Lesignano
de' Bagni è un comune di 4.363 abitanti della provincia di Parma.
ETIMOLOGIA
Deriva dal nome latino di persona Licinius con l'aggiunta del suffisso
-anus che indica appartenenza. La specifica de bagni si riferisce alla
presenza di due pozzi che raccolgono acque termali saline.
EDIFICI
RELIGIOSI
Pieve di San Michele
Chiesa di San Martino (1732, a Stadirano)
Chiesa della Trasfigurazione (a Mulazzano)
Chiesa della Purificazione (Santa Maria del Piano)
BADIA
CAVANA
Si tratta di una deliziosa chiesetta romanica, quanto resta di un monastero
vallombrosano fondato almeno nel 1115 e sicuramente rifatto nel 1117
dopo il terremoto che lo danneggiò seriamente: posizionata su
una collina isolata a est del torrente Parma, l'edificio, noto come
Badia Cavana dalla località in cui si trova (S.Michele Cavana),
è in realtà dedicato a S.Basilide, e la fondazione si
attribuisce da sempre (pur in assenza di documenti probanti) a S.Bernardo
degli Uberti, vescovo di Parma dal 1109 al 1133 e il maggiore degli
esponenti di Vallombrosa presenti in questo territorio.
Nella prima metà del XV secolo l'abbazia fu commenda dei feudatari
di turno del luogo (dai Gonzaga ai Riario, Sanvitale, Meli, Barberini
e infine Farnese): nel 1564 assunse anche la cura delle anime in luogo
della dismessa pieve dei Ss.Pietro e Paolo, poco distante, e la manterrà
fino alla soppressione del convento per i noti editti napoleonici nel
1798, quando i locali verranno venduti e destinati a rustici o residenze
padronali. Il complesso monastico, in pietra, è ancora in gran
parte riconoscibile, con il chiostro, qualche bifora, la sala del capitolo,
la foresteria.La chiesa è a navata unica, con transetto e un
nartece a due campate più largo della navata non in asse con
il resto dell'edificio: è probabile che il nartece fosse successivo
al terremoto del 1117 mentre il corpo dell'edificio sia stato solo restaurato,
ma ancora originale (pre-1115). Rifatta in parte nel 1718, restaurata
nel 1938 e 1961, la chiesa è in pietra con copertura a capriate,
con la fronte intonacata (l'unica parte intonacata, per fortuna, di
tutto il complesso) e un sagrato a giardinetto, alzato su un piedistallo
di numerosi gradini. Il portale mostra un archivolto decorato a intreccio
di vimini entro una ghiera a palmette e fiori, con lunetta che ospita
una Croce gemmata. Sulla parete interna del nartece i due capitelli
a fianco del portale recano figure dei simboli degli Evangelisti entro
fasce di racemi e palmette. L'interno, molto spoglio e severo, mostra
l'antica arenaria e silice azzurrina delle murature e un abside cilindrica,
con catino, e transetto che, a differenza dell'aula, è coperto
a botte.
I
BARBOJ
Salendo dai tornanti che da Lesignano portano alla frazione di Rivalta
ci si immerge progressivamente in un paesaggio dove l'uomo ha fatto
ancora pochi interventi. L'aspetto più interessante della zona
è il caratteristico fenomeno delle SALSE o BARBOJ.
L'area delle manifestazioni eruttive si estende per circa 1 ettaro con
tre centri principali di eruzione, il maggiore dei quali è situato
proprio a lato della strada comunale. I barboj sono piccole fuoruscite
di un miscuglio fangoso composto da acque salate, idrocarburi ed altri
gas (metano, petrolio, azoto e anidride carbonica) provenienti da giacimenti
sotterranei; i materiali risalgono in superficie spinti da una notevole
pressione. Durante la salita queste sostanze corrodono la roccia arricchendo
il miscuglio di fanghiglia grigia che forma poi delle caratteristiche
pozze di fango e numerosi coni simili a dei piccolissimi vulcani. Il
liquido che fuoriesce dal terreno è in genere freddo, più
raramente tiepido, come accade in quelli di Rivalta. Qualche medico
del XVII secolo indicava che il miscuglio era adatto per la cura di
ferite, ulcerazioni e perfino della lebbra. Oggi però i medici
non pensano che il fango possa guarire delle malattie, ma questo composto
può esser usato come cura di bellezza, perché con la sua
argilla grigia arricchita dai minerali, rende la pelle più morbida.
Una volta poi si pensava che, oltre ad avere importanza per la cura
di malattie, i barboj avessero, una funzione di segnalazione del tempo.
Oggi è provato che le salse intensificano la loro attività
in occasione del brutto tempo, o meglio, della bassa pressione atmosferica,
ma certo non servono a segnalare i cambiamenti del tempo, se non in
piccola parte. In questa area di affioramento di poca estensione, ma
di notevole interesse scientifico, è prevista l'istituzione di
una riserva naturale di tipo geologico in modo da sottrarla all'uso
agricolo, indirizzandola invece verso un'evoluzione naturalistica che
vedrà sicuramente accrescere i piccoli coni eruttivi; ciò
consentirà di valorizzare in pochi anni le emergenze presenti
e favorirà l'aumento dell'interesse turistico per questa zona.
MONTE
LA PILA
Il sito archeologico di Monte La Pila si trova su unaltura rocciosa
presso il fondovalle della Val Termina di Torre in Bassa Val dEnza,
altura tuttora denominata Al Castél. Le indagini
archeologiche hanno evidenziato tre fasi di insediamento: la prima attribuibile
allEtà del Bronzo Medio, Recente e Finale (XVIIX
secc. a.C.), la seconda allEtà del Ferro di facies etruscopadana
e poi di facies ligure (VIII secc. a.C.), e un'ultima di età
medievale, testimoniata dallimponente fortilizio tuttora ben individuabile
(in superficie ed elevato) alla sommità (XXII secolo).
La prima individuazione del sito avvenne maggio 1993 nel corso di una
ricerca di archeologia di superficie volta a indagare i territori appenninici
delle Valli Baganza, Parma, Enza, situati nelle Provincie di Parma e
Reggio Emilia. Da allora, e fino al giugno 2006, larea è
stata oggetto di sistematiche ricerche di superficie che hanno recuperato
migliaia di reperti archeologici, prontamente consegnati al Museo Archeologico
Nazionale di Parma. Tra quelli rinvenuti nel giugno 2006, figuravano
in particolare tre oggetti che, per tipologia, apparivano incompatibili
con la datazione della copertura del terreno, verosimilmente attribuibile
a sbancamenti di epoca medioevale, ma in realtà contenente i
resti -sbancati nel Medioevo ma riposizionatisi lungo i versanti- di
un importante villaggio dellEtà del Bronzo, di facies terramaricola.
I tre reperti, una rondella di cranio umano, un frammento di femore
e una grande fibula intatta di tipo certosa, appartengono infatti ai
decenni centrali V secolo a.C. Sono stati trovati (vicini tra loro)
presso un curioso rigonfiamento del terreno cosparso di pietre squadrate
e clasti informi, su un pianoretto reso ormai quasi impercettibile dalla
copertura del terreno costituita dagli spostamenti di terra preliminari
alla costruzione e allimpianto delle strutture castellane, databile,
in base agli scarsi materiali, al X-XII secolo. Si è quindi ipotizzato
che un aratro avesse intaccato strutture funerarie di inumati etrusco
padani in giacitura primaria (cioè nel luogo originario di sepoltura)
ed è stato effettuato un intervento di emergenza volto al recupero
di un eventuale sepolcro dellEtà del Ferro, scavo che si
è svolto dal 24 luglio al 5 settembre 2006. La campagna di scavo
ha intercettato unarea sacra a destinazione funeraria databile
allEtà del Ferro (V secolo a.C.). La sua interpretazione
ha dovuto tenere conto di un differimento diacronico degli eventi. In
un primo tempo, una comunità etrusca padana imposta
su un pianoro di mezza costa unarea destinata a necropoli, sostenuta
da un grande muro di terrazzamento e con tombe indicate da segnacoli
tipo stele aniconica. Il suolo del pianoro (oggi sepolto) viene tagliato
dalla fondazione di uno spesso muro di contenimento del terrazzo che
dà al pianoro stesso, una volta terrazzato, quella forma delimitata
e preordinata necessaria alla realizzazione di una necropoli al suo
interno. Di tale necropoli rimangono due sepolture di inumati. Contemporaneamente,
o poco dopo, su questarea si inseriscono elementi archeologici
di facies ligure, rappresentati dal grande residuo dei roghi funebri
(ustrinum), anchesso individuato: ciò indica che i Liguri
mantengono la destinazione funeraria del sito, pur epurandolo dai caratteri
etruschi sia abbattendo i segnacoli che depredando le tombe da essi
indicate. Il successivo crollo del grande muro della necropoli sul suolo
calpestato indica una fase di defunzionalizzazione della necropoli,
ma in un contesto ormai tardo di riutilizzo dello stesso crollo allo
scopo di ricavare entro esso una sepoltura ad incinerazione con cista
litica di tipo ormai del tutto ligure. La fine della vita nel sito è
evidenziata da uno strato di terreno (livello di colluvio pedogeologico)
scivolato per effetto delle piogge e agenti naturali sullintero
contesto stratigrafico della necropoli etrusca e ligure. Unicamente
i butti a contenuto di Età del Bronzo obliterano in maniera ormai
del tutto irriconoscibile forma e assetto originario del pianoro e della
sua necropoli.
DATI RIEPILOGATIVI
Popolazione
Residente 3.825 (M 1.956, F 1.869)
Densità per Kmq: 80,5 (Censimento Istat 2001)
CAP
43037
Prefisso Telefonico 0521
Codice Istat 034019
Codice Catastale E547
Denominazione
Abitanti lesignanesi
Santo Patrono San Michele
Festa Patronale 29 settembre
Numero
Famiglie (2001) 1.523
Numero Abitazioni (2001) 2.001
Il
Comune di Lesignano de' Bagni fa parte di:
Area Geografica: Terre di Matilde di Canossa
Comunità Montana Appennino Parma Est
Regione Agraria n. 4 - Medio Parma
Località e Frazioni di Lesignano de' Bagni
Faviano, Mulazzano, Rivalta, San Michele Cavana, Santa Maria del Piano,
Stadirano
Comuni Confinanti
Langhirano, Neviano degli Arduini, Parma, Traversetolo