Modena
è una città di 180.080 abitanti capoluogo
dell'omonima provincia. È stata capitale per diversi
secoli del
ducato degli
Este ed è un'antica sede universitaria ed arcivescovile.
Dal 1947 la città è anche sede dell'Accademia
Militare dell'Esercito e dell'Arma dei Carabinieri. Il Duomo,
la Torre Civica (Ghirlandina) e la Piazza Grande della città
sono state dichiarate patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.
La città si trova circa al centro della provincia
di cui è capoluogo, nella Val Padana. Due fiumi la
circondano senza peraltro attraversarla: il Secchia ed il
Panaro, la cui importanza per la città è testimoniata
anche dallapresenza della Fontana dei due fiumi, dello scultore
modenese Giuseppe Graziosi, situata in Largo Garibaldi.Nasce
all'interno della città il canale Naviglio, che sfocia
nel fiume Panaro all'altezza di Bomporto.Le prime propaggini
dell'appennino modenese si trovano circa 10 km a sud della
città, già al di fuori del territorio comunale.Il
clima è tipicamente padano con influssi subcontinentali,
con inverni freddi e nebbiosi (temperature medie minime
sotto lo zero), e moderatamente nevosi con 25 cm annui,
ed estati afose con punte massime ben al di sopra di 35°.
La
città (e soprattutto la sua area metropolitana) è
economicamente una delle maggiori realtà europee.
Infatti, nella provincia hanno sede importanti industrie
alimentari (tra cui Grandi Salumifici Italiani, Cremonini
e Fini, centri di produzione del Parmigiano Reggiano e della
lavorazione del maiale-a cui Castelnuovo Rangone, il cuore
di questo settore, ha dedicato addirittura un monumento-),
metalmeccaniche (Modena può essere considerata la
capitale mondiale dell'automobilismo sportivo con le sedi
della Ferrari a Maranello, della Maserati in città,
De Tomaso in periferia e Pagani a San Cesario), delle ceramiche
(Sassuolo), tessili (Carpi) e biomedicale (Mirandola). Inoltre
Modena costituisce un fondamentale nodo autostradale e stradale
a livello nazionale: è proprio qui che nasce infatti
l'Autostrada A22 del Brennero, unico collegamento stradale
diretto tra Italia e centro Europa, e sempre a Modena essa
si unisce con l'Autostrada A1 del Sole).
STORIA
Anticamente fu un insediamento etrusco, poi gallico, quindi,
nel 183 a.C., colonia romana, col nome di Mutina. Questo
toponimoviene messo in relazione con l'etrusco "mutna",
o "mutana", "tomba", a sua volta forse
derivato da una radice anteriore che dà nome ad un
"rialzo di terreno", una "collina".
Successivamente Modena venne abbandonata fra il V e il VII
secolo, causa le numerose inondazioni dei fiumi Secchia
e Panaro, gli abitanti si rifugiarono nel vicino borgo più
a ovest, Cittanova. Tornò a ripopolarsi gradualmente
intorno alla sede vescovile, che aveva assunto la guida
della città ed il vescovo Leodoino la fece cingere
di mura nell'891. Durante la signoria deivescovi, venne
eretta la nuova cattedrale. Il potere vescovile ebbe termine
con l'autonomia comunale nel 1135 ma, nel 1249, con la battaglia
di Fossalta, Modena ghibellina venne sconfitta da Bologna
guelfa e, nel 1288, si consegnò agli Estensi di Ferrara.
Ma Modena diventa veramente la 'città estense' solo
dopo il 1598, quando il duca Cesare trasferisce da Ferrara
a Modena la capitale del suo ducato. Uno Stato destinato
a barcamenarsi con alterne fortune nelle lotte tra le potenze
italiane ed europee, e che malgrado le ripetute occupazioni
da parte degli eserciti stranieri (i francesi nel 1702;
gli austriaci nel 1742) resisterà fino all'unificazione
dell'Italia, con una sola interruzione nel periodo napoleonico.
Cultura e folklore
Modena può vantare un ateneo fondato nel 1175 che
attualmente ha assunto il nome di Università degli
studi di Modena e ReggioEmilia. Nonostante ciò, la
città è concentrata molto sul presente ed
è purtroppo poco sensibile alle tradizioni del suo
passato, chenegli ultimi decenni sono andate progressivamente
scomparendo. Lo stesso dialetto locale, a cui già
Dante Alighieri nel lontano Trecento rimproverava gli accenti
bruschi e "inurbani", è stato ormai sostituito
dall'italiano, anche se ha lasciato tracce caratteristiche
nella cadenza un po' strascicata dei modenesi; solo qualche
anziano, oggi, lo parla ancora coi propri coetanei ed è
ben difficile sentire una persona giovane conversare fluentemente
in modenese. È un vero peccato, perché così
parole dense di significato (basti pensare alla parola "fumàna"
per indicare la nebbia, sempre presente nella pianura padana)
giungeranno a un'immeritata estinzione.
Il carnevale
Questo aspetto del carattere modenese è ben rappresentato
dalla maschera della città: il Sandrone ("Sandròun"):
e non
è certo un caso se tra tante manifestazioni della
tradizione il carnevale è quella che conserva a tutt'oggi
lamaggior visibilità. Sull'origine di Sandrone vi
sono varie teorie. Pare che a ogni carnevale il duca invitasse
ai festeggiamenti di corte un contadino per il gusto di
metterne in ridicolo la dabbenaggine e la grossolanità.
Le cose cambiarono però quando a corte fu chiamato
un tale Alessandro Pavironi, di Bosco di Sotto, che alle
imbarazzanti domande dei convitati, escogitate proprio per
metterlo in ridicolo, rispose con un'arguzia e un buon senso
rimasti memorabili. Da allora la figura del "Sandrone"
divenne l'emblema della saggezza del mondo contadino, contrapposto
alle sofisticherie della città, dei ricchi e dei
nobili. La leggenda è simile a quella di tante fiabe
popolari. Di certo vi è soltanto che il personaggio
di Sandrone era già popolare nella prima metà
del secolo scorso, portato sulle scene da una dinastia di
attori e burattinai che si esibirono con successo anche
presso la corte estense. Ancora oggi, secondo la tradizione
(tenuta in vita dalla "compagnia del Sandrone"),
ogni anno il giovedì grasso Sandrone arriva a Modena.
Lo accompagnano la moglie, la robusta Pulonia, e il figlio
Sgorghìguelo: insieme la "famiglia Pavironica"
sfila dalla stazione fino a Piazza Grande, dove i modenesi
si affollano per assistere allo "sproloquio":
il discorso dei tre (pronunciato nientemeno che dal balcone
del Palazzo Comunale e rigorosamente in dialetto modenese!),
ricco di commenti arguti sulla vita cittadina e bonarie
critiche all'amministrazione.
Altre ricorrenze tradizionali
Fiera di Sant'Antonio, il 17 gennaio.
Fiera di San Geminiano, il 31 gennaio, patrono della citta',
durante la quale in duomo viene scoperta la salma e si da'
ai fedeli la
possibilita'
di baciare il braccio del santo, conservato in un urna di
medesime forme.
"Mak 100": saggio ginnico degli allievi dell'Accademia
Militare di Modena e gran ballo delle debuttanti cento giorni
prima della promozione a ufficiale degli allievi del secondo
anno. Nel mese di maggio.
Settimana Estense: una manifestazione promossa da pochi
anni che recupera alcuni giochi tradizionali della tradizione
medievale e rinascimentale. Nel mese di Giugno.
Festival Internazionale delle Bande Militari: parate e concerti
delle band militari di tutto il mondo. Nel mese di Luglio.
Festival filosofia: lezioni magistrali ed eventi culturali
(e gastronomici) legati alla Filosofia. Nel mese di Settembre.
Festa De L'Unità: grande contenitore di cultura,
musica, politica, sport e cucina tipica, rappresenta per
i modenesi un vero eproprio appuntamento fisso. Festa (Provinciale
o Nazionale) del quotidiano L'Unità. Nel mese di
Settembre.
Gastronomia
Modena è al centro di una fortunatissima porzione
della Pianura padana in cui si estendono le aree di produzione
tipica del
formaggio Parmigiano-Reggiano e del prosciutto di Parma.
Queste due glorie della gastronomia nazionale illustrano
alla perfezione i caratteri della cucina modenese, basata
sul formaggio e soprattutto sul maiale, l'animale d'allevamento
più diffuso nella zona.Oltre al prosciutto (da segnalare
la presenza anche di quello tipico di Modena, che è
più sapido del parmense), tanti sono gliinsaccati
di suino che meritano di essere assaggiati: citiamo i salami,
la mortadella e i ciccioli.
Un piatto tipico delle feste invernali è lo zampone,
ottenuto con carne macinata di maiale insaccata nella cotica
della zampa anteriore. Ma dal maiale si ottiene anche lo
strutto indispensabile per il tipico gnocco fritto: una
focaccia quadrata che si accompagna molto bene aisalumi.
Originaria dell'Appennino (ma gustata volentieri in tutta
la provincia) è invece la crescentina, detta anche
tigella, cotta sulla pietra nella caratteristica forma rotonda.
Anche in questo caso formaggio, salumi e lardo misto a rosmarino
e aglio sono l'ideale complemento.Tipico delle zone montane
in particolare di Guiglia, Zocca, Marano sul Panaro, Serramazzoni
è anche il borlengo sottilissima sfogliaottenuta
cuocendo in apposite piastre "rola" un impasto
di uovo latte acqua e sale, condito, una volta cotto, con
la "cunza" ovvero strutto aglio e rosmarino.Ma
la provincia di Modena è giustamente famosa per altri
due prodotti tipici della tradizione: l'aceto balsamico
e il vino lambrusco. Il primo si ottiene con l'uva bianca
della zona collinare intorno a Spilamberto, e una sapiente
lavorazione che prevede una complicata serie di passaggi
tra botti di legni diversi (comunemente cinque). Di aceto
balsamico esistono due tipi denominati il primo "Aceto
balsamico tradizionale di Modena" il più costoso
invecchiato anche più di venticinque anni prodotto
con i metodi tradizionali e "Aceto balsamico di Modena"
prodottoindustrialmente e meno costoso.
- Il Lambrusco
Quanto al lambrusco, è forse il più celebre
dei vini rossi frizzanti le cui peculiarità sono
probabilmente il risultato del connubio fra le terre, il
clima, le genti emiliane, e modenesi in particolare, e la
loro storia. Conosciuto e apprezzato dai Latini, dunque,
ma si sa per certo che la Labrusca vitis era nota anche
agli Etruschi e ai Galli
Ligures.
Tuttavia bisogna attendere il '700 perché il Lambrusco
acquisti quellepeculiarità fondamentali per le quali
è noto in tutto il mondo, ovvero il tocco frizzante
e la spuma, che trassero origine dall'imbottigliamento:
rimanendo imbottigliato ermeticamente,infatti, il Lambrusco
riuscì a dare il meglio di sé grazie alla
rifermentazione naturale degli zuccheri in bottiglia. Ecco
la nascita di un vino pregiato, che per tutto l'800 e i
primi del '900, mentre la maggior parte dei vini italiani
veniva venduta sfusa, era invece venduto e servito in bottiglia,
ad un prezzo di gran lunga superiore alla media.
Quello che si beve oggi è un vino di elevata acidità,
dal carattere fresco e fruttato, di basso tenore alcolico,
peculiarità che vengono esaltate e armonizzate dalla
sua caratteristica principale, ovvero l'essere un vino naturalmente
frizzante.
Se
un tempo tale caratteristica era ottenuta tramite la rifermentazione
naturale in bottiglia, con una tecnica del tutto simile
a quella della prima fase del "metodo Champenois"
- ed ancora oggi una piccola percentuale di Lambrusco D.O.C.
viene prodotta con questa metodologia - oggi essa viene
raggiunta mediante la doppia fermentazione in autoclave,
ossia con il "metodo Charmat". A differenza degli
spumanti, però, il Lambrusco non prevede l'aggiunta
di alcun tipo di zuccheri estranei all'uva. In tal modo
si ottiene un prodotto assolutamente naturale, di elevata
qualità, limpido, pulito, che esalta le caratteristiche
naturali dei vitigni di base, sempre giovane in quanto l'imbottigliamento
può essere dilazionato lungo tutto l'arco dell'anno,
e anche di prezzocontenuto, rispetto al valore effettivo
del prodotto.
Tutte queste caratteristiche concorrono nel far sì
che il Lambrusco sia un vino "per tutti", apprezzato
non solo dagli abituali consumatori di vino, ma anche dai
giovani, dalle donne e da tutti coloro che desiderano avvicinarsi
ad una bevanda fresca e non eccessivamente impegnativa,
ma che al contempo ricercano l'assoluta qualità e
la salubrità del vino rosso. Tranne qualche eccezione,
è di dodici mesi il ciclo di vita standard che consente
a questo vino di preservare le sue caratteristiche difreschezza
e le note olfattive floreali e fruttate. Dai vigneti della
pianura si producono uve dall'energia dirompente ricche
di sali minerali che si esaltano nel profumo netto e pulito
del Lambrusco di Sorbara e nel sapore asciutto del Lambrusco
Salamino di Santa Croce. I vigneti della zona collinare
e subcollinare a sud della via Emilia sono posati, riflessivi,
producono uve che esprimono il profumo vinoso e la spuma
consistente del Lambrusco Grasparossa di Castelvetro. Quella
del Lambrusco è una grande famiglia di vini con determinati
attributi comuni, ma nella zona di Modena, l'area per eccellenza
vocata alla produzione di questo vino, le diversità
delle caratteristiche naturali dei vitigni impiegati, le
peculiarità delle zone d'origine, differenti nella
composizione del suolo e del microclima, e infine il lavoro
dell'uomo, hanno portato all'individuazione di tre tipologie
distinte, tutte caratterizzate dalla tipica spuma vivace
ed evanescente e da una moderata gradazione alcolica. Nel
1970 i produttori modenesi hanno ottenuto il riconoscimento
D.O.C. per le denominazioni "Lambrusco di Sorbara",
"Lambrusco Salamino di Santa Croce", "Lambrusco
Grasparossa di Castelvetro". Da oltre trent'anni il
Consorzio Marchio Storico dei Lambruschi Modenesi www.lambrusco.net
è il punto di riferimento per la garanzia, la valorizzazione
e la promozione dell'aspetto qualitativo dei Lambruschi
DOC per far conoscere a tutti il valore di un vino "storico"
la cui freschezza e briosità, il cui moderato grado
alcolico sono accompagnati anche dalla garanzia di una qualità
assoluta.