Marano
di Napoli è un comune di 58.938 abitanti in provincia di Napoli.
Oggi la cittadina è parte integrante dell'agglomerato urbano
di Napoli.
ETIMOLOGIA
E' probabilmente legato al nome latino di persona Marius più
il suffisso -anus che indica appartenenza, ossia proprietà.
ORIGINI
E STORIA
Il
territorio su cui sorge Marano di Napoli mostra tracce di presenza umana
risalente all' età neolitica. Insediamenti umani, databili ad
ottomila anni fa, infatti, sono stati recentemente individuati sulla
direttrice Marano-San Rocco. Dall'età neolitica fino agli Osco-Sanniti
c'è un vuoto di circa seimila anni, ma si sa che gli Osci lasciarono
tracce nella Masseria Spinosa, nell'area di Vallesana e nei pressi di
Monteleone. Purtroppo ruspe impietose hanno distrutto ogni cosa; tuttavia
questo popolo ci ha lasciato tre strade che ancora oggi sono percorribili:
Cupa dei cani, Pendine e Cupa Orlando (Via Consularis Campana, per i
Romani). Il territorio maranese è zeppo di tracce romane: la
più importane testimonianza, nell'ambito dell'architettura funeraria
in Campania, è il Mausoleo detto Ciaurro.Poco tempo fa Marano
ha potuto conoscere cinque splendide statue rinvenute sul suo territorio,
attualmente conservate nel Museo Archeologico di Napoli. Tali statue
raffigurano uno schiavo liberato di nome Dama, sua moglie Terzia, anch'essa
ex-schiava (entrambi appartenuti all'imperatore Tiberio), Ercole e due
fauni. Marano aveva il privilegio di affacciarsi sia verso Pozzuoli
(importante porto commerciale nel periodo imperiale) che verso Atella
(pianura campana, luogo d'origine della farsa Atellana), era crocevia
di attività economiche, ludiche, religiose. La Via Consularis
Campana, che con le sue ventuno miglia collegava le due importanti città,
era trafficatissima: vi transitarono Augusto, Virgilio, il corteo che
trasportava a Roma il cadavere di Tiberio e, secondo una leggenda, addirittura
l'apostolo Pietro. I Romani vi costuirono sontuose ville,
mausolei,
altari votivi. Dopo i Romani fu la volta dei Bizantini, dei Normanni,
degli Svevi edegli Angioini. In questi secoli sorsero i nuclei originari
della città: un antico villaggio dal nome di Balisano o Vallesana,
un altro meno ricco e rigoglioso che era il vero e proprio casale di
Marano ed infine il casale di Turris Marano (o Marano delle Torri),
nei pressi di Monteleone. In questa zona, che all'epoca faceva parte
del guado di Napoli, l'imperatore Federico IIfece edificare un castello
adibito a residenza di caccia, che alla sua morte fu incendiato da una
sollevazione popolare e fu fatto ricostruire da Carlo I D'Angiò
nel 1275. Quest'ultimo, obbligando sessanta famiglie a risiedere nelle
vicinanze del castello, fu il fondatore dell'attuale frazione di San
Rocco. Un altro castello fu edificato nell' attuale frazione di Torre
Caracciolo; con la venuta degli spagnoli, Marano divenne un grande cantiere
e nel 1630 Marano comprendeva Quarto e l'attuale Monte Rusciello. Su
tale enorme distesa governavano ben tre principi: la principessa Caterina
Manriquez che aveva avuto il feudo dell'attuale centro storico della
città, il principe Capece Galeota sui possedimenti di San Rocco,
Monteleone e Quarto, il principe Ruffo Scilla che dominava sulla collina
fino a Pianura. Dal 1704 tutta Marano passerà ai nobili Caracciolo.
Con l'unità d'Italia e con il nuovo secolo, Marano subì
tutte quelle trasformazioni sociali tipiche della modernità.
Fino agli anni sessanta era prettamente un centro agricolo: oggi si
avvia a percorrere le tappe del terziario.
MAUSOLEO
DEL CIAURRO
Il
ciaurro è un mausoleo funebre Romano risalente, probabilmente,
Al I-I sec d.C. Tutt ora non si sa bene chi fosse stato sepolto,
ma sono state fatte diverse supposizioni:Dapprima si è pensato
che appartenesse a Tirone, oratore e discepolo di Cicerone, uomo politico,
oratore e filosofo romano. Sarebbe stato molto più facile risalire
alla sua identità se si fossero trovate le ossa, ma come ben
sappiamo molti romani si facevano bruciare e le loro ceneri venivano
riposte in delle nicchie. Lunica cosa di valore ad essere trovata
(a parte lintera struttura) è un cofanetto ornato con allinterno
ben 30 monete dargento. Il Ciaurro occupa unarea di circa
400 m3, le sue pareti presentano delle nicchie le quali contenevano
le ceneri di Tirone, il perimetro dellentrata, come anche quello
della finestra, è fatto con mattoni di cotto i quali, dopo unattenta
analisi, hanno riscontrato di provenire dai Campi Flegreo, Essendo che
il terreno presenta molte tracce di zolfo. Le pareti, come anche le
nicchie sono di tufo, forse proveniente dalla stessa collina dei Camaldoli;
nelle pareti di tufo furono intarsiati dei rombi per rendere ancora
più suggestiva lintera scena. Una volta il Ciaurro presentava
anche una grande cupola distrutta, poi, dagli agenti atmosferici, per
fortuna, però, il secondo piano si è salvato ed il crollo
della cupola ha fortunatamente causato solo la rottura del
pavimento e non il crollo dellintero vano. Lunico piano
intatto è il piano terra il quale si trova a circa 3 metri sotto
il livello attuale della villa che prende nome dallo stesso mausoleo.
La scoperta del Ciaurro avvenne per caso e furono dei ragazzini a trovarlo,
anche se già si era consapevoli della sua esistenza. Inizialmente
fu usato come fienile e poi come deposito di qualunque oggetto. Ma fu
solo larcheologo Chianese, nel secolo scorso, a rendersi conto
del suo valore e venne costruita una grande villa chiamata appunto Ciaurro
dedicata proprio a questo grande mausoleo.
IL
PATRONO SAN CASTRESE
San Castrese, santo patrono di Marano di Napoli, visse nel V sec. d.C.
durante le persecuzioni dei Vandali. Gianserico, re dei Vandali voleva
costringere 12 vescovi a rinnegare la propria fede. Non sapendo come
convincerli, decise di chiedere consiglio ad Aristotemo che consigliò
di farli salire su delle navi e farli affondare; ma i 12
vescovi
si salvarono miracolosamente. Questi ultimi approdarono sulle rive della
città e ognuno prese la propria strada e uno di essi, chiamato
Castrese, andò a Sessa Aurunca. Passò molto tempo e Aristotale
si ammalò così chiese perdono al vescovo Castrese tramite
la moglie ( Beatrice) e guarì. Quando Castrese capì che
stava per morire lo disse a tutti e decise di celebrare una messa e
sapeva che quella sarebbe stata lultima messa. I maranesi conoscevano
molto bene Castrese a causa degli scambi commerciali che cerano
tra i 2 paesi, così alla morte di Castrese i maranesi chiesero
alla città di Sessa Aurunca una reliquia del vescovo e gli fu
concesso il braccio, questo è ancora conservato nella statua
di san Castrese e la sua tomba non fu mai ritrovata. La chiesa di San
Castrese ha 3 navate ed è stata costruita tra il XV e XVI secolo
d.C. precisamente nellanno 1600 d.C. Nella chiesa di San Castrese
è conservato la fonte battesimale ( testimonianza dellepoca
romana assieme al Ciaurro). Non si sa chi labbia scolpita, ha
una pianta ottagonale e su di esso sono scolpite le facce di tre donne
che raffigurano: la giovinezza, la maturità e la maternità.
Oltre a queste figure femminili erano rappresentati anche stemmi e sigle.
La fonte apparteneva alla famiglia Visconti (una famiglia nobile di
Milano) e quando nel 1598 fu costruita la chiesa di san Castrese, i
Visconti la regalarono alla comunità religiosa della zona. Su
questa fonte battesimale si è discusso molto: si pensa che fosse
di epoca romana e che gli stemmi siano stati aggiunti in futuro.
I
MESTIERI ANTICHI
Con levoluzione della società, alcuni antichi mestieri
tipici di Marano sono andati perduti; tra questi quello dei montesi,che
lavoravano nelle cave di tufo della zona. I cestai lavorano
ancora oggi legno di castagno o di faggio, facendo uso persino dei denti,
per produrre cesti destinati per lo più al lavoro dei campi.
Altri artigiani indispensabili per landamento delleconomia
locale erano i carrai, che costruivano e riparavano i carri,
e gli scalari, la cui specialità era
il cosiddetto treppiedi. I mugnai, proprietari
dei mulini, erano addetti alla macinazione del grano.
MANIFESTAZIONI
Mercato cittadino (martedì)
Mercatino dell'artigianato e delle pulci (sabato)
lunedi in albis Festeggiamento in onore di Maria SS. della Cintura
PRODOTTI TIPICI
La ciliegia della Recca
Prende il nome dalla collinetta maranese dove l'albero cresce fin dal
XVI secolo. Il mese dell'Arecca, la tipica ciliegia di Marano, che ha
un colore rosa-pallido ed un frutto duro, carnoso e bianco, è
giugno. Si racconta che l'albero fu importato dall'amante del re di
Spagna, Caterina Manriquez, quando fu cacciata da Madrid a seguito della
scoperta della sua tresca, ad opera della regina, e fu spedita a Marano
col titolo di principessa. Costei, per ricordarsi della sua terra, portò
con sé una dozzina di alberelli di ciliegio. Oggi rimangono solo
pochi alberi di questa varietà di ciliegie poiché, con
l'espansione edilizia, molti di essi sono stati abbattuti per lasciar
posto alle case. Nonostante ciò per le sue caratteristiche organolettiche
che la rendono unica essa si è diffusa in tutta Italia.
I
piselli Santa Croce
Dal nome della località che domina la conca di Quarto, assieme
alle ciliegie della Arecca, erano il prodotto tipico di Marano. Ricercatissimi
per la forma ultrafine e per il sapore dolcissimo, precocissimi invadevano
i mercati di tutta l'Italia fino al giorno di San Giuseppe e sparivano
quando le altre qualità non erano ancora giunte a maturazione.
Oggi sono un coltura molto rara e preziosa per la sua qualità.
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Popolazione
Residente 59.472 (M 28.819, F 30.653)
Densità per Kmq: 3.849,3
Superficie: 15,45 Kmq
CAP
80016
Prefisso Telefonico 081
Codice Istat 063041
Codice Catastale E906
Denominazione
Abitanti maranesi
Santo Patrono San Castrese
Festa Patronale 11 febbraio
Giorno di Mercato Settimanale martedì
Il
Comune di Marano di Napoli fa parte di:
Regione Agraria n. 5 - Piano Campano sud-occidentale
Località
e Frazioni di Marano di Napoli
Torre Caracciolo, Castello Scilla, San Marco, San Rocco,
Castello Monteleone o Belvedere
Comuni
Confinanti
Calvizzano, Mugnano di Napoli, Napoli, Quarto, Villaricca. |
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