Capoluogo
della provincia omonima e della regione Campania, è il terzo
comune d'Italia per numero di abitanti: dati ISTAT dell'ultimo censimento
(2006) rilevano una popolazione di 975.139 abitanti, pari a oltre un
sesto dell'intera popolazione regionale e circa un terzo di quella della
sua provincia. Napoli
gode di un clima tipicamente mediterraneo, con inverni miti e piovosi
e estati calde e secche, ma comunque rinfrescate dalla brezza marina
che raramente manca sul suo golfo. Il sole splende mediamente per 250
giorni l'anno. La classificazione climatica di Napoli inserisce la città
nella zona climatica "C". La particolare conformazione morfologica
del territorio del capoluogo comunque obbliga in questa sede ad aggiungere
che la città possiede al suo interno differenti microclimi con
la possibilità così di incontrare variazioni climatiche
anche significative spostandosi di pochi chilometri.Non mancano però
episodi di gelo: restano infatti celebri le nevicate su Napoli del Febbraio
1956, del Gennaio 1985 e del 26 gennaio e 1 marzo del 2005, dove vi
furono accumuli fino a 10 cm anche lungo la costa. La
città vera e propria si estende tuttavia ben oltre la superficie
comunale, sebbene non possa essere univoca una definizione dei suoi
confini. Dati ONU del 2005 assegnano all'intero agglomerato urbano napoletano
una popolazione di circa 2.200.000 abitanti, ma va ricordato che vi
sono dati di diverse fonti che appaiono anche estremamente discordanti
a seconda del metodo di calcolo utilizzato (non solo per l'agglomerato
urbano ma anche soprattutto per la definizione dei confini dell'area
metropolitana). L'area
metropolitana
secondo le stime dell'OCSE giungerebbe a circa 3.100.000 abitanti, dietro
Milano e Roma. Da altre fonti risulta essere la seconda area metropolitana
d'Italia per popolazione dopo Milano, solo per citarne alcune: per l'
U.S. Census Bureau and Times Atlas of the World ne stima una popolazione
di circa 3 milioni di abitanti, mentre il World Gazetteer ne calcola
3.832.622, al 01/01/2007. L'area
metropolitana
risulta, ad ogni modo, una delle più popolose e densamente popolate
dell'Unione Europea: è prossima inoltre l'istituzione della città
metropolitana che dovrebbe andare a sostituire la Provincia di Napoli.
Gli urbanisti chiamano l'intero territorio urbanizzato "la grande
Napoli"; la crescita della città è riuscita infatti
ad integrare a sé comuni della provincia di Salerno e Caserta
quasi senza soluzione di continuità. La costa metropolitana si
estende ininterrottamente da Capo Miseno a Castellammare di Stabia.
Il
comune è composto dalla "città storica" (corrispondente
ai quartieri di Avvocata, Chiaia, Mercato, Montecalvario, Pendino, Porto,
Posillipo, San Carlo all'Arena, San Giuseppe, San Lorenzo, Stella, Vicaria),
da alcune frazioni fuse con la città in varie fasi già
dall'epoca di Gioacchino Murat (Arenella, Bagnoli, Miano, Piscinola,
Fuorigrotta, Vomero) e dai comuni aggregati infine durante il ventennio
fascista (attualmente suddivisi nei quartieri di Barra, Chiaiano, Pianura,
Soccavo, Ponticelli, San Giovanni a Teduccio, San Pietro a Patierno,
Secondigliano e Scampìa). I
quartieri più popolosi sono appunto quelli corrispondenti al
territorio dei comuni aggregati durante il ventennio. La sovrappopolazione
di tali zone, che hanno da sole i due terzi della popolazione della
città, è dovuta principalmente alla scelta politica -
poi rivelatasi fallimentare - di individuare in quei luoghi le aree
in cui realizzare gli agglomerati ex legge167/1962 (edilizia residenziale
pubblica) e legge 219/1981 (edilizia residenziale pubblica per i terremotati
del 1980).
ORIGINE
Alcune tombe risalenti all'epoca eneolitica (fine III millennio a.C.)
rinvenute nel quartiere di Materdei, da attribure allaantichissima Cultura
del Gaudo provano che l'area cittadina fu abitata già prima dell'arrivo
dei coloni greci.
STORIA
La città fu probabilmente fondata dagli abitanti della colonia
greca di Cuma attorno all'VIII secolo a.C., con il nome di Partenope,
sull'attuale Monte Echia. Tale insediamento sarebbe stato successivamente
chiamato Palepolis ("città vecchia"), quando la città
sarebbe stata rifondata poco lontano nel V secolo a.C., con il nuovo
nome di Néa-pólis, ("città nuova"). Nel
326 a.C., a seguito delle guerre sannitiche, i Romani conquistarono
definitivamente la città, che conservò però la
lingua greca almeno fino al II secolo d.C. Nei secoli seguenti Napoli
ospitò molti patrizi ed imperatori romani che trascorsero qui
pause di governo. In particolare, nel 476 d.C. l'ultimo imperatore romano
d'occidente Romolo
Augusto fu imprigionato nel Castel dell'Ovo. Nel
536 Napoli fu conquistata dai Bizantini durante la guerra gotica e rimase
saldamente in mano all'Impero anche durante la susseguente invasionelongobarda,
divenendo in seguito ducato autonomo. La vita del ducato fu caratterizzata
da continue guerre, principalmente difensive, contro i potenti principati
longobardi vicini ed i Saraceni. Attorno al 990, pochi anni dopo l'istituzione
dell'arcidiocesi di Capua, Sergio fu il primo arcivescovo della città,
quando la sua diocesi fu elevata a provincia ecclesiastica dal Papa,
poco dopo che Leone III l'Isaurico, a seguito delle dispute teologiche
sorte attorno al movimento iconoclasta, passò le diocesi dell'Italia
bizantina sotto l'autorità del patriarcato di Costantinopoli.
Nel 1137 i normanni diRuggero II conquistarono la città, ponendo
fine al ducato, e Napoli entrò così a far parte del territorio
del Principato di Capua, nel neonato Regno di Sicilia, con capitale
Palermo; ciononostante la città conservò la sede dell'arcidiocesi.
Dopo la dominazione sveva, durante la quale fu compresa nel giustizierato
di Terra di Lavoro, nel 1266 gli Angioini occuparono il Mezzogiorno
e, non avendo conquistato la Sicilia, insediarono la capitale a Napoli
durante il regno di Carlo II, trasformando da allora quella che era
stata una delle tante città marinare del Tirreno (Amalfi, Gaeta,
Sorrento) in uno dei più importanti centri di potere della penisola
italiana. L'ultima grande impresa degli angioini napoletani fu la spedizione
militare di Ladislao I di Napoli, il primo tentativo di riunificazione
politica d'Italia, agli inizi del XV secolo.
TURISMO
Il
turismo, nonostante la vastità dell'offerta monumentale e museale
di cui la città dispone non trova sufficiente valorizzazione
economica: i problemi d'immagine della città di Napoli legati
al problema della criminalità organizzata, nonché l'insufficienza
di strutture ricettive di medio-basso livello sono il principale ostacolo
al decollo di un'efficiente promozione alberghiera. Il flusso turistico
è essenzialmente di passaggio, diretto verso località
periferiche Pompei (in cui si registra una media di 3 milioni di turisti
l'anno[29]), o le isole del golfo (Capri e Ischia), la costiera sorrentina
e quella amalfitana, dove la qualità ambientale e l'offerta ricettiva
raggiunge livelli di prestigiointernazionale. Negli ultimi anni si è
riscontrata nel porto di Napoli una notevole crescita nel settore croceristico.
Di
discreto interesse turistico è anche la tradizione artigianale
napoletana, specializzata e promossa in apposite mostre, nell'arte presepiale
e nella lavorazionedi ceramiche e porcellane; infine, un importante
settore industriale cittadino è occupato dalle produzioni tessile
e dell'abbigliamento.
Napoli
è una delle città mondiali a maggior densità di
risorse culturali e monumenti che ne testimoniano la sua evoluzione
storico-artistica; il centro storico,annoverato dall'Unesco tra i patrimoni
dell'umanità, è il risultato di sovrapposizioni di stili
architettonici, a racchiudere circa 2.800 anni di storia e a testimonianza
delle varie civiltà che vi hanno soggiornato; su un territorio
relativamente poco esteso sono presenti, tra gli altri, un grande numerodi
castelli, residenze reali, palazzi monumentali, chiese storiche e resti
dell'età classica. L'eredità di questa storia millenaria
si può comunque ammirare anche in tutta la città e nei
suoidintorni.
Tuttavia,
la scarsa valorizzazione e la mancanza di fondi per eventuali restauri,
fa sì che parte di tale patrimonio versi a volte in rovina o
in stato di degrado (sono più di 160 le chiese che rischiano
di "scomparire", altrettanti i palazzi; ma anche fontane,
obelischi, architetture antiche ed altri beni culturali di valore).
Per far fronte a questa emergenza, varie organizzazioni e comitati cittadini,
stanno cercando di far intervenire l'Unesco.
CASTELLI
La Napoli antica che aveva a lungo goduto di un'eccellente protezione
da parte della capitale dell'Impero romano (anchegrazie alla vicinanza
con quest'ultima), al passaggio dall'età classica al medioevo,
dovette presto ritornare a difendersi da sola. Città di mare
e senza difese naturali nell'entroterra, (ma anche destinata ad assumere
un ruolo di rilievo), fu protagonista di numerosi assedi che dovette
subire soprattutto nel periodo del Ducato autonomo; in questo periodo
la città si ritrovò in una continua e quasi ininterrotta
sequenza di guerre, prevalentemente difensive, contro i principati longobardi
di Benevento, di Salerno e di Capua, gli imperatori bizantini, i pontefici
ed infine i Normanni che la riuscirono ad espugnare definitivamente
nel 1137.
I
castelli difensivi giunti sino a noi intatti nella struttura sono sei,
cinque nel centro storico (Maschio Angioino o Castel Nuovo, Castel Capuano,
Castel
Sant'Elmo, Castel dell'Ovo e la Caserma Garibaldi, costruita appunto
a mò di castello fortificato), e l'altro in zona periferica,
il Castello di Nisida di epoca tardo-angioina che oggi ospita la Colonia
di Redenzione per Minorenni. Vanno inoltre menzionati i resti di altri
due castelli: il Forte di Vigliena e il Castello del Carmine. Altre
stutture della città hanno forme ed aspetto di castelli (Castello
Aselmeyer), il cui interesse storico è limitato al significato
artistico e decorativo della struttura.
CASTEL
NUOVO
primi castelli di Napoli ebbero per lo più la funzione di residenze
reali: Carlo I d'Angiò decise di erigere il Castel Nuovo principalmente
come sua residenza. La dinastia Aragonese rimaneggiò le sue strutture,
ma del nuovo rifacimento nulla rimane, a parte la Cappella di Santa
Barbara. Cinque imponenti torri di piperno e tufo ne delimitano le spesse
mura; il notevole arco di trionfo in marmo, fra le torri di Mezzo e
di Guardia, fu costruito alla metà del Quattrocento da Francesco
Laurana e celebra l'entrata di Alfonso I d'Aragona in Napoli il 26 febbraio
1443. La monumentale Sala dei Baroni, che oggi ospita le riunioni del
Consiglio comunale, era la sala centrale del castello. Fu così
chiamata perché nel 1487 vi furono arrestati i baroni che congiurarono
contro Ferrante I d'Aragona, ivi riuniti dal sovrano per celebrare le
nozze della nipote. Oggi l'edificio ospita l'omonimo Museo Civico. Nella
sua Sala centrale, Pietro da Morrone, salito al Soglio come Celestino
V, nel dicembre 1294 -come ricorda Dante - «fece per viltade il
gran rifiuto» aprendo la strada all'ascesa di Bonifacio VIII,
dopo un conclave tenutosi nello stesso locale.
EDIFICI
RELIGIOSI
Le numerose catacombe cristiane che sorsero fuori le mura, testimoniano
sì l'arte, la storia e l'architettura della primissima Napoli
cristiana, ma rappresentano anche l'inizio di un'accentuata fede nella
nuova dottrina, che per secoli ha caratterizzato la vita socio-religiosa
della città; allo stesso modo può essere valutato l'eccessivo
numero di luoghi sacri (tra basiliche, chiese, monasteri, ritiri, conventi,
ecc..). Per spiegare ciò, vi è da tener conto non solo
di questa "predisposizione", ma anche di fondamentali riferimenti
storici.
Nel
medioevo il popolo fu influenzato dai pellegrinaggi in terra santa:
i pellegrini che erano di ritorno da Gerusalemme, spesso approdavano
a Napoli, in quanto il suo porto rappresentava uno dei principali punti
di rientro nel vecchio continente. Più tardi, a Napoli regnarono
Angioini ed Aragonesi (dinastie anch'esse cristiane che diedero maggior
credito alla già latente devozione al cattolicesimo); per i secoli
successivi la città fu ancora saldamente nel campo della controriforma,
direttamente sotto il dominio degli Asburgo di Spagna.
Questi,
dunque, furono tra i principali motivi che forgiarono l'etica religiosa
della città e giustificano le numerose costruzioni di edifici
di culto: nel XVIII secolo Napoli raggiunse il numero record di 100
fra conventi e monasteri, e 500 chiese, tanto che le valse il soprannome
di città dalle 500 cupole. In epoca più moderna, il periodo
del Risanamento, i terremoti e soprattutto i 181 bombardamenti della
seconda guerra mondiale, hanno sottratto alla città partenopea
più di 60 chiese; ma, nonostante tutto, Napoli continua a possedere
il maggior numero al mondo, di chiese, di conventi ed altre strutture
di culto. Anche se si
considerano solo le chiese storiche, il numero è particolarmente
elevato; esse raggiungono infatti le 448 unità.
Molte
sono le chiese proibite, dalle porte sbarrate da secoli o abbandonate
senza custode ma che spesso contengono anche opere di alto valore artistico
(come ad esempio la chiesa di Santa Maria della Sapienza su Via Costantinopoli
che contiene tele di Luca Giordano ed un ricco interno barocco). Le
chiese napoletane sono testimonianze artistiche, storiche ed architettoniche
formatisi nell'arco di diciassette secoli; ad esse, seppur in maniera
indiretta, sono legate per lo più le vicende artistiche ed architettoniche
della città, nonché i suoi repentini cambiamenti.
Le
prime chiese cristiane, a Napoli, risalgono a poco dopo l'editto di
tolleranza costantiniano di Milano del 313. In città vi si trovano
differenti tipi di "tracce" paleocristiane, le più
eclatanti sono: quelle in cui resti absidali, affreschi e quant'altro,
sono spesso locati negli ipogei delle ben più recenti chiese
barocche e/o rinascimentali; oppure, quelle in cui l'architettura paleocristiana
si è fusa con le successive correnti artistiche (un mescolamento
che ha poi dato vita a delle vere e proprie chiese "ibride").
Tuttavia, esempi di chiese paleocristiane "pure" e/o pressoché
integre, sono riscontrabili invece in alcune catacombe. Tra le più
antiche chiese paleocristiane vi è sicuramente la basilica di
San Pietro ad Aram; l'edificio, seppur rimaneggiato secondo altri stilemi,
possiede ancora marcate origini paleocristiane, come testimoniato soprattutto
dai suoi grandi sotterranei che hanno conservato rigorosamente arte
ed architettura paleocristiana. Molto simile al caso precedente è
la chiesa di San Giorgio Maggiore che possiede al suo interno, un raro
esempio di abside antica completa.
Per
quanto riguarda le chiese gotiche ricordiamo la basilica di Santa Chiara
che con il suo elegante gotico provenzale e la sua navata lunga circa
130 metri edalta 45, è la maggiore opera gotica cittadina: al
suo interno, inoltre, vi sono vari monumenti sepolcrali di varie dinastie
o famiglie nobiliari dell'epoca oltre ad altri riferimenti artistichi
e/o architettonici. Altro punto di riferimento è la chiesa di
San Domenico Maggiore, eretta secondo i classici canoni del gotico;
venne rimaneggiata nel Rinascimento (a causa soprattutto dei terremoti
e incendi che imperversarono in questo periodo), successivamente, fu
rimaneggiata anche secondo gli stilemi del barocco. Altro esempio gotico
è la San Pietro a Majella, la cui struttura ha conservato l'aspetto
sfoglio originario, ad eccezione del soffitto barocco. La chiesa di
San Lorenzo Maggiore, invece, rappresenta una pregevole mescolanza in
stile gotico francese con quello francescano; anch'essa, subì
poi dei ritocchi barocchi.
Il
Rinascimento si impose grazie alla presenza di Alfonso d'Aragona, il
quale trasformò Napoli in una delle principali città rinascimentali
del tempo. In realtà i legami artistici e culturali con Firenze
avevano già prodotto un parziale mutamento nel contesto architettonico
della città; lo dimostra soprattutto la chiesa del Gesù
Nuovo che con la sua classica facciata a punta di diamante, rispecchia
i primi esempi e/o elementi rinascimentali della città. Altro
esempio rilevante di questa corrente è Sant'Anna dei Lombardi
che attraverso le sue grandi cappelle a pianta centrale fa intuire chiaramente
come sia stata influenzata dalle analoghe costruzioni fiorentine. Con
l'avvento del manierismo, infine, il rinascimento a Napoli è
in piena caduta ma ciò nonostante, l'ultimo cinquantennio produce
la notevole chiesa rinascimentale di Santa Maria la Nova.
Le
chiese monumentali di Napoli si presentano per lo più sotto una
veste barocca, ciò è dovuto grazie alla presenza diretta
di Caravaggio; egli provocò uno
stravolgimento nel panorama artistico ed architettonico di Napoli, influenzando
intere schiere di urbanisti, architetti, pittori napoletani dell'epoca
che, di lì a poco, avrebbero trasformato Napoli in una vera e
propria città "barocca".
La
certosa di San Martino, tra i maggiori complessi monumentali e religiosi
di Napoli, costituisce in assoluto, uno dei maggiori esempi di questa
corrente. Un'altro importante esempio barocco della città e non,
è la Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro della cattedrale
di Napoli: uno dei gioielli universali dellarte, ricca di marmi,
affreschi, dipinti e altre opere darte dei migliori artisti dellepoca
è sicuramente uno dei monumenti più importanti del barocco
napoletano seicentesco, per linsieme di decorazioni che videro
la partecipazione di artisti di eccezionale levatura.
Tra
le più "recenti" chiese monumentali della città,
vi sono quelle partorite dal neoclassicismo; queste, si possono dividere
in due categorie distinte, ovvero: nella prima, appartengono le chiese
che sono ancora vicine al tardo barocco napoletano, conservando ancora
un'impronta tipica di quest'ultimo periodo; mentre, nella seconda tipologia
appartengono le chiese caratterizzate da interni e/o da facciate severe,
che preludono al neoclassico puro. La maggiore opera inerente a questo
periodo, nonché uno dei monumenti più celebri della città
è la basilica di San Francesco di Paola realizzata da Pietro
Bianchi, il quale mostrò nella realizzazione della nuova chiesa
grandi qualità ingegneristiche, attestate dalla solidità
dell'opera e dall'intelligenza delle soluzioni tecniche
MUSICA
La vita musicale napoletana fu molto intensa già a partire dal
XV fino al XVII secolo nell'ambito della polifonia sacra e profana.
Dal XVII e soprattutto nel XVIII secolo la Scuola Musicale Napoletana
assunse un ruolo preminente nel campo della musica sacra e operistica
con musicisti come Alessandro Scarlatti, Giovan Battista Pergolesi,
Nicola Porpora.L'intero patrimonio del '700 musicale napoletano e quasi
del tutto inedito, oltre 150 biblioteche nel mondo ne conservano i manoscritti,*L'Istituto
Internazionale per lo studio del '700 musicale napoletano,si occupa
di ricercare, studiare e diffondere la musica della scuola napoletana
del '700. Tra i maggiori esperti della musica napoletana del '700 vanno
ricordati due napoletani doc il grande Roberto De Simone, ed Enzo Amato
che ha riportato alla luce innumerevoli capolavori della suddetta scuola
tra cui la Sinfonia Venezia di Pasquale Anfossi da cui si evince un
clamoroso plagio Mozartiano.
La
canzone classica napoletana, assurta a fenomeno storico nel corso delle
annuali feste di Piedigrotta tra l'Ottocento e la prima metà
del Novecento e con i successivi Festival della Canzone Napoletana,
è oggi un patrimonio tutelato. È attivo da vari anni,
presso la sede RAI di Napoli, l'Archivio Sonoro della Canzone Napoletana.
Altro fenomeno musicale di particolare interesse è la cosiddetta
Sceneggiata che si fonda sulla sceneggiatura di un intero spettacolo
teatrale partendo da una canzone di argomento popolare, protagonista
indiscusso di quest'arte fu Mario Merola.
La
vita musicale napoletana fu molto intensa già a partire dal XV
fino al XVII secolo nell'ambito della polifonia sacra e profana. Dal
XVII e soprattutto nel XVIII secolo la Scuola Musicale Napoletana assunse
un ruolo preminente nel campo della musica sacra e operistica con musicisti
come Alessandro Scarlatti, Giovan Battista Pergolesi, Nicola Porpora.L'intero
patrimonio del '700 musicale napoletano e quasi del tutto inedito, oltre
150 biblioteche nel mondo ne conservano i manoscritti,*L'Istituto Internazionale
per lo studio del '700 musicale napoletano,si occupa di ricercare, studiare
e diffondere la musica della scuola napoletana del '700. Tra i maggiori
esperti della musica napoletana del '700 vanno ricordati due napoletani
doc il grande Roberto De Simone, ed Enzo Amato che ha riportato alla
luce innumerevoli capolavori della suddetta scuola tra cui la Sinfonia
Venezia di Pasquale Anfossi da cui si evince un clamoroso plagio Mozartiano.
La
canzone classica napoletana, assurta a fenomeno storico nel corso delle
annuali feste di Piedigrotta tra l'Ottocento e la prima metà
del Novecento e con i successivi Festival della Canzone Napoletana,
è oggi un patrimonio tutelato. È attivo da vari anni,
presso la sede RAI di Napoli, l'Archivio Sonoro della Canzone Napoletana.
Altro fenomeno musicale di particolare interesse è la cosiddetta
Sceneggiata che si fonda sulla sceneggiatura di un intero spettacolo
teatrale partendo da una canzone di argomento popolare, protagonista
indiscusso di quest'arte fu Mario Merola.
TEATRO
Il teatro napoletano è una delle più antiche e conosciute
tradizioni artistiche della città. Tra i suoi principali esponenti
si citano Antonio Petito, Raffaele Viviani, Roberto Bracco, Eduardo
Scarpetta, Eduardo De Filippo e la sua compagnia composta fra l'altro
dai fratelli Titina De Filippo e Peppino De Filippo, questi ultimi a
loro volta autori teatrali.
Eduardo
intraprese una originale attività di scrittura e recitazione
teatrale, volta a portare sul palcoscenico l'anima di Napoli e dei suoi
abitanti, la napoletanità considerata come cartina di tornasole,
attraverso cui evidenziare i caratteri fondamentali dell'umanità
e della società contemporanea. Tra le sue commedie più
importanti ricordiamo Napoli milionaria!, Il sindaco del rione Sanità,
Natale in casa Cupiello, Filumena Marturano, Uomo e galantuomo e Questi
fantasmi! (tra l'altro riportata con successo sui palcoscenici di New
York nel 2004, dall'attore e regista cinematografico John Turturro).
Tra
gli autori contemporanei ricordiamo Roberto De Simone e Annibale Ruccello,
prematuramente scomparso, cui si devono i drammi Le cinque rose di Jennifer
e Ferdinando, il trio comico cabarettistico de La Smorfia composto da
Enzo Decaro, Lello Arena e Massimo Troisi (quest'ultimo anche regista
e sceneggiatore). Spicca inoltre il nome di Vincenzo Salemme, tra i
suoi scritti Lo strano caso di Felice C., ...E fuori nevica e Premiata
Pasticceria Bellavista. Tradizionale maschera napoletana è inoltre
la figura di Pulcinella, che, secondo Benedetto Croce, nacque nella
Napoli del Seicento da un certo Puccio d'Aniello.
Il
teatro massimo della citta è il Teatro di San Carlo (il più
capiente d'Italia con 3.000 posti ed il più antico d'Europa in
attività), mentre il teatro stabile della città è
il Teatro Mercadante. Altri noti palcoscenici sono il Diana, il San
Ferdinando, l'Augusteo, il Sannazaro, il Bracco, il Bellini.
Grazie
a questa secolare e duratura tradizione teatrale e al numero da record
di teatri rispetto alle altre città italiane, la città
di Napoli è stata scelta dal governo come sede delle prime tre
edizioni del Festival Nazionale del Teatro che si terrà nel triennio
2007-2009.
GASTRONOMIA
La pizza, prodotto culinario napoletano per eccellenza, si diffonde
in città tra il Seicento e il Settecento senza avere tuttavia
le caratteristiche attuali. Si tratta infatti inizialmente di una variante
della focaccia, arricchita con basilico o strutto o alici e più
tardi con pomodoro e mozzarella di bufala campana o fior di latte. Solo
nell'Ottocento inizia la moda dei buongustai di pizza e la prima vera
pizzeria della quale si conosce il nome fu aperta nel 1830 nella zona
di Port'Alba. La ricetta classica più nota risale invece al 1889.
L'Associazione "Verace Pizza Napoletana" fondata nel 1984
dai più antichi maestri pizzaioli diffonde d'allora la metodologia
di produzione e degustazione della verace pizza napoletana artigianale,
associando le pizzerie nel mondo che utilizzano i prodotti previsti
e la corretta metodologia. Ogni anno a Napoli a settembre si svolge
il Pizzafest nella sede della Mostra d'Oltremare dove si può
degustare una pizza scegliendo tra le dozzine di pizzerie all'aperto.
La
pastasciutta
Non si ferma certo alla pizza il vasto campionario della cucina napoletana.
Necessario citare infatti almeno gli spaghetti: l'immagine tipica dell'affamato
Pulcinella che s'ingozza con un piatto di spaghetti al pomodoro è
tipica dell'iconografia napoletana, ed è stata ripresa anche
da Totò nel suo Miseria e nobiltà. Tra i modi più
tipici di cucinare gli spaghetti (o anche vermicelli) a Napoli vi è
quello di condirli con le vongole. Gli spaghetti alle vongole possono
essere o in bianco o col pomodoro e possono essere conditi o con vongole
veraci o con lupini. Altra tradizione è quella del ragù,
tipico piatto domenicale. Probabilmente derivante dal ragôut francese,
il ragù napoletano (o rraù in dialetto, celebrato in una
poesia di De Filippo) è una salsa di lunga ed elaborata preparazione
(cinque-sei ore di cottura) fatta con pomodoro e carne di vitello o
di maiale, soprattutto nel periodo di Carnevale, e va servita su pasta
col buco, in particolare i tradizionali ziti.
I
dolci
Celeberrima è anche la tradizione dolciaria napoletana, che ha
beneficiato degli influssi delle diverse corti (e rispettivi cuochi
ufficiali) che si sono succedute nella città. Tra le diverse
specialità la più nota è probabilmente la sfogliatella,
che può essere "riccia" o "frolla" a seconda
della preparazione della pasta sfoglia che la compone: realizzata nel
Settecento nel monastero di Santa Rosa situato a Conca dei Marini, nei
pressi di Amalfi, il ripieno è a base di crema di ricotta, semolino,
vaniglia, cedro scorzette di arancia candite. Vi è poi il babà,
forse di origini polacche, dolcetto fatto con pasta morbida imbevuto
di sciroppo a base di limone e rum e che poi può essere ricoperto
in superficie con crema pasticciera e frutta fresca. Le zeppole mangiate
il giorno di San Giuseppe - e che per questo a volte sono confuse con
le zeppole di San Giuseppe (bignè alla crema) - sono a Napoli
morbide ciambelline ricoperte di zucchero candito.
Ci
sono poi dolci legati a festività, come la pastiera che si mangia
a Pasqua, fatta con pasta frolla e grano cotto nonché con ricotta,
cedro, arancia e zucca candita. A Natale ci sono gli struffoli, piccole
sferette fritte ricoperte di diavolilli (confettini colorati), canditi
e miele, che si suppone siano stati portati dagli antichi greci (stroungolous
è una parola che significa arrotondato). A Carnevale, infine,
ci sono le chiacchiere, fritte e ricoperte di zucchero a velo, il migliaccio,
fatto con semola, latte e ricotta, ed infine il sanguinaccio, crema
in origine fatta di sangue di maiale e oggi di cioccolata aromatizzata
con la cannella.
IL
PRESEPE
Sebbene la leggenda ritenga che il primo presepe fu realizzato da Francesco
d'Assisi nel 1223, questa tradizione è tipicamente napoletana.
Tra il XVII e XVIII secolo l'arte del presepe raggiunge le più
alte punte artistiche. Molti esemplari sono visibili oggi nel Museo
di San Martino. La tradizione è ancora viva per molti napoletani
che allestiscono il presepe nelle loro case nel periodo natalizio, acquistando
le statuette nella celebre Via San Gregorio Armeno dove si trovano le
botteghe dei pastorai.