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Torre del Greco è un comune della provincia di Napoli. Quarto comune della Campania per numero di abitanti, ha una popolazione distribuita su tre centri abitati, confinanti senza soluzione di continuità: l'omonimo capoluogo, una frazione e la contrada "Leopardi", così chiamata in onore del poeta, che vi soggiornò brevemente nell'ultimo periodo della sua vita. È famosa in tutto il mondo per la raffinata lavorazione del corallo e dei cammei di conchiglia. La città di Torre del Greco è situata nelle immediate vicinanze del Vesuvio, tra il vulcano e il golfo di Napoli.
SANTA
MARIA LA BRUNA STORIA In epoca successiva si hanno notizie dell'esistenza di due villaggi, "Sora" e "Calastro", di cui sopravvive il toponimo in due delle attuali contrade: nel 535 gli abitanti dei due villaggi di "Sora" e di "Calastro" vennero trasferiti a Napoli dal generale bizantino Belisario, per ripopolare la città dopo il sacco che aveva subito. Intorno all'anno 700 è riferito nella zona il toponimo di Turris Octava, riferito ad una torre di avvistamento, probabilmente l'ottava di questo tipo a partire da Napoli. I Saraceni si insediarono nel territorio nell'880, con il permesso del vescovo di Napoli Atanasio, dal quale furono successivamente trasferiti ad Agropoli due anni dopo. Nel 1015 compare per la prima volta il riferimento all'attuale toponimo e Turris Octava diviene "Torre del Greco": secondo una leggenda locale il nome sarebbe derivato dalla coltivazione di un particolare vitigno proveniente dalla Grecia. Un'altra ipotesi etimologica suggerisce invece la derivazione del nome da un eremita orientale che si sarebbe insediato nella torre.
Nel 1631 un'eruzione di proporzioni ingenti distrusse tutto il versante a mare del Vesuvio. Torre del Greco venne invasa datorrenti fangosi e da grandissimi flussi lavici, dei quali uno in particolare generò le scogliere della Scala. Le vicende della città sono state narrate dall'erudito locale seicentesco Francesco Balzano, che pubblicò nel 1688 l'opera L'antica Ercolano, ovvero la Torre del Greco tolta all'oblio, in tre libri dedicati al barone Biagio Aldimari. Il 18 maggio 1699 la città riacquistò il diritto di possesso del suo territorio con un atto di compravendita dall'ultimo dei proprietari, il marchese di Monforte, per 106.000 ducati e dopo questa data si ebbe una fioritura del commercio marittimo, mentre la flottiglia peschereccia dell'epoca contava 214 imbarcazioni, dedite alla raccolta delle spugne, del corallo e delle conchiglie. In quest'epoca nacque la tradizione della lavorazione del corallo. Tra il XVII e il XVIII secolo vi furono edificate diverse ville signorili dell'area vesuviana: le ville del Miglio d'oro sotto i Borboni, conservano ancora oggi splendidi esempi di architettura settecentesca. L'eruzione del Vesuvio del 1794 entrò con tre rami lavici nel contesto cittadino seppellendo il centro storico sotto uno spessore lavico di circa 10 metri. Numerose altre eruzioni avevano portato nei secoli danni alla città, definita "la città del Vesuvio" per l'impatto sulla sua vita del vulcano. A causa delle numerosi distruzioni subite nel corso della sua storia, sullo stemma della città, che comprende una torre, è riportato il motto della fenice: Post fata resurgo. La città divenne municipio sotto la dominazione di Giuseppe Bonaparte nel 1809 con l'elezione del primo sindaco Giovanni Scognamiglio. Sotto la dominazione di Murat divenne la terza città del Regno di Napoli dopo Napoli e Foggia con 18.000 abitanti, malgrado le ripetute eruzioni vulcaniche che anche nel XIX secolo, avvenivano quasi ogni due anni. AREE
ARCHEOLOGICHE In zona "Colle dei Camaldoli" esistono i ruderi di una villa rustica e in "contrada Calastro", altre presenze archeologiche testimoniano l'esistenza di un suburbio cittadino. In zona porto, si possono trovare le famossissime cento fontane MONUMENTI la
parrocchia di Santa Croce con il suo campanile barocco, che venne seppellito
durante l'eruzione del 1794; Tra le ville che sorsero nella zona tra il XVII e il XVIII secolo sono da citare: villa
Vallelonga, dei primi del Settecento, MUSEI IL
PALIO Torre del Greco, la sua storia, la sua civiltà si intrecciano e si compenetrano in un racconto che ci coinvolge per intero, nell'animo tenace di questo popolo indomito e sicuro, geniale e industrioso e credente. Il Maestro realizza un perfetto unicum armonioso, dove colori e forme srotolano con mirabile immediatezza ed efficacia, con un linguaggio chiaro e deciso, la vicenda di questa gente, da millenni rannicchiata tra le calde onde tirreniche e le fertilissime balze vesuviane: la torre, il corallo con la conchiglia, il castello e la fontana, il Vesuvio, la parrocchiale di S. Croce col suo invitto campanile; il Beato Vincenzo Romano e lo sguardo vigile della Vergine Immacolata. Mentre l'arco dell'iride, aleggia e viaggia, insieme con i vessilli nazionale ed europeo, sulle candide ali della colomba della pace, partendosi dalla barca, col suo uomo teso nello sforzo della gara per la conquista del Palio. Tutti e tutto raccolti nell'abbraccio rassicurante e protettore del Cristo della Salvezza. Carlo Ciavolino proietta le immagini nel celeste infinito e indefinito, ognuna debitrice dell'altra del proprio retaggio, della propria significazione. Ognuna complementare ed indispensabile al "racconto" storico-artistico. Una osmosi ed una simbiosi perfette, realizzate magistralmente. Un'opera d'arte di gran pregio, molto bella, che onora Torre del Greco e il suo Palio, i torresi e la loro terra, donataci da un artista rinomato. Un'opera che ricolloca la città nella sua giusta e nobile dimensione storica ed attuale, che si fa e diventa essa stessa storia e presente. E stimolo per un rinnovato futuro. FESTA
DEI QUATTRO ALTARI Caratteristica è la realizzazione di scenografie dipinte su tela, dette per l'appunto "altari", esposti in quattro luoghi rappresentativi della città in occasione dei festeggiamenti: il primo al porto, nella piazza più grande, dove è situata la basilica della Madonna di Santa Croce, il secondo nella via dei commercianti, oggi via Roma", il terzo nella piazza più antica di Torre del Greco, piazza Luigi Palomba, e il quarto, il più popolare, in corso Umberto I ("n'gopp a Guardia"). Il primo altare era detto "di vasciammare, o anche "di fabbrica", in quanto veniva realizzato su una impalcatura di tavole di legno, sulle quali veniva steso, quotidianamente, un intonaco sul quale lartista dipingeva ad affresco la scena. FESTA
DELL'IMMACOLATA PERSONAGGI
FAMOSI ECONOMIA Ai corallai si affiancarono istituti di assistenza economica e assicurativa, divenuti legali nel 1825. Il 19 aprile 1888 sorse la Banca di credito popolare di Torre del Greco, ancora attiva con oltre 50 filiali. È presente un'importante industria armatoriale, erede dei pescatori di corallo, con sei grandi società di navigazioni ("Deiulemar", "Giuseppe Bottiglieri di Navigazione", "Fratelli D'Amato", "Di Maio & Partners", "Perseveranza", "Bottiglieri - De Carlini - Rizzo") e altre di minore importanza. Attività lavorative ed economiche prevalenti sono: Il lavoro marittimo, i cantieri navali siti sul porto, il centro di manutenzione delle Ferrovie dello Stato a Santa Maria la Bruna, laboratori orafi e del corallo e aziende florovivaistiche di media e piccola estensione. Tra gli anni '50 e '70 Torre del Greco rappresentava il maggiore serbatoio di forza lavoro legato alle grandi navi, sia da passeggeri che da carico. I marittimi iscritti superavano le 30.000 unità, creando uno stato di agiatezza e di ricchezza che ancora oggi risulta essere unico nella storia del lavoro marittimo ed industriale in Italia. Oggi a seguito di strutturali mutamenti avvenuti nell' ambito nazionale ed internazionale, questo settore riesce ad occupare solamente circa 6000 lavoratori. |
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