Agropoli
è una città di 20.200 abitanti della provincia di Salerno,
nella Campania sud-occidentale. Importante centro costiero, è
situata nel Cilento, alle porte occidentali del Parco Nazionale del
Cilento e Vallo di Diano, sul mar Tirreno all'estremità meridionale
del golfo di Salerno ed a sud della Piana del Sele. L'abitato è
sormontato dal centro storico che conserva intatti il centro antico
e gran parte del circuito delle mura difensive col portale seicentesco
d'ingresso. Vi si accede attraverso la caratteristica salita degli "scaloni",
uno dei pochi esempi visibili di salita a gradoni e una porta monumentale
molto ben conservata.
ECONOMIA
Attualmente le attività economiche principali sono il turismo,
il commercio e i servizi, mentre in passato tale ruolo spettava alla
pesca e all'agricoltura. È presente anche l'industria, con quaranta
piccole aziende, che danno lavoro a circa 1500 dipendenti. L'economia
locale si basa prevalentemente sulle attività del terziario,
alle quali si affianca un sistema di microimprese artigiane legate in
prevalenze all'edilizia ed a piccole produzioni manifatturiere per lo
più rivolte al mercato locale, nonché un insieme di piccole
imprese agricole a conduzione prevalentemente familiare. L'ISTAT descrive
una situazione in cui le attività del terziario (istituzioni,
commercio ed altri servizi) rappresentano il 47% del totale, il settore
secondario (Industria ed artigianato) il 13% ed il settore primario
(Agricoltura e pesca) il restante 40%.
STORIA
Il promontorio su cui sorge Agropoli vide la presenza dell'uomo fin
dal Neolitico. Alla foce del fiume Testene si apriva una riparata baia
naturale, oggi quasi interamente insabbiata, utilizzata dai Greci della
vicina Poseidonia (l'attuale Paestum) per i traffici con le popolazioni
locali. In età romana, si sviluppò un borgo marittimo
chiamato "Ercula" che fiorì tra il I secolo a.C. e
il V secolo d.C. Nel VI secolo i Bizantini fortificarono il promontorio
dando ad esso il nome di "Akropolis" cioè "città
posta in alto". La città rimase in mano ai Bizantini fino
all'882 quando cadde in potere dei Saraceni che la occuparono dal 882
al 915 circa. Il feudo di Agropoli in epoca normanna tornò sotto
la giurisdizione dei vescovi, che in quel periodo avevano stabilito
la loro sede a Capaccio, che lo possedettero eccetto brevi periodi fino
ai primi decenni dei XV secolo, quando fu ceduto dal pontefice Gregorio
XII al re Ladislao di Durazzo (1386-1414). Nel 1436 il re Alfonso V
d'Aragona concesse i feudi di Agropoli e Castellabate a Giovanni Sanseverino
conte di Marsico e barone di Cilento. Agropoli successivamente passò
ai D'Ayerbo d'Aragona (1553), ai Grimaldi (dopo il 1564), agli Arcella
Caracciolo (1597), ai Mendoza (1607), ai Filomarino principi di Roccadaspide
(1626), ai Mastrillo (1650) e temporaneamente agli Zattara. Dal 1500
al 1650 subì numerosi assalti da parte dei corsari barbareschi
che la spopolarono al punto da ridurne gli abitanti a solo qualche centinaio.
Nel 1660 il feudo è acquistato dai Duchi di Sanfelice che lo
terranno fino al termine della feudalità (1806).
LA
PORTA
È formata da due aperture: sulla destra della porta principale
c'è una porta secondaria ad arco ribassato, aperta agli inizi
del XX secolo; tra le due aperture è visibile una feritoia che
permetteva la vigilanza e l'eventuale difesa. La porta, così
come oggi si presenta al nostro sguardo, è sormontata da cinque
merli, due dei quali sostengono altrettante palle di pietra. Le palle
di pietra alternate con altre di cemento ed una croce di ferro indicante
l'anno 1909 al ricordo delle sacre missioni, decorano altresì
il parapetto sul ciglio della rupe. Al di sopra della porta principale
si nota lo stemma marmoreo dei Duchi Delli Monti Sanfelice, ultimi possessori
feudali della città. La porta è parte integrante della
cinta muraria, costruita in pietra locale e composta da un braccio meridionale
e da un braccio settentrionale che si imperniano sul Castello e si concludono
sullo strapiombo della "Rupe" che costituiva difesa naturale
dagli invasori.
GLI
SCALONI
Il borgo antico, è raggiungibile a piedi percorrendo la caratteristica
salita degli "scaloni", per secoli l'unica via di accesso
al borgo ed oggi uno dei pochi esempi visibili di salita a gradoni,
caratterizzati da una serie di gradinate larghe e basse, sopravvissuti
alle esigenze del traffico veicolare che altrove ne hanno determinato
il livellamento.
Il
muro di protezione degli scaloni è ornato da merli con estremità
sferica che richiamano i merli posti sulla Porta, ed una croce di ferro
indicante l'anno 1909 al ricordo delle sacre missioni.
GLI
SCALONI
A pianta triangolare e con 3 torri circolari, si erge sul promontorio
incastrandosi come un vertice nell'interno dell'area del borgo antico,
mentre la base si protende al di fuori del nucleo abitato, come fortificazione
avanzata sul versante collinare dal pendio più dolce e più
esposto agli assalti. Attorno alle mura del castello gira un largo e
profondo fossato, ormai ben distinguibile solo sul lato verso il borgo,
mentre è quasi scomparso il dislivello sul lato orientale a causa
dei lavori agricoli e dei cedimenti del terreno avutisi nel corso dei
secoli. Attualmente il castello presenta l'aspetto assunto dopo le ristrutturazioni
d'età aragonese (XV secolo d.C.) che devono aver notevolmente
ampliato l'originario impianto a forma triangolare. L'interno del castello
è occupato dalla piazza d'armi e da una serie di edifici addossati
sui lati settentrionale e orientale. La piazza, oggi adibita a giardino
e a teatro all'aperto, non è frutto di un riempimento artificiale,
ma poggia direttamente sulla roccia inglobata a suo tempo nelle mura
perimetrali del castello, mentre sul lato settentrionale si trova la
"Sala dei francesi", così chiamata a ricordo della
sosta che vi fece il drappello delle truppe francesi durante il periodo
napoleonico. Il castello di Agropoli è legato in particolare
a due personaggi: Luisa Sanfelice, personaggio minore della rivoluzione
napoletana del 1799, la cui vicenda umana ispirò il romanzo di
Alexandre Dumas (padre) La San Felice e la scrittrice francese Marguerite
Yourcenar che lo menzionò nel racconto "Anna, soror".
LE
TORRI
La presenza di Torri fortificate sulla costa di Agropoli, come del resto
lungo l'intera costa tirrenica meridionale, è direttamente collegata
alla minaccia costituita dalle scorribande dei pirati. A seguito dell'ordine
generale di costruzione di una catena ininterrotta di torri costiere,
emanato nel 1564 dal viceré spagnolo don Pedro de Toledo, iniziano
a sorgere lungo la costa che da Agropoli giunge a Sapri torri di avvistamento
in tutti i punti strategici. A seguito di quest'ordine verrà
rafforzata la Torre di San Marco, di forma circolare, all'epoca già
esistente, a cui si affiancherà la Torre di San Francesco, costruita
su un'alta sporgenza a picco sul mare, poco più a sud del promontorio
sovrastato dal Castello. Posto accanto al convento francescano qui sorto
fin dal 1230, questa torre, di forma quadrangolare, risultava in posizione
chiaramente strategica, comunicando direttamente a Nord col Castello
e con la Torre di San Marco, mentre a Sud con la torre costruita a Trentova
e con quella di Punta Tresino, delle quali oggi non restano altro che
ruderi.
LA
FORNACE
La data della sua inaugurazione risale al 1880, e fu lingegner
Vincenzo Del Mercato ad avere lidea di far sorgere ad Agropoli
una fornace che avesse prodotto mattoni per la costruzione di abitazioni
e manufatti civili. Dopo accurate ricerche, si optò di costruire
la fornace in località Campamento, a pochi passi dal Fiume Testene,
in quanto qui si trovavano grandi giacimenti di argille plastiche. Pian
piano la piccola industria toccò picchi altissimi di sviluppo
commerciale. La lavorazione consentiva molti tipi di mattoni, quali
rex, tegole, cannocchiali, proveri, quattro fori, tre fori ecc.
Agli
inizi degli anni cinquanta, lindustria passò sotto la gestione
dei fratelli Giancamillo, Michele e Diego Del Mercato, che ben presto
la cedettero nelle mani della Famiglia Lordi di Napoli. Dopo anni di
gloriosa attività la fornace incominciò lentamente il
suo lento e inesorabile declino: nuovi criteri di produzione infatti
incominciarono a sostituire i vecchi processi di lavorazione.
L'anno
1970 vide levarsi al cielo lultima fumata della ciminiera che
decretò la cessazione totale della quasi secolare attività
dellindustria.
EDIFICI
RELIGIOSI
Chiesa
Madre dei Santi Pietro e Paolo
La chiesa Madre dei Santi Pietro e Paolo è di sicure origini
antiche, tant'è che nel 593 la lettera del papa Gregorio Magno
documenta nel borgo la presenza del presule pestano e se si connette
nella dedica alla tradizione dell'approdo di San Paolo in una località
agropolese ed a S. Pietro, pescatore come molti degli abitanti del borgo
antico. Nell'ultimo ventennio del Cinquecento la chiesa è visitata
da vescovi o da loro rappresentanti che vi osservano l'altare maggiore
(ricostruito al 1714 e nel 1875 con tela raffigurante S. Antonio tra
S. Bartolomeo e S. Gaetano di Tiene); inoltre, gli altari dedicate ai
santi Pietro e Paolo (dal 1742), al Crocifisso (dal 1905), alla SS.
Concezione (dal 1698; dal 1875: fam. Troise), alla Madonna dell'Arco
(1875: fam. Vecchio, tela con la Madonna tra S. Francesco di Paola e
S. Carlo Borromeo), al Rosario (1742, con confraternita e tela con Misteri;
1771, con porta sulla strada; 1875: tre statue entro nicchie con la
Madonna del Rosario tra S. Lucia e S. Rosa e, inoltre, tavola antica
della Vergine della pietà), a S. Giuseppe (1742, 1771, insieme
a S. Gennaro, fam. Storti; 1875: fam. Rosa, tela con la Vergine tra
S. Giuseppe e S. Gennaro), a Sant'Antonio di Padova (dal 1583: altare,
1698: altare, 1875: già delle famiglie Magnoni e Del Baglivo),
a Sant'Antonio Abate (dal 1612; 1875: sepoltura della famiglia Rotolo,
tavola con S. Antonio abate e tela piccola con SS. Trinità).
L'edificio, che possiede tre campane, due porte oltre alla principale,
ha avuto bisogno di recenti e lunghi restauri. Ha nell'interno, ad unica
navata, il coro, il pulpito e i confessionali.
Chiesa
Santa Maria di Costantinopoli
La tradizione la dice costruita dopo il rinvenimento in mare della statua
della Madonna che, degli infedeli, al tempo delle scorrerie turche della
metà del Cinquecento, avevano cercato inutilmente di portar via.
Anche questa chiesa è documentata soprattutto a partire dal 1583,
quando si accerta nella stessa l'esistenza di una confraternita. Nella
visita apostolica del 1612 la chiesa risulta edificata di recente, provvista
di un confessionale e della sepoltura per i marinai. La sagrestia ed
una tela sono riscontrate nel 1742 e si specifica che è stata
costruita con i contribuiti degli uomini di mare. Oltre al campanile
con due campane, all'organo, al pulpito ed all'orologio, non mancano
nel 1875 l'altare ed il presbiterio in marmo, quest'ultimo munito di
balaustra e cancello in ottone, ed una "statua a telaio".
Troviamo, inoltre, nel 1905, una statua in legno e tre porte. Alcuni
anni dopo (1913) viene interdetta insieme ad altre, perché occupata
da soldati per la pioggia torrenziale.
Chiesa
Santa Maria delle Grazie
Chiesa Santa Maria della Pietà
Cappella dell'Annunciazione
Chiesa San Valeriano
Chiesa Sacro Cuore di Gesù
Chiesa Madonna del Carmine
Chiesa Madonna della Pace
Chiesa Sant'Antonio da Padova
Convento Francescano
GASTRONOMIA
Il territorio del Parco Nazionale del Cilento può vantare il
maggior numero di produzioni tipiche recentemente riconosciute dal Ministero
dell'Agricoltura. Ai marchi Denominazione di Origine Controllata (DOC)
e Indicazione Geografica Tipica (IGT) dei vini di produzione locale,
si aggiunge la produzione di olio extravergine di oliva Denominazione
di Origine Protetta (DOP) e di liquori di vario genere.
Tipico
piatto di Agropoli sono le alici che vengono preparate secondo molte
ricette tradizionali: "mbuttunate", "arreganate",
"marinate" o "salate".
Quanto
agli altri prodotti tipici della zona, oltre alla Mozzarella di Bufala
Campana DOP, alla mozzarella vaccina "co' a mortedda" al cacioricotta
di capra cilentana e al "caciocavallo" tipico, vanno ricordati
il miele, il carciofo tondo di Paestum Indicazione Geografica Protetta
(IGP), il cece di Cicerale, il fagiolo di Controne, il fico bianco del
Cilento; rinomatissima anche la produzione dolciaria di fichi secchi
e di fichi al cioccolato.
Tra
i salumi meritano menzione la pancetta o "Longarella" e la
"soppressata" di Gioi, tra le specie ittiche le alici di "menaica".