Alseno
è un comune italiano di 4.841 abitanti della provincia
di Piacenza.
ETIMOLOGIA
Deriva dal latino sinus (avvallamento) in riferimento ad
un antico fiume o ad un antica strada.
FORTEZZA
DI CASTELNUOVO FOGLIANI
Il percorso turistico lungo il territorio di Alseno non
puo' dimenticare il castello medioevale di Castelnuovo Fogliani,
con un vero aspetto di residenza signorile. Questo borgo
castellano, chiamato in antichità Montebello sorge
all'inizio della valle dell' Ongina. Già arrivando
dalla strada statale non puo' sfuggire la vista della folta
vegetazione e lo spiccare della maestosa torre preromanica.
La storia del borgo è inizialmente legata alla nobile
famiglia dei Della Porta, poi dei visconti e, dopo varie
vicessitudini a Sforza Fogliani a cui appartenne per oltre
quattro secoli. Da qui anche la modifica del toponimo in
Castelnuovo.La forma attuale di tutto il complesso di edifici
fu raggiunta circa nel settecento durante il restauro voluto
dal marchese Giovanni Sforza Fogliani ad opera del famoso
architetto Vanvitelli. La fortezza medioevale si presenta
come una fastosa residenza con una facciata di stile neoclassica
racchiusa in un imponente parco. Il complesso fu donato
nel 1925 alla Santa Sede dall'ultima duchessa Sforza Fogliani
e oggi è adibito a casa d'accoglienza per seminari
e convegni. L'interno è ricco di saloni raffinati
dipinti preziosi di vari generi fra cui non si puo' non
evidenziare quella affrescata da Giuseppe Natali. Sempre
di origine vanvitelliana è anche la chiesa della
frazione di Castelnuovo Fogliani dedicata a San Biagio eretta
anch'essa nella seconda metà del settecento in sostituzione
della precedente demolita.
ABBAZIA
DI CHIARAVALLE DELLA COLOMBA
LAbbazia di Chiaravalle della Colomba, che sorge non
lontano da Alseno, nella pianura piacentina, assomma in
sé la veneranda realtà della più celebre
presenza cistercense nella regione emiliana e il prestigio
di stupendo monumento dellarte medioevale. La fondazione
ufficiale si attribuisce al solenne documento dell11
aprile 1136 espressamente chiamato «institutionis
paginam» con il quale Arduino, vescovo di Piacenza,
concede al monastero i primi beni terrieri. Atre donazioni
vennero da due potenti signori della zona, i marchesi Oberto
Pallavicino e Corrado Cavalcabò. La «institutionis
paginam» già cita il nuovo nome dellantico
Careto, luogo desolato nella selvosa e paludosa landa padana,
ricordandone il titolo di «Colomba». Vorrebbe
la leggenda che una bianca colomba avesse delineato con
pagliuzze, dinanzi agli occhi dei monaci, il perimetro dellerigendo
complesso religioso. In realtà è probabile
che lintitolazione a «Santa Maria della Colomba»
(nome dedicatorio autentico della basilica e del monastero)
si riferisca al mistero dellAnnunciazione, armonizzandosi
così molto bene con la spiritualità cistercense.
Questa riflessione ci riporta direttamente alla persona
del fondatore San Bernardo, il grande abate di Clairvaux
(Claravallis) cui Dante nella Commedia fa pronunciare la
celebre cantica «Vergine Madre figlia de tuo Figlio»,
il quale dopo la riforma benedettina sgorgata su
finire del sec. XI dal monastero di Cîteaux (Cistercium),
e che privilegiava il lavoro manuale si era portato
gruppi di monaci in Lombardia per aprire stazioni di bonifica
nelle zone più povere. Come aveva accolto le suppliche
dei milanesi, il 22 luglio 1135, istituendo labbazia
di S. Maria di Roveniano (lodierna Chiaravalle Milanese),
così pochi mesi dopo accolse quelle di Arduino, con
il suo clero e il suo popolo, insediando alcuni confratelli
nei già citati luoghi campestri. A S. Maria della
Colomba spetta dunque la gloria della filiazione diretta
dal grande riformatore della spiritualità dell«ora
et labora». Il 7 febbraio 1137 Innocenzo II indirizza
a San Bernardo stesso il primo privilegio papale riguardante
il monastero, mentre il medesimo verrà accolto sotto
la protezione della Sede Apostolica con un atto del pontefice
Lucio II, datato dal Laterano il 12 luglio 1144. Lantica
facciata, visibile nella parte alta, e preceduta dallavamportico
trecentesco; permane tuttavia la struttura a salienti e
la corona degli archetti pensili. Il più tardo rosone
vi si incastona armonicamente. Lavamportico, con le
sue triplici luci, rafforza il carattere simbolico trinitario
della pianta basilicale; sotto le sue volte, prima dellaccesso
nella chiesa, si trova unarca tombale che fu a lungo
reputata sepolcro di Oberto Pallavicino, ed ora invece dei
primi Abati. Linterno, terminato agli inizi del 200,
ci mostra la vera primizia dellarchitettura cistercense
in Italia, dai severi caratteri borgognoni, con il gioco
espressivo delle nervature e i grandi costoloni pensili.
Le proporzioni sono piuttosto vaste: 65 metri di lunghezza,
20 di larghezza e oltre 20 di altezza. Queste misure confermano
la presenza di un gran numero di monaci sin dagli anni della
fondazione. Limpianto romanico a tre navate si sviluppa
in altezza secondo un precoce carattere di transizione al
gotico. San Bernardo, nemico della «ridicula monstruositas»
del bestiario medioevale, impose una architettura essenziale,
priva di sculture e di decorazioni. La navata centrale si
sviluppa per quattro grandi campate e ledificio sacro
termina in conformità al modello abbaziale
con coro e transetto. Le finestre attuali, più
ampie, non corrispondono a quelle primitive. La «legenda»
della piantina identifica le cappelle più importanti
della Basilica. Nel coro e visibile il dipinto murale di
scuola raffaellesca che si trovava nellAula Capitolare.
Negli stipiti delle cappellette del transetto si scorgono,
incassati nel muro, quattro pregevoli ritratti di santi:
San Benedetto, Santo Stefano, i Santi Pietro e Paolo, e
Santa Maddalena. Dal transetto destro parte la scala che
comunicava direttamente con il soprastante dormitorio dei
Monaci coristi. Lo straordinario gioiello di Chiaravalle
della Colomba è il chiostro trecentesco. Culmine
qualitativo del primo ciclo di lavori, ci si offre ancor
oggi nellintensa suggestione della propria strutturata
bellezza: esso e lunico conservatosi intatto in situazione
extra-urbana sullintero territorio emiliano-romagnolo.
Vi sono profuse tutte le sapienze architettoniche, decorative
e mistico-simboliche della mentalità fideista medioevale.
Il suo fascino si sostiene intimamente nella «misura»
raccordata di ogni parte, e soprattutto nei ritmi contrappuntati
delle ventiquattro partizioni a quadrifora, delle novantasei
arcatelle ogivali, delle centotrenta colonnine binate in
marmo rosa di Verona, dei venti speroni a contrafforte avanzati
nel cortile, e infine della vibrante cornice ad archetti
e tortiglione. In questi ritmi si intersecano le complesse
simbologie numerali che accompagnavano il tempo e il pensiero
dei monaci. Il perfetto quadrato del chiostro al
quale la luce mattinale o meridiana dona stupendi effetti
sul vasto registro del cotto ci trasmette compiutamente
il carattere rigoroso e gaudioso della vita monastica. Il
percorso interno dellanello claustrale dalla lunghezza
del lato di m. 40, riserva non poche sensazioni artistiche.
In apparente contrasto con le austere regole edilizie cistercensi
compaiono ricche mensole di sostegno ai costoloni delle
campate, bellissime colonne ofitiche (annodate come serpenti)
agli angoli del porticato, capitelli figurati, e altre sculture:
e il fecondo clima antelamico che si proietta evidentemente
sugli esecutori, ormai più influenzati dalla cultura
locale che da quella dei primi monaci francesi. Negli angoli
interni del portico sono figure telamoniche, ossia di personaggi
nellatto di sostenere le volte. La tradizione attribuisce
a tali figure il valore simbolico dellaiuto delluomo
a realizzare con il lavoro la casa di Dio. Tra i bellissimi
capitelli ricordiamo quello «delle colombe»,
nel lato orientale, che esprime il nutrimento spirituale
delle anime. Forse legati ancora ad una simbologia anagogica
del cibo spirituale e materiale sono i due
grandi capitelli figurati che segnalano lantico accesso
al refettorio: essi mostrano la Madonna col Bambino benedicente
(acefalo) tra gli Apostoli e gli Evangelisti da un lato,
e un gruppo di figure ammonitorie dallaltro.
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Palazzo Landi
Chiesa di San Martino, di origine gotica
ALSENESI
NOTI
Matilde Zucchi Piatti
Luigi Vanvitelli