Pagani
è un comune di 36.059 abitanti, con la più alta densità
di popolazione della provincia di Salerno. È situato a 15km dal
capoluogo della sua provincia e 34km da Napoli, nella zona che prende
il nome di Agro Nocerino Sarnese. La città è posta alle
pendici del Monte Albino, lungo gli assi viari che congiungono, oggi
come nell'antichità, Nocera con Pompei, la Costiera Amalfitana
e la Penisola Sorrentina. Parte integrante dell'Ager Nucerinus, l'attuale
insediamento urbano sviluppatosi a partire dal borgo di Corteimpiano,
nonostante la presenza di qualche traccia d'epoca romana, risale alla
fine dell'alto medioevo. Fino al 1806 Pagani era una delle Università
che formavano Nocera de' Pagani. La città ospita numerose chiese
e monumenti. La Basilica di Sant'Alfonso Maria de' Liguori, con annesso
Museo Alfonsiano, ospita le reliquie del Santo che trascorse a Pagani
gli ultimi dodici anni della sua vita componendo numerose opere di genere
ascetico, dommatico e morale ma anche canzoni in lingua italiana e dialettale,
tra cui la famosissima Tu scendi dalle stelle. Essa è meta, ogni
anno, di pellegrini che giungono da ogni parte del mondo. Pagani inoltre,
in occasione della festa della Madonna delle Galline, richiama un notevole
flusso di cittadini dai centri limotrofi ma anche turisti e appassionati
di tradizioni e folclore popolare che affollano la città nei
giorni della festa. Il comune è gemellato con Vaglia (FI), dall'ottobre
2003. La Stazione di Pagani, una volta importante scalo merci, è
oggi utilizzata dai pendolari, verso Napoli e Salerno.
ETIMOLOGIA
Sul toponimo Pagani sono state avanzate diverse ipotesi. Per alcuni
studiosi deriverebbe dal latino pagus (villaggio), per la presenza di
un pago di Nuceria. Secondo altri, poiché in questo territorio
si stabilirono gruppi di saraceni provenienti da Amalfi, dall'aggettivo
pagano in opposizione a cristiano. Tuttavia questa ipotesi deriva da
una errata lettura di alcuni testi medievali che quando parlano di una
colonia di saraceni nel territorio di Nuceria ai tempi di Federico II,
si riferiscono alla Nuceria di Puglia, cioè all'attuale città
di Lucera.
ORIGINE
L´ipotesi più attendibile sembra essere quella che fa derivare
Pagani dalla famiglia Pagano, di origine francese, venuta qui ai tempi
dei primi Templari (987) e legata ai sovrani angioini ed aragonesi.
STORIA
Enea Falcone (storico paganese) fa risalire il primo insediamento nel
territorio dell'attuale Pagani al I millennio a.C., quando secondo lui
un popolo greco-africano, i Taurani, fondò un nucleo abitativo
chiamato Taurania (che addirittura sarebbe la prima colonia greca d'occidente).
Prova della presenza dei Taurani, secondo Falcone, è data dai
toponimi Lamione e via Lamia, chiaro riferimento al culto della cosiddetta
dea Lamia (una statua marmorea molto rovinata, in realtà un togato
risalente probabilmente al I secolo), da loro venerata e alla quale
sarebbe stato elevato anche un tempio (deduzione infondata legata all'erronea
interpretazione della statua). In realtà di Taurania si conosce
poco o nulla e tantomeno l'ubicazione (attribuita anche a diverse altre
città della Campania). Taurania è nominata da Plinio ma
collocata nel territorio di Stabia.
Secondo
Gerardo Senatore, studioso locale, dopo complicati calcoli basati sulla
notizia (tuttavia infondata) della fondazione di Nuceria Alfaterna di
Conone, la storia di Pagani comincerebbe prima ancora dell'anno 1000,
per la precisione nel 1503 a.C., durante cioè il Bronzo medio,
nella fase del cosiddetto Appenninico, ma non è precisato se
il villaggio dell'età del Bronzo avesse già il toponimo
Pagani (nome che poi si perderebbe per ricomparire nel 1000 d.C. circa).
Nonostante nessuna città potrebbe vantare una continuità
di vita così diretta e nessun ritrovamento archeologico sia emerso
ancora dal territorio comunale risalenti a quel periodo, l'assenza certa
di reperti risalenti a questa epoca, secondo il Senatore, sarebbe da
dimostrare.
Poco
fondata è anche la notizia che tempo dopo furono gli stessi romani
che presso le rovine di Taurania fondarono una nuova colonia, Barbatianus,
dal nome del preconsole Cornelio Scipione Barbato e di cui oggi resta
il toponimo via Barbazzano.
In
epoca romana, secondo la tradizione, nel 65 d.C., nel territorio della
futura Pagani trovarono il martirio i santi nucerini Felice e Costanza,
le cui spoglie oggi riposano nella chiesa del Santissimo Corpo di Cristo.
Primo
insediamento certo nella città è presso il piano di San
Felice, denominato Curtis in plano (oggi Cortinpiano), certamente noto
a partire dal XI secolo. Secondo alcuni i Longobardi fortificarono Cortimpiano
già nel V secolo. Tuttavia i barbari di Alboino arriveranno in
Italia sono nel 568, ed il ducato di Benevento si espanse solo nel secolo
successivo. In realtà l'insediamento di Barbazzano (primo nucleo
abitato nel territorio del comune) è noto nel IX-X secolo, e
fa parte della Contea di Nocera (il cui territorio comprendeva le terre
fino ad all'odierna Angri) ed ebbe le stesse vicissitudini che interessarono
Napoli conoscendo la dominazione aragonese, prima, e quella spagnola
poi.
Con
l'avvento dei Borboni e con la politica iniziata da Carlo III, tutto
il territorio dell'Agro cominciò a riprendersi lentamente. La
popolazione aumentò sensibilmente, si sviluppò la coltivazione
del cotone, si incrementò l'allevamento del baco da seta e si
impiantarono le prime manifatture di cotone filato.
La
breve parentesi napoleonica e l'abolizione del feudalesimo non fecero
altro che porre il definitivo assetto ad una situazione ormai matura;
Pagani assunse una propria autonomia, staccandosi da Nocera ed entrando,
successivamente, a far parte del regno d'Italia. All'inizio ci fu un
periodo di stasi demografica e di stagnazione economica ma, data l'importanza
della sua posizione, i commerci e le industrie non tardarono ad affermarsi:
gli ortaggi, la frutta, gli agrumi, la pasta incominciarono a sviluppare
notevoli flussi economici.
Dopo
la pausa economica fra le due guerre mondiali, a partire dal 1948, nuove
industrie cominciarono ad espandersi, soprattutto quelle conserviere
e di trasformazione dei prodotti agricoli, creando un notevole indotto
nel campo della meccanica e degli autotrasporti. Pagani oggi costituisce
un nodo essenziale per la distibuzione commerciale delle produzioni
agricole, infatti, è co-sede del mercato ortifrutticolo Pagani-Nocera
(terzo per dimensioni in Italia) che è catalizzatore e crocevia
del commercio dell'ortofrutta non solo della regione ma di tutto il
Meridione.
BASILICA
DI SANT'ALFONSO MARIA DE' LIGUORI
La chiesa fu voluta e ideata dallo stesso Sant'Alfonso, che ne affidò
il progetto e la direzione dei lavori all´architetto regio Pietro
Cimafonte.
La costruzione, iniziata nel 1756, fu completata dopo varie interruzioni
solo nel 1824. La facciata in stile neoclassico, con decorazioni in
stucco e colonne, fu realizzata nel 1823 da Filippo Conforto. Nel 1824,
Carmine Calvanese ne eseguì, invece, le statue dei santi Pietro
e Paolo, poste in due nicchie ai lati dell'ingresso.
Nel 1908 la chiesa fu elevata a basilica Pontificia da Papa Pio X. La
basilica era intitolata, inizialmente, a San Michele.
L'interno, a croce latina, si presenta ad una sola navata con 4 cappelle
laterali dedicate a san Gerardo Maiella, san Clemente M. Hofbauer, san
Giuseppe e alla Madonna del Rosario.
La statua di quest´ultima è rivestita con il prezioso abito
da sposa di Maria Cristina di Savoia, regina delle due Sicilie, che
lei stessa donò.
Dal 1930 al 1933 furono eseguiti lavori di restauro e di decorazione
sotto la direzione di Gino Chierici.
L´intera basilica venne interamente rivestita di marmi pregiati
e la cupola fu affrescata da Paolo Vetri con la raffigurazione di sant´Alfonso
attorniato da angeli, santi e beati, nell´atto di protendersi
verso il Redentore e la Vergine Maria. I quattro peducci rappresentano
le virtù della spiritualità alfonsiana: Povertà,
Orazione, Castità e Mansuetudine. Le vetrate artistiche riportano
immagini di santi e beati dell´Istituto Redentorista fondato dallo
stesso sant´Alfonso.
L´altare centrale, innalzato nel 1883 con marmi provenienti dalla
Reggia di Caserta, è sormontato dalla pala raffigurante san Michele
Arcangelo. I due altari laterali in marmi commessi sono dedicati al
Cuore Eucaristico di Gesù e alla Madonna del Perpetuo Soccorso.
Quest´ultimo proviene dal primitivo oratorio e lo stesso sant´Alfonso
vi ha celebrato l´Eucarestia.
A sinistra dell'abside si apre la Cappella del santo, iniziata nel 1821
sotto il patrocinio del re Ferdinando II di Borbone e restaurata nel
1933-1934 dal Chierici, che l´abbellì di pregiati marmi.
L´altare in marmi policromi racchiude nella parte inferiore l´urna
del santo, realizzata in argento con la fusione di oggetti preziosi
donati dai fedeli.
Le reliquie, disposte anatomicamente su un carrello d´argento,
sono sormontate dalla statua lignea del santo, eseguita dall´artista
napoletano Antonio Lebbro.
MUSEO ALFONSIANO
Annessa alla Basilica è la Casa religiosa dei Redentoristi in
cui sono ospitati il Museo Alfonsiano e la pinacoteca. Il museo, inaugurato
nel 1990 da papa Giovanni Paolo II, raccoglie in un itinerario tutti
i ricordi del santo, disposti ordinatamente negli stessi ambienti da
lui abitati e permette al visitatore di ripercorrere la sua vita, dalla
giovinezza all´estrema vecchiaia. Il clavicembalo su cui compose
il celebre canto Tu scendi dalle stelle, il presepe in ceramica di Capodimonte,
alcuni dipinti della scuola napoletana, riportano alla formazione culturale
del santo nella vivace Napoli settecentesca. L´essenzialità
e l´austerità dell´arredo, gli indumenti, le vesti
liturgiche, gli strumenti di penitenza, i manoscritti, i libri, sono
reale testimonianza del suo rigoroso impegno morale e del suo spirito
di umiltà e di sacrificio. Infine, il bastone, la sedia a due
ruote e la maschera di cera attestano le penose sofferenze degli ultimi
anni di vita fino alla morte. La pinacoteca, inaugurata nel 1996, raccoglie
circa 100 dipinti per lo più di carattere sacro, tra cui numerosi
ritratti del santo. Di particolare interesse alcune opere del XVI secolo:
la Madonna con Bambino di Decio Tramontano, L´Annunciazione e
la Madonna del Rosario del fiammingo Teodoro d'Errico, Gesù coronato
di spine attribuito a Polidoro da Caravaggio. Non mancano esempi pregevoli
della scuola napoletana del ´700, tra cui l´Adorazione del
Bambino di Antonio Sarnelli e due grandi tele raffiguranti La nascita
della Vergine e La nascita di San Giovani Battista, attualmente in deposito
nel coro della Basilica proprio per le loro grandi dimensioni.
MADONNA
DELLE GALLINE
La tradizione popolare racconta che nel XVI secolo alcune galline, razzolando,
portarono alla luce una piccola tavola lignea su cui era raffigurata
la Madonna del Carmine. Era l´ottava di Pasqua. Il ritrovamento
dell'icona suscitò, tra gli abitanti, curiosità e meraviglia
ma ben presto questi lasciarono posto alla fede e alla devozione verso
la Madonna del Carmine quando, a seguito del primo miracolo ad opera
della sacra immagine (l´improvvisa guarigione di uno storpio),
ne seguirono in poco tempo ben altri sette. Lo stato di deperimento
del quadro rese necessaria la sua riproduzione su tela che venne disposta
sull'altare della chiesa a lei dedicata ed eretta nel luogo dove, tradizione
vuole, avvenne il rirovamento da parte delle galline. La fede verso
la Madonna del Carmine o, meglio, delle Galline (come fu ben presto
ribattezzata) nel corso dei secoli si mischia al profano dando origine
ad una festa. La processione inizia alle nove della domenica in Albis
quando la statua della Madonna delle Galline viene portata su di un
carro spinto dai fedeli. L'uscita della Madonna viene salutata con un
lancio di colombe. Le strade attraversate dalla processione sono colme
di persone che rendono omaggio alla Madonna facendo offerte che vanno
dai fiori ai pani, dalle galline al denaro mentre vengono gettati coriandoli
dai balconi e sparati mortaretti e fuochi d'artificio. Ultima tappa
della processione è la Basilica di S. Alfonso dove ogni anno
si ripete un rito centenario: la Madonna riceve dalle mani del superiore
dei Redentoristi una coppia di galline come lo stesso S.Alfonso, devoto
della Madonna, usava fare; la Madonna, riconoscente, ricambia il dono
con due colombe. Mentre la processione è quasi al termine, ma
già dal primo pomeriggio, l'intera popolazione si raduna nei
cortili e in villa comunale per ballare e cantare al suono delle nacchere
(castagnette) e delle tammorre. Il tutto è spontaneo, ognuno
può improvvisarsi danzatore o interprete delle canzoni popolari
nei vari "cerchi" creati da chi assiste e batte le mani al
tempo di musica. Sacro e profano che si ritrovano il mattino seguente
quando i tammorrari, dopo aver suonato e ballato per tutta la notte,
consegnano ai piedi della statua della Madonna le tammorre sancendo
così la fine della festa. La chiesa della Madonna delle Galline,
che nel 1954 è stata elevata a Santuario Mariano, presenta una
facciata seicentesca, in stile barocco, alta e culminante nel frontone
piramidale, abbellita da colonne, decorazioni in stucco e due statue
allegoriche la Pudicizia (a sinistra) e la Speranza (a destra). Sul
portale spicca il bassorilievo raffigurante la madonna del Carmelo con
in braccio il bambino, seduta su di un nugolo di nuvole e nell´atto
di essere incoronata da due angioletti. La porta principale del Santuario
è preceduta da un vestibolo su cui vi è l´organo
con coretto in legno decorato, introdotto nel 1790. Una porta secondaria
è aperta a destra dell´ingresso principale, sull´antica
via Consolare. All´interno del santuario, su ciascun lato si aprono
tre arcate-cappelle con altari che si alternano a lesene corinzie. Nella
terza cappella, più profonda ed ampia, troneggia la statua settecentesca
della Madonna del Carmine, che viene portata in solenne processione
ogni anno nella prima domenica in Albis. Il cassettonato ligneo del
soffitto del santuario della Madonna delle Galline fu eseguito probabilmente
durante il restauro della chiesa nel 1712.
EDIFICI
RELIGIOSI
Chiesa di S.Maria della Purità
Chiesa della Madonna Addolorata, in origine dedicata a Carlo Borromeo
Chiesa del Santissimo Corpo di Cristo
Chiesa di Santa Maria delle Grazie
Casa natale del Beato Tommaso Maria Fusco
Chiesa di San Francesco di Paola
Chiesa di Sant'Anna
Chiesa di San Vito
Chiesa di San Domenico
Chiesa di Santa Maria del Carmelo
Chiesa del Gesù Risorto[[1]]
Chiesa della Madonna di Fatima
GASTRONOMIA
Le tradizioni gastronomiche paganesi sono da ricondursi, dal punto di
vista religioso e antropologico, all´antico culto di Demetra,
dea del grano e della terra feconda. Le specialità di questo
territorio hanno infatti come base ingredienti semplici legati alla
terra.
Il periodo preferito in cui si preparano è quello delle festività
legate alla primavera. La venerazione per Demetra, con l´affermarsi
del cristianesimo, si è assimilato a quello della Madonna quale
madre e simbolo di fecondità.
Pasqua, ma soprattutto la festa della Madonna delle galline, che si
celebra a Pagani la domenica successiva alla Pasqua, sono caratterizzate
da un menù che ha alla base della preparazione il grano e trova
la sua massima espressione nei tagliolini e nel tortano, anche se la
specialità sono i carciofi arrostiti.