Alfonsine
è un comune di 12.271 abitanti della provincia di
Ravenna. Si trova nel Nord della Romagna all'incrocio tra
il torrente Senio e la Strada Statale 16 Adriatica, in uno
spazio fertile in cui l'agricoltura è molto presente,
soprattutto la viticoltura. Possiede alcune industrie importanti
come Marini-Fayat, Sica, Contarini e Fruttagel; quest'ultima
ha una delle celle frigorifere più grandi d'Europa
e produce praticamente tutti i succhi in brick d'Italia
(grande è la sua rivalità con Faenza, che
prova ad emularne i sublimi confezionamenti). Nel territorio
ci sono giacimenti considerevoli di gas metano. La ricorrenza
principale delle Alfonsine è il 10 aprile, giorno
in cui si celebra la liberazione dall'occupazione tedesca.
L'ultima settimana di maggio, dal giovedì alla domenica,viene
inoltre organizzata la Sagra delle Alfonsine, che annovera
una discreta fiera-mercato e molteplici stand gastronomici
in cui assaporare i prodotti della cucina romagnola, della
cucina umbra (in virtù del gemellaggio con la cittadina
di Spello) e piatti tipici del Marocco (Alfonsine è
una città multiculturale). Oltre alle iniziative
sopra indicate, esiste una realtà associativa denominata
Circolo Filatelico "Vincenzo Monti" (Numismatica,
Cartofilia e Ricerche Storiche) che ha prodotto libri, medaglie
e cartoline che raccontano la storia di Alfonsine. Il Comune
di Alfonsine è tra le Città decorate al Valor
Militare per la Guerra di Liberazione perché è
stato insignito della Medaglia d'Argento al Valor Militare
per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività
nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.
ETIMOLOGIA
Deriva dal nome di persona Alfonso riferendosi forse ad
Alfonso I d'Este o ad Alfonso Calcagnini. Potrebbe anche
derivare dal termine dialettale alinfunsé che deriva
a sua volta da a le fossine, che si riferisce a fossa.
LO
STEMMA
Lo stemma risale al 1814 quando Alfonsine ottenne il diritto
di diventare un comune autonomo, esso poiché il territorio
era in parte sotto la legislazione ravennate e in parte
sotto quella dei Calcagnini, pose nel suo stemma il leone
dei Calcagnini, e il pino parte dello stemma di Ravenna.
DA
VEDERE
A causa delle devastazioni subite durante la seconda guerra
mondiale, sono pochi gli edifici storici sopravvissuti.
Tra quelli più significativi si ricorda l'Oratorio
di S.Vincenzo Ferrari, risalente alla metà del XVIII
secolo.Al suo interno è tutt'ora custodita una tela
della Madonna attribuita alla scuola dei Longhi. Di recente
costruzione invece sono il Santuario della Madonna del Bosco,
ricostruito sul precedente edificio settecentesco. Conserva
un'interessante raccolta di ex-voto del XVIII e XIX secolo.In
Piazza Monti alla vecchia parrocchia si è sostituita
la Chiesa del Sacro Cuore, mentre l'attuale parrocchiale
dedicata a Santa Maria, è stata innalzata, in tempi
recenti in Corso della Repubblica.
In
Piazza della Resistenza si trova il Museo della battaglia
del Senio, istituzione moderna sorta nel 1981 su iniziativa
del comune di Alfonsine, della provincia di Ravenna, della
regione Emilia-Romagna e con il contributo dell'Ufficio
Storico e dello Stato Maggiore dell'Esercito Italiano. Obiettivo
del percorso espositivo è la ricostruzione dei tragici
eventi che segnarono le ultime fasi del secondo conflitto
bellico, intrecciando la storia dei fatti d'arme a quella
dei paesi e delle popolazioni locali che subirono drammaticamente
quel periodo. Dal 1997 vi ha sede anche l'Istituto Storico
della Resistenza e dell'Età Contemporanea della Provincia
di Ravenna, dotato di un archivio e di una biblioteca.
In
via Passetto si trova la casa natale di Vincenzo Monti,
si tratta di una costruzione rurale del settecento. È
una sorta di piccolo museo in cui si possono ammirare, oltre
alle opere del poeta, anche cimeli della sua famiglia, nonché
testimonianze della vita contadina dell'epoca. È
inoltre sede del Comitato Montiano ente promotore degli
studi su Vincenzo Monti, del Centro Visita della Riserva
Naturale di Alfonsine e del Centro di Informazione e Documentazione
sull'Educazione Ambientale.
A
metà strada tra le valli di Argenta e quelle di Comacchio,
inserito all'interno del vasto parco regionale del Po, si
trova la Riserva naturale speciale di Alfonsine, un'area
protetta di pochi ettari di proprietà comunale. Si
tratta di tre oasi distribuite: una estesa fra il Reno e
una chiusa ottocentesca, caratterizzata da boschi igrofili
a salice bianco, nonché pioppi, olmi e altri arbusti;
un'altra più a est, nota come Stagno della fornace
Violani, habitat naturale della rara testuggine palustre;
una terza infine costituita dal cosiddetto boschetto dei
tre canali.
ORIGINI
E STORIA
Coesistono due principali ipotesi sulle origini del nome
di Alfonsine: la prima, basata su documenti risalenti ai
primi anni del 1500, e più accreditata, si rifà
ad Alfonso Calcagnini, che iniziò la bonifica di
queste terre, che furono perciò chiamate "le
Alfonsine" (terre di Alfonso): in dialetto romagnolo
"a gl'Infulsen"; la seconda si deve ad Antonio
Polloni nella sua Toponomastica Romagnola (1966), in cui
ipotizza che il toponimo le Alfonsine derivi da "fossa-æ",
"canale, fossato scavato dall'uomo", e che solo
in un secondo tempo - e per pura coincidenza - sarebbe stato
influenzato dal nome di Alfonso Calcagnini. La fondazione
dell'abitato di Alfonsine ebbe luogo nel lontano 1464, quando
il territorio, costituito da valli e terre palustri, veniva
donato da Borso d'Este a Teofilo Calcagnini che iniziò
un'ingente opera di bonifica. Il nucleo originario del paese
si sviluppa intorno alla chiesa di Nostra Signora, eretta
nel 1502, dal feudatario che governava nel periodo su quelle
terre Alfonso Calcagnini, figlio di Teofilo. Il luogo, da
sempre zona di confine tra il dominio ravennate e quello
estense, fu oggetto di secolari e a volte drammatiche lotte
per il controllo. La questione si sopì con l'intervento
di papa Leone X, il quale, nel 1519, investì ufficialmente
i Calcagnini dei loro possedimenti, legittimando in tal
modo la donazione estense, ma estendendola alle terre appartenenti
ai canonici lateranensi di S.Maria in Porto e dei nobili
Rasponi. Il nuovo feudo assunse il nome di "territorio
leonino". I Calcagnini si trovavano così ad
essere feudatari sia della chiesa che degli Este. Il privilegio
venne riconfermato da Clemente VIII alla fine del secolo.
Nonostante la crescita economica e demografica registrata
nel corso del XVIII secolo, gli abitanti della comunità
rurale a quell'epoca non godevano ancora di nessuna libertà.
La zona fungeva solamente da area di sfruttamento ed arricchimento
per la classe dei feudatari, mentre la popolazione costretta
a pagare la tassa dovuta al signore continuava a vivere
in un forte disagio sociale. Il periodo napoleonico segnò
l'affrancamento dei Calcagnini e nel 1814 Alfonsine divenne
Comune. Le dure condizioni di vita portarono fino alle porte
del '900, alla costituzione da un lato di bande di malfattori,
e dall'altro di associazioni di natura assistenziale e politica
impegnate nella lotta per la conquista dei diritti per le
classi meno abbienti. Il paese poi viene messo di nuovo
a dura prova dallo scoppio dei disordini della settimana
rossa, che ad Alfonsine si manifestò molto violentemente
e dai due conflitti mondiali che ne seguirono Durante la
seconda guerra mondiale, e precisamente tra il dicembre
1944 e il 10 aprile 1945, Alfonsine è stata teatro
di cruenti scontri tra tedeschi, alleati e partigiani che
combatterono sul fronte situato sul fiume Senio. All'indomani
della liberazione, il panorama sconfortante era rappresentato
dalla distruzione del 70% delle abitazioni e dalla scomparsa
del vecchio centro storico, che venne dapprima pesantemente
bombardato dagli alleati, e in seguito minato dei tedeschi
prima della loro ritirata verso nord. Tuttora è presente
nella cittadina un importante museo che commemora la battaglia,
il Museo della Battaglia del Senio; tra i cimeli vi è
un originale ponte Bailey utilizzato dagli alleati durante
il conflitto ed esempi di artiglieria ed equipaggiamenti.