Teano
è un comune di 12.727 abitanti della provincia di Caserta. Secondo
comune della provincia per estensione territoriale, dista dal capoluogo
32 km. Sorge sulle pendici del massiccio vulcanico di Roccamonfina,
nel territorio compreso tra la valle del fiume Savone e quella del torrente
Rio Messera. Si trova in posizione strategica, come "porta della
Campania". Il territorio sidicino è compreso nel Parco naturale
Roccamonfina e Foce del Garigliano. Il clima è tipicamente mediterraneo
e temperato, caratterizzato da estati calde e inverni non molto lunghi,
in cui le precipitazioni abbondano. Sia d'estate che d'inverno la temperatura
si mantiene quasi sempre superiore ai 0°. La primavera inizia ai
principi di marzo e le precipitazioni piovose, abbastanza frequenti,
terminano ai primi di maggio, cui segue l'arsura estiva interrotta dalle
piogge settembrine.
ETIMOLOGIA
La denominazione attuale deriva da quella passata di Teanum Sidicinum,
dalla popolazione dei Sidicini.
STORIA
Nel territorio frequentato fin da epoca protostorica, fu fondata nel
IV secolo a.C. come centro urbano capitale dal popolo italico dei Sidicini:
a quest'epoca sono attribuiti i resti tuttora esistenti delle mura pre-romane.
Si oppose fiagli attacchi dei Sanniti prima[1], e dei Romani dopo. Dopo
la conquista romana, Teano divenne quindi municipio romano (Teanum Sidicinum)
con propria monetazione ed ebbe lo stato di colonia sotto Augusto.
Conobbe un periodo di grande splendore, tanto che secondo Strabone era
in epoca augustea la maggiore città della parte interna della
Campania dopo Capua, raggiungendo al culmine del suo sviluppo una popolazione
di circa 50.000 abitanti.
In questo periodo, di grande sviluppo urbanistico, si estese dalla sommità
del colle verso la pianura, e si arricchì di edifici pubblici
(un circo, un anfiteatro con diametro maggiore di oltre 100 m), un Foro,
un teatro romano di epoca imperiale, con capienza stimata a circa 10.000
presone, templi e strutture termali.
Nella prima metà del IV secolo divenne sede episcopale, soppressa
tuttavia nel periodo tra il 555 e l'860. Fu espugnata nel 594 dai Longobardi
del duca Arechi I, e fu sede di una contea longobarda e insediamento
militare a guardia del confine. Fu governata in quest'epoca da un gastaldo,
dipendente da Capua (Landenolfo, il nipote Ajenardo, Adelgisi e Maginolfo
si successero nella carica nel corso del IX secolo. Fece parte della
contea di Capua, Teano e Caserta (Pandenolfo) e quindi contea indipendente
dal 981, sotto Landolgo e Gisulfo, figli di Pandenolfo.
Nella curia comitale di Teano vennero redatti due dei primi documenti
in lingua volgare, il "Placito di Teano dell'anno 963", e
il "Memoratorio", conservati nell'archivio storico di Montecassino.
L'ordine benedettino, ha avuto nei secoli in Teano tre importanti monasteri.
Nel monastero di San Benedetto si rifugiarono temporaneamentei monaci
dell'abbazia di Montecassino, in seguito alla distruzione della loro
sede (22 ottobre 883) e all'uccisione dell'abate Bertari per mano dei
Saraceni. Questi portarono con loro parte del tesoro abbaziale e l'originale
della Regola scritta dal fondatore. Per circa 30 anni i Benedettini
cassinesi dimorarono in Teano, finche' un incendio distrusse il monastero
e il papiro della Regola.
Federico II, dopo la sua incoronazione ad imperatore, rese demaniali
le città di Sessa Aurunca, Teano e Mondragone. Successivamente,
mentre Federico era impegnato in Siria per la crociata, l'esercito papale
ne approfittò per impadronirsi con la forza di Teano, Calvi e
tutte le "terre dei figli di Pandolfo", cioè del territorio
dell'antica contea longobarda di Teano. Ma l'imperatore, ritornato in
Italia nel 1229, riconquistò le città e nell'ottobre dello
stesso anno le truppe del pontefice, di stanza a Teano, si arresero
a Federico.
Successivamente Teano fu feudo di grandi famiglie: Marzano, Carafa,
Borgia, Caetani.
Secondo la tradizione a Teano si sarebbe svolto, presso il ponte di
Cajanello, odierno ponte San Nicola, nella frazione di Borgonuovo, lo
storico incontro tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II, tramandato
con il nome di "incontro di Teano". La precisa località
in cui l'incontro è avvenuto è tuttavia tuttora oggetto
di dibattito: alcuni storici si basano infatti su documenti che riportano
come luogo dell'incontro il bivio di Taverna della Catena, nella vicina
Vairano Scalo, frazione del comune di Vairano Patenora[2], mentre secondo
altre testimonianze luogo dell'incontro sarebbe stata la località
citata di Teano.[3].
L'incontro è entrato di diritto nella storia d'Italia ed ebbe
il significato di una adesione del generale che aveva guidato la spedizione
dei Mille alla politica di Casa Savoia. Una adesione che deludeva le
aspettative di coloro che auspicavano una repubblica meridionale tesa
alla conquista di Roma.
Si ricordano inoltre numerose località che furono teatri di sanguinose
battaglie, la più importante delle quali è la frazione
San Giuliano.
DA
VEDERE
Resti
sidicini
Dei Sidicini sono state rinvenute varie necropoli: di Carrano, quella
di Fondo Ruozzo, di Orto Ceraso, di Gradavola, di Torricelle, le cui
tombe hanno restituito numerosi materiali pertinenti ai corredi funerari,
inclusi gioielli. Il tempio extraurbano detto "di Loreto"
esisteva già nel VI secolo a.C., ma fu ricostruito nel II secolo
a.C. su una serie di terrazze digradanti verso il fiume. Altro tempio
pertiente a quest'epoca è quello di Fondo Ruozzo. I doni votivi
provenienti dai santuari extraurbani, così come i ricchi corredi
funebri rinvenuti nelle varie necropoli, sono esposti dal 2001 nel [[museo
archeologico di Teanum Sidicinum]], che ospita anche reperti di età
romana.
Resti
romani
L'edificio pubblico più significativo che si è conservato
dall'età romana è il teatro, con annesso tempio di Apollo,
che rappresenta il primo esempio mai rinvenuto con la cavea poggiante
su volte[senza fonte]. L'edificio venne costruito nel I secolo a.C.
in opera reticolata e ampliato sotto Settimio Severo in laterizio alla
fine del II secolo d.C. A questa seconda fase risalgono i resti della
scena monumentale in marmi bianchi e colorati, un edificio alto circa
25 m nel quale si aprivano le tradizionali tre porte: quella centrale
era inquadrata da colonne su due ordini con capitelli compositi, mentre
le due porte laterali, di minori dimensione accanto alle quali di ergevano
erano affiancate da tre ordini di colonne più piccole. La scena,
come gran parte del teatro, andò distrutta durante un violento
terremoto. Sono attualmente in corso le ultime campagne di scavo per
riportare alla luce e restaurare l'edificio scenico ed il resto del
teatro.
Edifici
medioevali
All'epoca medioevale risalgono molti edifici, posti sulla simmità
del colle che sovrasta la valle, sul sito dell'antica città romana.
Cattedrale
La chiesa di San Paride ad Fontem (o San Paride fuori le mura), fu la
prima cattedrale della città. Risalente al IV - V secolo, si
presenta all'esterno come un unico corpo, senza campanile, costruito
in tufo. Al suo interno è articolata in tre navate. La parte
retrostante l'altare, è abbellita con affreschi ritraenti il
mito di San Paride e il dragone. Deve il suo nome alla vicinanza di
una sorgente, che veniva utilizzata come fonte battesimale. I lavori
per la costruzione di una nuova cattedrale vennero iniziati dal vescovo
Guglielmo nel 1050 per rimpiazzare la vecchia , posta al di fuori delle
mura cittadine, e completati nel 1116 ad opera del vescovo Pandulfo.
In stile romanico l'edificio si presenta a tre navate, con colonne e
capitelli di reimpiego di varia origine. La facciata fu in seguito arricchita
da un porticato a tre arcate, poste in corrispondenza dei portali di
accesso. Dietro l'arco trionfale l'abside venne demolita per l'ampliamento
del presbiterio dove venne collocato un coro ligneo e che venne coperto
con una cupola (non visibile dall'esterno perchè posta all'interno
del tiburio). Il 6 ottobre 1943 la cattedrale venne distrutta da bombardamenti
alleati: si salvarono il coro di legno, in seguito restaurato, il pulpito
ed un Crocefisso. Nello stesso bombardamento andarono distrutti anche
il palazzo vescovile ed il seminario. La cattedrale fu riedificata in
stile neo-romanico. All'interno della cripta della Cattedrale, è
situato il museo diocesano, che ospita tra l'altro numerose reliquie.
Altre
chiese e conventi
La chiesa di San Benedetto di epoca carolingia apparteneva ad un complesso
monastico sorto nella prima metà del IX secolo presso la via
Latina (odierna Casilina su un primo nucleo benedettino insediatosi
forse già nel VI secolo. La chiesa ha tre navate, ciascuna terminante
con un'abside, con decorazioni in mattoni sull'esterno. La pianta è
tipica delle chiese benedettine di epoca carolingia in Campania. La
chiesa reimpiega colonne e capitelli corinzi, forse pertinenti ad un
tempio dedicato a Cerere. Venne restaurata dal cardinale Perrellio nel
1750 e ancora nel 1876.
La chiesa di Santa Maria de Intus apparteneva ad un convento femminile
fondato nell'860 , restaurato nel 1174 e rimaneggiato alla metà
del XVIII secolo.
Il monastero di Santa Maria de foris, venne fondato dai conti longobardi
di Teano nel 987.
Il monastero femminile di Santa Reparata, fondato forse nel IX secolo
venne soppresso nel XVI secolo a causa della sua posizione extraurbana.
Ad epoca più tarda risalgono il convento del santuario di Sant'Antonio,
fondato nel 1427, con chiostro tardo-gotico e infine il monastero di
Santa Caterina, fondato nel 1554 da Clarice Orsini, principessa di Teano.
La chiesa romanica di Santa Maria La Nova venne edificata per rimpiazzare
una cappella sorta intorno al venerato quadro della "Madonna della
Quercia". Il campanile pure in stile romanico presenta un doppio
corpo quadrangolare a cui si sovrappone un terzo piano ottagonale e
una cuspide piramidale. La chiesa ospita l'antico altare della cattedrale.
Nella piazza antistante la chiesa, si trova la fontana che un tempo
abbelliva la piazza del Duomo. La chiesa di San Francesco, un tempo
parte di un convento (la restante parte del complesso ospita oggi il
municipio), recentemente restaurata, è stata riaperta al pubblico.
Si presenta con una facciata neo-gotica, all'interno un'unica navata,
decorata da stucchi e dipinti, sovrastata da un soffitto a cassettoni
dorato.
L'ex chiesa dell'Annunziata conserva il campanile, simbolo della città,
è ad un'unica navata, decorata con stucchi bianchi e celesti.
Nello spazio che un tempo sovrastava l'altare, si erge la cupola, ricostruita
dopo il crollo avvenuto durante la seconda guerra mondiale. La struttura
è attualmente destinata ad esposizioni e manifestazioni di vario
genere.
Da citare ancora:
la
chiesa di Sant'Antonio Abate, con resti di affreschi del XV secolo;
la chiesa di Ave Gratia Plena, danneggiata durante la seconda guerra
mondiale,
la chiesa di San Pietro in Aquariis, di origine paleocristiana, ma completamente
ricostruita nel XIV secolo. Vi si conservano resti di affreschi bizantini.
La
Fortezza
Alla fine del VI secolo nel punto più elevato dell'abitato sorse
un accampamento fortificato longobardo, trasformato in fortezza sotto
Arechi II, con la costruzione di una singola torre circondata da annessi
(fine dell'VIII secolo). La torre riutilizza blocchi di spoglio provenienti
da edifici più antichi, più grandi nei filari inferiori,
con blocchi in tufo di completamento. Il castello venne ampliato nel
IX secolo sotto il gastaldo Landenolfo e dovette subire restauri e rifacimenti
a seguito della conquista da parte dei Normanni nel 1063. Nell'area
del castello venne edificato dalla famiglia Marzano nel XIV secolo il
complesso detto del "Loggione cavallerizzo", con grande sala
a due navate coperta da volte a crociera, utilizzata come tribunale
o sala d'armi. I piani superiori, ancora visibili nel XVII secolo crollarono
in seguito ad un terremoto, lasciando oggi un ampio terrazzo panoramico.
Il grande salone del loggione ospita oggi il Museo archeologico di Teanum
Sidicinum, aperto al pubblico nel marzo 2001, mentre sulla terrazza
panoramica ogni anno si svolge la manifestazione musicale "Teano
Jazz", al quale partecipano artisti di rilievo internazionale.
ECONOMIA
Ricca di sorgenti e di boschi che coprono un vasto territorio di origine
vulcanica, Teano seppe sfruttare sin dall'antichità le sue risorse
naturali con numerosi edifici termali (famosissima già dall'epoca
pre-romana la sorgente termale delle "Caldarelle", a circa
1 km dal centro) e con una miriade di opifici (mulini, frantoi, piccole
concerie) disseminati lungo l'incantevole corso del Savone, con le sue
cascate (naturali ed artificiali) che alimentavano i numerosi mulini
e le sue rinomate ferriere. Il fiume venne appunto chiamato "Savone
delle Ferriere". L'agricoltura, da sempre specializzata nella produzione
di ottimi vino ed olio, e' oggi indirizzata prevalentemente verso la
frutticoltura (soprattutto mele, pesche ed albicocche) e la produzione
di nocciole e castagne, il tutto favorito dalla mitezza del clima e
dal fertilissimo terreno vulcanico.
FRAZIONI
Carbonara (262 m s.l.m. - 302 ab.)
Carbonara, ha origini molto antiche che risalgono al periodo delle lotte
fra i Sidicini e gli Aurunci per il predominio del territorio.
Il
paese certamente deve il suo nome al mestiere del carbonaio, una volta
molto diffuso assieme a quello del boscaiolo, in seguito alla presenza
di un bosco di oltre 120 are, il "Bosco Paradiso" oggi trasformato
in castagneto. Di tale bosco resta come simbolo una grande quercia spagnola
(Quercus crenata), ibrido tra cerro e quercia da sughero, la cui circonferenza
del tronco supera i 6 m e secondo la tradizione avrebbe più di
400 anni.
I
carbonaresi, fino agli anni '80 erano molto legati economicamente a
questo bosco dove svolgevano la loro attività di boscaioli, dal
quale si ricavavano in grande quantità legna e carbone. La presenza
di un'ultima famiglia di carbonai, i Vallo provenienti da Grottabbondante
(Isernia), si fa risalire agli anni 1990-1991.
Sulla
vicina collina di Monte Lucno sorge il santuario dedicato alla Madonna
di Costantinopoli e il monastero, ora diroccato, ove nell'883 si rifugiarono
i monaci dell'abbazia di Montecassino.
Casafredda
(375 m - 426 ab.)
Casafredda è situata sulla strada provinciale che porta a Roccamonfina.
Circondata da castagneti secolari é divisa in cinque contrade:
Preta, Truoppo, Criscio, Corteciceri e Orsa.
Vi
si trova una chiesa costruita nel 1720 e dedicata a San Pietro, patrono
del paese. Il campanile di epoca più recente (1957) ha sostituito
la vecchia torretta campanaria posta sulla chiesa.
Anticamente
il paese originario era Preta che ancora oggi mostra resti di mura di
cinta e e delle porte di accesso delimitate da archi.
Casale
(285 m - 362 ab.)
Casale si trova a nord di Teano, in una zona collinare ricca soprattutto
di castagneti, vigneti e uliveti.
Secondo
la toponomastica il nome "Casale" avrebbe chiare origini storiche
e risalirebbe al IV - III sec. a.C. allorquando, durante le lotte di
predominio tra gli Aurunci e i Sidicini, alcuni di questi avrebbero
abbandonato il centro per trovare rifugio nelle zone circostanti ove
avrebbero costruito i primi "casali".
Casi
(252 m - 473 ab.)
L'abitato di Casi, ubicato ad ovest di Teano e probabile sede di un
pagus del territorio sidicino, si trova ai piedi dell'omonimo monte
ed è sovrastato da una cupola di tufo tefritico appartenente
ad una bocca della cinta calderica del complesso vulcanico di Roccamonfina.
In seguito alle ultime manifestazioni vulcaniche, l'area fu interessata
da fenomeni effusivi che determinarono l'accumularsi di strati di ignimbrite
trachifonolitica, ossia tufo grigio campano.
Storicamente
è famosa per il cosiddetto "Grottone" a quota 260 m
s.l.m., un'enorme cavità artificiale aperta in un banco di piperno.
Con molta probabilità da questa cava sono stati estratti i blocchi
per la realizzazione della cinta muraria di Teano.
Poco
ad est del paese di Casi, in località Acciariello
nelle vicinanze di un corso d'acqua e di un'antica strada che volge
in direzione di Teano, s'intravede tra la vegetazione una grande parete
verticale di tufo dai toni giallastri. Non è da escludere che
l'estrazione del tufo sia proseguita in epoca romana e nel Medioevo,
comunque è certo che gli ultimi materiali da essa cavati sono
stati quelli impiegati nella ricostruzione della cattedrale romanica
di Teano e della curia vescovile, ambedue devastate dai bombardamenti
dell'ultimo conflitto mondiale.
Fontanelle
(330 m - 397 ab.)
Secondo le tradizioni locali, la zona sarebbe stata abitata da Sidicini.
Nelle campagne è stata ritrovata una stele risalente al II sec.
a.C. con un'iscrizione osca di un certo Numerius Cattius, attualmente
esposta nel Museo archeologico di Teano.
Il
territorio è attraversato dalla "via Adriana", che
metteva anticamente in comunicazione la via Appia e la via Latina Le
tracce dei romani le ritroviamo ancora oggi nei resti della via Adriana,
che collegava la via Appia alla via Latina.
La
leggenda di "Centofinestre" racconta di una sontuosa villa
sidicina ricca di fontane (da cui probabilmente nacque il nome del paese).
Furnolo
(338 m - 318 ab.)
Il paese ha origini molto antiche. Il perché di questo nome sembra
che sia dovuto, secondo alcune leggende, alla zona vicina al Savone
che ancora oggi si chiama Boccaladroni, dove c'era un covo di ladri.
Gli abitanti del luogo, chiamarono il paese così, perché
non volevano ladri nel loro territorio (dal latino fur-furis = ladro;
nolo = non voglio). Dista da Teano circa 5 km ed è formata da
3 borghi: Furnolo, Gloriani e Chiovari, che è la più antica
e mostra ancora costruzioni medioevali. Il territorio si estende sul
Monte Lucno (mons a lux noetis - monte della luce di notte) ex vulcano
che fino al IV sec. d.C. illuminava col suo cono eruttivo le notti delle
antiche genti Sidicine. Il terreno fertile ed il clima mite permettono
la coltivazione del castagno, dell'ulivo, del nocciolo e del ciliegio.
Pugliano
(167 m - 547 ab.)
Pugliano è situata a SW di Teano, con quasi 600 abitanti sparsi
su un buona fetta di territorio, nota nell'hinterland per la coltura
dell'olivo e la produzione di olio, oltre che ad una discreta estensione
di frutteti (in particolare pesche e ciliegie). L'etimologia stessa
del nome, anche se incerta e poco attendibile (dal latino polluo = macchiare,
insozzare, lordare), potrebbe riferirsi alla proprietà di ungere
caratteristica dell'olio.
Molto
scarse e poco attendibili le notizie storiche inerenti alle origini
di Pugliano. Indubbiamente Pugliano deve essere sorta come insediamento
rurale per quanti, agricoltori e non, dovendo raggiungere le postazioni
lavorative, preferirono stabilirsi sul posto evitando in questo modo
il pendolarismo. Di fatto essa è sorta come fusione di due borgate
(ancora oggi ben individuabili), Borgo e Casa Gigli. La prima, posta
più a N e più in basso rispetto all'altra, è leggermente
più abitata e conserva alcune tracce architettoniche databili
intorno alla seconda metà del '700. Nella seconda, esposta a
S e più in alto al confine con San Marco, sono presenti alcune
strutture risalenti ad un periodo precedente (seconda metà del
'600).
Tra
le varie strutture spicca la cappella dedicata a Maria SS. degli
Angeli di proprietà di una congrega ormai estinta, posta
sul corso e recentemente restaurata grazie alla buona volontà
e l'impegno dei puglianesi che hanno voluto riportarla al suo vecchio
splendore. La cappella non è molto grande (quasi 30 metri quadri)
e prima del restauro era un rudere fatiscente. Nel periodo della seconda
guerra mondiale e dell'immediato dopoguerra, essa era assiduamente frequentata
per celebrazioni di culto (vista l'inagibilità dell'attuale chiesa
parrocchiale), diventando così il cuore stesso della borgata.
Salendo verso Casa Gigli è possibile notare quello che rimane
della residenza episcopale, fatta costruire dal vescovo Broya verso
la metà del '600 per la permanenza estiva degli alti prelati,
godendo della frescura unita ad uno splendido panorama. Più avanti
c'è la casa della famiglia Gigli (dal quale prende il nome la
borgata) i quali la passarono ai loro fattori, la famiglia Messa. Attualmente
lo stabile è in stato di abbandono e anch'esso rischia di andare
in frantumi. Scendendo verso San Marco è possibile vedere il
vecchio frantoio che era in passato centro di attività per tutta
la borgata, nonché il simbolo stesso dell'intera frazione.
San
Giuliano (270 m - 121 ab.)
San Giuliano sorse verso il X secolo a causa, come quasi tutte le altre
frazioni, delle diverse invasioni barbariche, tra cui quella dei Saraceni
o Musulmani. Questi dimorarono per oltre 40 anni presso il Garigliano,
depredando l'agro Teanese e Capuano. A tali invasioni si aggiunsero
anche la peste e gli incendi, specie quello del 1063, che uccise mezza
città. Quindi la maggior parte degli abitanti Sidicini cercarono
rifugio sui colli e nelle campagne, ed in luoghi meno accessibili a
queste orde devastatrici.
San
Giuliano è attraversata dalla via Adriana, e giace in amena ed
incantevole posizione topografica, da cui si ammira tutta l'estesissima
pianura campana, il mar Tirreno, il Vesuvio, i Camaldoli, le città
di Capua, Santa Maria Capua Vetere e Caserta, nonché le isole
di Ischia, Procida, Capri e Nisida. La maggior parte di questa borgata
è edificata sopra ruderi di antiche fabbriche, ed ivi sono stati
dissotterrati molti oggetti di terracotta come pignatte, ziri, anfore,
lucerne, vasi etruschi di varia forma, ampolline di vetro ed anche diverse
monete romane. La Chiesa Parrocchiale è stata probabilmente costruita
fra il '500 ed il '600, poichè le due campane della Chiesa furono
fuse una nel 1618 (la più piccola) e l'altra nel 1620 (che poi
si ruppe nel 1896), riportante la scritta Sancte Iuliane ora pro nobis.
Le
risorse del paese sono l'allevamento di animali e la coltivazione di
cereali, vite, olive, castagne, arance. Siccome giaceva in stato di
abbandono non avendo comunicazione con Teano nè vie trafficate
dal commercio, nel 1857 per ordine del Re Ferdinando II venne costruita
l'attuale strada, rimanendo così il villaggio giusto a metà
fra Teano e Sessa Aurunca.
San
Marco (175 m - 624 ab.)
Il primo insediamento stabile di cui si hanno notizie è quello
di alcune ville romane di cui si possono ancora rinvenire delle tracce.
Esse dovevano essere abbastanza grandi, con numerosi schiavi e in posizione
panoramica. La prima si trova in località "Acquaruoli"
e ne resta solo l'antica cisterna. L'altra si trova in località
"Pergola" e la sua cisterna ha dato luogo alla leggenda della
grotta dei briganti.
Durante
le invasioni barbariche, i boschi e la sommità delle colline
offrirono qualche rifugio alla popolazione della zona. Nel '600, sotto
la dominazione degli spagnoli ci fu un certo risveglio, portato in paese
dai monaci che costruirono i due conventi di "Meduni" e della
"Masseriola". Il primo è stato spianato dopo la vendita
da parte dei proprietari e, nello scavo, vennero trovati due sarcofagi
in terracotta (poi distrutti), oggi resta solo una parte della grotta
che fungeva da frantoio per le olive. Il secondo, fortunatamente, è
in buono stato di conservazione con gli splendidi affreschi della chiesetta
del convento.
Anche
la chiesa parrocchiale è dello stesso periodo. Infatti le prime
notizie su di essa risalgono al 1614. Il campanile è di epoca
recente, venne fatto costruire dopo il 1800 dal sacerdote don Giacomo
Messa, mentre su una delle campane è incisa la data del 1748.
Ciò farebbe pensare che precedentemente ci sia stato un campanile
più piccolo. Le navate della chiesa sono attualmente tre, la
centrale è più ampia, forse perché era la sola
esistente in origine, alla quale man mano si sarebbero aggiunte le altre
due. San Marco sorge su alcune colline al margine del gruppo vulcanico
di Roccamonfina. Tale gruppo montuoso, che culmina nel monte Santa Croce
(1006 m), è di origine sottomarina e iniziò la sua attività
nell'Era Terziaria (circa 50-60 milioni di anni fa). L'accumulo di materiale
eruttivo e il movimento della crosta terrestre fecero emergere l'intera
zona e le eruzioni continuarono per quasi tutta l'Era Quaternaria, estinguendosi
definitivamente qualche millennio prima dell'Era storica. Le eruzioni
del cratere laterale nel monte Supraro (507 m) affiorano con rocce basaltiche
in località Acquaruoli e nella collina di Pergola. Nelle valli
e nella pianura di Maiorisi si trovano numerosi banchi di tufo e scorie
vulcaniche che si sono consolidate degli strati inferiori. Vi sono poi
sovrapposte, specialmente nelle zone pianeggianti, formazioni sedimentarie
e alluvionali di epoca più recente. I terremoti, le sorgenti
minerali e le mofete sono residue manifestazioni dell'attività
vulcanica.
Il
territorio, dai 50 m s.l.m. del fosso di Francolise in cui scorre il
Savone, che lo cinge a sud, si estende verso nord ed est prima con la
pianura di Maiorisi e poi si eleva verso San Marco culminando nella
panoramica collina degli Acquaruoli (250 m).
Versano
(255 m - 311 ab.)
Versano è una delle frazioni più popolate ed estese del
comune di Teano. Le scuole, infatti, sono frequentate non solo dai bambini
che abitano il centro, ma anche da quelli delle frazioni vicine.
L'economia
si basa principalmente sull'agricoltura e sull'artigianato. La sua superficie
territoriale, ampia e articolata, vede il rigoglire di ogni tipo di
coltura: dai boschi del monte "Paradiso" alle terre cerealicole
delle zone pianeggianti, dagli uliveti ai funghi e agli ineguagliabili
grappoli d'uva.
Altre
frazioni
Borgonuovo (185 m s.l.m. - 259 ab.)
Cappelle (278 m - 92 ab.)
Casamostra (250 m - 292 ab.)
Cipriani (168 m - 121 ab.)
Gloriani (299 m - 25 ab.)
Magnano (350 m - 55 ab.)
Maiorisi (71 m - 75 ab.)
San Giulianeta (100 m - 113 ab.)
Santa Maria Versano (224 m - 225 ab.)
Taverna Zarone (158 m - 82 ab.)
Teano Scalo (76 m - 468 ab.)
Tranzi (90 m - 73 ab.)
Tuoro (333 m - 120 ab.)
La
città sidicina, è animata da qualche anno a qusta parte
soprattutto in estate, da numerose attività. Il "Teano Jazz"
è un appuntamento ormai consolidato e richiama artisti di fama
internazionale; lo stesso è per il motoraduno nazionale organizzato
annualmente dal motoclub "Freedom Riders", che anno dopo anno
vede accrescere il numero di partecipanti, provenienti da tutta Italia;
l'associazione "Il Campanile", organizza annualmente la manifestazione
"Antichi sapori". "Teatri di pietra" è una
serie di spettacoli teatrali che hanno sede nella splendida cornice
del teatro romano nella stagione estiva. "Cioccolateano" è
una manifestazione simile all'Eurochocolate di Perugia e si svolge nel
centro storico nel mese di Ottobre. Manifestazioni di più recente
istituzione, come la "Festa della Birra" ed il "Teano
Music Festival", organizzati dai giovani del luogo, hanno riscosso
un notevole successo di pubblico.
Popolazione
Residente 13.042 (M 6.343, F 6.699)
Densità per Kmq: 147,1 (Censimento Istat 2001)
CAP
81057
Prefisso Telefonico 0823
Codice Istat 061091
Codice Catastale L083
Denominazione
Abitanti teanesi
Santo Patrono San Paride e Santa Reparata
Numero
Famiglie (2001) 4.355
Numero Abitazioni (2001) 5.385
Il
Comune di Teano fa parte di:
Regione Agraria n. 2 - Collina di Roccamonfina
Parco Roccamonfina - Foce Garigliano
Località e Frazioni di Teano
San Giuliano, Tuoro, Loreto, Soppegna, Ruozzo, Borgo Nuovo, Campo Faio,
Torricelle, Grafevola, Orto Ceraso, Santa Croce, Terragnano, Passerelle,
San Lieno, Montelucino, Valleranno, Fontana Regina, Casi
Comuni Confinanti
Caianello, Calvi Risorta, Carinola, Francolise, Pietravairano, Riardo,
Roccamonfina, Rocchetta e Croce, Sessa Aurunca, Sparanise, Vairano Patenora
Musei nel Comune di Teano
Museo Archeologico Statale di Teanum sidicinum