Bagnacavallo
è un comune di 16.459 abitanti della provincia di
Ravenna, a 23 Km dal capoluogo, 17 km da Faenza, 55 km da
Bologna e circa 30 km dal mare Adriatico. Bagnacavallo conserva
un fascino da grande decaduta, con i suoi numerosi palazzi
perlopiù seicenteschi e settecenteschi, appartenuti
a nobili casate, molti dei quali conservano ancora oggi
pregevoli affreschi e pitture a tempera. Oltre ai monumenti,
uno degli edifici più caratteristici è una
storica piazza, Piazza Nuova.
ETIMOLOGIA
Diverse sono le ipotesi sull'origine del singolare toponimo,
ricordato dalle fonti scritte solo a partire da X secolo.
Qualche antico testo fa riferimento alla presenza di una
sorgente di acque curative per i cavalli, di cui avrebbe
usufruito l'amato destriero dell'Imperatore romano Tiberio.
A confermare l'ipotesi starebbe il motto che compare sullo
stemma del Comune: Ingredior rhoebus, cyllaros egredior
("Entro malato, esco sano").
Più verosimilmente, il toponimo Bagnacavallo ricorda
la presenza di un guado del fiume Senio in prossimità
del primo agglomerato urbano, per attraversare il quale
era necessario bagnare le cavalcature.
DA
VEDERE
Piazza Nuova - Piazza a forma ovale circondata da un portico.
Fu edificata nel 1758 come luogo per la vendita e la contrattazione
delle merci, sede per macellerie, pescherie e botteghe dellolio.
Antesignana dei moderni centri commerciali, è oggi
il monumento più caratteristico di Bagnacavallo.
Il Castellaccio Il palazzo fatto costruire da una
famiglia di signori locali, i Malvicini. Per la sua caratteristica
di essere una costruzione fortificata, porta questo nome.
Edificato nel XV secolo, è il palazzo più
antico di Bagnacavallo.
Piazza della Libertà La piazza centrale del
paese, su cui si affacciano la chiesa arcipretale, il settecentesco
palazzo comunale ed il teatro Goldoni, intitolato al famoso
commediografo.
Sempre nella piazza svetta lelegante Torre Civica,
eretta alla metà del XIII secolo, cui più
tardi è stato aggiunto lorologio. Per diversi
secoli il piano inferiore della torre venne utilizzato come
prigione; probabilmente il detenuto più famoso è
stato il brigante Stefano Pelloni, noto come Il
Passatore, qui imprigionato nel 1849.
Pieve di San Pietro in Sylvis Fu eretta nel corso
del VII secolo ad un paio di chilometri a ovest del paese.
È una delle pievi meglio conservate del ravennate.
L'interno spicca per l'esaltazione della massa muraria:
i pilastri sono spogli, privi di capitello e di pulvino;
le pareti piane e semplici. L'esterno inferiore è
ritmato da lesene, mentre nel corpo superiore, con ritmo
più fitto, si trovano archetti pensili che attorniano
sette finestre ad ogni lato. La tradizione è quella
basilicale ravennate, ma il linguaggio è più
popolare e meno enigmatico di quello dell'architettura imperiale.
PODERE
PANTALEONE
È un'area boschiva protetta di circa sei ettari.
Fino agli anni Cinquanta il podere era del tutto simile
alle altre aree coltivate, con filari di alberi da frutto
inframmezzati da lunghe strisce di terra coltivate a grano,
mais, erba medica e barbabietole. Acquistato dal Comune,
il podere è stato trasformato nel 1987 in oasi naturalistica,
area di riequilibrio ecologico e ambientale.
Nel corso dei decenni la natura, lasciata crescere spontaneamente,
ha dato vita ad un habitat di grande interesse paesaggistico,
testimonianza della vecchia campagna romagnola.
Al suo interno si trovano la fauna e la flora tipiche della
Pianura padana: Flora - Arbusti che formavano le antiche
siepi, come biancospino, prugnolo selvatico, sanguinella,
sambuco nero, spino di gatta, rosa canina, corniolo. Fauna
- mammiferi, rettili, invertebrati. Il podere, inoltre,
è il luogo ideale per la nidificazione di molte specie
di uccelli.
CENNI
STORICI
Durante la seconda guerra mondiale, nel periodo dell'occupazione
tedesca e della Repubblica Sociale Italiana, a Bagnacavallo
trovarono temporaneo rifugio alcune famiglie di profughi
ebrei provenienti da Fiume, di passaggio nel tentativo di
espatriare quindi in Svizzera. In questo impegno di solidarietà,
si distinsero il cantoniere Antonio Dalla Valle e la famiglia
Tambini. Il 28 aprile 1974, l'Istituto Yad Vashem di Gerusalemme
ha conferito l'alta onorificenza dei giusti tra le nazioni
a Antonio Dalla Valle, e ai coniugi Aurelio e Aurelia Tambini
e ai loro figli Vincenzo e Rosina.