Afragola
(pronunciare Afragóla) è un comune di 63.887 abitanti
in provincia di Napoli. Si tratta di quello che è storicamente
il maggiore centro dell'entroterra campano, collocato tra la via Sannitica
(il vialone voluto da Carlo III di Borbone per collegare la Reggia di
Caserta con la capitale del Regno delle Due Sicilie) e la via Appia
in posizione pressoché equidistante tra Napoli (15 chilometri)
e Caserta (18 chilometri). L'abitato prosegue quasi senza soluzione
di continuità a sud verso Napoli, a est verso Nola e a nord e
a ovest verso Caserta e Aversa, trovandosi al centro di una conurbazione
di circa 18 comuni per quasi 800mila abitanti, comprendente anche i
quartieri periferici settentrionali del capoluogo campano, nota come
«area a nord di Napoli» o anche «l'afragolese»
o «l'hinterland afragolese». L'abitato costituisce inoltre
un'unica entità urbana con Casoria, comune che infatti si tentò
di disciogliere sotto il Fascismo per farlo confluire nel comune di
Afragola, e Cardito. Alcune zone abitate, gravitanti verso la città
di Afragola, o storicamente collegate con essa, dipendono tuttavia amministrativamente
dai comuni limitrofi (contrada Casamerola nel comune di Casoria, contrada
Arcopinto, in parte nei comuni di Casoria e Cardito, località
di Casone, Filichito e Tamburiello, a cui si è quindi aggiunta
la località di Botteghella (antico villaggio di Arcora), nel
comune di Casalnuovo di Napoli e nella sua frazione di Tavernanova).
Al comune di Volla, precedentemente parte del comune di San Sebastiano
al Vesuvio, vennero aggiunte alcune parti del comune di Afragola (San
Salvadore delle Monache e Lufrano): rimase invece dipendente da Afragola
la contrada Salice, che attualmente costituisce un'isola amministrativa.
La borgata di "Saggese" non ha più soluzioni di continuità
con l'abitato cittadino, mentre la borgata di "Capo Mazzo"
ospita solo un gruppo di case sparse, che si affiancano a un agglomerato
industriale di modeste dimensioni e a una zona commerciale in costante
espansione che si va saldando all'abitato. Afragola si colloca nel cuore
dell'antica Campania felix, allora l'area più fertile della penisola
italica. Per l'esattezza è situata nella piana dei regi lagni,
parte della regione storico-geografica della Terra di Lavoro (che per
il resto è quasi interamente ricompresa nella provincia di Caserta,
ad eccezione del cassinate e dell'agro pontino, che fanno parte rispettivamente
delle province di Frosinone e Latina). Nelle zone periferiche del Capomazzo
e del Cantariello hanno sede alcune tra le maggiori strutture commerciali
del Mezzogiorno (tra cui Ikea e Le porte di Napoli che comprende un
Ipercoop di Unicoop Tirreno) ed è attualmente in costruzione
lo scalo ferroviario dedicato all'alta velocità, progettato da
Zaha Hadid. Nell'anno accademico 2005-2006 è stato attivato un
corso di laurea ("Ingegneria gestionale delle reti di servizi")
dell'Università degli studi di Napoli Parthenope, con sede presso
il palazzo Cuccurese, appositamente restaurato.
STORIA
Il territorio di Afragola era abitato dai Sanniti, dei quali sono state
ritrovate diverse tombe risalenti al IV-III secolo AC (tra cui la tomba
dipinta rinvenuta nel 1961 in località "Cantariello"
e oggi esposta al Museo Archeologico Nazionale di Napoli e la necropoli
rinvenuta in località "Sanguineto" nel 1982). Secondo
la tradizione la città è stata fondata nel 1140 dal re
Ruggero II di Sicilia, detto Ruggero il Normanno, che avrebbe distribuito
terre incolte ai suoi veterani (l'episodio è raffigurato nell'affresco
della sede municipale, eseguito dal pittore Augusto Moriani nel 1866).
La tradizione era tuttavia già stata riconosciuta come falsa
dallo storico ottocentesco Bartolomeo Capasso. Probabilmente il centro
si sviluppò a partire da una serie di insediamenti rustici, divenuti
piccoli villaggi (tra i quali Arcopinto, costruito forse presso le arcate
di un antico acquedotto romano, Cantarello, Casavico, San Salvatore
delle monache, Archora e Salice) e attorno a chiese probabilmente preesistenti
(Santa Maria la nova, dell'XI secolo, San Marco in sylvis, Santa Maria
di Ajello e San Giorgio martire). La prima menzione del nome (Afraore
o Afraora) risale alla prima metà del XII secolo. Altre varianti
in carte successive sono "Afragone", "Afraolla",
"Fraolla", "Afrangola". Secondo la tradizione il
nome sarebbe stato collegato all'esistenza delle fragole, che compaiono
infatti nello stemma comunale. Più probabilmente, deriva invece
dalla locuzione latina "ad fragorem" (presso il rumore). Esistono
tuttavia anche numerose altre ipotesi. Fu feudo dell'arcivescovo di
Napoli e uno dei "casali" considerati parte integrante di
Napoli. Alcune terre furono possesso feudale di vari personaggi, mentre
altre appartenevano al demanio regale; la collettività locale
si era organizzata in una universitas guidata da un syndicus. Nel 1576
l'universitas acquistò i diritti della parte feudale e della
parte demaniale del suo territorio, mentre il re si riservava il diritto
di nominare un governatore per l'amministrazione del "casale".
Nel 1639 il duca di Medina, viceré di Napoli, decise la vendita
dei "casali" per finanziare la guerra dei Trent'anni e gli
abitanti di Afragola furono costretti a versare nuovamente una considerevole
somma di denaro. Nel 1799 Afragola partecipò alla Repubblica
napoletana e fu issato nell'attuale piazza Municipio l'albero della
libertà. Solo nel 1809 si ebbe la prima amministrazione comunale
(con il primo sindaco Cesare Castaldo). Sotto il regime fascista Afragola,
come tutte le città di una certa importanza, era amministrata
da un podestà (dal 1927 al 1943 Luigi Ciaramella). Il 5 ottobre
1935 il re Vittorio Emanuele III, su proposta del podestà, conferì
al Comune il titolo di "città", come commemorato da
una targa marmorea affissa nell'atrio di Palazzo Civico il successivo
28 ottobre. Si ebbe il progetto di trasformare Afragola in una grande
città, mediante la riunione con Casoria. Nel centro della nuova
"grande Afragola" fu inserita una nuova piazza, "piazza
Belvedere" (oggi piazza Emanuele Gianturco) con le "quattro
vie" (via Roma, via Francesco Russo, corso Enrico De Nicola e via
Guglielmo Oberdan) e fu realizzato il "rettifilo", corso Giuseppe
Garibaldi, che collegava la nuova piazza con piazza Cirillo al centro
di Casoria. Fu inoltre spostata la stazione ferroviaria. All'accorpamento
del comune di Casoria in quello di Afragola si oppose tuttavia il cardinale
Maglione, originario di Casoria, e il progetto fallì, lasciando
ad Afragola un nuovo centro cittadino spostato verso il confine con
il comune di Casoria, mentre il vecchio centro storico era stato abbandonato
al degrado. Nel 2005, durante alcuni lavori ferroviari, è stato
ritrovato un villaggio, in località Marziasepe, probabilmente
di origine micenea o cretese, sepolto dalle ceneri della eruzione del
Vesuvio cosiddetta delle Pomici di Avellino risalente a circa 1.800
anni a.C.. Sono venute alla luce capanne, orme, ossa, ma soprattutto
vasellame che attesta il periodo cui si fa riferimento.
BASILICA
DI S. ANTONIO
Il santuario, poi eretto in basilica pontificia, fu eretto in stile
barocco a partire dal 1613 con annesso convento dei frati minori riformati
dell'ordine francescano, nonostante l'opposizione dei domenicani. Inizialmente
dedicato all'Immacolata Concezione e quindi a San Francesco, fu quindi
dedicato a Sant'Antonio di Padova. L'interno, rivestito di marmi, è
a tre navate, con abside e cappelle sul lato sinistro. Il campanile
del 1915 è staccato dalla chiesa. Conserva un miracoloso crocifisso
del frate umile da Petralia e una statua in legno di Sant'Antonio di
Padova del XVII secolo, collocata in un grande tabernacolo del 1922
entro l'abside. Nella sacrestia un dipinto di Agostino Beltranio raffiugrante
l'apparizione del Bambino Gesù a Sant'Antonio (1630). Il culto
di Sant'Antonio ha reso il santuario un celebre luogo di pellegrinaggio
(con festa il 13 giugno), facendo di Afragola la "Padova del Sud".
Dal 18 febbraio 1995 il santuario è ufficialmente gemellato con
la Basilica di Sant'Antonio in Padova, ma contatti informali sono esistiti
da sempre. Il convento, con il collegio serafico, ospita un'importante
biblioteca che raccoglie oltre 15mila volumi, tra cui numerosi pezzi
unici o rari.
PIAZZA
DEL MUNICIPIO
In origine esisteva come piccolo slargo con il nome di "piazza
dell'Arco". Vi si affacciava la piccola chiesa di San Nicola di
Bari. L'antica universitas, organizzazione degli abitanti che rappresentava
la città, che si era riunita inizialmente nella chiesa di Santa
Maria della Misericordia (piazza Ciampa), prese in affitto nella prima
metà del XVIII secolo alcuni ambienti di "palazzo Tuccillo"
in via San Giovanni. Nel 1860 si decise di abbattere alcuni edifici,
compresa la chiesa di San Nicola, tra la via suddetta e il vicolo dell'Arco
per creare una piazza antistante; fallite le trattative per l'acquisto
del palazzo Tuccillo, una nuova sede municipale fu eretta nel 1870 sul
fondo della piazza, ad opera degli architetti Carlo Ciaramella e Francesco
Danise. Sull'attuale piazza si affaccia anche il "palazzo Migliore",
del XVII secolo.
IL
CASTELLO
Documentato dal 1495, fu probabilmente costruito dopo il 1420 dalla
famiglia che deteneva in quel momento il feudo di Afragola (Capace-Bozzuto).
Secondo la tradizione fu residenza della regina Giovanna II d'Angiò.
Si presenteva in origine come un vasto quadrilatero protetto da quattro
torri e circondato da un fossato, più tardi riempito. Nel 1571
fu venduto alla univesitas, corrispondente all'attuale comune. In stato
di degrado fu venduto nel 1726 a Gaetano Caracciolo duca di Venosa,
che lo restaurò. Di nuovo in abbandono alla fine del secolo,
vi fu installato un orfanotrofio. Attualmente il castello ospita una
scuola dell'infanzia e primaria paritaria, denominata Addolorata, il
cui ente gestore è la Città di Afragola, la cui frequenza
è gratuita. Tale scuola è erede dell'orfanotrofio gestito
dalle suore compassioniste serve di Maria nel secolo scorso in base
a un protocollo d'intesa, non più vigente, siglato tra la fondatrice
della Congregazione, la beata suor Maria Maddalena Starace, e l'amministrazione
comunale. La Congregazione ha ancora una comunità nel castello,
che ospita anche il centro di accoglienza diurno "Il Bruco",
semiconvitto per ragazzi in difficoltà gestito da una cooperativa
sociale.
ALTRI EDIFICI RELIGIOSI
Il
territorio comunale di Afragola è disseminato di chiese e cappelle,
quasi tutte di rilevante interesse storico-artistico, architettonico
o culturale. Ad eccezione di Santa Maria la Nova e di alcune cappelle
non più esistenti in località Cantariello e in contrada
Salice, gli edifici di culto sono tutti situati nell'abitato principale
del Comune. Negli anni '60 il territorio risultava essere suddiviso
in oltre 40 parrocchie, ridotte a 12 negli anni '90 e rimaste, attualmente,
a sole 8 con l'ultimo ridimensionamento operato dalla Diocesi di Napoli,
che ha anche esteso i confini del decanato a Casoria (precedentemente,
il decanato, XV, si chiamava "Afragola" e comprendeva il territorio
del comune di Afragola precedente all'istituzione del comune di Casalnuovo
di Napoli). Tali riforme si sono rese necessarie, nonostante l'incremento
della popolazione, a causa della penuria di sacerdoti secolari.
Le
chiese più antiche e le chiese più rilevanti sotto il
profilo artistico sono le seguenti:
Parrocchiale
di Santa Maria d'Ajello. Fondata nel 1190, si trova in pieno centro
storico. Secondo la tradizione ha inglobato una precedente cappella,
esistente prima di Santa Maria la Nova. Fu rimaneggiata nel 1583 (aggiunta
delle navate laterali) e nel 1780. In una cripta sotterranea erano ospitate
le tombe. Conserva dipinti di Giovan Angelo Criscuolo (tardo Cinquecento),
di Alessandro Viola (1695) e di Angelo Mozzillo, che era peraltro un
parrocchiano (1787). Sulla sinistra della chiesa le si accostò
tra il 1603 e il 1608 la cappella della Confraternita dell'Immacolata
Concezione, ristrutturata nel 1867. Conserva un dipinto di Girolamo
Imparato.
San Marco in sylvis (che insieme a San Marco all'olmo costituisce la
parrocchia di San Marco evangelista). Costruita in un territorio all'epoca
campestre e forse paludoso (donde il complemento di termine in sylvis)
probabilmente intorno al 1179, fu diverse volte rimaneggiata (in particolare
si ebbe un innalzamento del pavimento). Alla costruzione originaria
risale il campanile. Sul muro esterno dell'abside è inserita
la pietra di San Marco, sulla quale, secondo la devozione popolare,
si sarebbero seduti in momenti diversi San Marco e San Gennaro. Nel
XVII secolo la sede parrocchiale fu trasferita a San Marco all'olmo
(costruita nel 1615 e ampliata nel XIX secolo), più facilmente
accessibile.
San Marco all'olmo (sede della parrocchia di San Marco evangelista).
Fu eretta nel 1615, in séguito a un decreto della curia arcivescovile
di Napoli finalizzato a dotare le anime del quartiere di Casavico, la
cui chiesa parrocchiale era San Marco in sylvis, di una cappella più
facilmente accessibile. Nonostante il successivo ampliamento, dovuto
al progressivo trasferimento degli uffici parrocchiali, mantiene ancora
la struttura originaria, di cui è intatto il puro stile barocco.
Nonostante l'espansione del XX secolo che ha determinato l'urbanizzazione
totale della zona intorno alla chiesa di San Marco in sylvis, più
popolosa rispetto alla parte storica di Casavico, gli uffici parrocchiali
sono rimasti ubicati a San Marco all'olmo.
Parrocchiale di San Giorgio martire. Situata alle spalle del Castello,
fu eretta tra il 1695 e il 1702 al posto di una precedente cappella.
Questa, attestata dal 1131 e rimaneggiata nel 1380, sorgeva nel punto
più alto della città e andò distrutta nel terremoto
del 1688. La cupola, opera dell'architetto Blasotti, fu realizzata nel
1741. Il campanile, di Mario Gioffredo, è del 1772. Accanto è
possibile ammirare la cappella dell'Ave Gratia plena, rimasta intatta
sin dal XII secolo, anche se chiusa al pubblico perché in corso
di restauro (in realtà il restauro è stato deliberato
e autorizzato dalla competente soprintendenza già da diversi
anni, ma non è mai partito).
Collegiata del Santissimo Rosario (parrocchiale). Eretta nel 1602 insieme
al vicino convento dei domenicani, si trova in centro storico. Ha subìto
diversi rimaneggiamenti e fu restaurata da ultimo nel 1989 a seguito
dei danni subiti nel terremoto del 1980.
Chiesa madre del cimitero (rettoria). Di stile neoclassico, fu eretta,
su progetto dell'architetto Ferdinando Patturelli, nel 1841, quando
fu costruito il nuovo cimitero in località Cantariello.
Santa Maria della misericordia: edificata alla fine del XV secolo dall'Ordine
dei servi di Maria, subì radicali rifacimenti nel 1857, nel 1938
e nel 1970. Si trova in via Ciampa.
San Giovanni battista. Innalzata presso l'attuale piazza Municipio (ove
è situata anche la chiesa di San Giuseppe) tra il XV e il XVI
secolo, fu rimaneggiata nel 1784.
Santuario dei Sacri Cuori (parrocchiale). Voluto dal beato Gaetano Errico
e situato nel centro storico, è annesso al convento dei Padri
missionari dei Sacri Cuori. Nel complesso monumentale è situato
un teatro con oltre mille posti a sedere, attualmente inagibile a causa
del danneggiamento provocato dal terremoto del 1980.
San Michele arcangelo. Costruita agli inizi del Novecento su modello
classicheggiante, è stata soppressa come sede parrocchiale con
la costruzione del rione Salicelle, la cui chiesa, intitolata al santo
medesimo, è stata eretta in sede parrocchiale.
Altre sedi parrocchiali sono Sant'Anna e Santa Maria delle grazie.
Tra le numerose sedi parrocchiali soppresse sono da ricordare Sant'Antonio
abate (via Antonio Guerra), Santa Veneranda (piazza Ciampa), Immacolata
Concezione (via Milano), Santa Maria delle grazie (via Domenico Morelli,
angolo via Arturo de Rosa, da non confondersi con l'altra chiesa parrocchiale
di Santa Maria delle grazie) e varie chiese intitolate alla Madonna
del Rosario di Pompei.
Rilevantissima sotto il profilo storico-artistico è, infine,
la chiesa di Santa Maria la nova o Santa Maria di Costantinopoli, detta
Scafatella, situata nella borgata del Capo Mazzo (di fronte all'ingresso
dei centri commerciali da quella che si chiama, appunto, contrada Santa
Maria la nova), risalente probabilmente all'XI secolo.
MANIFESTAZIONI
Festa di sant'Antonio di Padova (13 giugno): sebbene il santo non sia
il patrono di Afragola (che è invece ufficialmente san Gennaro)
viene considerato dagli afragolesi il vero protettore della città.
Secondo la tradizione nei giorni precedenti dei carretti giravano casa
per casa per raccogliere le offerte in natura per la festa, che venivano
infine vendute all'asta. La tradizione della raccolta delle offerte
continua tuttora, ma vengono raccolte solo offerte in denaro. La statua
del santo, ospitata nella basilica di Sant'Antonio, viene quindi trasportata
sul sagrato durante la notte precedente e vengono celebrate messe per
tutta la giornata. Si svolgono quindi le processioni che interessano
tutto il territorio comunale.
"Incendio del campanile": secondo un'antica tradizione ripristinata
negli anni 1990 il giorno dell'Assunzione si svolge un grandioso spettacolo
pirotecnico che ha come fulcro il campanile della basilica di Sant'Antonio.
Festa di San Marco evangelista, patrono del quartiere "Casavico"
(meglio noto nella dizione dialettale Casuobbeche), che si tiene il
25 aprile
Festa dei fujenti, legata al culto della "Madonna dell'Arco",
venerata nell'omonimo santuario del comune di Sant'Anastasia e che fu
introdotta nel XIX secolo.
La città è sede del premio "Città di Afragola
- Ruggero il Normanno", istituito nel 1990 da Luigi Grillo, divenuto
internazionale in occasione della decima edizione. Il premio viene assegnato
ogni anno a personalità di rilievo nei campi della cultura, della
politica, dell'imprenditoria, delle professioni, o ad autorità
religiose e militari, e consiste in una statuetta in argento raffigurante
il re normanno a cavallo. Vengono inoltre conferiti premi speciali (medaglia
d'oro). Presenziano i discendenti della casa d'Altavilla (famiglia).
GASTRONOMIA
La cucina afragolese si inserisce nella tradizione della Campania centro-settentrionale
("cucina napoletana") con alcune varianti (per esempio nella
composizione del ragù): ad Afragola non esiste il casatiello
dolce, e con questo termine si intende il "casatiello salato",
tradizionale durante la Pasqua insieme alla pastiera e alla "pizza
di tagliolini", mentre il "tortano" è ancora una
pietanza differente.
La
pizza, che ha il medesimo impasto anch'esso lievitato naturalmente
del di quella napoletana, se ne differenzia nella scelta degli
ingredienti per i condimenti e nella denominazione delle ricette tipiche.
La "pizza fritta" è chiamata qui anche "calzone"
per la sua caratteristica forma a mezzaluna; di solito è farcita
con ricotta (che nella zona si fa con latte misto di mucca e di bufala),
fiordilatte, salame casareccio e pepe nero (a Napoli la si preferisce
fare con due dischi sovrapposti e, soprattutto, provola, ricotta e ciccioli,
non presenti nella tradizione afragolese).
Il
menù delle feste comprende le polpette di San Marco (polpettine
di carne suina e bovina con cavolo nero o cappuccio fatte nella borgata
di Casavico in occasione della festa patronale), e i croccantini o torroncini
di Sant'Antonio, venduti sulle bancarelle in occasione delle celebrazioni
per il santo protettore.
Prodotti
tipici sono la mozzarella e il fiordilatte di Frattamaggiore.
"Pane
cafone": fatto di farina poco raffinata, acqua e sale lievitati
naturalmente con il cosiddetto crìscito (o crescente), la pasta
di risulta. La prima volta che occorre fare il pane viene utilizzata
della pasta acida, la cosiddetta "pasta madre". L'impasto
così ottenuto viene cotto in forme lunghe, con le punte arrotondate,
del peso medio di un chilo a cotto. Il pane viene per lo più
prodotto artigianalmente, e ogni forno ha la sua ricetta segreta e il
suo sapore: solitamente si presenta, comunque, di colore giallo paglierino
o un po' più scuro, non uniforme, con crosta doppia e più
esternamente croccante ben salda a una mollica soffice ed elastica.
Grazie all'acidità degli agenti di lievitazione si conserva per
diversi giorni, anche se perde in croccantezza. Non presenta tagli in
superficie, poiché non ne vengono utilizzati per favorire il
processo di lievitazione.
"Zeppulelle", costituite di farina di grano tenero, nelle
friggitorie, o di farina di granoturco grossa e pepe, quelle casalinghe.
Cuori di carciofo dorati e fritti.
Le polpette con la cappoccia: sono polpeppte ripiene di cappoccia (ovvero
verza) sono tradizionali della festa di San Marco che si festeggia il
25 aprile.