Poggiomarino
è un comune di 20.856 abitanti in provincia di Napoli. Poggiomarino
è uno dei paesi campani, dopo ovviamente Pompei ed Ercolano,
ad avere un generoso patrimonio culturale; infatti, uno dei centri storici
più comuni, è il sito archeologico TERRAMARE 3000. Esso
risale infatti al 3000 a.C, ossia nell'era dell'età del Bronzo.
Dal punto di vista ambientale, meriterrebbe opportune modifiche, come
qualche punto verde. Esso presenta una piazza, circondata da piccoli
bar molto caratteristici, ed una stuoia molto progredita di negozi di
alto livello. Ad affacciarvi sul passeggio, vi è la chiesa di
Sant'Antonio di Padova, che attualmente è stata chiusa al pubblico
a causa di ristrutturazioni. Poggiomarino, specialmente nei periodi
estivi , ma anche festivi, offre molte opportunità di divertimento,
come sagre, manifestazioni sportive e culturali, ed il magnifico Carnevale,
che di anno in anno, sta aqiustando, sempe più, grosso valore
e fama. Il territorio del Comune di Poggiomarino si estende per circa
13 Km quadrati ed è compresa nei settore nord orientale della
tavoletta IGM (scala 1:25.000) di Pompei 23 del foglio 185 della Carta
d'Italia. Sorge sul margine orientale della valle del Sarno in una zona
pianeggiante che si stende fino ai piedi del Vesuvio. Ha la forma poligonale
e somiglia ad uno scarpone, con andamento piuttosto pianeggiante, con
una leggera prevalente pendenza da ovest (Somma Vesuvio Comune di Terzigno)
verso est (fiume Sarno). Su questa direttrice, lunga circa 4,5 Km, le
quote estreme sono di circa 44 e 13 metri sul livello del mare, con
dislivello di 31 metri circa e pendenza globale dell'1%. Confina a Nord
con Palma Campania e San Giuseppe Vesuviano, a Est con Striano e San
Valentino Torio, a Sud con Scafati e Boscoreale, a Ovest con Terzigno.
ORIGINI
E STORIA
L'origine del paese è collegata alla costruzione del Canale "Conte
di Sarno": i lavori di questo manufatto iniziarono nel 1592. Lo
scopo dell'opera era quello di rifornire di acqua i mulini, di proprietà
della famiglia Tuttavilla, siti in Torre Annunziata. Le acque del Canale
alimentavano ben tre ordini di mulini in altrettante successive cascate.
Lo scavo attirò molta manodopera che abitò in capanne
ed abitazioni di fortuna, poi in dimore sempre più stabili. Prima
di parlare di tale opera facciamo un attimo un punto sul fiume Sarno
e sulla sua valle. Le origini del paese si erano avuti con la costruzione
del canale, ci furono in seguito degli avvenimenti che contribuirono
in modo determinante alla loro crescita: leruzione del Vesuvio
del 1631 ed il passaggio del feudo di Striano dai Tuttavilla ai De Marini.
LEruzione del Vesuvio fece si che gli abitanti sparsi alle sue
falde, fuggirono verso il fiume Sarno e nei territori della valle medesima;
alcuni di essi si fermarono nel territorio di Flocco e la contrada,
in breve tempo, aumentò sensibilmente la popolazione. Improvvisarono
abitazioni primordiali: pagliai e baracche, e poi case agricole, e a
mano a mano che le loro possibilità finanziarie crescevano, costruirono
le prime case in Via Ascolese, Via Pagliarelle, Via Botteghelle, Via
Palmieri. Nei primi anni del 1700, il Marchese de Marinis si fece costruire
un palazzo nella località conosciuta come Tavernapenta, così
detta perché vicino al Canale sorgeva una bottega e un forno
che aveva per insegna una penta (tacchino) o un altro dipinto (penta)
[forse un pulcinella?]; la taverna era vicino al canale lungo la strada
che portava a Palma, Striano e Torre. La costruzione del palazzo diede
nuova importanza al luogo, tanto è vero che, nel volgere di pochi
anni, a fianco del tradizionale toponimo, Tavernapenta, compare in alcune
cartine quello di Poggio Marino; il nome fu ricavato dalla combinazione
della parola Poggio e del nome Marino. Il Poggio, in latino Podio, era
un basamento dove i de Marini usavano salire a cavallo, esso si trovava
nei pressi delle scuderie del palazzo, nel luogo detto ancora oggi Stallone
(grande stalla) accanto al palazzo del Principe. I popolani, fino ad
allora, per soddisfare le properi esigenze di culto erano costretti
a recarsi a Striano, ma i signori Marini edificarono una cappella di
fianco al palazzo. Loperà ebbe inizio nel 1742 e fu dedicata
a S. Antonio di Padova. I primi documenti civili che fanno menzione
di Poggiomarino sono alcuni atti amministrativi del Regno di Napoli
del 1734 dove si registrava la morte della principessa di Striano Ippolita
Maria Spinola che anni addietro aveva acquistato il feudo dai Tuttavilla.
Alla principessa succedette il figlio Stefano deMarini. La disponibilità
di terre da coltivare attirò, quindi, labbondante manodopera
esistente nel regno napoletano. Le fortune dei prezzi della terra e
dei prodotti agricoli furono i principali fattori del rapido e costante
incremento della popolazione.
CHIESE
La Chiesa Del SS. Rosario Del Flocco
Eretta intorno alla metà del '700, la Chiesa ha una sola navata,
ma nel corpo di fabbrica vi è subito di fianco la canonica costituita
dall'ufficio del parroco, un salone per riunioni ed un teatrino a piano
terra, mentre a quello superiore vi è l'abitazione del Parroco
che è attualmente Don Pietro Grimaldi da Boscoreale. La Chiesa
ha un altare di stile barocco che accoglie nell'abside la statua lignea
di fattura seicentesca della Madonna del SS. Rosario. Il soffitto è
decorato con dipinti su tela, del pittore Mozzillo da Afragola, che
meriterebbe maggiore considerazione. La statua lignea della Vergine
del SS. Rosario, per più giorni nel marzo del 1875, sudò
abbondantemente soprattutto nel volto. Il fatto attirò la fede
e la curiosità non solo dei fedeli locali, ma anche dei paesi
vicini. Il beato Bartolo Longo, saputo del fatto prodigioso, venne anche
lui a Flocco e costatò di persona la sudorazione della Madonna,
come scrive nel suo libro "I Quindici Sabati", scritto nel
1877. Si tramanda che Bartolo Longo, osservando il prodigio, avesse
espresso l'idea di fondare a Flocco il santuario da lui progettato,
ma per l'intemperanza della famiglia Orsini, abbandonò l'idea
e così l'8 maggio 1876, pose a valle di Pompei la prima pietra
del Santuario.
Chiesa
Di S. Antonio Da Padova
La Chiesa di S. Antonio da Padova è stata eretta nel 1753, ma
nel 1943, i tedeschi, durante la ritirata la rasero al suolo insieme
ai principali palazzi del Comune. La riedificazione fu terminata nel
1951 sull'impianto originario a tre navate con altarini laterali. L'abside
è stata affrescato, nel 1963, dal Prof. triestino, Luciano Bartoli,
con grandiose scene della Trinità, della Vergine, di volti dei
Santi, delle Anime del Purgatorio, delle opere di misericordia, dei
Sacramenti.
Chiesa
Dei SS. Sposi
La Chiesa fu eretta, insieme ad un vasto complesso di opere parrocchiali,
nel 1969. Si compone di una sola ampia navata con abside affrescato.
Chiesa
Dell'Assunta
Era la cappella privata della famiglia De Sangro. Fu donata al Parroco
di Punto Alfonso Annunziata da parte della principessa Donna Amalia
De Sangro fu Oderisio. Si trova all'inizio di via Sambuci. Si anima
di fedeli, soprattutto a cavallo del 15 agosto, festa della Madonna
Assunta.
Chiesa
Di S. Maria Del Carmelo
La Chiesetta è ormai cadente e diruta. E' contemporanea del vicino
palazzo. Entrambi le costruzioni sono della seconda metà del
1700. Fu costruita da Don Cristoforo Nunziata ed è rimasta di
proprietà di questa casata. La cappella ha un unico altare, sotto
il titolo di S. Maria S. del Carmelo, il cui quadro è di fattura
settecentesca. L'interno della Cappella è tutto adornato di porcellana
e cristalli a piccoli quadretti.
Chiesa
Di S. Francesco allo Stradone
Fu costruita da Francesco Vastola alla fine dell'ottocento. Fu demolita
e ricostruita tra il 1976 e 1977. Le messe domenicali sono sempre affollate.
EDIFICI
STORICI
Palazzo
di Cristallo
Il monumento più antico della città è il palazzo
Nunziata che risale all'incirca al 1738. Il palazzo, attuale sede della
Prima Scuola media, fu fatto edificare da Don Cristoforo Nunziata della
ricca borghesia napoletana. E' uno degli esemplari minori di quelle
splendide ville vesuviane, che, nel settecento, venivano costruite da
nobili e borghesi per i loro passatempi estivi. Il palazzo ha l'appellativo
popolare di "Palazzo di Cristallo" perché fu preziosamente
arricchito da Don Giacinto Nunziata, si dice, dopo un violento terremoto
che, nel 1831, distrusse tutti i ricchi arredi in cristallo e porcellana.
Il nobil uomo, dopo essersi ripreso dallo spavento e dallo sconforto,
volle incastonare i cocci nei muri perimetrali, interni ed esterni,
della costruzione, conferendole un effetto straordinario ed originale.
Il palazzo disponeva di un ricco giardino, ornato di statue e di fontane
all'interno e all'esterno. Di fianco vi è la Cappella della Madonna
del Monte Carmelo, dello stesso periodo e popolarmente conosciuta come
"Zi Cristofaro", in onore del suo costruttore. La Cappella
al suo interno reca decorazioni identiche a quelle del palazzo, alle
pareti laterali vi sono i medaglioni in stucco a rilievo dei vari personaggi
della famiglia Nunziata. L'altare di stile barocco, in marmi policromi,
un tempo aveva alla parete una tela di Angelo Mozzillo, rappresentante
la Madonna del Monte Carmelo, candelabri barocchi in bronzo massiccio.
Entrambi i monumenti, nonostante i vincoli storici e monumentali, sono
stati ridotti in pessime condizioni, prima dalle barbarie dei tedeschi
che incendiarono la ricca biblioteca del palazzo al momento della loro
ritirata, e poi dalla barbarie della speculazione edilizia dei proprietari
e delle Amministrazioni Comunali, che hanno permesso la distruzione
del giardino, la modifica dei luoghi, la sottrazione di ornamenti e
statue.
Villa
Quinto
La "Villa Quinto" continua a versare in stato di vergognoso
abbandono. Il degrado della Villa si è ormai esteso a tutta la
zona: a cominciare dal maleodorante Canale Conte di Sarno, per continuare
con i suoli circostanti, preda di una speculazione edilizia selvaggia,
per finire a tutta la zona posta a confine tra Boscoreale e Poggiomarino.
Masseria
Croce
Degna di essere menzionata è anche la "Masseria Croce",
appartenuta prima ai Boccapianola, che nel 1700 vi fecero costruire
il portale di ingresso dalla via Passanti Flocco, poi ai baroni Croce,
che nell'800 vi edificarono la villa divenuta sede di una scuola di
agraria, tra in 1893 e il primo novecento. Gli ultimi ed attuali proprietari
sono i Signori Izzo residenti a Napoli. Vi sono ancora visibili le opere
di bonifica, e di irrigazione per la campagna che portava l'acqua dal
Canale Sarno ai terreni circostanti. Annesso al palazzo vi sono grandi
magazzini, le stalle, e un tempo la fattoria aveva un laghetto con oche,
anatre, cigni e voliere con pavoni, uccelli di ogni sorta.
MANIFESTAZIONI
Festa
DI S. Aantonio
Nel mese di giugno si svolge la tradizionale sagra in onore del S. Patrono
di Poggiomarino, S. Antonio da Padova (13 giugno). La sagra, oltre ai
festeggiamenti religiosi prevede una serie di iniziative di carattere
civile. Un tempo era molto rinomata la fiera del bestiame e del materiale
agricolo.
Festa
della Madonna del SS. Rosario
La Madonna del SS. Rosario di Flocco è compatrona di Poggiomarino
e la sua festa si svolge nella popolosa contrada Flocco, tradizionalmente,
nel mese di ottobre. Oltre ai festeggiamenti religiosi vi sono numerose
iniziative di carattere civile.
Festa
di S. Francesco
La festa di S. Francesco si svolge ad ottobre nella contrada "Stradone"
intorno alla chiesetta di S. Francesco. Lo "Stradone" è
chiamata così la via F. Turati, che è una strada molto
larga, rispetto alle tantissime stradine rurali circostanti. Oltre ai
festeggiamenti religiosi vi sono numerose iniziative di carattere civile.
Natale
- Carnevale Estate [modifica]
Grazie alla Pro Loco, al coordinamento delle Associazioni e alla collaborazione
del Comune di Poggiomarino, si svolgono da alcuni anni, varie manifestazioni
concentrate nel periodo natalizio, nel Carnevale e nell'estate.
A
Frasca 'e Capodanno
Vive ancora a Poggiomarino una bella e antichissima tradizione popolare
legata alla fine dell'anno e all'inizio del nuovo. Gruppi di persone,
in costumi folclorici e non, sfilano per la vie del paese il 31 dicembre
portando in giro un grosso ramo ('a frasca) di alloro, riccamente addobbato,
con nastri, luci e cibarie. I gruppi suonano e cantano una canzone caratteristica,
con strumenti tipici della tradizione napoletana, con lobiettivo
di portare laugurio del nuovo anno alla comunità.
'O
Fucarone 'e Sant'Antuono
La sera del 17 gennaio, tutto il paese nei suoi vari rioni risplende
di enormi falò. E' la festa in onore di S. Antonio Abate, patrono
degli animali, delle stalle e del fuoco. La gente si impegna a raccogliere
oggetti di legno vecchio per formare le cataste per il fuoco sul quale
vengono arrostite salsicce e patate, da mangiare intorno al falò
in grande allegria.
Cavalcata
dei Re Magi
La sera del 6 gennaio, dal 1994, viene organizzata una rappresentazione
caratteristica dei 3 re magi, Melchiorre, Baldassarre, Gasparre, che
offrono i loro doni al bambin Gesù. La rappresntazione, con costumi
d'epoca, prevede l'attraversamento delle maggiorri strade del paese,
con i 3 personaggi in groppa a cavalli, accompagnati da zampognari o
da banda musicale, innegianti temi calssici natalizi. Il percorso termina
alla capanna della natavità, opportunamente allestita, con i
protagonisti: il bambin Gesù, Maria, Giseppe, il bue e l'asinello.
La manifestazione, ogni anno sempre più ricca di particolari,
e di partecipanti, è organizzata da Antonio Del Giudice e da
alcuni suoi amici, rappresentanti dell'associazione "AGAPE".
Concorso
di poesie "Città Di Poggiomarino"
Ultima domenica di maggio - prima domenica di giugno
A
decorrere dall'anno 1989, è stato istituito dalla PRO LOCO di
Poggiomarino e dal LIONS Club di Pompei Host un concorso di poesia nella
scuola e per la scuola denominato "Città di Poggiomarino".
Il concorso si svolge presso la bella sede della Scuola Media Statale
"G. Falcone" ed è giunto alla sua VIII edizione. L'iniziativa
si rivolge agli alunni delle scuole elementari, medie e superiori, favorendo
un nuovo e diverso approccio alla poesia e stimolando una lettura del
mondo, della vita, dell'ambiente, in chiave fortemente lirica e contribuendo
a migliorare l'uso delle risorse naturali e le relazioni interpersonali.
Con delibera consiliare n. 44 del 24.05.94, si è proceduto all'istituzionalizzazione
del concorso, che, tra l'altro, è dotato di un proprio regolamento.
L'iniziativa ha varcato da tempo i confini provinciali e regionali,
assumendo a pieno titolo il carattere di iniziativa nazionale, avendo
avuto l'adesione di migliaia di alunni delle scuole elementari, medie
inferiori e superiori, provenienti da quasi tutte le regioni italiane.
La manifestazione è di alto valore culturale e formativo per
le nuove generazioni.
IL
FIUME SARNO
Il suo bacino occupa e feconda tutto lagro Nocerino-Sarnese. Sfocia
nel golfo di Napoli, di fronte allo scoglio di Rovigliano, dopo un percorso
serpeggiante di circa 25 Km. Segna il confine tra la provincia di Salerno
e quella di Napoli. Parte dalle falde montane della Foce e raccoglie
per via tutte le acque di altre quattro sorgenti provenienti tutte dal
monte Sarno. Sicché le sue sorgenti principali sono cinque e
danno origine ad altri ruscelli. Dalle sorgenti di Foce hanno origine:
1. il rio Foce 2. il canale del Conte, cosi detto perché costruito
dal conte di Sarno Muzio Tuttavilla. 3. dalle sorgenti di piazza mercato
nasce il rio Palazzo, detto anche "Gualchiera,da una fabbrica
di carta ivi esistente nel passato. 4. dalle sorgenti della Cerola,quello
della Rogna,cosi detto per la sua virtù di guarire questa malattia,un
tempo molto diffusa tra le capre. 5. una sorgente di acqua ferrata forma
il rio Acquarossa 6. alle sorgenti di Santa Maria nasce
il rio detto Traversa. 7. dalle sorgenti di San Mauro,in territorio
di Nocera,nasce il rio Migliaro. Tra questi due ultimi scorre un canale
di bonifica, che segna il confine tra Sarno e Nocera, detto Fosso
Imperatore perché costruito da Carlo dAngiò
per trasportare pietre e legname, per la costruzione della badia di
Real Valle (1270). La portata di acqua è notevole e costante,
tanto da poter garantire lirrigazione dei campi di tutta la piana
e lapprovvigionamento idrico di molti comuni, sia della provincia
di Napoli che di Salerno. Alla sua sinistra, il Sarno, ha degli affluenti
che sono ruscelli o poco più: la Solofrana che nasce a Solofra
in provincia di Avellino; la Cavaiola nasce dalle montagne di Cava dei
Tirreni e unendosi alla Solofrana forma il Canalone di Nocera che confluisce
nel Sarno nei pressi di San Marzano. Gli affluenti di destra sono, pressoché,
inesistenti, eppure le ripide pendici del Vesuvio dovrebbero crearne,
e anche di una certa impetuosità. I motivi di questa assenza
potrebbero essere individuati nelleruzione del 79 d.C. che sconvolse
lidrografia del luogo, costringendo le acque a svolgere il loro
corso nel sottosuolo. La costruzione del CANALE CONTE DI SARNO e la
conseguente nascita di Poggiomarino avrebbe fatto il resto; infatti
il canale scorre in parallelo alla destra del fiume Sarno, convogliando
le acque di questo lato. Il corso del fiume Sarno è più
volte mutato nel volgere dei secoli, per mano della natura e per mano
delluomo. Queste vicissitudini sono la testimonianza più
concreta della vitalità del corso dacqua, che oggi, è
fortemente compromessa dalluomo.
IL
CANALE CONTE SARNO
Il Canale Conte di Sarno attraversa il territorio di Poggiomarino, provenendo
dalle sorgenti del Sarno, in località Foce, fino a sfociare a
Torre Annunziata. Questo canale oggi ha perduto ogni suo attributo peculiare;
infatti è asciutto, senza vita, scolo di fogne. Per alcuni tratti
è stato coperto, non per salvaguardarlo, ma per coprire
lo stato vergognoso in cui si trova. Sicuramente, se il suo costruttore,
quattrocento anno fa, avesse potuto prevedere tutto ciò, sicuramente
avrebbe destinato ad altre imprese il suo tempo e le sue finanze. Il
suo ideatore e costruttore fu Muzio Tuttavilla, conte di Sarno e le
vicende di questa impresa si intrecciano a quelle familiari del conte,
nonché a quelle dei contadini e artigiani che vivevano nel territorio
attraversato dal canale.I lavori di costruzione del Canale furono molto
laboriosi. Iniziarono nel 1592 e costarono molto denaro al Conte Muzio
Tuttavilla. Lo scopo dellopera era quello di rifornire di acqua
i mulini, di proprietà della famiglia Tuttavilla, siti in Torre
Annunziata, infatti, le acque del canale alimentavano ben tre ordini
di mulini in, altrettante, successive cascate. Molte difficoltà,
anche di natura tecnica, come la scarsa pendenza, rallentarono la costruzione
del Canale, per tale motivo fu chiamato lIngegnere Domenico Fontana
(il canale era lungo circa 21 km, con un dislivello di circa 32 metri
dallincline della sorgente al lido del mare); alla fine furono
tutte superate e nel 1605 lopera fu completata.La costruzione
del canale ha, però, perso il suo scopo principale per acquisire
altri meriti, che ci riguardano più della molitura del grano.
Innanzitutto lo scavo attirò molta manodopera che abitò
in capanne ed abitazioni di fortuna, poi in dimore sempre più
stabili; taluni hanno avanzato lipotesi che si trattasse di galeotti
imprestati ai Conti di Sarno dalle regie galere, con la promessa di
libertà alla fine del lavoro. Possiamo anche ipotizzare la presenza
di personale più qualificato con compiti di direzione e sorveglianza
dello scavo: sicuramente fu gente di questo tipo a costituire i primi
nuclei abitati poggiomarinesi. Notevole fu anche la bonifica del territorio
attraversato dal canale; infatti, lo scavo, oltre a convogliare le acque
di Foce, raccoglieva nel suo alveo le molte fiumare che scendevano dalle
pendici del Vesuvio. La costruzione del canale ebbe un altro merito,
importantissimo, e anche involontario: i problemi posti dal superamento
dello Sperone di Pompei portarono alla costruzione di una galleria (lunga
1764 metri) e lo scavo fece venire alla luce i resti dellantica
Pompei. Nel corso dei lavori si trovarono templi, case, strade, portici,
monumenti, ruderi, antichi acquedotti e ling. Fontana accortosi
dellimportanza del ritrovamento fece deviare più a sud
la costruzione del canale. Lopera fu terminata alla fine del sec.
XVI e lacqua scorreva agevolmente nel canale, e, saltando sulle
ruote idrauliche dei mulini, azionava le macine. Tutto improvvisamente
si arrestò nel 1631, il giorno 16 dicembre, ebbe inizio la terribile
eruzione del Vesuvio, il canale fu interrato dalla cenere e i mulini
distrutti, e per alcuni anni ogni attività si fermò. La
popolazione che abitava le ricche e, fino allora, sicure pendici del
vulcano, fu costretta a scegliere la vallata sottostante o ad emigrare
più lontano. In origine la borgata si chiamò "Taverna
Penta", per la presenza di un'osteria lungo il canale, che recava
un'insegna con dipinto un pulcinella o una penta (tacchino). L'antica
denominazione restò in vigore fino al 1738 quando il borgo assunse
il nome di "Podio Marino" dal nuovo proprietario Giacomo de
Marinis, un noto mercante genovese che aveva acquistato il Principato
di Striano e il Marchesato di Genzano. Nel 1652 i mulini vennero convertiti
in fabbriche darmi, si provvide a ripristinare il corso del Canale
e venne amministrato dalla Real Corte. Quando le fabbriche a Torre,
furono chiuse, lacqua del canale continuò a svolgere una
funzione importante per lirrigazione dei campi, lo dimostrano
gli innumerevoli casotti o portelloni che lo
costeggiano da Sarno a Torre. Se lacqua era lontana, i contadini
provvedevano a loro spesa a costruirsi dei pozzi, i cosiddetti ngegni
azionati dalle ruote idrauliche e dagli animali. Al Canale Conte di
Sarno, nato per motivi produttivi, è legata quindi la nascita
e la successiva crescita di Poggiomarino.
LA
VALLE
La Valle del Sarno è racchiusa in un territorio di circa 250
km² e comprende 22 Comuni tra cui proprio Poggiomarino. E
bagnata per 10 km dal mar Tirreno, nel tratto Torre Annunziata-Castellamare;
per il resto del territorio è racchiusa per buona parte da monti:
a Nord-Est dai monti Picentini che si ergono alle spalle della collina
del Saro, da dove nasce il fiume Sarno, e che si legano allAppennino
Campano e si congiungono ai monti Lattari della penisola sorrentina.
A ovest si erge solitario il monte Vesuvio che insieme al fiume Sarno
ha determinato la storia di questa valle. Infatti, le acque, che da
questi rilievi scendono verso il mare, trasportano materiali che allontanano
lentamente il lido. La Valle è, dunque, il risultato della combinazione
di queste forze della natura, infatti il Vesuvio e il fiume Sarno hanno
determinato nel corso dei secoli la storia di questa valle. In epoca
antica, tra 10 mila e 20 mila anni fa, laddove oggi sono fertili terre,
vi era il mare che lambiva le coste dirupate della collina del Sarno.
Successivamente,cominciano le eruzioni vulcaniche sotto le acque del
mare; con i materiali eruttati si formò, dapprima, unisola;
poi vennero ad accumularsi depositi di argilla e successivamente rocce
calcaree. Su questi terreni si sono poi adagiati i tufi e le ceneri
vulcaniche, mescolandosi e alternandosi a materiali sciolti e alluvionali
provenienti dai monti circostanti. Questa tesi è confermata dai
risultati delle numerose trivellazioni; infatti, dal livello del mare
in giù, sono state trovate materie vulcaniche intervallate da
detriti di rocce sedimentarie con fossili di molluschi marini. Un terreno
ricco di sostanze vulcaniche e di minerali fertili, un fiume generoso
di acque, lassenza di rilievi che ostacolino il lavoro dei contadini,
infine un clima mite, con precipitazioni ben distribuite, fanno leccezionalità
e la fortuna di questa pianura. Generalmente la piana del Sarno viene
considerata parte integrante di quella vasta pianura campana, che i
romani chiamarono ager Campanus; ma le sue caratteristiche
la rendono talmente unica da farla distinguere nettamente da essa.