Oliveto
Citra è un comune di 4.002 abitanti in provincia di Salerno.
Fa parte della Comunità Montana Alto e Medio Sele. Nel comune
di Oliveto Citra ha sede l'Ospedale "S. Francesco D'Assisi",
dell' A.S.L. Salerno 2, che è una struttura tra le più
funzionali ed attrezzate della provincia di Salerno. La sua posizione,
ai confini con la provincia di Avellino, favorisce l'accesso ai servizi
sanitari anche da parte di quella popolazione dell'Alta Irpinia che,
percorrendo la Fondo Valle Sele, trova più agevole raggiungere
Oliveto Citra invece di Sant'Angelo dei Lombardi o Avellino.
Il comune di Oliveto Citra è anche sede della Comunità
Montana "Alto e Medio Sele".
ETIMOLOGIA
Il termine Oliveto deriva dal latino olivetum, ossia "uliveto".
La specifica "Citra" è riferita all'antico principato
che si trovava "al di qua del Sele", separato dal Principato
Ultra.
STORIA
Fu feudo della potente famiglia napoletana dei Macedonio, duchi di Grottolella,
marchesi di Ruggiano, Capriglia e Tortora, baroni di Poligori in Calabria,
che ne ebbero la signoria col titolo di marchesi.
Lattuale abitato di Oliveto Citra, storicamente costituito aggregandosi
attorno al suo Castello, domina lalta valle del fiume Sele in
una posizione che ne ha favorito, fin dallantichità, il
collegamento e il controllo di un percorso naturale il quale, attraverso
la sella di Conza e la valle dellOfanto, collega la costa tirrenica
al territorio irpino e daunio, ovvero costa tirrenica e adriatica.
Non a caso Oliveto partecipa, fin dall'VIII sec. a.C., alla cultura
di "Oliveto-Cairano", la quale nellambito della Fossakultur
era caratterizzata da forti tendenze conservatrici, rilevate dallesame
di molti corredi tombali; geograficamente tale cultura abbracciava i
centri che si snodano nellarea dellOfanto, perciò
Cairano, Calitri, Bisaccia, Morra de Sanctis, e quelli dislocati lungo
il corso del Sele, Oliveto Citra, Montecorvino Rovella, fino ai Monti
Picentini.
La "cultura Oliveto-Cairano" mostrava, altresì, affinità
sostanziali con le culture dellopposta sponda adriatica, chiaro
segno di una continua serie di scambi, ovvero della provenienza di un
primo gruppo di genti da quellarea.
Nella seconda metà dell'VIII sec a.C. si consolidò la
presenza greca sulla costa tirrenica con il centro di Pitecusa (Ischia)
e la fondazione della colonia di Cuma; lincontro con una civiltà
più evoluta ebbe un effetto dirompente sulle comunità
indigene della Campania, alcune delle quali ne trassero, però,
notevoli benefici. Divenne così un polo di attrazione Pontecagnano,
avendo una maggiore omogeneità politica; è probabile che
in questo momento le genti di Oliveto-Cairano varcarono la sella di
Conza e si spinsero nel salernitano, creando nuovi insediamenti: uno
dei maggiori Oliveto (Citra): in realtà questo si configurava
come un sistema di più villaggi segnalati da aree di necropoli
- organizzati, presumibilmente, intorno allabitato principale
della Civita, collina a ridosso del paese attuale; tesi suffragata dai
rinvenimenti sepolcrali che, infatti, provengono da varie località
di Oliveto Citra: Turni, Aia Sophia, Fontana Volpacchio, Piceglia, Cava
dellArena, Vazze, Isca, Casale, oltre, naturalmente, Civita; tranne
che per questultima, si tratta generalmente di necropoli collocate
in un arco cronologico che va dalla fine dellVIII al IV sec a.C..
Si presume che queste popolazioni, viste le condizioni e la posizione
favorevoli, si dedicarono al controllo dei traffici che avvenivano,
appunto, tra la costa adriatica e la tirrenica.
I corredi tombali del IV sec a.C. sono molto simili a quelli rinvenuti
in altri centri della Campania sannitizzata, chiaro segno che anche
Oliveto partecipò a questo fenomeno verificatosi nel corso della
seconda metà del V sec a.C.; ritrovamenti di vasellame di questepoca,
fanno definire un rapporto con centri del Vallo di Diano, quali Buccino
e Atena Lucana. Ormai tutta la Campania era avviata verso unaltra
epoca, iniziata con la conquista sannita dellultimo avamposto
etrusco di Capua, intorno al 400 a.C..
Anche in questo periodo le genti di Oliveto, cosi come di tutta larea,
dovettero avere un ruolo non secondario, nel quale vennero in qualche
modo a fondersi; infatti non è un caso che da quel momento in
poi non siano più visibili i caratteri distintivi della cultura
materiale denominata "Oliveto-Cairano".
Le popolazioni locali (ciacci) erano talmente influenzate dai sanniti
da essere coinvolte nel III guerra sannitica contro i romani, che li
vide sconfitti e sottomessi nel 290 a.C. circa: una leggenda riporta
che la Civita fu distrutta come atto di ritorsione.
Alcune tracce fanno ipotizzare che vi siano comunque degli insediamenti
successivi, appunto di epoca romana.
Nei primi anni del 1900 fu ritrovata, nella località denominata
Puceglia, la corazza di unarmatura romana; una delle ipotesi formulate
circa questo ritrovamento abbastanza inusuale per larea, è
basata sulla teoria di vari studiosi (
D. Siribelli, 1972) secondo
i quali i territori nei dintorni di Oliveto (forse nelle vicinanze dellattuale
abitato di Quaglietta) furono scenario della morte del grande Spartaco
e dei suoi circa sessantamila uomini per mano delle truppe romane nel
71 a.C..
Segue poi un periodo abbastanza oscuro, soprattutto per una ricostruzione
storica che possa definirsi tale; anche in questo caso, come spesso
accade, la leggenda si sovrappone ad essa: ci è dato sapere che,
nel periodo di piena crisi dellImpero, le popolazioni di Oliveto
erano raggruppate a piccoli gruppi in alcune località che ancora
oggi riportano i nomi di santi. Iniziava ad assumere una certa importanza,
e questo per un periodo abbastanza lungo, la comunità insediata
nellattuale località denominata Casale, che eresse la chiesa
paleocristiana di S. Maria de Faris (o Foris).
Il territorio di Oliveto fu compreso nellantica Lucania, i cui
confini settentrionali erano delimitati proprio dal Sele: ne fece parte
fino alla caduta dellImpero a seguito delle invasioni barbariche;
con larrivo dei Longobardi fu annessa, insieme agli altri centri
della Valle intorno al 590 d.C., nel ducato di Benevento.
I secoli che seguirono, come risaputo, furono contrassegnati da un profondo
stato di caos politico e sociale, dovuto alle continue lotte intestine
tra i Longobardi per le successioni; tale situazione favorì,
tra la metà del IX e tutto il X sec d.C., le scorrerie dei Saraceni,
i quali spesso si avventavano anche sulle contrade di Oliveto.
Alcuni riferimenti storici certi riguardo un centro con il nome di Oliveto,
compaiono allepoca dei Normanni, nel frattempo sovrapposti ai
Longobardi ormai in declino; la storiografia ufficiale fa iniziare la
loro dominazione intorno alla seconda metà dellanno 1000:
Salerno fu conquistata dai Normanni verso la fine del 1070.
La formazione del regno dei Normanni porterà alla nascita di
numerose baronie che avevano insito il germe della rivolta, caratteristica
costante di tutta la storia della monarchia nellItalia Meridionale:
quella da loro fondata, infatti, provocò la rottura fra città
e campagna, dando spazio alla classe baronale che riduceva sempre di
più le terre libere, alimentando di conseguenza il distacco fra
le popolazioni e il potere dominante.
Una delle conseguenze fu il fenomeno dellincastellamento e delle
fondazioni di nuovi nuclei abitati, che rispondevano alla morfologia
dei centri che si arroccavano e aggregavano intorno a un nucleo fortificato,
entrambi segni del costituirsi delle signorie fondiario-territoriali.
Anche gli abitanti delle varie località di Oliveto, quindi, si
trasferirono attorno al nuovo castello, edificato appunto dai Normanni,
per assicurarsi la loro protezione; fu edificato, di conseguenza, sulla
sommità di una grande formazione rocciosa, che dominava naturalmente
tutta la valle, con ovvie funzioni di difesa e che riprendeva un disegno
castrense, abbastanza ricorrente nelle architetture fortificate normanne.
La prima data certa di epoca medievale è il 1114: un documento
riferisce di una trattativa che riguardava S. Maria de Faris (o Foris),
casale di Oliveto (notizia non certa), tra il signore Gionata di Balvano
e Guglielmo de Touille.
Più in particolare Oliveto è ricordata allepoca
del Catalogo dei Baroni; dora in poi, e fino a tutto il Rinascimento,
il Castello di Oliveto fu sede dei feudatari e dei baroni locali.
Negli anni 1260-70 Oliveto era feudo di Giovannuccio (Johannucius de
Oliveto); periodo che coincise anche con linizio della feroce
dominazione angioina.
Intorno al 1290 Carlo II d'Angiò divise il Giustizierato in due,
creando così il "Principatus a Serris Montorii Citra"
ed il "Principatus a Serris Montorii Ultra", ossia il principato
Citeriore, oggi provincia di Salerno, e il principato Ulteriore, oggi
provincia di Avellino.
Da un importante documento, datato 15 dicembre 1300, è tratta
notizia che Carlo II, per la guerra del Vespro contro gli Aragonesi,
nel richiedere sostegno ai feudatari fa il nome, tra gli altri, di Johannucius
de Oliveto.
È di questi anni, 1330 circa, che si ha notizia anche di una
disputa per il possesso del feudo di Oliveto tra il barone De Ruggiero
e Leone di Monticchio.
Intorno al 1400 Guglielmo Grappino, marito di Felizza, signora della
terra dellOliveto, vendette il feudo a Cubella Cesualda, contessa
di Buccino, che ne ebbe linvestitura da re Ladislao.
Nel 1417, al tempo del regno di Giovanna II, succeduta al fratello re
Ladislao, la terra di Oliveto fu concessa a Cola Gasparro Grappino.
Successivamente, la famiglia Grappino, fu spogliata del feudo per fellonia
commessa, e concesso al Principe di Salerno.
Nel 1444 Ferdinando II d'Aragona, poi re di Napoli come Alfonso II,
conferma a Ferrante Dias (o Diaz) Garlon, conte di Alife, il possesso
delle terre di Oliveto e del Principato Citra.
Nel 1495, pur avendo seguito gli Aragonesi in armi, Ferrante Dias fu
reintegrato da re Carlo VIII di Francia a signore di Oliveto.
Dal 1556 fino ai primi del seicento Oliveto appartenne ai Blanch; di
seguito, da metà del secolo, al marchese Marcantonio Cioffi di
Salerno; poi al marchese Macedonio di Ruggiano, suo unico erede [1].
.
Nella seconda metà del '700, Galanti in "Della Descrizione
Geografica e Politica delle Sicilie", individuava Oliveto (Citra)
allinterno della subarea regionale del Vallo di Diano, costituita
in particolare da: Brienza, Buccino, Campagna, Eboli, Marsico Nuovo,
Moliterno, Oliveto, Padula, Sala.
In questo contesto si definivano, di conseguenza, i rapporti di forza
allinterno della società. Galanti rimandava al pensiero
che nel 500 iniziò a definire il concetto di identità
urbana, stabilendone i criteri con approfonditi studi specifici.
Tra i tanti trattati pubblicati, uno in particolare considerava il Principato
Citra con molto favore; scriveva infatti S. Mazzella in "Descrittione
del Regno di Napoli" (Napoli, 1586):
le sue genti,
di persona disposta, di natura allegra, pronti allarme, studiosi
delle virtù, nel negoziare astuti, e piacevoli, e dediti al guadagno,
sono etiandio industriosi, et inclini a trafichi
.
Queste fonti seguivano un doppio criterio di riconoscimento dellidentità
cittadina: il primo di derivazione ecclesiastica, quindi città
sedi arcivescovili e vescovili; il secondo legava due diversi elementi,
ovvero tradizione storica e presenza di famiglie nobili allinterno
della comunità.
Seguendo questultimo criterio, Oliveto era identificata come città
del Principato Citra, insieme ad altre ben più importanti sotto
laspetto demografico, quali ad esempio Eboli o Giffoni.
Attualmente il castello prende il nome di Guerritore, da
Andrea Guerritore, patrizio di Ravello, che aveva ottenuto il feudo
di Oliveto-Senerchia intorno al 1850.
Nel 1811, un decreto muratiano aveva sezionato il Principato Citra in
quattro distretti: Salerno, Campagna, Sala Consilina e Vallo della Lucania:
Oliveto fu annessa al distretto di Campagna.
Lunità dItalia riordinò amministrativamente
il territorio; quindi i comuni alla destra del Sele (Senerchia, Caposele,
Calabritto) furono attribuiti alla provincia di Avellino, mentre quelli
alla sinistra (Contursi, Oliveto, Colliano, Valva, Laviano, Santomenna
e Castelnuovo di C.) alla provincia di Salerno.
In seguito, al nome Oliveto fu aggiunto Citra, chiaro riferimento dellappartenenza
allomonimo Principato.
ECONOMIA
Oggi il paese, colpito gravemente dal terremoto del 23 novembre del
1980 basa la sua economia sull'agricoltura (uliveti, vigneti, prodotti
ortofrutticoli); sull'allevamento di bestiame (bovini, ovini) con relativa
produzione di latte e trasformazione in prodotti caseari e sul commercio.
Di rilevante importanza è il mercato che ogni giovedì
si svolge per le vie del centro.
DATI RIEPILOGATIVI
Popolazione
Residente 4.005 (M 1.979, F 2.026)
Densità per Kmq: 127,5 (Censimento Istat 2001)
CAP
84020
Prefisso Telefonico 0828
Codice Istat 065083
Codice Catastale G039
Denominazione
Abitanti olivetani
Santo Patrono San Macario
Festa Patronale 24 maggio
Numero
Famiglie (2001) 1.509
Numero Abitazioni (2001) 1.764
Il Comune di Oliveto Citra fa parte di:
Comunità Montana Zona Alto e Medio Sele
Regione Agraria n. 7 - Medio Sele
Parco dei Monti Picentini
Comuni Confinanti
Campagna, Colliano, Contursi Terme, Senerchia (AV).