Pordenone
è un comune di 50.518 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia.
Circoscrizioni
e quartieri
La città è suddivisa in sei circoscrizioni comunali: Rorai-Cappuccini,
Nord (comprendente il quartiere della Comina), Centro, Torre, Borgomeduna,
Sud (comprendente i quartieri di Villanova e Vallenoncello). La
città ha inglobato come quartieri, dal secondo dopoguerra fino
agli anni settanta, alcuni borghi limitrofi (attualmente contigui nel
tessuto urbano) come Torre (l'insediamento più antico nel territorio
comunale risalente all'epoca romana), Rorai Grande, Vallenoncello e
Villanova di Pordenone (quest'ultimi tutti di epoca medioevale). È
di epoca più recente (XIX secolo) la località di Borgomeduna,
un insediamento agricolo (Borgocampagna). Precedentemente
l'inclusione, dopo l'annessione allo stato unitario italiano (1866),
questi nuclei abitativi costituivano frazioni e località (Borgomeduna,
Rorai Grande, Villanova, Torre) del comune di Pordenone e comuni autonomi
(Vallenoncello).
Storia
In epoca romana il nucleo urbano si situava nell'alto corso del fiume
Noncello pressappoco nel luogo dove oggi sorge la frazione di Torre
come dimostrato dal ritrovamento dei resti di una villa romana. Il luogo
venne scelto probabilmente per la presenza più a nord di un ampio
guado fluviale. Con l'inizio del periodo altomedioevale (dal VI secolo)
le vie fluviali assunsero maggiore importanza e il nucleo della citta
si spostò, di conseguenza, verso valle, in una posizione che
permettesse l'approdo di barche di stazza maggiore. La città
si sviluppò quindi sulla sponda destra del fiume Noncello, presso
una insenatura che approfittava di una "motta" circondata
ad ovest dalla roggia Codafora e a nord-est da quella dei Molini. La
sua vocazione portuale si evidenziava anche nel nome: Portus Naonis
(in latino porto sul fiume Naone). Tutto il periodo che va dall'epoca
romana fino a circa il X secolo è, comunque, poco documentato.
Recenti ritrovamenti sotto il duomo di San Marco, del municipio e del
castello mostrano che Pordenone era abitata, all'incirca sotto il regno
di Berengario, da popolazioni provenienti dalla Carinzia che all'epoca
era di cultura slava. Successivamente durante l'XI e il XII secolo,
la curtis (corte) fu nelle mani dei duchi e marchesi di Austria, Carinzia
e Stiria. Il castello di Torre con un piccolo territorio circostante
era, invece, di proprietà dei vescovi di Concordia, che successivamente
l'avrebbero concesso in feudo ai nobili di Prata; il villaggio di Vallenoncello
apparteneva al vescovo di Salisburgo, mentre il castello di Pordenone
venne dato in feudo dal Patriarcato di Aquileia ad alcune famiglie nobili
friulane. Successivamente, tra il XIII e XIV secolo, la frammentazione
politica si accentuò ulteriormente perché Corva (attuale
frazione di Azzano Decimo) venne data ai Prata che acquisiranno anche
alcune parti di Fiume. Nel 1282 Pordenone divenne patrimonio personale
degli Asburgo rappresentando de facto un'enclave del ducato d'Austria
nel territorio del Patriarcato di Aquileia. Il 23 agosto del 1318 un
furioso incendio distrusse le case di legno della città. Nel
1347 fu inaugurato il campanile, edificato accanto al duomo di San Marco.
La
città subì - come in quasi tutte le città del tempo
- anche molte pestilenze ed epidemie (nel 1444, 1485, 1527, 1556 e 1576),
ma la peggiore avvenne nel 1630 quando morì quasi la metà
della popolazione. Nel
XIV secolo l'insediamento di Pordenone si ingrandì notevolmente
grazie ai fiorenti traffici commerciali fluviali e nel 1314 le venne
conferito lo status di città. Il
20 aprile 1508 il capitano Bartolomeo d'Alviano entrava in Pordenone,
togliendola agli Asburgo per conto della Repubblica di Venezia. Ma Venezia
non governò direttamente la città, preferendo darla in
feudo al condottiero Bartolomeo d'Alviano, che la resse a signoria.
Alla sua morte gli succedette la cosorte Pantasilea Baglioni, e quindi
il figlio Liviano fino al 1537. In quell'anno Pordenone e i territori
limitrofi passarono sotto il diretto controllo della Repubblica di Venezia
e vi rimasero per più di due secoli e mezzo. La Serenissima mantenne
gli statuti della città e ne riconobbe i privilegi già
acquisiti durante la signoria degli Asburgo e provvide a riattivare
l'economia pordenonese realizzando un nuovo porto e potenziando le attività
manufatturiere. Con
la caduta di Venezia, Pordenone subì un primo ritorno all'Austria
seguito dalla parentesi napoleonica. Con la caduta di Bonaparte e il
Congresso di Vienna, fu aggregata con il resto del Friuli e del Veneto
al Regno Lombardo-Veneto. Con la realizzazione della strada Pontebbana
e della linea ferroviaria (1855) decadde il ruolo del porto e del percorso
fluviale, ma iniziò ad affermarsi con decisione l'industria.
A partire dagli anni 1840 erano sorti numerosi cotonifici che affiancarono
le già numerose cartiere e la fabbrica della Ceramica Galvani.
Dopo
l'annessione al Regno d'Italia, avvenuta nel 1866, l'introduzione dell'energia
elettrica nel 1888 consentì la modernizzazione degli impianti
e un incremento nella produzione industriale. Le
distruzioni arrecate dalla Prima guerra mondiale e la crisi del 1929
trascinarono il settore cotoniero in un lento declino da cui non si
sarebbe più ripreso. Dopo la Seconda guerra mondiale la Zanussi,
ora facente parte della multinazionale svedese Electrolux, che sino
ad allora era una piccola azienda di produzione di cucine economiche
con alimentazione a legna o gas, divenne un colosso europeo nel campo
degli elettrodomestici, arrivando a occupare molti degli abitanti della
città. Nel
1968 Pordenone diventò capoluogo di provincia. Sino ad allora
il territorio della Destra Tagliamento faceva parte della provincia
di Udine. Dal 1974 è anche sede vescovile della diocesi di Concordia-Pordenone;
già dal 1919 a Pordenone era ubicato il seminario vescovile,
con la scuola di teologia. Recentemente la città è divenuta
sede di un consorzio universitario dipendente dall'Università
di Udine e dall'Università di Trieste. Inoltre dal 2002 è
attivo il Polo Tecnologico di Pordenone per promuovere la cultura dell'innovazione
nelle imprese del territorio.
Luoghi
d'interesse
Corso Vittorio Emanuele II, via principale della città vecchia,
affiancato da palazzi porticati gotici e rinascimentali con affreschi,
esempio mirabile di porticato veneziano.
Duomo di San Marco, edificato a partire dal 1363 in stile romanico-gotico
e rimaneggiato successivamente nel XVI e XVIII secolo. Contiene la pala
d'altare denominata Madonna della Misericordia di Giovanni Antonio de'
Sacchis detto "il Pordenone" e dello stesso l'affresco di
San Rocco, oltre a numerose altre opere che ne impreziosiscono l'interno.
Campanile del Duomo, terminato nel 1374, successivamente, durante il
XVII secolo, vi fu aggiunta una cuspide che lo portò a raggiungere
un'altezza di circa 79 metri
Palazzo Ricchieri, originariamente una casa-torre a difesa del nucleo
cittadino edificata nel XIII secolo fu adattata durante il periodo veneziano
in palazzo dalla famiglia Ricchieri. È ora sede del Museo Civico
d'Arte. Chiesa di Santa Maria degli Angeli detta del Cristo. Fu edificata
nel 1309. Più volte restaurata, conserva all'interno un pregevole
ciclo di affreschi trecenteschi, una Santa Barbara di Gianfrancesco
da Tolmezzo (XV secolo) e un portale in marmo del Pilacorte (1501).
Palazzo Comunale, costruito in stile gotico tra il 1291 e il 1395, i
pinnacoli e la torre dell'orologio furono aggiunti nel XVI secolo su
progetto del pittore Pomponio Amalteo.
Chiesa della Santissima Trinità, lungo il fiume Noncello, di
forma ottagonale contiene affreschi cinquecenteschi di Giovanni Maria
Calderari, allievo del Pordenone. Ex Convento dei domenicani. Edificio
neoclassicheggiante ultimato nel 1722 dopo 31 anni di lavori. Un tempo
era addossato alla chiesa del Rosario, oggi scomparsa. L'edificio fu
in seguito acquistato dalle monache agostiniane e ha subito numerose
altre destinazioni.
Ex Convento e chiesa di san Francesco. Acquistato in epoca recente dal
Comune, l'edificio è stato restaurato e adibito a usi artistico-culturali.
Fondato nel 1419, il convento con chiesa di san Francesco fu soppresso
nel 1774. L'interno conserva tracce di affreschi quattrocenteschi e
un chiostro dipinto.
Chiesa di San Giorgio. Chiesa neoclassica, dal caratteristico campanile
ottocentesco, colonna di stile dorico dell'architetto Giovanni Battista
Bassi.
Monumento ai caduti. Opera dello scultore friulano Aurelio Mistruzzi,
costituita da un basamento a forma di vasca, sul quale si eleva lo zoccolo
che sostiene i gruppi statuari di bronzo. Il gruppo principale, al centro,
rappresenta l'Italia che protegge con lo scudo il combattente e il caduto.
Le figure laterali raffigurano i fiumi sacri alla patria: l'Isonzo e
il Piave. Il monumento fu inaugurato il 23 aprile 1929.
Castello di Torre sorto alla fine del XII secolo, residenza della famiglia
dei signori di Ragogna, dopo l'assalto del 1402 delle truppe imperiali
fu ricostruito e in parte trasformato in dimora signorile. È
sede del Museo Archeologico del Friuli Occidentale.
Villa romana di Torre, resti di una ricca residenza di campagna, non
lontana dal Castello di Torre fu scoperta negli anni cinquanta dal conte
Giuseppe di Ragogna; i reperti e gli affreschi rinvenuti sono ospitati
nel museo nel Castello
Chiesa parrocchiale Beato Odorico, costruita su progetto dell'architetto
Mario Botta nel 1990-1992.
Museo Civico delle Scienze
Museo Diocesano
Manifestazioni
Le
giornate del cinema muto
Dal
1981 al 1998, nel mese di ottobre, si svolge il Pordenone Silent Film
Festival (meglio conosciuto come Le Giornate del Cinema Muto), una rassegna
cinematografica specialistica dedicata al cinema muto che acquisisce
nel tempo una rilevanza mondiale in questo settore. Dal 1999 al 2006
il festival è stato trasferito a Sacile, a causa della ricostruzione
(completata nel maggio 2005) del teatro Verdi, il teatro cittadino del
capoluogo pordenonese. Nel 2007 è ritornato nella sede storica,
ora rinnovata.
Pordenone
Legge
Dal 2000, nel mese di settembre, si svolge il festival letterario Pordenone
Legge, una rassegna letteraria che ha acquisito nel tempo una rilevanza
internazionale. All'edizione 2006 tra gli altri vi hanno partecipato:
Margherita Hack (astrofisica), Mauro Corona (scrittore, alpinista, scultore),
John Coetzee (nobel per la letteratura), Alessandro Bergonzoni (scrittore),
Marco Paolini (attore), Magdi Allam (giornalista, scrittore).