Bobbio
è un comune di 3.724 abitanti in provincia di Piacenza,
posto nella media Val Trebbia. Il capoluogo è un'antica
e piccola città d'origine alto medioevale adagiata
ai piedi del Monte Penice (1.460 m.), sulla sponda sinistra
del fiumeTrebbia, tra i torrenti Bobbio e Dorbida, circondata
dalle cime del Groppo di Pradegna (960 m.), dei Tre Abati
(1.072 m.), del Bricco di Carana (805 m.) e della Costa
Ferrata (1.036 m.) con a sud il Bosco del Comune ed il Monte
Gazzolo (498 m.).
ETIMOLOGIA
Potrebbe derivare da un nome latino di persona Bovius o
da un nome germanico Bobilo.
Bobbio
è situata sulla sponda sinistra del fiume Trebbia,
in una zona ricca dacqua e di insediamenti fin dallepoca
neolitica. I numerosi ritrovamenti testimoniano infatti
la presenza di varie popolazioni: i Liguri, i Celti e dopo
il 14 a.C i Romani. Ma la sua storia è indissolubilmente
legata a quella dellAbbazia di San Colombano fondata
dal monaco cenobita Colombano che vi giunge nel 614 quando
riceve questo territorio in dono dal re longobardo Agilulfo.
Donazione dalla grande valenza politica in quanto Bobbio
controllava la grande carovaniera, la via del sale, che
da Piacenza, lungo la Valtrebbia raggiunge Genova, caposaldo
dei Bizantini.
A Bobbio, Colombano trova solo una chiesetta semidiroccata,
dedicata a S.Pietro, e la restaura. Egli ha più di
settantanni, è stanco e forse malato: muore
il 23 novembre 615 e i suoi discepoli lo seppelliscono nella
chiesetta di S.Pietro. A reggere la comunità conventuale
si alterneranno in qualità di Abati vari monaci seguaci
del Santo. Il convento si popola rapidamente: già
nel 643 conta centocinquanta monaci. Attorno al convento
sorgono le prime case abitate da civili.
LAbbazia di Bobbio, con le sue scuole, la sua Biblioteca,
il suo Scriptorium, la sua organizzazione economica, diventa
rapidamente anche una potenza politica. Alla Corte Longobarda
i monaci godono di una tale considerazione che spesso le
crisi politiche sono da loro risolte o provocate. I possedimenti
dellAbbazia in età longobarda si estendono
in tutta lalta Italia. Nel giugno del 774, Carlo re
dei Franchi, si impadronisce di Pavia e pone fine al Regno
Longobardo. Pochi giorni dopo i monaci bobbiesi ricevono
nuovi vasti beni in dono e vengono così tacitati
dal nuovo signore. Bobbio apriva ai Franchi la strada verso
la Liguria e verso lItalia media. La soggezione arricchisce
il Monastero di Bobbio, che diventa monastero imperiale,
ma ne compromette lautonomia che aveva sotto i
Longobardi.
In questo momento Bobbio possiede beni in Valtrebbia, val
Staffora, val Tidone, val dAveto, in Liguria, nel
Monferrato e nelle Langhe, arriva fino alle porte di Torino,
Attorno al Lavo di Garda, da Salò a Bardolino, sui
Laghi di Mantova, a Piacenza, Ravenna, Genova, Lucca e Pavia.
LAbbazia è ormai un ricco feudo. Il sistema
curtense raggiunge in Bobbio la perfezione. La curtis non
è un organismo chiuso, come si legge nei vecchi libri
di scuola. Leccedenza dei suoi prodotti viene scambiata
con altri paesi. Sui fiumi e sui laghi dellItalia
Settentrionale corre una flotta di una quarantina di navi,
che fanno spola da un porto franco allaltro. A Monticelli
dOngina, sul Po, vi sono vasti magazzini, a cui arrivano
carichi di sale e di pesce e da cui partono carni salate
e affumicate. Sui monti di Bobbio vengono allevati cinquemila
suini, centinaia di vacche e pecore. Queste ultime servono
soprattutto per la produzione della pergamena, usata nello
scriptorium, dove si copiano sistematicamente opere di scrittori
latini antichi. Bobbio crea una sua scrittura inconfondibile
e le miniature dei suoi codici si richiamano alla cultura
irlandese. Tale cultura si ritrova anche nelle magnifiche
transenne in marmo che
ornano
lantica basilica protoromanica edificata dallAbate
Agilulfo a partire dal IX° secolo. Ricordiamo i più
famosi codici di Bobbio che hanno permesso la conservazione
dei testi trascritti: il De Republica di Cicerone, attualmente
nella Biblioteca Vaticana, il Virgilio della Laurenziana;
il Plauto della Capitolare di Verona; le Lettere di Seneca
a Lucillo della Queriniana, il Codice Purpureo dei Vangeli.
I codici superstiti sono conservati allAmbrosiana,
alla Vaticana, alla Nazionale di Torino, a Parigi, a Madrid,
a Berlino e in altre importanti biblioteche del mondo. Nel
1014 lAbate ottiene la dignità e la giurisdizione
episcopale e nasce così la diocesi autonoma di Bobbio,
che da borgo monastico sale al rango di città episcopale.
Nei primi tempi vescovo e abate sono la stessa persona,
poi le due cariche vengono affidate a persone
diverse
operando anche una divisione dei beni. Da questa decisione
inizia la decadenza di Bobbio. Le lotte intestine tra abate
e vescovo, aggiunte ai conflitti derivanti dai nuovi soggetti
nascenti, i Comuni, porteranno rapidamente al declino la
città trebiense.
Nel 1230 Piacenza occupa Bobbio; dominio che prosegue fino
alla conquista Viscontea di tutta larea lombarda.
Bobbio, staccata da Piacenza e aggregata a Voghera, si orienta
verso lambito di influenza pavese. Nel 1387 è
data in feudo ai Dal Verme, i quali la terranno, salvo qualche
breve interruzione, fino alla metà del 700
quando, in seguito alle Guerre di Successione, passa ai
Savoia. Da questo momento la storia di Bobbio si identifica
con quella dello Stato Sabaudo. Elevata a capoluogo di Provincia,
Bobbio ne segue le vicende fino alla costituzione del Regno
dItalia, quando viene incorporata nella provincia
di Pavia. Nel 1923, chiede ed ottiene il passaggio a Piacenza,
riprendendo a guardare alla naturale direttrice geografica
della sua vita, la valle della Trebbia.
(testo
estratto da uno studio del prof. Enrico Mandelli)
DA
VISITARE
Abbazia.
Aperti al pubblico il corridoio a piano terra, il chiostro
principale e quello di servizio. Il Museo dellAbbazia,
recentemente
ampliato e restaurato, che raccoglie notevoli opere e oggetti
darte di epoca romana, medievale e rinascimentale.
Dallala sud del chiostro, lunica che conserva
il porticatooriginario, si accede al Museo della Città,
che offre percorsi didattici multimediali. Esso è
ospitato nei locali originali del IX° secolo: il refettorio
con il grande affresco della Crocefissione, le cucine, il
cavedio interno e le grandi cantine con volte a botte.
Basilica
di San Colombano. Costruita nella seconda parte del
400, sopra la chiesa conventuale anteriore al 1000.
Affreschi di Bernardino Lanzani (1527), Coro ligneo in stile
gotico (1488). Nella cripta: mosaico pavimentario del sec.XII°,
sarcofago di San Colombano opera di Giovanni dei Patriarchi
(1480), transenne marmoree longobarde usante come lastre
tombali dei santi Attala e Bertulfo, cancellata in ferro
battuto del secolo XII°.
Duomo.
Edificato nel sec.XI°, presenta una decorazione moderna
nelle tre navate e una settecentesca nel presbiterio e nella
cupola del transetto. Nella cappella di San Giovanni, cui
si accede dal transetto di destra, si può ammirare
uno stupendo affresco della seconda metà del quattrocento,
raffigurante lAnnunciazione.
Ponte
Vecchio. Detto anche gobbo per il particolare profilo.
Di età romanica con rifacimenti successivi, è
lungo 280 metri e con 11 archi diseguali tra loro.
Castello
Malaspina-Dal Verme. Eretto nel sec.XIV° sulla collina
dominante il borgo,consiste di un poderoso mastio centrale,
due torri minori di servizio e conserva ancora intatte le
mura difensive. Dagli spalti si gode di una vista panoramica
sul centro storico della città.
Santuario
della Madonna dellAiuto. Ingloba i resti della
primitiva chiesa del XV° secolo decorata con unimmagine
affrescata della Madonna che nel 1611 stillò sudore
dalla fronte. Il Santuario nelle forme attuali del barocco
classico, fu completato nel 1641.Monastero
di San Francesco. E in puro stile francescano
rustico del XIII° secolo, con un suggestivo chiostrino.
La parte conventuale si è conservata integralmente
nello stato originale, mentre la chiesa è stata ricostruita
in forme barocche nei primi anni del 700.
Museo
delllAbbazia. Custodisce interessanti reperti
che vanno dai primi secoli dellera cristiana fino
alla metà del XVI secolo. Di epoca romana sono il
sepolcro della famiglia Coccia, quattro anfore cinerarie,
unAra di Diana e la famosa Idrta in alabastro attribuibile
al III sec. Altri importanti pezzi sono le numerose pietre
longobarde ad intreccio vimineo, la lapide di Cumiano dellVIII
sec. , Ampolle votive in stagno del VI sec., la Teca di
Orfeo e il Busto argenteo di San Colombano. Nella pinacoteca,
collocata nellultima sala, un bellissimo polittico
del Luini, raffigurantelAssunzione di Maria tra lo
stupore degli Apostoli e la gioia degli angeli.
Museo
della Città. Situato in locali originali del
IX secolo il refettorio con il grande affresco della
Crocifissione , le cucine, il cavedio interno e le grandi
cantine con volte a botte questo museo si propone
come percorso didattico introduttivo alle altre istituzioni
mussali e allintera città. Nelle varie sezioni
attraverso un allestimento costituito da espositori trasparenti
e supporti informatici sono affrontate le tematiche legatealla
vita e allopera di San Colombano, la situazione geopolitica
dellItalia Longobarda e allattività del
famoso Scriptorium.
Chiesa
di San Lorenzo. Edificata probabilmente nel XII secolo
venne poi ampliata nel XXVI. Ancora visibile sul lato sinistro
dellattuale facciata parte della primitiva chiesa
mentre sul muro esterno del lato destro sono conservate
due lapidi, sempre provenienti dallantica costruzione.
IL
TERRITORIO CIRCOSTANTE
Dall'alto di Bobbio domina il Santuario di Santa Maria situato
sulla cima del Monte Penice luogo turistico anche d'inverno
grazie agli impianti sciistici. Il territorio comunale oltre
alla cittadina ospita numerose frazioni sparse ed alcune
molto popolate specie nei finesettimana e nel periodo estivo,
dagli insediamenti puntuali, costituiti da singole case,
a centri di un certo rilievo, tra i più importanti
Mezzano Scotti, S. Maria, Vaccarezza, Cassolo, Pian Casale,
le quali insistono nella Conca di Bobbio, nelle valli del
Trebbia, nella valle del Carlone e del torrente Bobbio e
Dorba; l'elenco è volutamente ridotto, altre località
sono presenti sul territorio con non meno dignità.
Il territorio a sud confina con il comune di Corte Brugnatella
dopo le frazioni di San Salvatore e Telecchio ed in cima
alla valle del Carlone; ad ovest e nord-ovest segue il confine
regionale con la Lombardia e la provincia di Pavia in cima
alle valle del Bobbio, dopo il Passo Scaparina, il monte
Penice, il Passo del Penice (con vicino anche il Passo del
Brallo), i Sassi Neri e il Passo Crocetta; a nord con i
comuni di Pecorara, Piozzano e Travo, in alto dopo Pietra
Parcellara, Pietra Marcia ed in basso sulla statale dopo
Cassolo e Bertuzzi; ad esta metà valle con il comune
di Coli, sopra Arellied altre frazioni. Il paesaggio della
val Trebbia e del territorio comunale è ordinatamente
coltivato, e si alternano ai campi coltivati i boschi cedui,
finache le pinete e faggiete, non mancano le zone brulle
come la Pietra Parcellara, con tutto il fascino delle aree
desertiche. Da visitare il fiume Trebbia, dalle acque cristalline
è questo uno dei pochissimi fiumiitaliani ancora
balneabili il quale si snoda con meandri spettacolari in
una delle valli più suggestive di tutto l'Appennino,
ad arricchire in portata le acque del Trebbia concorre soprattutto
l'affluente Aveto, ma anche, nei pressi di Bobbio, i torrentiCuriasca,
Carlone, Bobbio, Dorbida, e Dorba; il Trebbia, lungo il
suo corso richiamati dalle fresche acque, è meta
ogni estate per numerosi bagnanti, è possibile praticare
canoa, nuoto, pesca e altri sport. Bobbio si trova nella
Conca (finestra tettonica) cui si accede da nord (proveniendo
da Piacenza) attraverso la galleria di Barberino, con il
suo orrido sul fiume, dopo questa strozzatura la valle si
allarga e possiamo scorgere sulla riva sinistra del fiume
medesimo il castello del Dego e di fronte sull'altra riva
Piancasale (vi era anche li un castello ora divenutaabitazione),
infatti fu fino al 1923 zona di confine con Piacenza. A
sud (verso Genova) si restringe nuovamente dopo il ponte
sul Trebbia in corrispondenza dell'altura denominata "Bricco
di Carana"; scendendo verso sud il corso del fiume
si fa tortuoso e descrive degli spettacolari meandri, i
così detti meandri di San Salvatore; ed in alto,
poco più a sud, è visibile la chiesa ed il
piccolo borgo di Brugnello ( Già pertinenza del monastero)
a picco sul fiume. Oltre alla Val Trebbia vi sono le valli
laterali "tutte da scoprire" segnatamente: V.
del Bobbio e Carlone balneabili e la seconda famosa per
le sue cascate, e i gli antichi sentieri per raggiungere
la suggestiva Cascata termale San Cristoforo del Carlone.
BOBBIO
FILM FESTIVAL
La
città di Bobbio ha il suo festival cinematografico
diretto da Marco Bellocchio esso nasce dal Laboratorio Farecinema,
e poi diverrà il concorso cinematografico Bobbio
Film Festival. Farecinema incontro con gli
autori nasce da unidea del MaestroMarco Bellocchio
che
ha voluto creare nella sua città, Bobbio, un laboratorio
per insegnare larte dellaregia cinematografica. Già
dalla prima edizione si è tenuta, collateralmente
al laboratorio, una rassegna serale di film aperta al pubblico
con un cineforum al termine delle proiezioni dove partecipavano
personaggi rappresentativi del film proiettato. Nel 2005
la rassegna diventa Festival prendendo il nome di Bobbio
Film Festival e Marco Bellocchio istituisce il premio
Il Gobbo dOro con riferimento al simbolo
di Bobbio, il medievale Ponte Gobbo, che andrà a
premiare il film giudicato il migliore tra quelli proposti.
Alla rassegna collabora il cinema locale che si trasferisce
nel chiostro dell'Abbazia di San Colombano dove si tiene
tradizionalmente l'evento. Parallelamente continua il laboratorio
Farecinema che diverrà una scuola di regia e recitazione,
e la città di Bobbio e dintorni diventano anche un
set cinematografico con la possibilità di partecipazioni
di comparse anche prese dalla strada.
IL
CONCORSO LETTERARIO
Dal 2008 la locale casa editrice Pontegobbo e il quotidiano
piacentino La Libertà indicano un concorso letterario
aperto a giovaniscrittori italiani e stranieri di narrativa
e poesia. Il concorso da modo a giovani talenti sconosciuti,
partecipando, di emergere facendosi conoscere ed apprezzare
da pubblico e critica. Ai più bravi saranno riconosciuti
premi e per i primi classificati vi sarà la possibilità
di pubblicazioni agevolate, mentre chi si affermerà
come vincitore otterrà la pubblicazione gratuita
e l'inserimento in tutti i contesti narrativi. Parallelamente
in Piazza S.Fara sotto il porticato dell'Abbazia di San
Colombano si tiene la manifestazione Libri in Piazza gestita
dalla Pontegobbo, con la possibilità di conoscere
ed acquistare opere di narrativa locale storica turistica.
ALTRE
MANIFESTAZIONI
23 novembre San Colombano (festa patronale a Bobbio e all'Abbazia
di San Colombano)
5 giugno Madonna dell'Aiuto (festa al Santuario della Nostra
Signora dell'Aiuto) 7 giugno Sant'Antonio Maria Gianelli
(secondo patrono di Bobbio)
15 agosto Madonna d'Agosto (festa a Bobbio e al Duomo di
Bobbio)
seconda domenica di settembre (14 settembre) (festa al Santuario
di Santa Maria in Monte Penice)
GASTRONOMIA
Nell'ambito della cucina piacentina, Bobbio occupa una posizione
di rilievo potendo annoverare una serie di originali piatti
tipici locali e dolci che si tramandano da molte generazioni:
-
maccheroni con l'ago (da calza) (farina, uova, olio, acqua);
- pinoli alla ricotta o Pin da lesa (farina, patate, ricotta,
bietole, uova e Grana Padano);
- lasagne alla bobbiese (a strati con besciamella mista
a sugo di carne e sugo di funghi);
- stracotto alla bobbiese (con carne di manzo, burro, olio,
aglio piacentino, farina, cipolla, vino rosso secco, sale,
pepe, noce moscata, rosmarino, alloro,
salvia, carote, sedano, salsa di pomodoro);
- lumache bobbiesi in umido. vi è dedicata una sagra
e si consumano la vigilia di Natale nei migliori ristoranti
(lumache, cipolla, carote, porro, sedano,
salsa di pomodoro, vino bianco, olio, burro, pepe);
- torta di mandorle, tutto l'anno nei forni e pasticcerie
di Bobbio (di tre tipi, croccante, ripiena e morbida);
- torta la Sabbiosa
- focaccia di Natale (farina, miele, lievito di birra, uova,
uva sultanina, zucchero, burro, latte).
- mostarda di frutta (pera, mela).
- Bobbio si trova alle pendici dell'Appennino Ligure, nel
territorio noto come Colli Piacentini, zona D.O.C. per la
produzione di vini tipici quali Gutturnio,
Trebbianino Val Trebbia, Barbera, Bonarda, Ortrugo, Malvasia,
Cabernet Sauvignon, Pinot (altri: Riesling, Dolcetto,
Moscato e Merlot). Bobbio è famosa inoltre per i
sui salumi: salami, coppe, pancette piacentini D.O.P, salamini
di vario tipo, cotechini e zampone.
ECONOMIA
L'agricoltura, un tempo principale mezzo di sostentamento
per gli abitanti del territorio bobbiese, ha, in parte,
perso questa sua caratteristica, conseguenza dei cambiamenti
sociali avvenuti nel corso degli ultimi decenni, rimane
comunque un'attività di fondamentale importanza ,
anche per il mantenimento dell'equilibrio idrogeologico.
Il principale fattore peggiorativo è stato lo "spopolamento"
a vantaggio sia delle città più vicine (Piacenza,
Genova e area milanese) sia, in misura minore, del centro
urbano di Bobbio. Tra le principali coltivazioni si annoverano
quelle della vite, dei foraggi e dei cereali. È praticato
anche l'allevamento dianimali. Oggi, l'attività agricola
costituisce spesso un secondo lavoro, magari diretto all'autoconsumo.
Non mancano, comunque, segni di vitalità, che si
manifestano in una maggiore attenzione alle prospettive
offerte dall'agricoltura biologica e dalla valorizzazione,
anche in connessione all'offerta turistica, dei prodotti
tipici, grazie ad agriturismi e cooperative agricole. Da
far notare , non ultima, per la sua importanza la coltura
del legnatico, più che sufficiente per i fabbisogni
locali e in buona parte esportata verso le provicie limitrofe,
di importanza quasi strategica considerando l'andamento
dei prezzi degli altri combustibili. Le produzioni industriali-artigianali
si concentrano nei settori: elettromeccanico, caseario,
piccola editoria, falegnameria di pregio e chimica ( fabricazione
del caglio), carpenteria metallica, produzione di software
e piccola automazione ; da segnalare i salumi di chiara
e antica tradizione. Per contro, insistono sul territorio
diverse cantine vitevinicole alcune di notevole pregio;
sono numerose le imprese operanti nel settore delle costruzioni.
vanno segnalate le importanti istallazioni , per telecomunicazioni,
site sul monte Penice in particolare lo storico centro di
trasmissione RAI che serve gran parte della pianura Padana,
e altri dispositivi di comunicazione anche istituzionali.
Il settore economico di gran lunga più importante
è quello terziario, concentrato nel capoluogo. A
Bobbio, infatti, hanno sede diversi servizi (scuole, ospedale,
distretto dell'ASL, sportelli bancari, uffici pubblici,
commercio al dettaglio), indispensabili vista la lontanaza
dal capoluogo di provincia Piacenza, servono un bacino d'utenza
esteso al di là dei confini comunali e che finisce
per ricomprendere gran parte della media e alta Val Trebbia.
S'inserisce nel terziario pure l'importante settore dell'accoglienza
turistica, attivo tutto l'anno, con possibilità di
pernottamento presso alberghi o in alternativa presso il
locale Camping - (trekking, rafting, e passeggiate a cavallo
sono tra alcune delle varie opportunità di svago
e crescita personale; sul monte Penicice sono presenti impianti
,attrezzati, per gli sport invernali sci da discesa al passo
e fondo in località Ceci). La già buona offerta
turistica è sciuscettibile di ulteriori prospettive
di crescita: migliorando la già ottima ricettività
alberghiera, (il turismo residente ad oggi si avvale soprattutto
di seconde case e appartamenti in locazione), tornando ad
utilizzare economicamente le sorgenti termali (lo stabilimento
delle Terme è in fase di ristrutturazione ed ampliamento
e riaprirà nel 2008) e mettendo a frutto il pregiato
patrimonio storico e ambientale della città e dei
dintorni. Recentemente la Multiservizi Enia Ha ultimato
la posa di un "potente" cavo in fibra ottica in
grado di trasferire enormi quantità di dati, questo
apre nove ed interessanti possibilità di sviluppo
segnatamente Call Center e Server Farm.
STORIA
I Longobardi scesero in Italia nella seconda metà
del VI secolo, riuscendo a conquistare Pavia, poi loro capitale,
nel 572. Il presidio romano di Bobium venne assegnato al
duca Sundrarit, che prese in concessione anche le saline.
La storia di Bobbio è connessa dall'Alto Medioevo
con la costruzione dell' Abbazia di San Colombano nel 614.
Il primo nucleo monastico era di 4 miglia intorno al monastero
e contava su metà della produzione delle saline,
mentre l'altra metà continuava a spettare al duca
longobardo. Successivamente il territorio crebbe e l'uso
delle saline sarà totale. Durante l'Alto Medioevo
Bobbio, al pari di Montecassino, fu un importante centro
culturale, riferimento per la sua biblioteca o scriptorium,
collegata con i vari monasteri sparsi in Italia e all'estero.
Nel 774 Pavia cade con l'avvento dei Franchi, ma la città
rimase autonoma sotto le dipendenze del monastero fino a
Carlo Magno e nel 834 come abate venne nominato suo cugino
ed influente consigliere Wala, allontanato dalla corte per
dissapori con il nuovo imperatore. In quel periodo Bobbio
divenne un vero e proprio feudo monastico grandissimo ed
esteso, non raggruppato su di un unico latifondo, salvo
la zona della Val Trebbia, dell'Oltrepò, della Val
Tidone, della Val Curone e della Val d'Aveto che era unica
e contigua; bensì era formato da terreni e piccoli
feudi sparsi per tutta l'Italia settentrionale, dalle coste
del Mar Ligure al Piemonte e al lago di Como, al lago di
Garda, le zone del Ticino e del Po, fino all'Adriatico,
con una flotta di imbarcazioni che collegavano Pavia con
la Svizzera e per il Po i possedimenti sul Mincio, di Comacchio,
Ferrara, Ravenna, Venezia ed Ascoli Piceno, ma anch e sul
mare con i porti liguri di Moneglia e Porto Venere. Vi furono
possedimenti nel Lodigiano (San Colombano al Lambro), nella
Val Pellice (Bobbio Pellice), in Valsassina (Piani di Bobbio),
in Liguria (San Colombano Certenoli), lungo la zona appenninica
per la Via degli Abati (antica Via Francigena) da Bobbio
passando per Bedonia, Bardi, Borgo Val di Taro, Berceto,
la Cisa e Pontremoli, in Lunigiana, nella Val Fontanabuona,
nella Val di Vara e la Magra ed in Garfagnana, ecc. Il feudo
ebbe la protezione imperiale e papale e l'abate era nullius
dioeceseos (Abbazia territoriale) e dal 643 vi era anche
la carica di Abate mitrato, ed era difeso anche dagli Obertenghi,
in esso i monaci vi avevano costruito numerosissimi monasteri
sia secondo la regola colombaniana che benedettina e vi
coltivavano le terre in modo intensivo, specie impiantando
anche vigneti, oliveti e castagneti e costruendo mulini;
inoltre vi erano numerosi allevamenti specie di pecore per
l'utilizzo della pergamena per lo scriptorium, sia di Bobbio
che nei vari monasteri. Inoltre si trovavano monasteri sparsi
all'estero dalla Spagna fino alla Germania, in Irlanda ed
in Inghilterra, collegati da numerose strade percorse da
pellegrini e da monaci. Vi furono edificati numerosi castelli
e fortificazioni sul territorio a protezione anche religiosa,
specie nel periodo delle invasioni musulmane. L'abate Agilulfo
iniziò la costruzione nel 883 del nuovo monastero
dove si trova attualmente; nel X secolo iniziò la
prima decadenza anche per l'affievolirsi della protezione
imperiale e papale e molti feudi passarono direttamente
agli Obertenghi e poi ai vari rami famigliari. Sede vescovile
(quindi abate-vescovo con diocesi esente soggetta alla Santa
Sede) già nel 1014 con il titolo di Città,
con l'abate Pietroaldo; Contea nel 1028 con il vescovo-conte
Sigefredo; successivamente con il tradimento del vescovo
Guarnerio, poi scomunicato, inizia la seconda e più
imponente decadenza di Bobbio. Nel 1133 la diocesi di Bobbio
fino allora diocesi esente o prelatura territoriale, diventò
diocesi suffraganea alla nuova sede metropolita di Genova.
La Contea di Bobbio fu ridotta alla Val Trebbia fino a Torriglia
(Ge), alla Val d'Aveto fino a Santo Stefano d'Aveto (Ge),
all'Oltrepò, alla Val Tidone (Pecorara, Pianello
Val Tidone) e alla Val Curone; gli altri feudi sono persi
e dati agli Obertenghi e ciò verra confermato anche
dall'imperatore Federico il Barbarossa nel 1164, che toglierà
altri territori alla Contea a vantaggio dei Malaspina discendenti
dagli Obertenghi. Il Duomo romanico risale al XI secolo,
il monastero di S. Francesco (visibile vicino all'omonima
piazza) è del 1230. Il primo comune si formò
nel XII secolo e nel 1176 partecipò con il suo esercito
alla Battaglia di Legnano. Nel 1304 diviene Signoria sotto
Corradino Malaspina che vi costruisce il castello sopra
l'antico monastero protoromanico. Verso la fine del XII
secolo la città venne cinta da mura, ancora visibili
in alcuni punti, con cinque porte: Cebulle, Frangule, Alcarina,
Agazza, Nova. Il tessuto urbano crebbe attorno al complesso
monastico del IX secolo; durante il XIV secolo venne diviso
in terzieri: del Castello, del Duomo, di Porta Nova. Nel
1341 passò ai Visconti e poi dal 1387 ai conti feudatari
Dal Verme (infeudati dal 1436), assieme alla contea di Voghera
ai feudi di Pecorara, Pianello Val Tidone,Castel San Giovanni
(perso nel 1485) e della Valsassina (perso nel 1647), fino
al 1805. Nel 1516 Bobbio diviene Marchesato sotto i Dal
Verme e comprende varie contee [Voghera, Tortona (con il
Vescovado) e la signoria del Malaspina], nel 1593 Voghera
diventa autonomo sotto un'altra signoria ma sempre sotto
il Marchesato. Nel 1743 Bobbio diviene Provincia di Bobbio,
fino al 1861 e passa ai Savoia; nel 1770 il Marchesato ormai
superato è abolito. Nel 1797 con l'abolizione dei
feudi imperiali da parte di Napoleone e il riordinamento
dei territori Bobbio diviene Circondario (le provincie erano
state abolite). Dal 1805 la città è sede del
Circondario autonomo ed aggregato alla Repubblica Ligure,
ma nel 1815 caduto l'Impero Napoleonico divenne nuovamente
Provincia ligure. Nel 1859 con il riordinamento del Regno
d'Italia Bobbio passa sotto Pavia, il passaggio è
effettivo dal 1861, quando viene retrocesso a Circondario.
Fece parte dello stato milanese, dello stato sabaudo e,
nel regno d'Italia, della Liguria, e della provincia di
Pavia fino al 1923, quando perse ogni autonomia circondariale
che aveva dal governo abaziale del 614 con la chiusura del
Tribunale mandamentale e delle carceri (oggi ancora visibili),
ed aggregata con varie separazioni di territorio alla provincia
di Piacenza. Durante la seconda guerra mondiale, venne liberata
dal movimento resistenziale locale nell'estate del 1944.
Dal 7 luglio fino al 27 agosto di quell'anno, quando venne
nuovamente occupata da truppe della R.S.I., la città
ebbe un'amministrazione partigiana e fu uno dei primi esempi
di "Città libere" del nord Italia.