Sissa
è un comune di 4.167 abitanti della Bassa Parmense. Nel Comune
di Sissa è presente l' unico porto fluviale della Provincia di
Parma, quello di Torricella.
ORIGINI
Questo lembo di terra di origine alluvionale tra il Taro e il Po ha
ospitato insediamenti ed é stato colonizzato in età romana
(resti di tombe romane a Gramignazzo) e prima ancora etrusca (piroga
etrusca emersa in seguito ad una secca eccezionale del Po a Torricella).
Notizie certe di Sissa si traggono da una pergamena del 945 nella quale
si parla di un piccolo nucleo, facente parte di un agglomerato più
antico, Palasone, censito come feudo del Capitolo della Cattedrale di
Parma.
ETIMOLOGIA
Il fiume Taro, soggetto a frequenti, devastanti straripamenti, provocò
la separazione della città da Palasone e, in seguito a questo
fatto, venne coniato il toponimo Sissa, cioé "scissa",
ovvero "divisa".
CENNI
STORICI
Nel 1195 l'imperatore Enrico VI concesse ai Canonici della Chiesa di
Parma piena giurisdizione su Palasone, Sissa e Coltaro. Incominciò
così per il borgo un periodo ricco di gesta medievali che lo
portarono ad un alto grado di potenza. I nuovi feudatari abbatterono
la torre quadrangolare, eretta a difesa dai tempi del Capitolo, e costruirono
una rocca difensiva imponente, munita di randelli e salienti. Con il
dominio di Ottobono Terzi, gran capitano di Gian Galeazzo Visconti,
Sissa conobbe il periodo di maggiore potenza e dovette sostenere innumerevoli,
sanguinosi attacchi, specialmente da parte dei Rossi di S. Secondo.
Ottobono ebbe successo in diversi assalti sino alla morte avvenuta nel
1409, ucciso a tradimento da Attendolo Sforza. I Veneziani si impossessarono
di Sissa nel 1440 e rasero al suolo la Rocca, già molto danneggiata:
le cronache del tempo dicono che il restauro fu ritenuto troppo costoso...
Tornati i Terzi in possesso della Rocca, la ricostruirono in proporzioni
modeste e, col passare degli anni, la città perse sempre più
importanza. Giunti al 1630, anche in questo territorio si propagò
la peste di Milano, attraverso il porto di Torricella: vi furono centinaia
di vittime, causate anche dalle alluvioni. Nella prima metà del
XVIII secolo, l'ultimo conte Terzi diede in sposa la figlia Corona al
marchese Bonifacio II Rangoni che assunse anche il nome di Terzi. Nel
medesimo periodo, venne chiamato Sebastiano Galeotti ad affrescare le
stanze della Rocca, ormai palazzo settecentesco.
Il cammino della storia continua fino alla definitiva soppressione dei
feudi nel 1805. Al conte di Sissa rimasero terreni, diverse case e il
castello, certamente privo di connotati feudali. A metà Ottocento
i beni passarono in mano ai Raimondi: essi, nel 1900, li vendettero
per 45 mila lire al Comune di Sissa, il quale fece della Rocca la sede
degli Uffici Municipali.
A
Coltaro (m29), 7 km a nord-est di sissa, un'importante area rivierasca
detta "Boschi di Maria Luigia", in quanto fu la duchessa a
farne dono agli abitanti del luogo, è uno degli esempi rimasti
di bosco di pianura, anche se oggi si configura come parco per il tempo
libero.
A
Torricella inoltre (m 30), posta a 3,5 km a nord di sissa, vi è
il più importante porto nautico della provincia di Parma.
ETIMOLOGIA
Potrebbe derivare dalla proprietà fondiaria di un certo Siccius
o Seccius.
EDIFICI
STORICI
Villa Simonetta (in frazione Torricella)
EDIFICI
RELIGIOSI
Santuario della Madonna delle Spine
LA
ROCCA DEI TERZI
Il complesso fortificato di Sissa, più volte violentato in ordine
alle esigenze difensive di vari periodi storici, ha conservato intatto
il mastio, dimostrazione di un passato tanto ricco di gloria, di sventure
e di sangue, che sovrasta due ali più basse inserite nel Settecento
modificando le preesistenti strutture medievali. Per lungo tempo la
fortezza fu teatro di tumultuosi avvenimenti, specie quando i veneziani,
conquistandola nel 1409, la devastarono. Il fortilizio venne ricostruito
dai Terzi, che lebbero in restituzione nel 1440, con lelevazione
del feudo a Contea. Nei secoli successivi ebbe a subire forti trasformazioni
tanto allinterno quanto allesterno, infatti dopo tanti fatti
darme, saccheggi e modifiche parziali, larchitettura della
rocca cambio più volte il proprio aspetto. Dalla seconda metà
del Cinquecento in poi la parte esistente delle vecchie murature subisce
numerosi riadattamenti sino ad assumere nel Settecento la tipica impronta
di residenza signorile. Allignoto architetto autore della trasformazione
settecentesca spetta il merito di aver abilmente collegato lausterità
del mastio, non intaccato nella sua immagine di fortilizio, coi corpi
laterali delledificio, che assumono laspetto tipico di palazzo
patrizio. Agli inizi dellOttocento lantico fortilizio terziano
si presenta nella sua edizione definitiva, architettura tardo barocca
in cui domina ancora il mastio quattrocentesco che conserva intatta
la corona di caditoie e i lunghi beccatelli che rinserrano il corpo
sporgente del blocco murario, mentre si segnala la scomparsa del ponte
levatoio. Sino a tutto lOttocento la Rocca era accessibile frontalmente
per mezzo di uno stretto ponticello in muratura. Dalla piazzola
un altro ponticello, ortogonale al precedente, congiungeva labitato
con la sede del dazio comunale, isolato da un muretto che insieme alle
spallette dei ponti formava un quadrilatero nettamente staccato dalla
parte occidentale del paese. Una serie di abbattimenti successivi, il
cambio di destinazione della Rocca adibita a sede comunale, hanno portato,
agli inizi del Novecento, alla costruzione di un monumentale scalone
in muratura, cemento e marmaglia, posto dirimpetto alla strada ritagliata
nel verde della vecchia ortaglia. Gli interventi più recenti
riguardano la scala laterale, posta nella facciata orientale, ricostruita
in cotto e cemento negli anni Cinquanta, e lo scalone dingresso
sorto nel 1986, previo abbattimento del precedente. Abbiamo esempi di
rocche coeve ben conservate, che aiutano a ricostruire con la fantasia
bertesche, merlature, barbacani e caditoie, ma in vetta al mastio tozzo
e invulnerabile, che un tempo terrorizzava i nemici, oggi si annidano
uccelli rapaci e notturni che ne tentano il silenzio, e ledera
e il caprifoglio hanno rivestito le pietre onuste di tempo.
SANTA MARIA ASSUNTA
La chiesa parrocchiale è dedicata a S. Maria Assunta. Interessante
per la sua grandiosità, presenta una struttura basilicale a tre
navate. Fu costruita nel 1950 sui resti della precedente, crollata e
quasi interrata da una rovinosa alluvione. Dell'antico tempio rimane
il bel quadrato campanile romanico, con il famoso concerto di otto campane,
e, gelosamente murati all'interno degli attuali, iresti dei vecchi pilastri
e di qualche affresco. Si possono ammirare il bellissimo altare barocco
in legno,laccato e dorato, segno della dominazione veneziana, diverse
cornici lignee dorate e vari dipinti in olio su tela. Tra questi, nell'apside,
l'Assunzione della Madonna e un San Cristoforo, attribuiti al pittore
locale Pietro Ferrari. Interessanti le sacrestie.
DATI RIEPILOGATIVI
Popolazione
Residente 3.946 (M 1.890, F 2.056)
Densità per Kmq: 92,0 (Censimento Istat 2001)
CAP
43018
Prefisso Telefonico 0521
Codice Istat 034034
Codice Catastale I763
Denominazione
Abitanti sissesi
Santo Patrono San Giacomo
Festa Patronale 25 luglio
Numero
Famiglie (2001) 1.482
Numero Abitazioni (2001) 1.842
Il Comune di Sissa fa parte di:
Regione Agraria n. 6 - Pianura di Parma
Località e Frazioni di Sissa
Borgonovo, Casalfoschino, Coltaro, Gramignazzo, Isola Jesus, Palasone,
Sala, San Nazzaro, Sottargine, Torricella
Comuni Confinanti
Colorno, Gussola (CR), Martignana di Po (CR), Roccabianca, San Secondo
Parmense, Torricella del Pizzo (CR), Torrile, Trecasali.