Conselice
è un comune di 9.630 abitanti della provincia di
Ravenna. La cifra di oltre novemila cittadini si ottiene
dalla somma dei tre centri abitati di cui è composto
il Comune: Conselice, Lavezzola e San Patrizio. Conselice
da sola ha quasi 5.000 abitanti. Il territorio di Conselice,
della superficie di circa 6298 ettari, è interamente
pianeggiante e confina a Nord con la provincia di Ferrara
(comune di Argenta) e con Alfonsine; ad Est con Lugo e Massa
Lombarda; a Sud con la stessa Massa Lombarda e ad Ovest
con la provincia di Bologna (comune di Imola).
Il territorio è attraversato da una strada statale,
la SS 16, che nel tratto Ferrara-Ravenna è chiamata
Reale, e dalle vie provinciali Selice e Bastia. La Selice
attraversa tutti e tre i centri abitati del comune, mentre
la Reale e la Bastia attraversano il solo centro abitato
di Lavezzola.
Il territorio è attraversato dalla ferrovia Ferrara-Lugo,
con stazioni in tutti e tre i centri abitati. Il corso d'acqua
principale è il Canale Zaniolo che proviene da Imola
e si getta nel Canale collettore Destra Reno; non più
attivo è il canale privato Canale dei Mulini anticamente
utilizzato per trasporto merci e per il funzionamento appunto
dei numerosi mulini che su di esso sorgevano e di cui ne
rimane traccia nella frazione San Patrizio. Il Sillaro ed
il fiume Reno lambiscono per un breve tratto il territorio
del comune, vicino al confine settentrionale.
DA
VEDERE
Chiesa di San Martino. È la chiesa arcipretale di
Conselice. Fu edificata nel 1820 in seguito alla demolizione
di una precedente chiesa romanica del XI secolo, giudicata
pericolante. Di sobrio stile neoclassico, è composta
di un'unica navata con volte a botte e quattro cappelle
laterali. I dipinti più pregevoli che contiene sono
una pala d'altare del Seicento rappresentante i Santi Martino
e Patrizio e il dipinto ovale Madonna con bambino dormiente
di un autore bolognese del XVIII secolo.
Mulino di S. Patrizio. Fu costruito verso la fine del XV
secolo lungo il Canale dei Mulini, il corso d'acqua che
collega Conselice con Imola. È osservabile a tutt'oggi
la struttura originaria, a due piani. Di notevole interesse
sono la paratia lignea ed i macchinari conservati all'interno
dell'edificio.
Conselice è uno dei pochi paesi d'Italia ad aver
dedicato un monumento alle mondine e agli scariolanti, a
memoria del secolo scorso, quando gran parte della popolazione
era occupata in lavori manuali e di fatica, e un monumento
al ranocchio, che qui viene cucinato in maniera prelibata,
vera specialità gastronomica di Conselice.
Nel settembre 2006 a Conselice si è inaugurato il
primo monumento alla stampa clandestina ed alla libertà
di stampa di cui si ha notizia in Italia.
MANIFESTAZIONI
Carnevale di San Grugnone
Lôm a merz (Luci di marzo, a San Patrizio). Ultimo
mercoledì di Carnevale
Madóna d'j Garzon (la Madonna dei garzoni). 25 marzo
Sagra della Porchetta e del Tortellino (a Lavezzola). Terza
settimana di maggio
Carnevale dei fiori in notturna. Ultima fine settimana di
giugno
Moto Raduno nazionale femminile. Al Circolo del tennis,
ultima fine settimana di giugno
Sagra del Tortellone (a San Patrizio). Ultima fine settimana
di agosto
Sagra del Ranocchio. Seconda settimana di settembre
"San Martino D'Oro", concorso di Poesia dialettale.
10 novembre
San Martino, Festa Patronale. 11 novembre
Veglia di Natale. La notte del 24 dicembre
Festa dell'unità (agosto)
ORIGINI
E CENNI STORICI
Le ricerche archeologiche eseguite negli anni 1992-1995
in territorio conselicese hanno riportato alla luce grandi
quantità di conchiglie e di altro materiale di ambiente
lagunare, tra cui un'ostrica, che con il radiocarbonio è
stata datata a 2.635 anni fa. Attraverso l'analisi di tutti
i reperti si è potuto concludere che, nell'antichità,
Conselice si trovava sul limitare di una vasta area umida.
L'area in cui si trovava il sito della città conservò
i caratteri lagunari-vallivi fino alla metà del primo
millennio d.C., cioè fino alla fine dell'Età
antica.
Nelle pergamene scritte in latino conservate nell'archivio
comunale compare dall'XI secolo il nome Caput Silicis. La
prima attestazione è del 1084. Non esistono prove
però che il toponimo sia stato tramandato direttamente
dall'antichità. L'unica cosa certa è che il
sito di Conselice era in asse con Imola nel reticolo della
centuriazione romana: forse esisteva una strada che collegava
direttamente i due centri, che distano tra loro 12 miglia
romane.
È possibile allora spiegare l'origine del nome: una
prima spiegazione, la più immediata, è che
la strada che andava da Conselice a Imola fosse selciata
(silicis). Ma ad oggi non è ancora stata rinvenuta
alcuna testimonianza di epoca romana né del tracciato,
né di altro tipo nel territorio conselicese.
Se dunque appare certo che fino all'XI secolo l'insediamento
non esistesse, le origini di Conselice sono da ricercare
nelle peculiari caratteristiche dell'ambiente naturale attorno
alla città. Dal sito dove sorge Conselice, infatti,
si raggiungeva facilmente in nave il Po di Primaro (anticamente,
il ramo meridionale del Po). Si può affermare quindi
che il Po di Primaro rappresentasse per Imola la più
interessante via di accesso al mare. Quindi è presumibile
che nell'Alto Medioevo il sito dove oggi sorge Conselice
fosse il porto di Imola. Possiamo ora formulare la seconda
ipotesi sull'origine del nome: il porto lagunare serviva
agli imolesi per l'approvvigionamento di diverse materie
prime, soprattutto la selce proveniente dall'Alto Adriatico.
Le date fondamentali della storia medievale e moderna di
Conselice sono:
Il primo documento che parla del Portus de Capite selcis
è datato 1084. In quest'epoca il dominio sul porto
era di spettanza alla città di Imola, attraverso
il quale svolgeva i suoi commerci marittimi con Venezia
e con gli altri porti del mare Adriatico, tanto che ad Imola
la moneta veneta aveva corso legale.
Nel 1126 l'uso del porto e del canale che collegava Conselice
ad Imola passano al vescovo di Imola. Rimane di proprietà
del comune imolese il castello.
Nella Descriptio Romandiole del 1371 (documento storico
preziosissimo per la conoscenza dei paesi e degli abitanti
della Bassa Romagna), Conselice compare come luogo fortificato,
appartenente allo Stato Pontificio e con 34 fuochi, cioè
nuclei familiari. Ecco come doveva apparire Conselice secondo
la descrizione della storica Claudia Pancino:
"Alla fine della via Selice si trovava il porto, attorniato
da una cinta muraria. Su un lato di essa era costruita la
rocca, dove si trovava la sala in cui fino ad almeno il
XVI secolo si svolsero i Consigli comunali. Di fronte alla
rocca sorgeva la chiesa (San Martino), fra la rocca e la
chiesa trovava spazio la piazza (Piazza maggiore), [ai lati
della quale sorgevano] le prime (fino all'Ottocento pochissime)
abitazioni in muratura delle famiglie più benestanti.
Il canale Selice passava lungo il lato ovest della piazza.
Proprio alla metà del lato ovest della piazza, tra
la rocca e la chiesa, un ponte attraversava il canale. Di
fronte al ponte, al di là del canale, si apriva uno
spazio che sarebbe poi stato la sede del foro boario".
La via principale del paese, che lo attraversava da nord
a sud (immancabilmente "Via Selice"), portava
al vecchio cimitero.
La chiesa e la piazza (rinominata Piazza Foresti) esistono
ancora oggi, così come la Via Selice, mentre il canale
è stato deviato di alcune centinaia di metri più
ad ovest. Non è più rimasto niente, invece,
della rocca.
Nel 1395 il feudo di Conselice venne ceduto agli Este di
Ferrara. La dominazione estense durò ben due secoli.
Il paese era tenuto da un capitano nominato direttamente
dalla Casa d'Este. Per le loro numerose prove di fedeltà
dimostrate nel tempo, i conselicesi vennero definiti da
Eleonora d'Este (XIV secolo) "i sudditi più
fedeli che gli Este hanno in Romagna".
Nel 1598, esauritasi la dinastia d'Este, Conselice tornò
sotto il papato. Tuttavia la proprietà di gran parte
della terra e del territorio di Conselice era rimasta, anche
durante il dominio estense, ai vescovi di Imola, che ne
traevano i diritti enfiteutici, affitti annuali e decime.
La Chiesa, quindi, era tornata proprietaria solo del castello,
che venne dichiarato appartenente alla Legazione di Ferrara.
Alla dominazione pontificia pose fine la conquista francese
nel 1796. Dopo varie turbolenze, conselice ritornò
alla Santa Sede nel 1815.
Con il plebiscito del 1859 Conselice entrò a far
parte del Regno di Sardegna che due anni dopo divenne Regno
d'Italia. Successivamente la città passò dalla
provincia di Ferrara a quella di Ravenna.
La nota Inchiesta Agraria Jacini (1871) traccia un quadro
della gestione del territorio di Conselice negli anni immediatamente
successivi alla nascita del Regno d'Italia. La situazione
non era molto cambiata dall'inizio del secolo: una manciata
di famiglie forestiere possedeva la maggior parte delle
terre; su tutte i conti Massari che, arrivati da Ferrara
al seguito dei napoleonici, avevano acquistato nel giro
di poco tempo le quattro più grandi tenute conselicesi,
diventando padroni di un terzo del territorio comunale.
I proprietari residenti nel Comune, invece, erano piccoli
o piccolissimi agricoltori. Quasi tutti i proprietari con
poderi superiori a 10 ettari non risiedevano nel Comune.
Nella frazione di Lavezzola esistevano solo tre grandi proprietà.
Per quanto riguarda la destinazione d'uso del territorio,
la situazione non era incoraggiante: ben due terzi erano
costituiti da zone umide, oppure zone asciutte solo d'estate
ma impraticabili in inverno. Il 20% era costituito da valli
permanenti, mentre meno del 15% era rappresentato da buon
terreno lavorativo. Si può ben osservare che nell'Ottocento
i conselicesi conducessero una vita molto incerta. Nel 1886
il comune fu sfiorato dall'emergenza colera. Una delle cause
fu certamente la scarsezza e l'inadeguatezza delle poche
fogne chiuse che esistevano nel centro abitato.
Che mestieri facevano i conselicesi? Un'indagine condotta
nel 1873 nella principale parrocchia cittadina, San Martino,
accerta che la stragrande maggioranza degli uomini lavorava
nei campi: 163 come braccianti (quindi come operai a giornata)
e circa 150 come coloni (cioè agricoltori legati
stabilmente alla loro terra). Per quanto riguarda le donne,
il mestiere più comune era la filatrice. Vi erano
poi: 8 bottegai, 2 caffettieri, 5 impiegati, un infermiere,
un macellaio, una maestra e tre maestri, un maestro di musica,
due medici, un orologiaio, 4 osti, 3 pastori, 2 pensionati,
2 povere, una tessitrice e 9 vallaroli.
Nel censimento del 1871, i 6860 abitanti erano così
distribuiti nel territorio: 4877 vivevano in case sparse
nelle campagne, mentre solo 1874 vivevano nei tre centri
abitati, cioè Conselice (1185), San Patrizio (361)
e Lavezzola (328).
Nel corso dell'Ottocento si diffonde a Conselice la risicoltura.
I primi terreni ad essere utilizzati per la coltivazione
del riso sono quelli prossimi alle paludi, situati nella
parte nord del territorio comunale, tra Lavezzola ed il
Po di Primaro. Alla metà del secolo la coltivazione
del riso supera in estensione le colture arboricole e cerealicole.
Si notano risaie anche alle porte dell'abitato a Conselice
e San Patrizio; alle risaie si alternano aree di pantano,
di cui molte peraltro venivano coltivate a riso. In molti
casi la coltivazione a riso era l'ultima scelta per i terreni
che non erano suscettibili di nessuna rendita. Si metteva
un terreno acquitrinoso a risaia con la speranza che col
tempo si colmasse e si potesse così metterlo a coltura,
di cereali per esempio. Conselice era inoltre, con Alfonsine,
un centro già famoso per l'allevamento dei ranocchi,
anfibio tipico delle zone umide. La fama di Paese dei ranocchi,
per cui Conselice è rinomata tuttora, nasce proprio
in questo periodo.
Alla fine del secolo, comunque, la risicoltura è
ancora il "fulcro di tutte le vicende dell'agricoltura
nel mondo rurale conselicese". Nell'anno 1899 sono
coltivati a risaia 400 ettari di terreno.
Nove anni prima (1890) si era verificato a Conselice un
grave fatto di sangue. Il 20 e 21 maggio si erano radunati
in Piazza maggiore alcuni braccianti ed alcune risaiole
che reclamavano migliori condizioni di lavoro e di salario.
Le rivendicazioni, specialmente delle mondine, presso i
proprietari delle risaie non avevano prodotto nessuno effetto.
Dal canto loro, i braccianti avevano come interlocutore
lo stato e il municipio. Il Ministero dei Lavori pubblici
aveva finanziato i lavori di costruzione della ferrovia
Ferrara-Ravenna-Rimini, che erano terminati l'anno prima
(1889). Ora centinaia di braccianti erano disoccupati e
chiedevano che lo stato aprisse nuovi cantieri. Decisi a
farsi sentire in Comune, dunque, i braccianti si mossero
verso il municipio. Ma le guardie chiamate a difendere il
palazzo municipale spararono colpi d'arma da fuoco sui manifestanti.
Due mondine ed un uomo rimasero sul terreno.
Questo episodio rappresentò un momento di svolta
nella storia del paese e nella storia dei rapporti di lavoro
di tutta la Pianura Padana: dopo i fatti di Piazza maggiore
lo spontaneismo lasciò il posto alle prime forme
di organizzazione sindacale. Già alla fine dello
stesso anno, il 16 novembre si costituì l'"Associazione
generale cooperativa fra operai braccianti di Conselie,
Lavezzola e San Patrizio". Il 2 aprile 1891 nacque
la "Società cooperativa fra i lavoranti muratori
di Conselice".
In un'inchiesta sul lavoro delle risaie pubblicata nel 1906
le condizioni salariali del conselicese venivano descritte
come le migliori della zona, dando ragione del suo ruolo
di avanguardia nella provincia di Ravenna.
Nel 1914 i terreni non destinati a risaia superano quelli
a risaia: ben il 28% della superficie è destinato
a vigneto, il 23% ai foraggi e oltre il 21% al grano. A
Conselice non esiste ancora la frutticoltura, che invece
è molto sviluppata nella confinante Massa Lombarda.
Si può dire che l'economia conselicese si esaurisca
nel settore primario: non ci sono stabilimenti industriali
e non sono presenti istituti di credito.
Dopo la prima guerra mondiale cominciano i lavori di bonifica
della parte del territorio comunale ancora paludosa (circa
un sesto della superficie). Parallelamente, il settore primario
è attraversato da un processo di ammodernamento:
più concimazione chimica, più meccanizzazione,
aumento dell'estensione delle colture industriali (barbabietola,
frutteto).
Rimangono invece insufficienti le condizioni abitative dei
conselicesi: un rapporto dell'Ufficiale sanitario del 1921
segnala che la gran parte della popolazione vive in condizioni
di assoluta antiigienicità. Molte famiglie vivono
in un solo locale. La carenza di abitazioni, che si somma
alla cronica carenza di lavoro bracciantile, innesca una
miscela esplosiva: nel biennio 1920-21 il territorio conselicese
è scosso da rivolte che in alcuni casi sfociano nella
violenza. Il "biennio rosso" non porterà
i benefici sperati e già nel 1922 la lotta operaia
avrà esaurito la sua spinta propulsiva.
Conselice, che era stata amministrata dal Partito Socialista
fin dai primi anni del secolo, si avvia al definitivo insediamento
del potere fascista. A Conselice il fascismo presenta un'impronta
prettamente locale: quella di una reazione agraria diretta
a restaurare il predominio dei proprietari terrieri sugli
operai. L'instaurarsi del potere fascista nel municipio
conselicese non porta comunque ad una stabilizzazione del
funzionamento dell'amministrazione: comincia invece una
vera e propria guerra tra le diverse fazioni dello squadrismo
locale. Il risultato sarà che per quasi tutti gli
anni Venti Conselice verrà retta da commissari prefettizi
e perderà quindi importanti finanziamenti statali.
Vengono così dilungati i tempi della bonifica definitiva
del territorio, che si prolungano fino agli anni Trenta.
Né si riscontra un miglioramento della produttività
dei terreni già messi a coltura. Se il panorama del
settore primario è abbastanza statico, un settore
dell'economia che registra forti tassi di sviluppo è
l'edilizia. L'espansione abitativa è costante per
tutti gli anni Venti e Trenta. Però avviene al di
fuori di qualsiasi pianificazione, poiché viene tracciato
un piano regolatore per il solo centro di Conselice. A Lavezzola,
per esempio, i privati vengono indotti a costruire lungo
i lati della Via Bastia, con il risultato di far assumere
al paese l'aspetto di un lungo corridoio di case. Ed è
l'aspetto che Lavezzola mantiene tutt'oggi.
Permangono peraltro di basso tenore le condizioni abitative:
nessuna costruzione di case popolari, carenza di alloggi
e cattive condizioni igieniche sono i problemi cui devono
ancora far fronte i conselicesi. Le frazioni sono ancora
prive di sistema fognario.
Le già precarie condizioni di vita della popolazione
subiscono un repentino peggioramento già nei primi
mesi della seconda guerra mondiale. L'aumento dei prezzi
colpisce le fasce più deboli e determina un peggioramento
generale dell'alimentazione. Fortissime difficoltà
si registrano nell'approvvigionamento dei combustibili.
Ovviamente tutte le opere pubbliche previste sono rimandate
a dopo la conclusione del conflitto. Conselice non ha ancora
un acquedotto mentre la rete fognaria, finora costruita
solo nelle vie del centro, è completamente ostruita,
per cui quando piove il paese si allaga.
Il periodo più duro della guerra, il 1944-45, è
segnato dai bombardamenti e dal passaggio del fronte. Le
bombe colpiscono l'arginatura del Sillaro, la linea ferroviaria,
il ponte sul Reno a Lavezzola. L'incursione del 29 agosto
colpisce l'abitato di Conselice, provocando il crollo di
16 edifici. Lo stesso periodo vede il costituirsi di formazioni
partigiane stabili, e militarmente inquadrate sul territorio,
che forniscono un supporto decisivo alle forze alleate.
Nel dicembre 1944 viene liberata Ravenna. Passato l'inverno,
il fronte alleato prosegue l'avanzata nella Bassa Romagna.
Conselice viene liberata il 14 aprile 1945. La lotta di
liberazione è costata 27 morti in combattimento ed
almeno altrettanti per fucilazione.