Monghidoro
è un comune di 3.898 abitanti in provincia di Bologna.
Secondo il censimento 2001, solo meno della metà
di essi, 1.705, sono residenti nella località capoluogo,
mentre la parte rimanente, risiede in frazioni e case sparse.
È uno degli otto comuni membri della Comunità
Montana Cinque Valli Bolognesi. L'altitudine del capoluogo
è 841 m s.l.m., e all'interno del territorio comunale
varia da un minimo di 400 m s.l.m. a nord, ad un massimo
di 1229 metri slm sulla cima dell'Alpe, nella parte sud.
Oltre a quanto indicato nella sezione Frazioni, il territorio
presenta i seguenti luoghi di interesse culturale e naturalistico.
ETIMOLOGIA
Deriva dal latino mons Gothorum, ossia monte dei Goti, riferendosi
alla popolazione che invase il luogo.
DA
VEDERE
Chiostro della Cisterna - Rappresenta tutto ciò che
resta del monastero olivetano del Ramazzotto. Recentemente
restaurato, si può notare il doppio ordine conventuale
del loggiato cinquecentesco, il pozzo centrale per l'estrazione
dell'acqua piovana resa potabile da filtri di carbone e
i due più piccoli pozzi laterali che servivano al
riempimento della cisterna per l'approvvigionamento idrico.
Chiesa di Santa Maria Assunta - Costruita tra il 1950 e
1951 su progetto dell'architetto Vignali e completata con
la costruzione del campanile a base ottagonale realizzato
esclusivamente in arenaria dagli scalpellini locali, terminato
nel 1991. All'interno è presente la mostra di arte
sacra nella sala Don Bosco. Inoltre sono presenti L'Immacolata
tra i Santi Petroni e Dionigi (olio su tela, 1685) del Burrini
e Madonna in trono col Bambino, (olio su rame, XVIII secolo).
Quest'ultimo dipinto si ritiene fosse presente nella vecchia
chiesa demolita durante la Seconda guerra mondiale. L'Alpe
- È un'area di interesse naturalistico che si estende
in una vasta porzione del territorio comunale sconfinando
fino nella vicina Toscana. Si trova in una altitudine compresa
tra gli 800 ed i 1290 metri di Monte Oggioli, il punto più
alto dell'area. Tra i mammiferi sono facilmente osservabili
lo scoiattolo, il ghiro, la lepre, il tasso, il capriolo,
il cinghiale, la volpe e il cervo. È uno dei pochi
luoghi dell'appennino settentrionale in cui è possibile
osservare il tritone alpestre. Dalla cima del Monte Oggioli,
nelle giornate limpide, si può ammirare un panorama
che spazia dalle Alpi al Mare Adriatico. L'area è
compresa tra i comuni di Monghidoro, San Benedetto Val di
Sambro (BO) e Firenzuola (FI). Vi è anche un' area
picnic, dotata di un piccolo parco divertimenti, che durante
il Ferragosto ospita una sagra gastronomica. La Martina
- Parco istituito dalla Provincia di Bologna. Ha una superficie
di 155 ettari ed è proprietà del Comune di
Monghidoro. Un tempo, quest'area era caratterizzata da prati,
campi e boschi radi di querce. A partire dagli anni venti
venne rimboschita con conifere quali il pino nero, il pino
silvestre, l'abete bianco e il cipresso di Lawson.[7] Lungo
uno dei sentieri del parco sono presenti i resti di un'antica
miniera di rame. L'altitudine del parco varia dai 430 ai
774 metri di quota.[8] Nei pressi del Parco, a circa 770
m di altitudine, è posta l'omonima località
che conta appena 8 abitanti residenti.
ORIGINI
E CENNI STORICI
La
storia di Monghidoro si perde, almeno per quanto riguarda
il toponimo, ai tempi degli Ostrogoti, dei Bizantini, dei
Longobardi e delle loro scorrerie lungo l'Italia.
Più o meno tredici secoli fa, quando uno stanziamento
dei Goti sulle nostre montagne fu sufficientemente duraturo
da passare ai posteri il toponimo "Mons Gothorum",
da cui molto probabilmente derivò Monghidoro. Nel
1246 venne edificato il castello o borgofranco di "Scaricalasino".
Fu chiamato così perché gli animali da soma
erano costretti a sostare causa la fatica profusa per superare
il dislivello che da Roncastaldo conduceva al borgo, e scaricati
delle merci per adempiere agli obblighi fiscali imposti
dalla vicina dogana di confine tra il Granducato di Toscana
e lo Stato Pontificio.
Nel 1528 il noto condottiero Armaciotto de Ramazzotti,
detto il Ramazzotto, diede inizio alla conversione del proprio
palazzo, ubicato al centro del borgo, nel monastero olivetano
di S. Michele ad Alpes che diverrà per quasi tre
secoli il punto di riferimento religioso, amministrativo,
politico e sociale più importante.
Nel 1751 vi pernottò labate Leonardo da Porto
Maurizio in occasione delle sue missioni monghidoresi che
richiamarono oltre ventimila fedeli.
Nel 1806 il titolo di S.Maria, in essere sin dal XII secolo
nella pieve del cimitero, sostituì nel monastero
quello di S.Michele.
Intorno al 1870 furono demolite sia la torre campanaria
in quanto pericolante, che la facciata con il loggiato dingresso
alla chiesa del monastero per ottenere un modesto allargamento
della carreggiata stradale. Comparve così, in piazza
Ramazzotti, il complesso architettonico composto dalla chiesa
di S.Maria e dal campanile del Brighenti.
La struttura ecclesiastica fu bombardata in misura non irrimediabile
nel settembre del 1944, e successivamente interamente demolita.
Sullo spartiacque che divide la valle del Savena da quella
dell'Idice, sorge il nucleo urbano di Monghidoro e si snoda,
tra il verde panoramico dell'Appennino tosco-emiliano, la
storica Strada Statale 65 della Futa che congiunge la Bologna
medievale alla Firenze rinascimentale. Il territorio del
Comune di Monghidoro si estende per circa 4820 ettari; le
quote altimetriche variano da un minimo di 400 metri slm
a nord-est, ad un massimo di 1290 metri slm a sud, corrispondenti
alla cima dell'Alpe, considerata zona particolarmente interessante
dal punto di vista naturalistico. La conformazione geolitologica,
in cui predomina il Flysch arenaceo-marnoso, conosciuto
appunto come "formazione di Monghidoro" e consistente
nell'alternanza di banchi di arenaria con strati marnosi,
ha consentito in passato l'apertura di numerose cave e il
lavoro di valenti scalpellini. Altra attivita' di rilevante
importanza, esercitata nel monghidorese fino agli anni cinquanta,
collegata alle risorse naturali, fu quella che si svolgeva
all'interno dei numerosi mulini presenti sul corso dei torrenti
Idice e Savena e dei loro affluenti. Oggi alcune vestigia
ben conservate, ne consentono una suggestiva rivisitazione,
da effettuarsi con una salutare camminata, all'interno di
uno scenario naturale ancora incontaminato (la strada dei
mulini). La storia di Monghidoro si perde, almeno per quanto
riguarda il toponimo, ai tempi degli Ostrogoti, dei Bizantini,
dei Longobardi e delle loro scorrerie lungo lo stivale italico;
più o meno tredici secoli fa, quando uno stanziamento
di Goti sulle nostre montagne fu sufficientemente duraturo
da passare ai posteri il toponimo "Mons Gothorum"
(Monte dei Goti) da cui derivò, molto probabilmente,
Monghidoro.