Codigoro
è un comune di 12.741 abitanti della provincia di
Ferrara. Il comune di Codigoro si trova su di un territorio
totalmente pianeggiante nel Parco regionale del Delta del
Po, immerso nella Pianura Padana e a poca distanza dalle
Valli di Comacchio e dalle coste del Mare Adriatico ed è
attraversato per un breve tratto dal Po di Volano. Il territorio
circostante l'abitato urbano è caratterizzato dalla
presenza di campi coltivati e da numerosi canali di irrigazione,
risultato delle bonifiche avvenute nella zona del basso
ferrarese che videro il ritiro delle acque del Po e la sua
conseguente deviazione verso il Veneto. Confina con i comuni
di Massa Fiscaglia, Lagosanto, Comacchio, Jolanda di Savoia
e Goro.
ETIMOLOGIA
Documentato con il nome di caput Gauri era un composto di
caput (capo, inizio) e Goro (nome di un canale del Po) che
assunse, con il tempo, il significato di fossato, canale.
DA
VEDERE
Abbazia di Pomposa: rappresenta uno dei monumenti religiosi
più importanti del Nord Italia, eretta nel IX secolo
e dimora dei Benedettini;
Palazzo del Vescovo: costruito per volere dei Benedettini,
l'edificio rappresentava la sede amministrativa di Codigoro
e Pomposa. Anticamente denominato Domus Dominicata il palazzo
fu oggetto di restauro in stile veneziano nel 1732 e ceduto
al vescovo di Comacchio da cui oggi ne deriva il nome. Oggi
ospita la biblioteca comunale ed è sede di manifestazioni
culturali;
Torre della Finanza: fu realizzata durante i primi anni
del 700 di controllare le rotte commerciali sulle sponde
del Po di Volano. Fu fatta erigere dal Governo Pontificio
ma, a causa della continua erosione della costa su cui si
ergeva, la costruzione venne completamente distrutta durante
una mareggiata nel 1729. Fu ricostruita a cominciare dal
1739 ed ultimata nel 1741 per essere adibita a caserma della
Guardia di Finanza fino ai primi anni del 900.
ABBAZIA
DI POMPOSA
L'Abbazia di Pomposa situata nel comune di Codigoro in provincia
di Ferrara è un'abbazia risalente al IX secolo e
una delle più importanti di tutto il Nord Italia.
Si hanno notizie di un'abbazia benedettina a partire dal
IX secolo ma probabilmente l'insediamento era anteriore
di due o tre secoli. L'abbazia che noi oggi ammiriamo venne
consacrata nel 1026 (quindi edificata prima) dall'abate
Guido. Alla basilica il magister Mazulo aggiunse un nartece
con tre grandi arcate. Fino al XIV secolo, l'abbazia godette
di proprietà sparse in tutta Italia grazie alle donazioni,
poi ebbe un lento declino dovuto a fattori geografici e
ambientali quali la malaria e l'impaludamento della zona.
Ebbe una grande importanza per la conservazione e la diffusione
della cultura durante il Medioevo grazie ai monaci amanuensi
che vi risiedevano. In quest'abbazia, il monaco Guido d'Arezzo
inventò le note musicali moderne. Dalla fine dell'Ottocento
appartiene allo Stato Italiano.
Santa
Maria
La basilica di tipo ravennate risale al periodo VII-IX secolo;
venne successivamente allungata e venne aggiunto l'atrio
ornato di fregi in cotto, oculi e scodelle maiolicate. All'interno
della chiesa a tre navate, sulle pareti affreschi trecenteschi
di scuola bolognese e nell'abside affreschi di Vitale da
Bologna.
Campanile
Altissimo rispetto al resto dell'edificato (48 metri), il
campanile è del 1063 in forme lombarde e ricorda
quello, di circa 75 metri, dell'Abbazia di San Mercuriale
nella non lontana Forlì. Grazie ad una lastra iscritta
conosciamo il nome dell'architetto che progettò il
campanile e ne diresse i lavori di costruzione: Deusdedit.
Procedendo dalla base verso la sommità del campanile
le finestre aumentano di numero e diventano più ampie
seguendo una tendenza classica di quel periodo, che serviva
ad alleggerire il peso della torre e a propagare meglio
il suono delle campane.
Monastero
Restano la sala capitolare ornata di affreschi degli inizi
del Trecento di un diretto scolaro di Giotto; il refettorio
che ha sulla parete di fondo il più prezioso ciclo
di affreschi dell'abbazia attribuito a un maestro riminese
forse il Maestro della Cappella di San Nicola. Notevole
anche il palazzo della Ragione.
ORIGINI
E STORIA
La storia di Codigoro la si fa ricondurre al IX secolo quando
una comunità di Benedettini si insedia nel territorio
dell'attuale Pomposa che allora era posizionato su un isolotto
bagnato dal Mare Adriatico e dai rami del Po di Volano e
del Po di Goro. È in questi anni che prende avvio
la costruzione dell'Abbazia di Pomposa la quale diede risalto
a Codigoro e al suo territorio il quale acquisì maggiore
rilevanza grazie ai redditizi terreni agricoli e all'istituzione
del Palazzo del Vescovo il quale concentrava su di se il
governo politico e commerciale fino all'assorbimento di
Codigoro da parte dell'Esarcato di Ravenna al quale prenderà
parte sino all'anno 1000. Verso il 1150 hanno inizio le
pressioni per il controllo sul territorio da parte degli
Este, signori di Ferrara, ma sono anche gli anni che vedono
la fine della prosperità di Codigoro a causa della
Rotta di Ficarolo, avvenuta nel 1152, a causa della quale
il corso fluviale del Po si spostò a nord prosciugando
le acque del Volano fino all'abbandono dell'Abbazia di Pomposa
e di Codigoro dai frati Benedettini. Hanno inizio quindi
le opere di bonifica del territorio, iniziate nel 1464 e
terminate nel 1580, promosse dai duca d'Este e che riuscirono,
anche se in piccola parte, a rendere più vivibile
il territorio codigorese. Successivamente infatti la Repubblica
di Venezia attuò una modifica al flusso del Po di
Levante facendolo sboccare più a sud in territorio
ferrarese rendendo così vane le opere idrauliche
portate a compimento dagli Este. Le opere di bonifica riprendono
nel 1598 quando Ferrara passò sotto il dominio dello
Stato della Chiesa sino alla metà dell'800 quando
vennero costruiti i primi impianti idrovori e venne attuata
la bonifica del circondario Polesine di Ferrara.