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Orta di Atella ![]() |
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Orta
di Atella è un comune di ventimila abitanti della provincia di
Caserta, nell'hinterland afragolese al limite con l'agro aversano. ETIMOLOGIA STORIA Ortula, f. XLVIIII; unc. XII, Tar. VII et med. Sembra così confermata l'ipotesi da me fatta in "Andes ed Atella insieme per Virgilio" che l'origine del toponimo e il suo significato sono da ricollegare etimologicamente al termine latino hortus (orto) da cui hortulus, ortula (piccolo orto), secondo i Romani «terreno coltivato e buono per antonomasia», quasi in contrapposizione al «subsecivus ager» (ritaglio di terreno non coltivabile) da cui Succivo, i cui abitanti chiamano ancora oggi quelli di Orta ortolani e non ortesi. Nel 1278, sotto Carlo I d'Angiò, Orta fu feudo di Guglielmo de La Gonesse, ammiraglio di Francia e del Regno di Napoli, viceré della Provenza. Qualche anno dopo passò a Gabriello del Balzo, figlio del più famoso Ramondello Del Balzo, i cui prossimi parenti, i Des Baux, avevano seguito re Carlo dalla lontana Francia. Nel 1335 il Casale risulta appartenere ad Angela Stendardo, figlia di Guglielmo, che, proprio in quell'anno, lo portò in dote a Giovanni Cantelmo cui andò sposa. Sotto il regno di Giovanna f1, (che governò Napoli tra il 1414 e il 1435) ne fu signore Ottino Caracciolo. Dal 1519 di certo fu feudo della famiglia Pignatelli; nel 1544 ne divenne proprietario Luigi Pignatelli alla morte del padre. Luigi, che tra l'altro era nipote del viceré di Sicilia, Ettore Pignatelli, ne possedeva però, solo una parte. Nel 1556, poiché qualche anno prima a Napoli, ad una ribellione contro il re aveva partecipato anche Vespasiano Pignatelli, la Colle napoletana confiscò alla famiglia anche parte del Casale di Orta, loro fendo e proprietà. In quello stesso 1556, quella parte confiscata fu comprata (dalla Regia Camera della Sommaria) da un certo Camillo De Tocco che l'avrebbe girato subito dopo ai Caracciolo per 3000 ducati. Una lapide, proveniente dal giardino dell'ex palazzo ducale, datata 1625, con uno stemma in cui sono disegnate onde marine (con ascendenze alla famiglia Caetani?) e la scritta «pro mulieribus De Tocco», ci sembra, però, confermare, almeno fino a quell'anno, l'appartenenza del feudo di Orta ai De Tocco.Sarà probabilmente dopo il 1626 che questa famiglia lo venderà ad una Maria Caracciolo dei duchi di Girifalco. I De Tocco, comunque, dovettero conservare ancora delle proprietà in Orta se, come riferisce P. Teofilo Testa (che nella seconda metà del `600 scrisse «I Serafica Fragmenti della provincia monastica francescana di Napoli»), nel 1643 un don Selvaggio Tuocco (De Tocco), citato ora come prete ora come abate, offrì ai francescani di Santa Maria La Nova, in Napoli, una vecchia chiesetta in rovina, un piccolo convento diroccato e terreni perché vi costruissero un nuovo monastero e una chiesa più grande. Una lapide che ancor oggi si può leggere nella cappella del Giordano, in ambito parrocchiale, ci dà notizia della sepoltura in quel luogo, nel 1669, di un don Francesco Maria Caracciolo, duca di Orta, e 3° marchese di Gioiosa. La popolazione del Casale che viveva esclusivamente di lavoro agricolo, producendo grano, granone, canapa e vino asprino (con viti maritate ai pioppi, a festoni, all'usanza etrusca) cominciava, intanto, a prendere più coscienza della necessità di ottenere maggiori diritti e libertà. Nel 1648 Orta raggiungeva il numero di 400 abitanti e in quell'anno avviò un primo processo di liberazione dai Caracciolo. Ma dovette passare quasi un secolo di altra dominazione da parte di questa famiglia se ancora tra il 1745 e il 1747 l'Università degli abitanti di Orta dette vita ad aspre liti giudiziarie contro un Caracciolo, duca di Girifalco. Nel 1796 Orta contava 1718 abitanti e il feudo era nelle mani di D. Margherita Caracciolo Valle Piccolomini. Caduta la feudalità con le leggi napoleoniche, casali e feudi si avviarono all'autogoverno e così fu per Orta che continuerà, però, a chiamarsi Castello di Orta. Solo dopo l'unità d'Italia dal 1862, a seguito della nuova legislazione statale e sulla organizzazione delle Province e dei Comuni, cambierà nome e stemma e avrà un territorio vasto di poco più piccolo dell'attuale. Così con D.R. n° 1078 del 14-12-1862, «Castello di Orta» prese l'attuale denominazione di «Orta di Atella». Il gonfalone, riprendendo più tardi i simboli dello stemma comunale, conserva a ricordo del toponimo Castello di Orta iena torre merlata e la scritta sottostante «Università di Orta». Nel 1928, con i comuni di Sant'Arpino e Succivo, ha fatto parte, fino al 1946, del comune di Atella di Napoli, il cui municipio fu costruito nell'area urbana dell'antica Atella e dove da 45 anni è abbandonato. I registri d'anagrafe e stato civile, invece, sono custoditi nell'archivio corrente del comune di Orta di Atella. Nel giugno 2008 il comune di Orta di Atella è sciolto per decreto ministeriale con insediamento di commissari prefettizi ECONOMIA EDIFICI
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