Vibo
Valentia (già Monteleone di Calabria) è un comune della
Calabria con 33.739 abitanti (area urbana 70.000 abitanti)[citazione
necessaria], capoluogo dell'omonima provincia. La posizione della città,
adagiata sul dolce pendio di un colle assume una grande importanza strategica
in ambito territoriale (vedi mappa satellitare). Importante crocevia
sin dai tempi dell'antica Grecia e dell'impero romano, domina sia l'hinterland,
sia la catena montuosa delle Serre, sia la zona marittima con il suo
porto e le pregevoli stazioni turistiche. Crocevia di tutte le arterie
di comunicazione, dalla A3 SA-RC alla linea ferroviaria ai collegamenti
con l'aeroporto internazionale di Lamezia Terme fino al porto del quartiere
marina.
TOPONIMO
Nel corso della sua millenaria storia Vibo Valentia ha avuto differenti
nomi, che corrispondono all'evoluzione della città nelle epoche
storiche:
- Veip o Veipone, insediamento pre-ellenico;
- Hipponion, nome della colonia greca;
- Vibona, Valentia, Vibo Valentia, nomi del periodo romano;
- Monteleone di Calabria, dal periodo normanno-svevo fino al 1927;
- Vibo Valentia, dal 1927 ad oggi.
STORIA
In principio fu un centro appartenente agli indigeni pre-ellenici (Ausoni
o Enotri) che la denominarono Veip o Veipone (di significato incerto).
In seguito, a partire dalla seconda metà del VII secolo a.C.,
fu colonia greca con il nome di Hipponion, sotto il controllo della
colonia madre Locri Epizefiri. Nel 192 a.C. i romani vi insediarono
una colonia chiamata Valentia, come attestano le monete che, in quanto
importante colonia, poteva permettersi di coniare e dell'epigrafe di
Polla dove si parla della costruzione della via Popilia. Successivamente,
dall'89 a.C. quando divenne municipio, Vibo Valentia fu il nome utilizzato
per indicare la città (Strabone, Plinio il vecchio, ecc.). La
città possedeva un ampio territorio: in epoca greca la sua chora
(territorio in greco)era confinante con quella di Locri Epizephiri (Thucid.
5,5,1). Secondo gli studi più recenti il suo territorio doveva
avere per confine a Nord il torrente Lametos (ora Amato), a Sud Nicotera
e ad Est la catena montuosa delle Serre, ad ovest il mar Tirreno; in
epoca romana il confine dell'ager Vibonensis (cosi come lo chiama Tito
Livio) si era spinto a Sud poco più in giù del fiume Mesima
(prendendo anche il posto di Medma, odierna Rosarno, che da fiorente
colonia Greca era ormai scomparsa in epoca Romana).Durante il periodo
romano, la costruzione della Via Popilia interessò la città
che divenne un'importante stazione. Di grande importanza per lo sviluppo
della città fu anche il porto, i cui resti sono in parte interrati
e in parte sott'acqua fra la località Trainiti e Bivona nel comune
di Vibo Valentia. Parlando di Vibo, Strabone riferisce che essa possedeva
un epineion, ossia un porto che sorge ad una certa distanza dalla città
da cui dipende, che sarebbe stato rafforzato da Agatocle tiranno di
Siracusa, dopo averlo conquistato nel 294 a.C. Durante l'epoca romana,
il porto divenne il principale scalo di partenza, sul Tirreno, del legname
della Silva Bruttia per la costruzione delle navi del potente esercito
romano. Grazie alla sua importanza strategica e politica, Vibo ebbe
l'onore di ospitare Giulio Cesare, Ottaviano e Cicerone, che la ricorda
nelle sue lettere. Dopo la fine dell'impero romano, i bizantini provvidero
a fortificarla, ma i saraceni, verso il X secolo, la distrussero. Federico
II di Svevia la ricostruì e ne cambiò il nome in Monteleone
di Calabria. Fu una delle prime sedi episcopali, che Ruggero il Normanno
trasferì nella sua Mileto. Feudo dei Caracciolo, passo nel 1501
nelle mani dei Pignatelli, che diedero un forte e rinnovato impulso
allo sviluppo della città, creando filande, oleifici e favorendo
molte attività artiginali. Nell'ottocento i francesi la elevarono
a capoluogo della Calabria Ultra e da allora fino a pochi decenni addietro
fiorirono tanti mestieri, il cui ricordo è nel nome di strade
(Via Forgiari, via Chitarrari, via Argentaria, ecc.) e di istituzioni
come il Real Collegio Vibonese (l'ancora esistente Convitto Filangieri
e il teatro Comunale, demolito negli anni 60). Avvenimento più
importante degli ultimi anni, nel 1992, è stata la proclamazione
dell'omonima provincia, che ha dato nuovo lustro alla città e
l'ha resa ben più conosciuta in tutto il paese. Nel 1993 con
la realizzazione di un solenne monumento, la città ha inteso
onorare la memoria di un altro suo illustre figlio, Michele Morelli,
grande patriota e martire del risorgimento. Nel corso degli anni 90,
su iniziativa del Kiwanis Club della Città, Vibo Valentia dedica
una Piazza e un busto bronzeo al suo più importante poeta: Vincenzo
Ammirà. Il 3 luglio 2006 viene duramente colpita da una alluvione
che provoca la morte di 4 cittadini ed ingenti danni economici all'industria,
al turismo ed ai beni dei privati. I danni maggiori si registrano nelle
località di Longobardi, Vibo Marina e Bivona, investite da un'enorme
e inverosimile quantità di acqua mista a fango e detriti. Non
si esclude che la cattiva gestione dei canali di deflusso delle acque
e l'abusivismo edilizio abbiano avuto un ruolo importante nella conta
finale dei danni. Gli interventi di sistemazione sono stati affidati
ad una speciale commissione presieduta dall'ingegnere Pasquale Versace,
docente di Idrologia e Progettazione di Opere Idrauliche all'Università
della Calabria.
VIBO
MARINA
Il quartiere periferico di Vibo Marina ha una popolazione di circa 10.000
abitanti. Il suo territorio è sede di una delle più significative
aree industriali presenti nella provincia, così come importante
risulta il suo porto, specializzato nella distribuzione dei petroli
e del cemento, nel commercio di prodotti ittici e nel turismo (frequenti
sono i collegamenti con le Isole Eolie). Già nel III secolo a.C.
esisteva un porto romano costruito per opera di Agatocle, tiranno di
Siracusa. Tracce di questo insediamento sono tutt'oggi riscontrabili
nel territorio, così come i resti di una villa romana. Vibo Marina
in origine era chiamata Porto Santa Venere e una leggenda narra che
il nome le fu dato da un pescatore del luogo che scoprì sulla
spiaggia la statua di Santa Venere. Il suo nome venne poi modificato
nell'attuale nel 1928. Il 3 luglio 2006 un'alluvione dovuta ad un eccezionale
nubifragio provoca ingenti danni all'industria, al turismo ed ai privati.
La maggior parte dei danni si registrano nel quartiere Pennello. Lo
straripamento del torrente Sant'Anna e i torrenti formatisi in collina
hanno sommerso il paese e le località adiacenti di fanghiglia
superando in alcuni punti il metro. In data 14 dicembre 2007 è
stata presentata presso il Consiglio regionale della Calabria una proposta
di legge per la costituzione del comune autonomo di Porto Santa Venere,
che dovrebbe comprendere le frazioni di Vibo Marina, Bivona, Portosalvo,
Longobardi e San Pietro, con una popolazione di circa 10.000 abitanti
(progetto di legge n. 260/2007).
EDIFICI
STORICI
Castello Normanno-Svevo
Il castello sorge dov'era ubicata probabilmente l'Acropoli di Hipponion.
Fu edificato a metà circa dell'anno mille da Ruggero il Normanno.
Per la sua costruzione furono utilizzati in prevalenza marteriali dei
vicini templi greci. Nel periodo Svevo fu restaurato da Matteo Marcofaba
ed ampliato da Carlo d'Angiò nel 1289. Fu rafforzato dagli Aragonesi
nel XV sec. ed infine rimaneggiato dai Pignatelli tra il XVI-XVII sec,
perdendo in parte le caratteristiche originarie. Il secondo piano fu
demolito di proposito, in quanto pericolante, a causa dei danni riportati
dopo il terremoto del 1783. Il castello presenta oggi delle torri cilindriche,
una torre speronata ed una porta ad un'arcata di epoca angioina. È
oggi sede del museo statale.
Mura
di Hipponion
In località "Trappeto Vecchio" a pochi passi dall'imponente
cimitero, si trovano i resti di una parte del tracciato delle mura di
Hipponion di circa 350 m. Queste erano lunghe in origine circa 7,5 km.
Il tratto visitabile è stato messo in luce dall'archeologo Paolo
Orsi fra il 1916 e il 1921. Sono state riconosciute 5 fasi costruttive
di cui, a parte la prima del VI secolo a.C., tutte le altre sono costruite
con blocchi ciclopici squadrati di arenaria e calcarenite. Delle ultime
due fasi rimangono, almeno in pianta 8 torri circolari. Qualcuna di
esse si è conservata oltre le fondamente,in particolare una che
raggiunge circa i 4 metri di altezza. Queste torri dovevano essere alte
in origine circa 10 metri.
EDIFICI
RELIGIOSI
Santa Maria Maggiore e San Leoluca (Duomo)
Edificata nel IX sec. sui resti di un'antica Basilica Bizantina, è
stata più volte restaurata a causa di vari terremoti. Il suo
impianto è a croce latina con unica navata, ornata da affreschi
neoclassici ottocenteschi. Di grande pregio sono, in particolare, l'Altare
Maggiore in marmo policromo settecentesco, da cui spicca una scultura
cinquecentesca a tutto tondo della Madonna della Neve, e un trittico
marmoreo rinascimentale, opera del Gagini, raffigaranti la Madonna delle
Grazie, San Giovanni Evangelista e Santa Maria Maddalena.
Chiesa di Santa Ruba
Sorge a metà strada fra Vibo e uno dei paesi satelliti della
stessa(San Gregorio d'Ippona). Di origini antichissime venne costruita
attorno all'anno 1000 da Papa Callisto II, d'ispirazione orientale presenta
maestosa una superba cupola ed uno stile accattivante nonostante le
sue modeste dimensioni.
Chiesa del Rosario
Venne costruita nel 1337 nella locazione di un preesistente teatro romano.
La chiesa, in stile gotico, fu più volte ricostruita in seguito
a cataclismi come il terremoto del 1783.
Chiesa del Carmine
Risalente al 600 venne ricostruita attorno al 1864 in forma circolare.
Chiesa di Santa Maria degli Angeli
Costruita tra il 1621 e il 1666, è curata dai Padri Cappuccini
fin dal 1866. Il pezzo di maggior attrattiva della chiesa è,
senza dubbio, il Crocifisso ligneo detto "degli Angeli", meta
di migliaia di devoti che, per antica tradizione, nei venerdì
di marzo di ogni anno si recano in pellegrinaggio.
Chiesa di San Michele
Costruita intorno al '400, fu ricostruita nel '500 su probabile disegno
del Peruzzi, con campanile (caro nei ricordi a Luigi Razza) a torre
quadrata, con tre ordini sovrapposti.
Chiesa dello Spirito Santo
Edificata nel 1579 si puo considerare la prima cattedrale della città
poiche nel 1613 Virgilio Cappone sposto la sede vescovile da Mileto
alla città capoluogo. Conserva al suo interno una tela attribuita
a Teodoro Fiammingo oltre ad un'opera del celeberrimo F.A. Curatoli.
Chiesa Santa Maria la Nova
Costruita nel 1521 con il nome di Santa Maria del Gesù dal duca
Ettore Pignatelli ne custodisce il sarcofago. Si presenta attualmente
con stili diversi ed ha l'onore di ospitare al suo interno un marmo
del Gagini. Usata in periodo di guerra come deposito militare fu restaurata
e riaperta nel 1837 per volontà di Enrico Gagliardi.
Chiesa di Santa Maria del Soccorso
Costruita originariamente attorno al 1632 venne rifatta nel 1791 su
disegni di Bernardo Morena.
La Madonnella
Antica sede dei Cappuccini; annualmente vi si celebra il culto della
Madonna del Buon Consiglio e di Sant'Anna.
MUSEI
Museo Archeologico Statale "Vito Capialbi"
Il museo archeologico statale fu fondato nel 1969 e dal 1995 è
ubicato nelle sale del Castello Normanno-Svevo. All'interno del museo
è possibile ammirare importanti reperti archeologici rinvenuti
in varie aree della città, soprattutto relativi alle epoche greca
e romana. Particolare attenzione merita la laminetta aurea, la più
completa nel testo tra quelle rinvenute nella Magna Grecia, che testimonia
il culto orfico. Databile al V-VI sec. a.C., è uan sorta di breviario
per ottenere la felicità nell'aldilà.
Museo dell'arte Sacra
Museo dei marchesi di Francia
Museo della tonnara
Museo della civiltà contadina
MANIFESTAZIONI
I riti della Pasqua
Durante il periodo pasquale, molte sono le tradizioni popolari che vengono
onorate con devozione dal popolo vibonese. Il Mercoledì Santo
viene celebrata l'Opera Sacra, cioè la passione vivente di Cristo.
Il Giovedì Santo, le Chiese allestiscono i "Sepolcri"
(altare della reposizione), che, dopo la Missa in Coena Domini, ricevono
il pellegrinaggio di migliaia di persone. La tradizione, in particolare,
vuole che se ne visitino in numero dispari. Il Venerdì Santo,
dalla Chiesa dei Rosario ha inizio la processione dei "Vari":
si tratta di statue che raffigurano i vari momenti della Passione e
della Morte di Cristo. Molto suggestiva è la Processione dell'Addolorata,
il Venerdì notte: un'enorme massa di fedeli accompagna per le
strade cittadine la statua della Madonna in un contesto di inverosimile
silenzio. La Domenica di Pasqua infine, ha luogo la cosiddetta Affruntata:
tra due ali di folla la Madonna Addolorata e San Giovanni vanno alla
ricerca del Cristo Risorto. Il momento più suggestivo è
dato dall'incontro tra la Madonna e il Cristo Risorto: nell'attimo dell'incontro
infatti, alla statua della Madonna viene strappato il velo nero, segno
del lutto, per far spazio ad un vestito azzurro e bianco, simbolo della
festa della Resurrezione. La tradizione vuole che, se il velo nero rimane
al suo posto, grandi sciagure attendono la città. È per
questo motivo che, la comparsa del vestito azzurro e bianco viene salutata
con un lungo applauso liberatore.
Gruppo folk
La città fa fregio di un'importante gruppo folkloristico, il"Gruppo
folk città di Vibo Valentia", il quale negli anni ha avuto
modo di partecipare numerose volte all' Europeade, nelle capitali di
mezza europa e ad altre manifestazioni nazionali e internazionali.
Palio di Diana
Il Palio prevedeva la rappresentazione in costume della storia di Diana
e successivamente una gara tra i sei rioni di Vibo Valentia (Affaccio,
Borgonovo, Cancello Rosso, Cerasarella, Terravecchia, Scrimbia) che
prevede il tiro alla fune, la rottura della pignatta e la corsa dei
sacchi. I giorni che precedono il palio, fanno rivivere l'atmosfera
tipica rinescimentale, con botteghe artigiane e cortei di figuranti
nobili che sfilano lungo le vie della città. nell'ultima giornata
viene organizzato il torneo, una gara tra cavalieriche devono infilare
la loro lancia negli anelli lungo un percorso da fare per ben sette
volte. Il vincitore del torneo libererà in volo sette colombe
e riceverà dalla ragazza che impersona Diana il palio. A conclusione
vi erano spettacoli pirotecnici, giullari, giocolieri e saltimbanchi.
Sarebbe auspicabile il reintegro di tale tradizione.