Vibonati
è un comune di 3.019 abitanti (1.443 maschi,1.576 femmine) della
provincia di Salerno. Il Comune fa parte dell'Associazione "Borghi
Autentici d'Italia". Centro agricolo del Golfo di Policastro, situato
nell'entroterra a NE di Sapri, su uno sprone sottile ed allungato, la
cui configurazione è ricalcata sulla struttura dell'abitato,
compreso tra due valli tributarie del torrente Cacafava, presso la cui
foce è Villammare. Vibonati si trova ai margini del Parco del
Cilento e del Vallo di Diano a pochi chilometri dalla Basilicata e dalla
Calabria. Il centro del paese è arroccato ed è composto
di un centro storico molto caratteristico. La frazione Villammare si
estende sul mare ed è a forte vocazione turistica. Questo borgo
marinaro, nato come residenza estiva dei nobili e villaggio di pescatori,
attira ogni anno migliaia di turisti,al pari delle più rinomate
Sapri, Marina di Camerota e Palinuro. Infatti, nei mesi estivi si registrano
circa 15.000 presenze, grazie a strutture ricettive varie ed organizzate.
Vibonati è invece sede di un crescente interesse da parte di
turisti che, oltra al mare, sono alla ricerca di patrimoni architettonici.
Da segnalare la presenza nella frazione di una Torre Saracena conservata
in ottimo stato.
Dal punto di vista artistico, Vibonati è denominato "il
paese dei portali" per la grande quantità di portali, appunto,
che si rincorrono tra le viuzze (ruve) del borgo. Di grande valore artistico
sono, inoltre, le Chiese in cui si osservano dipinti del XII e del XIII
secolo. Le più importanti sono senza dubbio la Chiesa di Sant'Antonio
abate, santo patrono, e la Chiesa della Santissima Annunziata, da poco
restaurata. Delle mura che un tempo cingevano Vibonati non ci sono tracce
se non per un torrino che si può ammirare in Piazza Nicotera,
e che ora è annesso alla Chiesa della Santissima Trinità.
STORIA
Si ritiene che Vibonati sia stato fondato da coloni romani e sia la
Vibo ad Siccam di cui parla Cicerone. Altri studiosi ipotizzano una
sua fondazione da parte di esuli fenici provenienti da Tiro ed infatti
è presente una parte del paese denominata Tirone. Comunque la
prima menzione del borgo risale al 1415, quando fu concesso a Masello
Conte di Ravello. Nel 1603 Carlo Caracciolo ne fece vendita a Diego
Simone, da cui passò a Francesco Pertinet, e Fabio di Bologna
e a Francesco Galuppo. Al termine del periodo feudale era possesso di
Teresa Caracciolo, principessa di Policastro. Vibonati è stato
al centro dei sanguinosi moti cilentani del 1848 e, il 3 settembre 1860,
ha ospitato Giuseppe Garibaldi, come ricorda una lapide posta sulla
facciata del palazzo De Nicolelis. Questo borgo ha sempre assunto un
ruolo molto importante nel Golfo di Policastro in quanto fino all'immediato
dopoguerra è stato sede del Real Ufficio del Registro, della
Pretura e delle Carceri. Successivamente, con l'emigrazione di molti
vibonatesi, questa importanza si è andata via via riducendosi.
MANIFESTAZIONI
Il culto dei Santi, soprattutto quello di Sant'Antonio abate, è
molto radicato tra la popolazione. I festeggiamenti del Santo patrono,
che si svolgono dall'8 al 17 gennaio richiamano centinaia di emigrati
vibonatesi e fedeli da tutto il Golfo di Policastro. Sono, inoltre,
presenti due Confraternite: l'Arciconfraternita della Santissima Trinità,
la cui fondazione risale al 1400 e la Confraternita dei Discepoli di
Sant'Antonio abate, di recente istituzione. In occasione del Giubileo
Antoniano, la parrocchia di Vibonati ha ospitato dal 22 al 28 gennaio
2007 le sacre reliquie di Sant'Antonio con una partecipazione di fedeli
da tutto il sud Italia. In questo periodo la Penitenziaria Apostolica
ha accordato ai pellegrini l' Indulgenza Plenaria.
Chiesa
di Sant'Antonio Abate
Agli inizi dell'XI secolo il nucleo di Vibonati era ben delineato e
i vibonatesi, trovando in Sant'Antonio abate la loro guida spirituale,
edificarono la Chiesa a Lui dedicata su una collina donata alla comunità
dalla Principessa Carafa di San Severo. La chiesa, originariamente in
stile romanico, fu sempre di rito greco. Nel corso degli anni ha subito
numerosi interventi di restauro. Il più antico di cui si ha memoria
fu fatto nel 1580 sotto la guida del Mons. Ludovico Bentivoglio. La
chiesa fu ancora ristrutturata nel 1653 e fu riconsacrata nel 1728 dal
Vescovo Mons. De Robertis. Altri restauri seguirono poi nel XIX secolo
e nella metà del secolo scorso, quando il campanile, in stile
romanico, fu fu sostituito con quello attuale. La chiesa di Sant'Antonio
abate, pur conservando la sua bellezza, ha perso il suo caratteristico
aspetto originario, assumendo lo stile di una chiesa barocca. La Chiesa
è costituita da 3 navate: una centrale ampia e due laterali di
larghezza minore. Entrando sulla destra si ammira il fonte battesimale,
scavato in un antico capitello corinzio, mentre in alto si trova un
soppalco di legno dov'è collocato l'organo a canne risalente
a '700. Nella seconda cappella della navata destra è collocato
un dipinto a tempera su tavola, raffigurante la Vergine del Rosario
tra i Santi Domenicani e i vincitori della battaglia di Lepanto, che
commemora la partecipazione della comunità a tale vittoria. L'opera
è attribuita alla scuola del pittore di origine fiamminga, Teodoro
D'Errico. In fondo alla navata è poi presente un secondo dipinto,
"L'incoronazione della Vergine", olio su tela dell'artista
Nicola Peccheneda. Sotto la volta della navata centrale si trova una
pittura raffigurante il Santo a cui la chiesa è dedicata, opera
di un artista vibonatese, A. Giannini, che lo eseguì nel 1832.
Collocata al di sopra dell'altare, la statua lignea a mezzo busto del
Santo patrono, eseguita nella seconda metà del '700, viene portata
in processione il 17 gennaio per le strade del paese.