaria, alle pendici dei Monti
Ernici che costituiscono il confine naturale con l'Abruzzo.
Il vasto territorio alatrense, pianeggiante a sud e montagnoso
o collinoso per la parte restante, comprende anche l'isola
amministrativa di Pratelle, compresa tra il comune di Collepardo
e quello abruzzese di Morino, dove si registra l'altitudine
massima di 2.064 m s.l.m. (Monte Passeggio); da qui degrada
fino al minimo di 175 m della piana di Tecchiena, comprendendo
nella sua estensione gran parte del bacino del fiume Cosa,
affluente del Sacco che scorre ad est del centro cittadino
in direzione nord-sud. L'abitato, in seguito allo sviluppo
economico e sociale, si è esteso lungo alcune direttrici
predominanti: verso la vallata settentrionale (Bitta, Colleprata,
XII Marie) e nella zona collinosa occidentale (Civette,
San Francesco di Fuori). Inoltre, separatamente dal centro
urbano, hanno assunto una significativa estensione le frazioni
di Tecchiena, Chiappitto, Monte San Marino, La Fiura, Mole
Bisleti. È uno dei principali centri della Ciociaria
e il terzo della provincia per popolazione; è un
sito turistico noto soprattutto per l'acropoli preromana
cinta da mura megalitiche, tuttora ben conservata, della
quale la Porta Maggiore è il monumento più
imponente. Di notevole interesse sono inoltre la chiesa
romanico-gotica di Santa Maria Maggiore e la reliquia dell'Ostia
Incarnata, conservata nella Cattedrale. Gli abitanti di
Alatri sono noti come alatresi, alatrensi o, più
raramente, alatrini; quest'ultima forma era in passato predominante,
e la si ritrova anche nel latino tardo («Vetustissima
et fidelissima civitas Alatrina», motto dello stemma
comunale). Nel latino classico, la forma utilizzata era
Aletrinas.
CULTURA
Il centro storico di Alatri si sviluppa all'interno della
cinta muraria e ricalca essenzialmente l'assetto urbanistico
di epoca romana, sviluppatosi attorno all'acropoli. Nell'abitato
si possono distinguere due aree: la prima (rioni dal I al
VI, vedi Rioni del centro), posta a nord dell'acropoli,
si caratterizza per uno sviluppo regolare, con strade per
lo più diritte e sufficientemente ampie, reso possibile
dalla pendenza non eccessiva del colle su questo lato; è
un'area da sempre destinata a funzioni monumentali e commerciali:
qui, in epoca romana, era collocato il Foro, nello stesso
luogo oggi occupato da piazza Santa Maria Maggiore che,
contornata dai principali monumenti cittadini, mantiene
a tutt'oggi la funzione di nodo urbanistico in cui si incrociano
le principali vie del centro. La seconda (rioni dal VII
al IX), detta Piagge, si sviluppa sul versante meridionale
del colle, più ripido: da tale conformazione deriva
l'impianto urbanistico dall'area, con stretti vicoli in
buona parte accessibili ai soli pedoni, e la sua funzione,
di tipo quasi esclusivamente residenziale; il che ne fa
una delle zone più caratteristiche del centro, apparendo
quasi immutata dal medioevo.
L'ACROPOLI
L'acropoli di Alatri è una vasta area sopraelevata
posta nel cuore del centro storico, sulla cima del colle.
È di notevole interesse per le sue mura in opera
poligonale, costituite da diversi strati di megaliti polimorfici,
provenienti dalla stessa collina e fatti combaciare perfettamente
ad incastro senza l'ausilio di calce o cementi. L'acropoli,
oltre alla rampa d'accesso, presenta due porte d'ingresso,
la Porta Maggiore o dell'Areopago e la Porta Minore o dei
falli. Su di essa sorge la cattedrale dedicata a san Paolo.
LA
CATTEDRALE DI SAN PAOLO
Sulla sommità dell'acropoli, sul podio di un antico
ierone (altare ernico) e sui resti di un tempio dedicato
a Saturno, sorgono, rispettivamente, la Cattedrale di San
Paolo e l'attiguo Vescovado, risalenti al periodo altomedioevale:
ne abbiamo notizie fin dal 930. A seguito di un importante
intervento di ristrutturazione effettuato nel corso del
XVIII secolo, entrambi gli edifici si presentano al visitatore
moderno con linee e forme settecentesche. La facciata, in
pietra e laterizio, è stata realizzata assieme al
campanile da Jacopo Subleyras tra il 1790 e il 1808 e mostra
di ispirarsi al modello delle maggiori basiliche romane,
per la presenza di un unico ordine di paraste a binati.
Nel 1884 furono aggiunti l'attico e il timpano. L'interno
è a croce latina, a tre navate e con un lungo transetto
sopraelevato in corrispondenza del presbiterio. Tra il materiale
artistico di pregio custodito nel luogo sacro vanno annoverati
i reperti di un pergamo cosmatesco risalente al 1222.
LE
MURA
Approssimativamente concentrica all'Acropoli, e costruttivamente
analoga, è una seconda e più ampia cinta di
mura, che costituisce lo sviluppo della città romana
e medievale; lunga oltre due chilometri e ancora oggi quasi
integralmente conservata, circonda il centro storico, caratterizzandosi
per il perfetto innesto delle strutture murarie su un ambiente
naturale impervio e caotico. La datazione di queste mura
è controversa. Tuttavia, secondo Filippo Coarelli,
esse risalirebbero agli inizi del I secolo a.C., presumibilmente
nel contesto delle lotte tra Gaio Mario e Silla, dopo la
costituzione del municipio. La datazione è derivata
da scavi condotti dallo studioso nell'originario terrapieno
dietro la porta San Benedetto, e da un'iscrizione (CIL X
5806) in cui si commemora la costruzione delle mura curata
dal quattuorviro Publio Betilieno Hapalo, magistrato municipale:
il municipio fu istituito a seguito della guerra sociale.
Nel medioevo l'intero circuito, ad eccezione del tratto
meridionale, già di per sé protetto da un
duplice sbarramento megalitico, fu ulteriormente rinforzato
con l'inserzione di alti torrioni quadrangolari, dai quali
veniva esercitato il controllo sui territori circostanti.
Lungo la cerchia esterna delle mura, in corrispondenza dei
tracciati viari più antichi ed importanti della città,
si aprono cinque porte di accesso, in origine tutte concluse
da architravi monolitici.
COLLEGIATA
DI SANTA MARIA MAGGIORE
La chiesa collegiata di Santa Maria Maggiore risale al V
secolo: fu edificata sulle rovine di un tempio pagano. L'attuale
aspetto romanico-gotico si deve principalmente alle profonde
modificazioni operate nel XIII secolo. Dell'esterno va segnalato
il grande rosone realizzato agli inizi del XIV secolo. Nella
chiesa sono conservate pregevoli opere quali il gruppo ligneo
della Madonna di Costantinopoli (XIII secolo), il Trittico
del Redentore di Antonio da Alatri, la Vergine con il Bambino
e san Salvatore (prima metà del XV secolo) e il fonte
battesimale del XIII secolo.
CHIESA
DI SAN FRANCESCO
Costruita tra la seconda metà del XIII secolo e la
prima metà del XIV, si caratterizza per una struttura
compatta, in stile gotico; la facciata presenta un portale
archiacuto e un rosone a colonnine radiali. L'interno, in
un'unica navata, venne ristrutturato in epoca barocca e
conserva una nota Deposizione di scuola napoletana del Seicento,
e un mantello risalente al XIII secolo attribuito a san
Francesco d'Assisi. La chiesa aveva annesso un contiguo
convento, i cui ambienti sono attualmente adibiti a sala
espositiva: il Chiostro.
CHIESA
DI SANTO STEFANO
Costruita tra la fine del X e l'inizio dell'XI secolo con
dimensioni limitate, la chiesa di Santo Stefano aveva inizialmente
forme romaniche. Venne ristrutturata ed ingrandita nel 1284
per volontà del cardinal Gottifredo di Raynaldo secondo
i caratteri dell'architettura gotica. Un'epigrafe resta
a ricordare l'ampliamento: è scolpita in caratteri
gotici su due lastre collocate sugli stipiti del portale;
il testo è in versi leonini, ossia esametri e pentametri
in rima ed è dedicata al cardinal Gottifredo.
Nel
XVI secolo venne privata della navata di sinistra per la
costruzione del Monastero dell'Annunziata, fortemente voluto
dal vescovo Ignazio Danti e da lui stesso progettato nel
1586, ed ancora molto attivo (nel 1984 ha ricevuto la visita
di papa Giovanni Paolo II). Successivi rimaneggiamenti nei
due secoli seguenti hanno finito di snaturare il primitivo
edificio medievale, lasciando intatto unicamente il portale
trilobato, ricollocato tuttavia sul lato destro della chiesa
così come il leone crocigero medievale posto sull'apice
del timpano.
L'interno
è tardobarocco e custodisce numerose opere d'arte
tra le quali una pala del Seicento con i santi Stefano,
Benedetto e Scolastica sull'altare maggiore, e sulla parete
sinistra una tela raffigurante la Vocazione di Matteo dipinta
nel 1739 da Filippo Palazzetti. Sul campanile della chiesa
è installata una campana detta di San Benedetto risalente
al VI secolo e che, secondo la tradizione, sarebbe stata
donata da san Benedetto da Norcia al protocenobio di San
Sebastiano, retto dal diacono Servando, durante la sua visita
del 528.
FONTANA
PIA
La monumentale fonte, inaugurata nel 1870 e dedicata a papa
Pio IX in segno di gratitudine per il cospicuo contributo
in denaro elargito alla città nel 1863 per la realizzazione
di un nuovo acquedotto, è opera dell'architetto Giuseppe
Olivieri. La semplicità degli elementi linguistici,
desunti dalla tradizione medievale, è posta al servizio
di una più complessa struttura dichiaratamente scenografica,
che pur nelle non grandi dimensioni appare deliziosa per
finitezza tecnica ed elaborazione; intenso il dinamismo
che dalla grande vasca quadrangolare della base raggiunge
attraverso la struttura elicoidale dei delfini annodati
i due catini con teste leonine, confezionando un leggiadro
gioco d'acque.
FONTANA
ANTONINI
Collocata nel rione Spidini, proprio davanti la chiesa di
San Gabriele, venne costruita nel 1869. Come riportato dall'iscrizione
centrale le spese furono a carico del conte Filippo Antonini,
gonfaloniere della città che ne affidò il
progetto all'architetto Giuseppe Olivieri. La fontana ha
un prospetto strutturalmente semplice e richiama i portoni
dei palazzi circostanti: tutto è raccolto entro il
motivo classico dell'arcata a sesto pieno, a cui obbedisce
ogni altro elemento della posata composizione. Esplicita
appena la costruzione allegorica, direttamente ispirata
all'araldica degli Antonini, di cui si avverte il ricordo
nella chiara allusione a draghi che gettano acqua e alle
numerose stelle a otto punte che interrompono la ghiera
ed i piedritti dell'arco.
FONTANA
DI PORTA SAN PIETRO
Contemporanea alle altre due fontane monumentali della città,
fu anch'essa progettata dall'architetto Giuseppe Olivieri,
dopo la costruzione dell'acquedotto di Trovalle, inaugurato
il 27 dicembre 1866 in questo stesso luogo con una fonte
provvisoria. Essa ha un tono semplice e dimesso con il rilievo
smorzato dal telaio centrale, atto a raccordare la grande
vasca antistante con le due volute che racchiudono la ricca
decorazione dello stemma alatrino. La nitidezza del travertino
dai toni caldi e preziosi, l'eleganza estrema di ogni particolare
abilmente scalpellato, fanno di questa fonte un piccolo
ma senza dubbio raffinato capolavoro.
MANIFESTAZIONI
San Sist' Ginnar' (11 gennaio): anniversario dell'arrivo
ad Alatri delle reliquie del Santo Patrono;
Processione del Venerdì Santo: rievocazione storico-religiosa
delle Sacre scritture, della via Crucis e del Golgota;
Festa di San Sisto (mercoledì dopo Pasqua): festeggiamenti
in onore del Santo;
Natale di Alatri (21 giugno): "Nascita di Alatri da
un raggio di sole" (festa ispirata a una teoria sulla
genesi della città ernica di don Giuseppe Capone);
Madonna della Libera (8 settembre): festa della compatrona
di Alatri con la "Fiera delle cipolle"; ogni 50
anni è festa solenne.
Palio delle Quattro Porte (8 settembre): simile al classico
gioco della ruzzola, in costume d'epoca: una forma di parmigiano
di circa 30 kg viene fatta rotolare lungo un percorso che
termina presso il Chiostro di San Francesco;
Presepe Vivente: si svolge nei caratteristici vicoli delle
Piagge.
GASTRONOMIA
La cucina popolare alatrese è caratterizzata da un
forte legame con l'agricoltura di sussistenza che sempre
ha prevalso nella regione: non vi è quindi una netta
tradizione legata ad animali di grossa taglia né
tanto meno al pesce. L'elemento centrale è quello
cerealicolo con ottime elaborazioni di pasta (per lo più
all'uovo), pane e dolci secchi. La carne più consumata
è quella bianca con pollami e conigli, anche se la
regina della tavola resta sempre il produzione di origine
ovina, sia essa carne che latte e derivati. Frutti e verdure
sono quelli tipici dell'Italia centrale; famosi nella zona
sono i broccoletti di Alatri, il cui consumo (curiosità)
sembrerebbe legato all'alta incidenza, in passato, di gozzo
endogeno nella popolazione locale. Di notevole qualità
sono gli oli d'oliva locali: nel 2006 l'Olio Quattrociocchi
del Frantoio Quattrociocchi Amerigo di Alatri ha vinto l'undicesima
edizione del Biol ad Andria con un voto di 82,60 su 100:
è risultato il migliore del 2006 tra gli oltre 250
oli in gara, meritandosi il titolo di Miglior olio biologico
del mondo.
ECONOMIA
La vita economica della città di Alatri è
abbastanza eterogenea senza dimostrare una vocazione univoca.
Ampio spazio è dato nelle zone rurali alle coltivazioni
di piccola e media estensione, con cereali e ortaggi nella
pianura meridionale e uliveti e vigneti nella parte nord-orientale
più collinosa: la produzione di olio d'oliva raggiunge
alti livelli qualitativi, ed ha ottenuto importanti riconoscimenti.
La aree boschive sono poco sfruttate e utilizzate per la
raccolta di castagne, funghi ed altri prodotti spontanei.
Intensa è la pastorizia di ovini, anche se col passare
degli anni ha sempre meno peso nell'economia alatrense.
Il
settore industriale è sviluppato nella zona di Chiappitto
ed in prossimità del Comune di Frosinone: qui sono
presenti sia impianti di grandi multinazionali metalmeccaniche
(Omron), che imprese locali di interesse nazionale (Solac,
Mazzocchia), che piccole imprese di artigianato industriale
dalle dimensioni più ridotte. L'artigianato in senso
stretto occupa ormai solo una piccola percentuale della
popolazione e propone piccole lavorazioni del legno e del
cuoio. Risentendo favorevolmente della posizione strategica
in cui è situata, molti lavoratori sono pendolari
con le grandi città e con il Polo industriale di
Frosinone-Ferentino oppure si dedicano all'attività
di autotrasportatori.
Dopo
gli anni della crisi economica italiana, il centro storico
si sta valorizzando come "centro commerciale naturale"
attirando all'interno delle mura visitatori e turisti che
alla sera animano i bar ed i locali notturni. Il terziario
è particolarmente sviluppato poiché Alatri
si propone come erogatore di servizi privilegiato (scolastici,
sanitari) per una vasta area della provincia.
STORIA
La presenza umana nel territorio di Alatri è accertata
dal periodo calcolitico. In epoca storica la città
è abitata dalla popolazione italica degli Ernici.
Nel 380 e nel 362 a.C. gli Ernici entrano in conflitto con
Roma. Nella successiva rivolta del 306 a.C. Alatri, rimasta
fedele a Roma, ottiene di restare indipendente e conosce
un periodo di benessere, che ha un culmine nel primo quarantennio
del II secolo a.C. in coincidenza con la riorganizzazione
urbanistica e amministrativa della città promossa
dal censore Lucio Betilieno Varo. Nel 90 a.C. Alatri ottiene
la piena cittadinanza romana. Si suppone che il Cristianesimo
sia arrivato già nell'età apostolica, sebbene
la presenza di cristiani nella città non sia documentata
prima del 380.
Dopo
la caduta di Roma la città subisce le invasioni barbariche
e la sanguinosa guerra tra Odoacre e Teodorico. Nel 543
Alatri è saccheggiata da Totila e rimane completamente
distrutta; l'anno successivo viene inclusa nel Ducato romano,
soggetto all'autorità papale. Nel 1173 Alatri conquista
l'autonomia comunale. Nel 1186 la città, durante
le lotte del papato contro l'impero, è assediata
dall'esercito di Enrico VI al quale riesce tuttavia a resistere.
Nel Duecento il comune alatrino si espande a danno dei paesi
limitrofi: sottomette Collepardo ed in seguito anche Trivigliano,
e aggredisce Vico nel Lazio, che verrà assoggettata
all'inizio del XIV secolo, quando anche Frosinone sarà
costretta a partecipare al Parlamento di Alatri e fornire
truppe al comune ernico. Un forte periodo di sviluppo economico,
monumentale ed edilizio si ha con la nomina del cardinal
Gottifredo di Raynaldo a podestà nel 1286. La cattività
avignonese del papato coincide con una fase di decadenza
per Alatri, che nel 1324 viene conquistata da Francesco
de Ceccano. I ceccanesi domineranno Alatri per ben 35 anni,
come dimostrano numerose lettere dei Papi di quel periodo.
In tali lettere, l'ultima del 1354, la Chiesa chiede aiuto
ai popoli vicini perché si coalizzino contro Francesco
De Ceccano, dominatore di Alatri e in guerra con la Chiesa.
Nel 1357 le Costituzioni egidiane obbligano la città
a restituire la signoria su Trivigliano al papato e quella
su Torre ai Caetani. Durante lo scisma d'occidente la città
è occupata dalle milizie papali e rimane forzatamente
fedele a Urbano VI. Tuttavia, a seguito dell'ingresso in
città di Onorato Caetani, che cattura quaranta nobili,
gli alatrensi per difendersi da ulteriori scorrerie nominano
i Conti signori della città. Nel Quattrocento il
dominio sulla città da parte di re Ladislao I di
Napoli (1408-1414) divide la città in fazioni. In
seguito, salvo la breve signoria di Filippo Maria Visconti
nel 1434, Alatri deve sottostare al diretto potere pontificio,
che si fa più soffocante. Nel XVI secolo il Sacco
di Roma e la successiva occupazione spagnola lasciano la
città impoverita e a dover fronteggiare la peste.
La situazione economica si aggrava anche a causa di lunghe
lotte con i comuni vicini e delle occupazioni da parte di
Cesare di Caietani prima, e di Ferdinando Alvarez de Toledo
poi. Una riorganizzazione sociale e religiosa viene promossa
da Ignazio Danti, vescovo della città dal 1583, che
istituisce il Seminario Diocesano. Il XVII secolo per Alatri
è segnato da due terremoti e nuovamente dalla peste.
Nel Settecento la città raggiunge gli ottomila abitanti;
viene attuata una riforma delle istituzioni locali, e nel
1729 viene istituito il Collegio delle Scuole Pie.
Con
la proclamazione della Repubblica Romana nel 1798 emerge
in città un ceto dirigente filofrancese, abbattuto
però, nel luglio 1798, da una ribellione che sfocia
in un massacro. Nel riordino amministrativo della provincia
pontificia di Campagna e Marittima (che cambia nome in Dipartimento
del Circeo), Alatri diviene capo cantone di un vasto territorio.
Dal 1809 al 1814 la città subisce il dominio dell'impero
napoleonico, e la deportazione in Francia di molti dissidenti
e del vescovo Giuseppe Della Casa.
La
Restaurazione produce un periodo di incertezza politica;
il fenomeno del brigantaggio testimonia l'arretratezza generale
dello Stato pontificio, nonostante i tentativi di migliorare
la situazione (come la realizzazione dell'acquedotto per
volere di Pio IX). Con l'instaurazione della Seconda Repubblica
romana, il patriota alatrense Sisto Vinciguerra viene eletto
deputato alla Costituente.
In
seguito all'unificazione della penisola, la popolazione
raggiunge i tredicimila abitanti; vengono potenziati i servizi
di assistenza ed ha inizio un vivace progresso. Fiorisce
anche la vita letteraria e politica. Nello stesso tempo,
con l'aumento della popolazione, l'area del centro abitato
supera assai presto l'antica cerchia muraria. Nel 1917 l'inaugurazione
di una ferrovia vicinale fa cadere l'isolamento in cui si
trova la città.
Durante
la seconda guerra mondiale la città subisce pesanti
perdite umane e la rovina di molti monumenti e abitazioni.
Nel 1941 nel territorio di Alatri viene istituito il campo
di internamento delle Fraschette, che rimarrà in
funzione fino al 1944. Dopo la guerra Alatri diviene una
città florida economicamente, con un potenziamento
delle attività commerciali.