Ceraso
è un comune di 2.494 abitanti della provincia di Salerno. Ledilizia
qui, come nelle frazioni, si è sviluppata, in tutte le direzioni,
sottraendo sempre nuovi spazi fertili al terrazzo di fiume. Ve ne sono,
però, ancora verso nord-est dove declina il paese (gli Ortali),
un tempo ricchi di gelsi da baco per la fiorente industria della seta.
Ve ne sono ancora verso le Serre, lungo la via san Antonio, lungo la
via San Giovanni e lateralmente allantica via provinciale che
giunse a Ceraso a fine Ottocento. via che conserva ancora il nome di
isola fertile, e cioè Isca, denominazione che va conservata e
perciò via Isca.
Via che, seguendo la provinciale per Massascusa, parte da piazza San
Silvestro fiancheggiando ancora giardini e stupendi colonnari porticati
di ulivi.
Superata la piazza, a destra della via, sono state di recente costruite
delle palazzine multifamiliari con botteghe. Subito dopo la curva della
strada, e sempre a destra, è stata aperta una nuova strada che
si prolungherà fino a via San Antonio, tratto della provinciale
per Santa Barbara e oltre. Strada cui si propone di dare il nome di
via Giovanni Lancillotti, professore di italiano e di francese nel Real
Collegio del Salvatore, listituto più prestigioso della
Napoli borbonica.
Giovanni Lancillotti scrisse la Grammatica Italiana (1777), poi adottata
in tutte le scuole del regno e studiata persino dalla real prole.
Umanista esimio di lui si diceva che sapesse di latino più dello
stesso italiano. Un nome, dunque, degno di essere ricordato e appunto
nella nuova strada che attraversa giardini un tempo della sua famiglia.
Certamente tra le più doviziose famiglie borghesi dei dintorni
della seconda metà dellOttocento quando si estinse.
ETIMOLOGIA
Il nome deriva chiaramente dal latino cerasus, l'albero di ciliegie.
ORIGINI
E STORIA
È molto probabile che i greci di Focea e di Elea (Velia) abbiano
percorso tutto il territorio dellodierno Comune di Ceraso nel
salire alle Terre Rosse e al passo Beta.
E non è da escludere che alcuni di essi, alla ricerca di buon
legname per alimentare il cantiere navale di Velia, si fossero fermati,
e poi trattenuti, sullampio terrazzo di fiume (fiume Palisco =
montano, oggi Palistro) alla cui foce era il porto settentrionale di
Velia. Località che apparve loro assai ridente, vista dallalto
delle Tempe, ricca comera di piante di ciliegio del genere prunus.
Un terrazzo circondato da annose piante dalto fusto.
Certamente vi si trattennero quando la località divenne un importante
nodo viario. Vi giungeva, infatti, la via fluviale, la via lungo il
Palistro; passava a poca distanza da quel luogo, la via per le Terre
Rosse; di là partiva la comoda via che per le odierne Coste delle
monache portava al passo Alfa (Cannalonga) e di là nel Vallo
di Diano.
Comunque è certo che nellalto Medioevo labitato nel
luogo doveva essere particolarmente fiorente se nei documenti antichi
veniva indicato per ubicare abitati vicini. Una pergamena del 6 maggio
1149 di papa Eugenio III riconosce allabbazia di Cava il cenobio
di Santa Barbara ubi Cerasus dicitur, (dove si chiama Ceraso).
Notizia confermata da un'altra di pochi anni dopo di papa Alessandro
II nel gennaio 1168.
Labitato singrandì anche per la sua felice posizione
geografica, al centro degli abitati che dovevano poi costruire le sue
frazioni in età napoleonica, quando il paese venne scelto come
capoluogo del Comune.
Importante centro agricolo, per i suoi fertilissimi terreni alluvionali,
il paese continuò via via a svilupparsi, realizzando in questi
ultimi anni un singolare incremento edilizio. Ciò è stato
determinato dalle migliorate condizioni economiche della popolazione
che hanno consentito non solo la ristrutturazione delle vecchie case,
dotandole di utili presidi moderni, quanto ha permesso la costruzione
di nuovi alloggi, soprattutto monofamiliari.
DA
VEDERE
Piazza
San Silvesro
Piazza San Silvestro (era detta pure la levata per la presa
dacqua per lirrigazione). La piazza prese nome dalla seicentesca
chiesa costruita dalla famiglia Lancillotti nel proprio giardino, ma
con ingresso principale dalla piazza. La bella cappella, ricca di un
prezioso busto di San Silvestro, di quadri, di un magnifico organo,
venne demolita negli anni Venti per consentire un migliore ingresso
al paese. Si volle eliminare, cioè una fastidiosa curva della
strada provinciale che ad est la circondava.
La cappella, che avrebbe dovuto sostituirla, non venne più costruita
dal Municipio all aria del ponte, a destra dopo le
ultime case ora esistenti dellodierna via Marconi.
Dalla piazza partono tre vie: la via Isca, di cui si è detto,
la via Guglielmo Marconi e via Roma.
Per disposizione ministeriale degli anni Venti, si stabilì che
in ogni Comune dItalia venisse dedicata una via a Guglielmo Marconi,
il genio italiano che con l S.O.S., l universale richiamo
radio, tante vite sono state salvate; lo scienziato che con le sue ricerche
dischiuse nuove vie alla conoscenza delle meraviglie delluniverso.
Via Marconi è lantica via Ponte, per il ponte di legno
ricostruito su due enormi tronchi di quercia dopo la paurosa alluvione
che lasportò con la casa sulla riva destra, decenni dopo
ricostruita.
Via che con landamento quasi rettilineo termina alla piazzetta
con giardino, lantica area del Ponte dove si battevano le regne
del grano. Da questa Piazza del Ponte, ora abbellita con aiuole e panchine,
partono due vie: la via per Vallo, lantica mulattiera che per
il dosso si San Antonio portava a Vallo, e la via San Giovanni da sempre
cosi denominata. via lungo la quale sono giardini, vigneti e orti e
con lomonimo lago collinare. La via poi scende a toccare la contrada
Faliotta e San Giuseppe per riunirsi alla via del Metoio.
Via
Roma
La terza via che parte da Piazza San Silvestro è la principale
del paese: via Roma, lantica via Regie Poste quando venne aperto
a Ceraso lufficio postale. Pure negli anni Venti, per disposizione
ministeriale si volle che in ogni città, ogni capoluogo di Comune
dedicasse la via principale al nome eterno di Roma, dove convergono
e partono tutte le vie dItalia.
Lungo di essa, e a sinistra, la via dei Carbonai, un tempo Vico Zingari,
perché nellampia stalla dellestinta famiglia Lancillotti
sostavano temporaneamente le famiglie di quei nomadi.
Vico poi impropriamente detto via degli Aranci, ma solo ora via perché
si unisce a via Lancillotti. via che si propone denominare cosi a ricordare
gli affiliati alla Carboneria. La setta, che tante preoccupazioni destava
al governo borbonico, che qui aveva una vendita, la sede
dei Figli dellonore.
La via Roma prosegue fino a Piazza Mazzini. È inutile dire del
grande esule genovese, simbolo del diritto di ogni popolo di liberarsi
dagli oppressori e che aspirava, operando, a unItalia repubblicana.
Il nome venne dato alla piazza principale del Capoluogo alla fine dellOttocento,
quando sincisero sul marmo oltre la dicitura di Piazza Mazzini,
quelle di via Fuschi e via Velina a Ceraso, via Ferolla e via Montesanto
a Santa Barbara e Corso Garibaldi a San Biase.
Via
Fuschi
Via Fuschi. Venne così denominata la via che da Piazza Mazzini,
voltando a destra, si univa a via Ponte, poi via Marconi. La via ricorda
gli antenati della famiglia de Fusco che in quella via avevano le proprie
abitazioni. Famiglia nota in tutto il Regno di Napoli per aver dato
i natali a Pietro de Fusco, il grande giurista napoletano di fama internazionale,
nato a Cuccaro, temporanea residenza della famiglia di Ceraso. Fiero
oppositore dell Inquisizione di Spagna, che si tentava di istituire
nel Regno, fu ambasciatore di Napoli presso papa Odelcaschi (papa Innocenzo
XI). Il papa gli dimostrò la sua benevolenza offrendogli delle
reliquie che egli poi donò alla chiesa di San Nicola di Ceraso,
alla chiesa della sua famiglia, dove si conservano tuttora.
Avvocato della nobiltà napoletana e integerrimo magistrato, fu
eletto governatore della Real Casa dellAnnunziata che aveva il
baronato di Castellamare di Velia e di Vallo, poi Vallo della Lucania.
Famiglia anchessa poi estinta.
Via
Velina, via Municipio, via Vecchia
Da piazza Mazzini partono altre tre vie: la via Velina, la via Municipio
e la via Vecchia.
Via Velina. La lastra marmorea indica ancora lantica via per Velia.
Essa lascia a sinistra un passaggio sotto arcate che lunisce alla
via dei Conciatori che dovrebbero ricordare lindustria della concia
delle pelli.
Questa via lascia a sinistra il Vico dietro la chiesa e termina sulla
via Velina di fianco alla cancellata del sagrato della chiesa di San
Nicola. Chiesa ampliata nel Settecento e definitivamente completata
cento anni or sono. Una delle più belle chiese della diocesi
con i suoi altari policromi e la sua splendente nudità per un
più intimo raccoglimento spirituale.
Antistante la chiesa, la Piazza della Madonnina, per ledicola
eretta di recente con un dipinto della Vergine. A destra della Piazza
la via del Fiume che porta alla riva destra del Palistro. In fondo alla
Piazza e a sinistra continua la via Velina che più avanti giunge
a un largo che si propone di chiamare Largo Pietro Giordano. Lavvocato
Pietro Giordano fu uno dei più accesi cospiratori contro il regime
borbonico nella prima metà dell800. Arrestato e condannato
da Tribunale speciale, scontò la pena e fu, con il fratello,
a lungo sorvegliato dellodiata polizia borbonica. Con il grado
di capitano guidò poi una colonna di garibaldini lungo la costa
per proteggere lo sbarco di Garibaldi a Sapri. Unitosi con lesercito
che passava per il Vallo di Diano, seguì il Dittatore al Volturno,
dove, dallo stesso Garibaldi, fu promosso maggiore sul campo.
Dal largo Giordano la via Velina prosegue, costeggia in parte il Palistro
e poi, attraverso orti e giardini, sale alla provinciale per la Petrosa,
la sorpassa e si unisce all antica via del Sale.
Da Piazza Mazzini partono pure, come si è detto, altre due vie,
la principale che si propone di denominare via Municipio e la via Vecchia.
La
via Municipio, già via Santa Barbara e poi via Serre, taglia
a destra il giardino Iannicelli e si amplia, a destra in una piazza
antistante la nuova sede comunale. Un dislivello tra la strada e lingresso
del Nuovo Municipio verrà utilizzato come anfiteatro, la cui
cavea tocca il palazzo municipale (Piazza Anfiteatro). La
strada prosegue, svolta a sinistra, lascia a destra lattuale tratto
della via Vecchia, ledificio scolastico e via Lunga. Svoltando
a destra, la via attraversa il ponte e si amplia a triangolo lasciando
a destra un tratto dellantica via per S.Barbara, ora via Campo
Sportivo e via Serre, tratto della provinciale che per le case che la
fiancheggiano è da considerare via interna dellabitato.
Dal largo triangolare la strada prosegue, a sinistra per S.Barbara e
puressa, per le case ai suoi lati, è da ritenere via interna
che si propone di denominare via San Antonio, così indicata dalla
popolazione. Va ricordato che di fronte alledificio scolastico
scende lantica via per Santa Barbara con a sinistra una limpida
fontana. Superato il torrente la via saliva (ora cè un
orto) per unirsi allodierna via Campo Sportivo.
La
via Vecchia parte pure, a sinistra, da Piazza Mazzini. È lantica
via pedonale che da Ceraso portava Santa Barbara. La via, dopo aver
lasciato, a destra, il triangolare relitto del giardino Iannicelli ora
"Giardini Pio Fusco" (la Villetta), che si proponeva chiamare
Villa Iannicelli, poi adibito a giardino pubblico con fontana e panchine,
sale verso la parte alta del paese. Svoltando a sinistra lascia, a destra,
un accesso con scalini che porta a via Municipio.
La via prosegue fino a un largo triangolare con fontana da cui parte
la via Lunga. La via Vecchia svolta a destra con di fronte ledicola
di San Antonio, e prosegue lasciando a destra il Vico lungo, a sinistra
la Traversa via Lunga e scende terminando a via Municipio.
Dal Largo della Fontana parte la via Lunga che si snoda tortuosa per
difendersi dai freddi venti di tramontana. Essa svolta a sinistra e
poi a destra lasciando a sinistra il Vico dei Monaci. Questo passa sotto
arcate e si divide con un tratto a destra e a sinistra che termina in
un largo. La via Lunga si amplia in uno spazio triangolare (Largo Soprano)
da cui partono, a sinistra il Vico Soprano e a destra la continuazione
della via Lunga che lascia a sinistra un vico, ora via perché
si unisce alla via Lancillotti e che si propone di chiamare via Michele
Cortazzo, il pittore di Ceraso trasferitosi poi a Napoli dove espose
nel Museo la sua Maddalena.
Al Museo di Capodimonte cè il Giasone, mentre
a Caserta sono esposti la Carità Romana nella Sala
di Ricevimento della Regina del Palazzo Reale e il Figliol Prodigo
nelle sale della Prefettura. A destra della via Lunga passa sotto arcate
la Traversa via Lunga che si unisce alla via Vecchia. La via Lunga prosegue
ancora e termina a via Municipio, di Fianco alledificio scolastico.
DATI
RIEPILOGATIVI
Popolazione
Residente 2.510 (M 1.213, F 1.297)
Densità per Kmq: 54,6 (Censimento Istat 2001)
CAP
84052
Prefisso Telefonico 0974
Codice Istat 065040
Codice Catastale C485
Denominazione
Abitanti cerasuoli
Santo Patrono San Nicola di Bari
Festa Patronale 6 dicembre
Numero
Famiglie (2001) 972
Numero Abitazioni (2001) 1.238
Il
Comune di Ceraso fa parte di:
Area Geografica: Cilento
Comunità Montana Zona del Gelbison e Cervati
Regione Agraria n. 11 - Colline del Cilento orientale
Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano
Associazione Nazionale Città dell'Olio
Località e Frazioni di Ceraso
frazioni: Santa Barbara, San Biase, Massascusa, Petrosa, Metoio;
contrade: Isca, San Nicola, Campo, San Sumino
Comuni Confinanti
Ascea, Castelnuovo Cilento, Cuccaro Vetere, Futani, Novi Velia, San
Mauro La Bruca, Vallo della Lucania
Ville e Palazzi
Palazzo De Marsilio (in frazione Petrosa)
Chiese
e altri edifici religiosi cerasuoli
Chiesa di San Nicola da Bari.