Grottaminarda
è un comune di 8.304 abitanti in provincia di Avellino. Lungo
il territorio comunale scorre il fiume Ufita, tributario del fiume Calore.
L'odierno paese è situato su una dorsale posizionata all'imbocco
della media valle dell'Ufita, ai margini dei ridossi collinari Catauro
e Tamauro, lungo un importante snodo viario che fin dalla preistoria
ha reso agevole il passaggio dal Tirreno al litorale Adriatico, grazie
alla presenza di naturali vie di comunicazioni riprese in epoca romana
da una variante dell'Appia (Via Aurelia Aeclanensis) e successivamente
dalla Nazionale delle Puglie.
ORIGINI
Gruppi umani ne hanno frequentato il territorio fin dal Neolitico antico
(V-IV millennio a.C.), come testimoniano i recenti ritrovamenti nelle
campagne grottesi di frammenti di ceramica impressa d'impasto grossolano,
decorati da motivi digitalati o cardiali, riferibili alla corrente culturale
di Rendina.
STORIA
Ad una fase finale dell'età neolitica (fine IV-inizi III millennio
a.C.) si colloca una stazione preistorica da localizzare con molta probabilità
in contrada Ciavolone, da dove provengono numerose ceramiche d'impasto
bruno o rossastro ascrivibili alla Cultura di Diana-Bellavista, tra
cui sono le tipiche anse a rocchetto e vari strumenti in selce garganica
(raschiatoi, lame, coltelli) o in ossidiana liparota (elementi di falcetto
e lamelle): utensili, questi, utilizzati nelle attività quotidiane
e testimoni della presenza di una comunità stabile che aveva
da tempo sviluppato un'attività di scambio sfruttando i percorsi
naturali su medie e lunghe distanze.
Il periodo Eneolitico (III millennio a.C.) è documentato nelle
contrade San Pietro e Bosco, dove la presenza di una stazione preistorica
è attestata dal ritrovamento di numerosi frammenti ceramici d'impasto
con superficie esterna lavorata a squame o ad embrici, stilisticamente
vicini all'orizzonte culturale di Laterza, mentre alcuni resti di vasi
campaniformi con anse a gomito si datano alla fine del III millennio
a.C. L'industria litica di questo periodo è rappresentata da
due asce di pietra, alcune lame e una cuspide di freccia di selce con
alette.
Durante l'età del Bronzo, le campagne grottesi sono frequentate
da altri gruppi umani, come attestano la scoperta di un esemplare di
ansa ad ascia e il recupero di alcune forme ceramiche del Protoappenninico
(XVI secolo a.C.). Al Bronzo medio della Cultura Appenninica (XV-XIV
secolo a.C.) si riferiscono i frammenti di ceramica costituiti da un
impasto compatto a superficie bruna o nera, lisciata e lucidata, pertinenti
per lo più a tazze e ciotole carenate decorate da motivi complessi
meandro-spiralici ottenuti mediante intaglio o incisione. Resti di grossi
contenitori di derrate d'impasto grossolano (doli) con cordonatura applicata
digitalata, confermano, inoltre, di come l'economia di questi insediamenti
protostorici grottesi si basasse quasi esclusivamente sull'attività
pastorale e sulla pratica agricola.
Alla tarda età del Ferro (VIII-VI secolo a.C.) vengono datati
una punta di lancia di bronzo con lama a fiamma e immanicatura a cannone
e un askos acromo, decorato da motivi geometrici dipinti, importato
dalla vicina Daunia. Durante la dominazione dei Samnites Hirpini (V-IV
secolo a.C.) nella zona sorgono piccoli insediamenti rurali costituiti
da una serie di unità abitative la cui presenza è segnalata
dalla scoperta di tombe che hanno restituito corredi funerari ricchi
di vasellame a vernice nera. Il ritrovamento di una serie di pesi viitili
da telaio dello stesso periodo conferma la diffusa pratica dell'allevamento
e della lavorazione della lana, di cui evidentemente viene praticato
il commercio con l'Apulia.
In epoca romana tutta la zona rientra nella giurisdizione della vicina
colonia di Aeclanum (Passo di Mirabella) ed è costellata dalla
presenza di ben organizzate ville rustiche di produzione, la cui diffusione
sembra essere attestata sia dalle numerose aree di frammenti fittili
rilevate in gran parte dell'odierno territorio comunale sia dal ritrovamento
di frammenti ceramici d'uso comune, elementi architettonici in marmo
e in calcare locale (colonne, cornici, capitelli, blocchi squadrati),
monete ed iscrizioni funerarie, avvenuto nelle località Sant'Andrea
di Carpignano, Bosco, Versura, Ruvitiello e nei pressi del fiume Ufita,
dove sembra sia stato trovato anche un gruppo di terrecotte votive,
lucerne e vasi miniaturistici del III secolo a.C.
Da Grottaminarda provengono, infine, una statua panneggiata in breccia
calcarea rosata raffigurante una divinità femminile, una testa
ritratto marmorea di Druso Senior di epoca augustea scoperta tra i ruderi
del Castello d'Aquino, una statua femminile panneggiata con attributi
di Cerere di età imperiale, oggi rispettivamente conservate nel
Convento dei Padri Mercedari della frazione Carpignano, nel locale Antiquarium
comunale e presso il Museo Archeologico Irpino di Avellino.
DA
VEDERE
Il
castello d'Aquino
Il Castello d'Aquino è appartenuto a famiglie nobili per molti
secoli, ma dal 1988 e di proprieta del Comune di Grottaminarda. Risale
al Medioevo e fu ampliato nel XII secolo, quando venne costruito il
muro difensivo esterno. Il castello fu spesso danneggiato dai numerosi
terremoti che interessarono l'area. Fu sempre, però, ricostruito
e in un documento del 1531 veniva descritto come una perla difensiva.
A seguito dei terremoti del 1694 e 1734 la parte meridionale del castello
divenne zona residenziale, mentre la parte opposta fu trasformata in
un giardino con terrazzo. Il castello ha due torri cilindriche alte
quasi 14 metri, che furono costruite utilizzando pietra calcarea. All'interno
di esse vi sono dei passaggi sotterranei che in passato collegavano
il castello ad Aeclanum. Dall'alto delle torri si gode una bellissima
veduta dell'intera cittadina. Attualmente ospita la sede locale del
Centro per la Sismologia e l'Ingegneria Sismica.
La
chiesa di S. Maria Maggiore
A pochi metri dal Castello di Aquino c'è la chiesa di Santa Maria
Maggiore, costruita nel 1478. Essa ha struttura a croce latina, con
una navata centrale e cappelle laterali in stile barocco. Nella chiesa
sono conservati dipinti del XVIII secolo, tra i quail un olio su tela
raffigurante San Tommaso e San Giacomo (ex-protettore della città),
attribuito al pittore napoletano Antonio Sarnelli, e un affresco a soffitto
del 1768 rappresentante la glorificazione dell'Assunta, attribuito al
solforano Matteo Vigilante. Oltre ai dipinti troviamo un battistero
di marmo del XVIII secolo con una porticina di argento, e un monumentale
organo a canne del 1799. Accanto alla chiesa e situata la torre campanaria,
costruita tra il 1712 e il 1766 dal maestro Ciriaco di Silva da Mercogliano,
su disegno del Vanvitelli. Essa ha una base quadrata e misura 36 metri
di altezza.
GASTRONOMIA
Molto conosciute in tutta Italia sono le pietanze inventate dalle antiche
donne grottesi. Tra le quali possiamo annoverare la "ciambottella",
un sugo con peperoncini piccanti, oppure i "cicatielli col pulieio",
un'erba amara che cresce spontaneamente nelle terre grottesi, già
conosciuta anche ai tempi dei romani. Rinomate sono anche le maniere
di cucinare il baccalà, unico genere di pesce che è possibile
trovare anche nelle zone dell'entroterra data la possibilità
di conservarlo in salamoia. Apprezzato certamente il "baccalà
alla pertecaregna", così chiamato perché veniva portato
in pasto dalle donne di casa ai braccianti che aravano la terra ("pertecara"=aratro),
oppure il "baccalà a ciambottella", cucinato nel sugo
con i peperoni. Nella produzione di vino, si nota una grande coltura
delle viti Aglianico.
DATI
RIEPILOGATIVI
Popolazione
Residente 8.274 (M 4.069, F 4.205)
Densità per Kmq: 285,9
CAP
83035
Prefisso Telefonico 0825
Codice Istat 064038
Codice Catastale E206
Denominazione
Abitanti grottesi
Santo Patrono San Tommaso d'Aquino
Festa Patronale 7 marzo
Numero
Famiglie (2001) 2.621
Numero Abitazioni (2001) 3.144
ETIMOLOGIA
Deriva dall'unione del termine "grotta" con il nome di persona
Maynardus, forse di origine longobarda.
Il Comune di Grottaminarda fa parte di:
Regione Agraria n. 10 - Colline dell'Ufita
Comuni Confinanti
A est: Flumeri; a nord: Melito Irpino; a nord-est: Ariano Irpino; a
nord-ovest: Bonito; a ovest: Mirabella Eclano; a sud: Gesualdo; a sud-est:
Frigento; a sud-ovest: Fontanarosa
Chiese e altri edifici religiosi grottesi
Santuario Santa Maria di Carpignano :: Padri Mercedari