Bagnara
di Romagna è un comune di 2.021 abitanti situato
nel settore occidentale della provincia di Ravenna, ai confini
con la Provincia di Bologna. Il confine tra i due territori
è posto, dal 1859, sul fiume Santerno, che scorre
ad un chilometro dall'abitato. Il nome originale del paese
è semplicemente "Bagnara". Il toponimo
completo "Bagnara di Romagna" fu assegnato con
un Regio decreto (Torino, 11 gennaio 1863), per distinguere
il comune romagnolo da quello di Bagnara Calabra.
Bagnara
di Romagna si trova lungo gli Stradelli Guelfi, il percorso
parallelo alla Via Emilia che un tempo collegava vari castelli,
chiese e residenze signorili, da Bologna fino al mare Adriatico.
Tra tutti i borghi fortificati che sorgevano lungo il percorso,
quello di Bagnara resta l'unico esempio di castrum medievale
tuttora integralmente conservato.
ETIMOLOGIA
Il toponimo originario di Bagnara (Silva Bagnaria
o Balnearia) è collegabile alla qualità
del terreno, un tempo circondato da paludi che si estendevano
fino al Reno e al Po.
DA
VEDERE
La
Rocca sforzesca
La maestosa rocca di Bagnara è stata costruita nel
XV secolo ad opera dei signori di Imola, i Riario e gli
Sforza, sulle rovine del castrum medievale edificato nel
1354 da Barnabò Visconti e andato distrutto nel 1428
nella battaglia contro Angiolo della Pergola. Girolamo Riario,
signore di Imola dal 1482, avviò il rifacimento della
rocca, conferendole l'aspetto che vediamo ancora oggi. Sotto
Caterina Sforza venne completata la costruzione della fortezza:
il mastio e il loggiato sono databili a questo periodo.
Il mastio è considerato da molti studiosi una delle
migliori opere d'arte fortificatoria del XV secolo in Italia.
È suddiviso in tre ordini di casematte, costituite
da camere circolari molto ampie, coperte con volte semisferiche
laterizie, tuttora ben conservate. Oltre al mastio, elementi
di notevole interesse sono il cortile centrale, conservato
ancora oggi nell'aspetto rinascimentale, alcuni ambienti
interni con i soffitti lignei originali, i supporti in ferro
del ponte levatoio posto a mezzogiorno, i loggiati sulle
cortine dei lati Est e Nord, il pozzo di riserva d'acqua
e la scala a chiocciola formata da 78 monoliti in arenaria
sovrapposti. Tutti elementi caratteristici del bello
stile cinquecentesco.
A partire dal Settecento si procedette alla riconversione
del complesso edilizio da un uso militare ad un uso civile.
La rocca divenne residenza del commissario del vescovo;
in alcuni periodi i suoi locali furono anche destinati a
carcere.
Con la fine del dominio pontificio la rocca passò
al Regno d'Italia. Lo Stato la mise in vendita, il Comune
se l'aggiudicò per il prezzo di 2.570 lire, più
500 lire per le Fosse ad essa adiacenti (in tutto, circa
15.000 euro del 2002). Dopo l'acquisto, il Comune vi stabilì
la sede delle scuole elementari, che vi restarono fino al
1926, quando furono trasferite nella sede attuale. Dal 1962
la rocca è la residenza municipale. Negli ultimi
anni, dopo i necessari restauri, alcuni spazi sono stati
destinati a fini espositivi e museali.
La
chiesa arcipretale
Oltre al castello sono numerosi gli edifici religiosi e
le chiese nel territorio bagnarese, tra le quali la più
antica - la Chiesa della Natività di Maria, ora ricostruita
e utilizzata come auditorium - sorse nel 1452.
La Chiesa Arcipretale dei SS. Giovanni Battista e Andrea
Apostolo fu eretta sull'antico oratorio di S. Giovanni nel
1484. Edificio ad unica navata e a volta, costruito in tre
diverse epoche: la prima (sec. XIII e XIV) è riconoscibile
da resti di antiche murature nella parte bassa della fiancata;
il secondo rifacimento è del 1653, con il quale vennero
erette le otto cappelle laterali; la terza fase è
del secolo XVIII (1752-1774) quando l'architetto Cosimo
Morelli risistemò le cappelle laterali e ricostruì
l'abside ed il presbiterio, arricchendoli con una monumentale
ancona ed un altare, opera entrambi dei fratelli Dalla Quercia
di Imola.
Pregevoli le opere artistiche al suo interno:
la statua della Madonna del Voto, terracotta policroma del
XV secolo;
la fonte battesimale in pietra del XV secolo;
il portale di tabernacolo in arenaria (sec. XV);
la cantoria lignea e l'organo di Giovanni Chianei del 1786,
restaurati nel 1994;
i dipinti dei secoli XVII, XVIII e XIX;
il coro ligneo in noce composto di 15 stalli.
Il Santuario della Madonna del Soccorso è stato costruito
su progetto di Cosimo Morelli nel 1766, in un luogo che
era divenuto nel tempo meta di pellegrinaggi, per la presenza
di un ritratto in terracotta di Madonna col Bambino posto
su una quercia, al di sopra di una pozza le cui acque divennero
miracolose.
Le
Fosse castellane e le mura
In tutta la pianura romagnola, Bagnara resta l'unico esempio
di castrum medievale integralmente conservato.
L'intero sistema difensivo comprendente la rocca, il muro
di cinta ed il fossato sono perfettamente visibili anche
ai nostri giorni.
Le mura sono ancora oggi costeggiate, nella parte interna,
dai quattro terragli, le vie sopraelevate che servivono
da avvistamento e anche come prima difesa della rocca. Sulle
mura erano situati sei bastioni, destinati ad ospitare i
soldati con compiti di avvistamento e di difesa. Non è
possibile stabilire l'originaria profondità delle
Fosse, ma sicuramente ancora nel Seicento l'acqua vi stagnava
anche d'estate; il loro prosciugamento fu deciso nel 1738.
Al castello si accedeva attraverso un'unica Porta. Nell'Ottocento,
essendo l'unico accesso divenuto insufficiente, si praticarono
altre tre aperture carrabili. In seguito all'ultima guerra
le Mura andarono quasi completamente distrutte, per cui
vennero svolti importanti lavori di ripristino.
Si racconta che nei primi decenni del Novecento stazionasse
presso le Mura la mendicante Elvira Pomidori, detta la Munàca,
che si fingeva paralitica all'atto di chiedere l'elemosina,
ma camminava speditamente quando se ne andava per i fatti
propri. I più anziani dicono ancora che fa la Munàca
chi si finge tonto per ottenere dei vantaggi.
Villa
e Bosco Morsiani
Meta di visitatori da tutto il mondo, Villa Morsiani è
una delle più importanti dimore storiche dell'Emilia-Romagna.
Di proprietà della stessa famiglia fin dalla costruzione,
risale al XV secolo, epoca nella quale l'edificio era completamente
fortificato e svolgeva una funzione di supporto alla rocca
sforzesca. Le origini della famiglia sono ancora più
antiche: il capostipite Morsiano Fortebraccio Morsiani partecipò
nel XIV secolo a una Crociata con Alberico da Barbiano.
I conti Morsiani adattarono la villa a dimora gentilizia
nel Settecento. Il vasto parco che la circonda risale a
questo periodo. Gli interni testimoniano gli interessi culturali,
artistici e storici della casata: vi sono conservati mobili,
arredi e suppellettili originali (XV-XIX secolo), ben 16
camini di varie epoche, tra cui uno del '400 e un altro
che riempie una stanza (il più grande in regione).
La biblioteca di famiglia, ricca di diversi incunaboli e
cinquecentine, vanta più di 20.000 volumi. I soffitti
al piano nobile sono affrescati.
Nella Cappella di famiglia e nelle sale di rappresentanza
si conservano importanti opere d'arte sacra come un Cristo
dipinto su tavola del '300, una tempera su tavola di Innocenzo
da Imola, diverse opere del '500 e '600 bolognese, romagnolo
e veneto e la scultura in bronzo dell'Uomo della Sindone",
opera originale di Luigi Mattei. Villa Morsiani ospita l'allevamento
dei cani San Bernardo Del Soccorso[1], considerato
il migliore al mondo per questa razza, fondato nel 1939
dal Dott. Antonio Morsiani, ritenuto unanimemente il più
importante studioso ed allevatore di San Bernardo della
storia, nonché illustre rappresentante della Frutticultura
romagnola del Dopoguerra. In quasi 70 anni di attività
l'allevamento ha prodotto più di 400 campioni di
bellezza in ogni continente. Nel 1996 presso Villa Morsiani
è stata istituita la Fondazione Internazionale "Antonio
Morsiani" di Studi sul Cane, per ricordare e continuare
l'opera dell'illustre cinologo. Nel 2004 il Prof. Giovanni
Morsiani, figlio di Antonio e prosecutore del padre, è
stato insignito, unico italiano nella storia della Cinofilia,
della Medaglia d'Onore della FCI (Federazione Cinologica
Internazionale) per meriti cinofili e scientifici.
Un ultimo cenno sul grande Bosco Morsiani, il parco che
circonda la villa. Ricco di diversi alberi secolari, circondato
da un ampio muro orlato di antiche statue in pietra serena,
ospita delle piante considerate veri e propri monumenti
verdi, fra cui una quercia di 30 metri e un pioppo nero
di 40 metri. Di grande interesse botanico le molte specie
autoctone e alcuni colossali ulivi millenari perfettamente
ambientati e produttivi. Nel Bosco Morsiani si riproducono
naturalmente diverse specie di animali quali ricci, tassi,
scoiattoli ed uccelli insettivori e granivori, fra cui fagiani,
corvi.
Altri
luoghi da visitare
Piazza
Marconi. La piazza centrale è il luogo pubblico più
importante, il centro di raccolta, di svago, affari, fucina
di passioni politiche e ideali dei bagnaresi. Sulla piazza
si dava la corda in pubblico ai condannati, passavano le
processioni precedute dai confratelli delle varie compagnie;
a volte sulla piazza giungeva l'acqua del fiume Santerno
in rotta. Nel 2004 Piazza Marconi è stata interessata
da un completo recupero storico che ha comportato il rifacimento
della pavimentazione.
Palazzo
Fabbri si trova sul lato est di Piazza Marconi; nelle varie
epoche fu abitazione del sindaco, macelleria ed osteria.
Oggi, terminata una preziona opera di restauro è
divenuto sede di una locanda. Formidabile testimonianza
dell'architettura locale del secolo XIX, è dotato
di un piccolo chiostro, con un loggiato in selenite che
campeggia al centro del lato est, che appare più
antico (probabilmente sei-settecentesco).
ORIGINI
E CENNI STORICI
Il sito originario del paese era diverso da quello attuale.
Bagnara, attorno al Mille, sorgeva infatti circa un chilometro
a sud-est dell'attuale centro abitato. La prima memoria
scritta del paese risale all'anno 855 d.C., quando il fondo
di Balnearia risulta donato dal duca Gisolfo
di Imola all'Arcivescovo Giovanni di Ravenna. Il primo conte
di Bagnara fu Bennone, Vescovo d'Imola, che ricevette il
titolo nel 1129. Di Bagnara vecchia non rimane più
nulla: secondo la ricostruzione storica finora prevalente,
il castrum fu distrutto l'8 maggio 1222 in una battaglia
tra le città di Bologna e Faenza, alleate, che sconfissero
Imola, cui apparteneva Bagnara. I sopravvissuti, rimasti
senza tetto, si trasferirono in un luogo dove allora sorgeva
un oratorio. Nacque così la nuova Bagnara. Nei secoli
che seguirono Bagnara fu teatro di battaglie, saccheggi
e oggetto di negoziati. Il castrum passò di mano
a diversi padroni, che l'ottennero come preda di guerra,
o per compravendita, oppure per donazione.
Oltre
al vescovo d'Imola, si avvicendarono nel suo possesso Uguccione
della Faggiola, i Manfredi, gli Ordelaffi, i Da Polenta,
i conti di Cunio, i Visconti (siamo alla metà del
Trecento), i Malatesta, gli Estensi, poi nel Quattrocento:
di nuovo il vescovo d'Imola, Taddeo Manfredi, Galeazzo Sforza
e Galeotto Manfredi. Nel 1482 Bagnara fu assegnata a Girolamo
Riario quale dono di nozze da parte di Papa Sisto IV, suo
zio, assieme alle città di Imola e Forlì.
Alla morte del Riario, ucciso in una congiura a Forlì,
gli subentrò la vedova Caterina Sforza.
Caterina
è sicuramente uno dei personaggi storici più
conosciuti le cui vicende sono legate a Bagnara. Vendicò
il marito in maniera spietata e mantenne il possesso di
tutte le sue terre, ereditate dal figlio ancora minorenne,
Ottaviano Riario. Caterina nulla poté invece contro
l'invasione dell'esercito francese di re Carlo VIII, che
nel 1494 divenne il nuovo padrone della penisola italiana.
Dopo i francesi, Bagnara dovette subire anche il dominio
del duca Cesare Borgia, che alla fine dell'anno 1499 conquistò
Imola e gli altri castelli posseduti da Caterina fino a
Forlì.
Il
figlio Ottaviano Riario, giunto intanto alla maggiore età,
avviò una campagna per la riconquista dei suoi territori,
ma si rivelò non all'altezza del compito. Seguirono
decenni di lotte per il possesso di Imola e del suo contado,
Bagnara compresa, tra sostenitori del Papa e sostenitori
del re di Francia. Bagnara dovette subire sanguinose scorrerie
da ambedue la parti. Mentre Imola e le località circostanti
finirono sotto il controllo del Papa (cioè immediatamente
soggetti), su Bagnara la giustizia del tempo non trovò
una soluzione. Le due parti raggiunsero un accordo di compromesso
solo il 30 luglio 1562: Bagnara sarebbe stata mediatamente
soggetta alla Santa Sede. Il vescovo di Imola conservava
il titolo di conte di Bagnara e manteneva la proprietà
su quasi tutto il territorio comunale; aveva anche il potere
di amministrare il comune e la giustizia e doveva provvedere
alla difesa militare del territorio. Invece il consiglio
comunale di Imola aveva il potere di veto sulla nomina del
commissario (il sindaco dell'epoca) ed aveva il diritto
di esigere le imposte fondiarie. Il XVI secolo, così
difficile e pieno di avvenimenti drammatici, si concluse
con un altro tragico evento: nel 1591, dopo tre anni consecutivi
di carestia, scoppiò un'epidemia di tifo petecchiale
che causò in paese oltre 223 vittime. Per Bagnara
fu il numero massimo di morti mai riscontrato in un anno
nella sua storia.
Nel
Seicento andò un po' meglio: la peste manzoniana
del 1630-31 non toccò il paese. Per questo il consiglio
comunale istituì una festa annuale di ringraziamento
alla Madonna, detta del voto, fissata all'ultima
domenica di luglio. La tradizione continua tuttora ai nostri
giorni.
Il
Settecento fu contraddistinto da diversi flagelli: in primo
luogo le guerre di successione, che interessarono indirettamente
la Romagna, dove vari eserciti fissarono i loro quartieri
invernali e pretendevano vitto, alloggio, legna da ardere,
biada per i cavalli e altro dalla popolazione. Nel 1736
all'occupazione straniera si aggiunse anche una grave carestia.
Nell'ottobre 1765 si verificarono molti casi di febbre terzana
(una febbre intermittente, malarica), accompagnati da epidemie
che colpirono il bestiame bovino.
Nel
1797 invasero l'Italia i francesi di Napoleone, che abbatterono
il vecchio regime e organizzarono nuove circoscrizioni amministrative
e giudiziarie. Il vescovo di Imola perse ogni potere e diritto
su Bagnara, mantenendo solamente la guida spirituale della
parrocchia. Nel 1810 il Comune di Bagnara fu accorpato a
quello di Castel Bolognese. Tutto finì quando la
parabola di Napoleone concluse il suo ciclo.
Il
1º gennaio 1814 fu ripristinato il vecchio regime ad
opera delle truppe austro-britanniche e nel giro di poco
tempo venne ristabilito sulle Romagne il governo dello Stato
pontificio. Il vescovo di Imola tornò a fregiarsi
del titolo di conte di Bagnara, mentre i poteri amministrativi
passarono al cardinal legato. Bagnara tornò ad essere
comune e fu inserita, con Imola, nella Legazione di Ravenna.
I
successivi avvenimenti politici nazionali ebbero una forte
eco nel paese: alcuni bagnaresi parteciparono ai moti mazziniani
del 1831; nel 1846 venne festeggiata ufficialmente l'elezione
al soglio pontificio del vescovo d'Imola Giovanni Maria
Mastai Ferretti (Papa Pio IX); nel 1849, dopo la proclamazione
della Repubblica romana, Bagnara subì l'invasione
delle truppe austriache che ripristineranno il potere temporale
del papato. Gli imperiali entrarono in paese il 22 maggio
1849.
Al
1855 risale l'ultima epidemia di colera in paese, con 16
morti ufficialmente denunciati (ma probabilmente il totale
dei decessi raggiunse i 40).
Con
l'annessione al nuovo regno, si verificano alcuni importanti
cambiamenti istituzionali: l'istruzione primaria divenne
obbligatoria, così come la leva militare; la nomina
del sindaco passò dal vescovo al re; dal canto suo
il Papa decise di scomunicare tutti i cattolici che accettavano
di collaborare col governo (decisione legata al Non expedit
di Pio IX). Inoltre, passò dalle parrocchie ai comuni
la gestione degli istituti di beneficenza nonché
la registrazione di nascite, matrimoni e morti. Vennero
invece trasferiti direttamente allo Stato i beni ecclesiastici
non strettamente necessari al culto. Lo Stato avocava a
sé anche i compiti di tutela del territorio (bonifica,
difesa contro gli straripamenti del Santerno).
A
questi primi anni risale anche la costruzione della prima
rete fognaria e delle prime pubbliche latrine. Ma la più
importante realizzazione, anche dal punto di vista finanziario,
che influì sullo sviluppo del paese fu la costruzione
del ponte in legno sul Santerno.
I
primi anni del XX secolo sono contrassegnati da grandi cambiamenti
sociali: sorgono leghe di braccianti e mezzadri sempre più
combattive, nascono i primi sindacati e si verifica l'entrata
in politica dei cattolici. Le difficili condizioni economiche
in cui si ritrovò la nazione dopo la fine della Prima
guerra mondiale generarono tensioni che si fecero sentire
anche a Bagnara, dove tanta parte della popolazione viveva
ai limiti dell'indigenza. Le tensioni sociali si acuirono
e raggiunsero il culmine il 2 maggio 1920 (in pieno biennio
rosso), quando i socialisti (primo partito in paese) inaugurarono
un monumento ad Andrea Costa, a cui seguirono scontri che
provocarono due morti e la proclamazione dello stato d'assedio.
Il biennio rosso si concluse con la presa del
potere del partito fascista, che a Bagnara costrinse il
consiglio comunale a dimettersi nell'agosto 1922. Le principali
decisioni prese in questi anni furono: la costruzione di
un grande alloggio adibito a casa popolare, la costruzione
del nuovo edificio scolastico, l'inaugurazione di un parco
della Rimembranza e di un nuovo campo sportivo.
Durante
la Seconda guerra mondiale Bagnara diede il suo contributo
di vittime, militari e civili, e di prigionieri. Del locale
Comitato di liberazione fecero parte esponenti di tutti
i partiti antifascisti, oltre all'arciprete don Alberto
Mongardi, in rappresentanza dei cattolici. Per aver salvato
oltre quattrocento persone che si erano rifugiate nella
rocca, minata dai nazisti, e per altri gesti di carità
e umanità don Alberto Mongardi fu insignito di una
medaglia d'argento al merito con palma dalla Croce Rossa.
Il
9 aprile 1945 si registrò il più devastante
bombardamento che colpì Bagnara, che causò
26 morti tra i civili. La liberazione di Bagnara avvenne
l'11 aprile per opera delle truppe polacche agli ordini
del generale Anders. La guerra lasciò un segno profondo:
su un totale di 1970 abitanti erano partiti 272 soldati,
dei quali 13 non ritornarono più. Tra i civili si
contarono 82 morti, 260 feriti, 29 mutilati. I danni economici,
oltre alle razzie e alle altre distruzioni, comprendevano
74 case rase al suolo e 138 semidistrutte.