Scilla è un comune di 5.134 abitanti della
provincia di Reggio Calabria. Importante località turistica e
balneare poco a nord di Reggio, Scilla costituisce uno tra i borghi
più belli e caratteristici d'Italia,meta di artisti in ogni epoca
e di ogni nazionalità ed è una frequentatissima meta estiva.
Scilla è situato sull'omonima punta che sorge 22 km a nord del
capoluogo: il Promontorio Scillèo proteso sullo Stretto di Messina,
che anticamente veniva infatti denominato "Stretto di Scilla".
TOPONIMO
Scilla veniva anticamente chiamato in greco antico Skylla o Skyllaion,
in latino Scylla, dunque il nome di Scilla potrebbe probabilmente significare
"scoglio". La statua di San Rocco al momento dell'uscita dalla
chiesa per la processione. Scilla, 22 agosto 2007.
ORIGINI
In mancanza di precedenti testimonianze attendibili circa le epoche
più remote, si è propensi a far risalire la prima fortificazione
di Scilla agli inizi del V secolo a.C., allorquando durante la tirannide
di Anassilao la città di Reggio raggiunse una notevole importanza,
che le permise di ostacolare per oltre due secoli l'ascesa di potenze
rivali. Strabone racconta che nel 493 a.C. il tiranno di Reggio, Anassila
il giovane, per porre fine alle reiterate razzie perpetrate dai pirati
tirreni a danno dei commerci aperti dalla città con le colonie
tirreniche, avesse mosso contro di loro con un forte esercito, sconfiggendo
e scacciando i pirati da queste terre. Per i Tirreni gli innumerevoli
scogli e lalta rocca caratterizzanti la costa scillese costituivano
un rifugio naturale ideale, luogo inaccessibile da cui dirigere redditizie
scorrerie lungo le coste, nascondiglio sicuro per il bottino e baluardo
di difesa contro eventuali controffensive nemiche. Presumibilmente sorsero
quindi contrasti e lotte tra i primi marinai e pescatori che avevano
occupato la zona e i pirati Tirreni, alla cui bellicosità forse
si deve attribuire la causa dellarretramento dal mare dei pescatori,
ostacolati dai pirati nella pratica su cui basavano il proprio sostentamento.
Ciò spiegherebbe il trasferimento di residenza verso la zona
alta di Scilla - l'attuale quartiere di San Giorgio - attuato da queste
genti marinare, che si trasformano in agricoltori e cacciatori e mantengono
poi attive le nuove pratiche fino alletà moderna.
STORIA
Espertissimi nella navigazione, i Tirreni avevano dominato a lungo da
incontrastati padroni le rotte del Mediterraneo, esercitando il proprio
predominio soprattutto nello Stretto, grazie al presidio posto sulla
rupe scillese, all'imboccatura del canale, presumibilmente fortificato.
Più tardi però questi vennero sconfitti dai reggini, vittoria
questa che segna un momento significativo nella storia di Scilla, considerata
da Anassila un importante avamposto di controllo sulle rotte marittime.
Mentre si assicura il dominio sul territorio circostante inglobando
una nuova sezione del Chersoneso reggino, al tempo stesso Anassila ha
cura di realizzare una "stazione delle navi" a Punta Pacì,
ordinando la costruzione di un porto dotato di un agguerrito presidio
militare. Lopera di fortificazione dellalto scoglio fu portata
a termine dai successivi tiranni reggini, spesso impegnati in scontri
con i pirati che combattono avvalendosi del porto fortificato appositamente
costruito a Monacena, verso Punta Pacì, in un luogo inaccessibile
dal lato opposto allo scoglio. Baluardo della sicurezza dei reggini,
la fortificazione di Scilla dotata di approdo è di fondamentale
importanza agli effetti del felice esito della guerra contro la pirateria,
consentendo ai tiranni di Reggio di opporre per lungo tempo una valida
resistenza contro gli attacchi di nuovi nemici e contro i continui tentativi
di rivalsa dei Tirreni sconfitti. Agli inizi del III secolo a.C., dopo
la presa di Reggio ad opera del tiranno di Siracusa Dionisio I, che
nel 386 a.C. aveva distrutto la flotta navale della città di
stanza a Lipari e nel porto di Scilla, I pirati tirreni tornarono ad
essere audaci e si reinsediarono sul promontorio scillese, dove ripresero
a dedicarsi alla pirateria avvalendosi del preesistente porto fortificato
fino a quando, nel 344 a.C., il prode Timoleonte di Corinto riuscì
a sconfiggerli definitivamente. Per quanto riguarda la successiva storia
della fortificazione dell'imponente scoglio di Scilla, si ha testimonianza
di come essa coincida con la storia delle vicende che hanno caratterizzato
il reggino allindomani della tirannide siracusana. In tarda età
magnogreca lo scoglio scillese è una fortezza, conosciuta come
Oppidum Scyllaeum, successivamente potenziata nelle sue strutture militari
durante l'età romana, allorquando porto ed oppidum costituiscono
un funzionale ed efficiente sistema di difesa per i nuovi dominatori
del Mediterraneo.
Alla fine del II secolo a.C., durante le guerre condotte dai Romani
contro i Tarantini sostenuti da Pirro, e in particolare durante la prima
e la seconda guerra punica, i Cartaginesi che avevano stretto alleanza
con i Bretti e circolavano liberamente lungo le coste reggine, furono
fermati nella loro ascesa proprio grazie alla strenua resistenza opposta
loro dalla fortificata città di Scilla, alleata di Roma.
Limportanza della Scilla latina cominciò a decadere allindomani
della conquista romana delle terre siciliane quando, dopo Reggio e Siracusa,
Messina assurse al ruolo di nuovo caposaldo per il controllo dello Stretto.
Pur tuttavia Scilla, posta allimbocco settentrionale del canale,
continuò a costituire unimportante tappa dapprodo
lungo la costa tirrenica continentale, tantè che nel 73
a.C., durante la guerra condotta dai romani contro gli schiavi, la cittadina
sembra essere stata prescelta da Spartaco, a capo dei ribelli, per accamparsi
in attesa di poter attraversare lo Stretto.
La fuga in Sicilia, progettata dagli schiavi ribelli con il ricorso
a zattere costruite col legno di castagno estratto dai boschi scillesi,
non ebbe tuttavia alcun esito a causa della presenza lungo lo Stretto
delle minacciose navi pompeiane.
Successivamente il tratto di mare antistante la cittadina fu teatro
degli avvenimenti che segnarono lultimo scontro tra Pompeo e l'annata
dei Triunviri, conclusosi nel 42 a.C. con la disfatta del primo.
In quel frangente il porto di Scilla offrì opportuno rifugio
alle navi di Ottaviano pressate dalla flotta di Pompeo, allorquando
il futuro Augusto, nel tentativo di rimandare lo scontro finale ad un
momento a lui più propizio, colse limportanza strategica
di Scilla e, una volta liberatosi definitivamente dei rivali, decretò
lulteriore fortificazione del suo porto. Dopo Ottaviano non sembra
che la fortificazione scillese abbia conosciuto nuovi rimaneggiamenti,
sebbene la cittadina continui a detenere limportante ruolo di
centro marittimo locale, come testimonia san Gerolamo quando, approdato
nel 385 a Scilla durante il suo viaggio verso Gerusalemme, ci ha lasciato
testimonianza nel III libro delle sue opere, circa la grande esperienza
dei marinai scillesi, capaci di fornirgli consigli assai utili per il
buon proseguimento della navigazione.
Lo stato di abbandono in cui sembra trovarsi la fortezza di Scilla in
tarda età romana, presumibilmente, dipende dal localizzarsi la
stessa al di fuori degli itinerari terrestri percorsi dai barbari, durante
le loro invasioni nel sud della penisola.
Costoro, infatti, nel loro calare a sud, utilizzano i tracciati
viari romani rimasti agibili in quellepoca di decadenza. Scilla,
che non era allacciata alla via Popilia, unica strada consolare esistente
lungo la costa tirrenica, rimane dunque estranea ai fatti essenziali
del tempo.
Difatti la Via Consolare Popilia, nel tratto più meridionale
del suo percorso non bordeggiava la costa, bensì risaliva verso
linterno passando per Solano e, superate le Grotte di Tremusa,
raggiungeva la statio ai Piani della Melia, dirigendosi
poi verso Cannitello, «ad Fretum», senza ripiegare verso
Scilla.
Ai primi monaci basiliani gli storici attribuiscono la fondazione del
Monastero e della chiesa di San Pancrazio, tra lVIII e il IX secolo
d.C., fortificati per volontà della stessa Bisanzio, che aveva
affidato ai Padri il compito di difesa delle coste dello Stretto.
Il terremoto del 1783 rappresenta uno spartiacque importante nella storia
di Scilla per la particolarità con la quale si abbattè
sulla cittadina e anche perchè rappresentò la fine di
uno sviluppo economico che Scilla ebbe lungo tutto il settecento.
MITOLOGIA
Pausania (grammatico di Cesarea), racconta che Scilla fu figlia di Niso,
re di Megara. Ella facilitò a Minos perfidamente la presa di
terre soggette alla maestà paterna. Il vincitore poi, non solo
rifiutò di sposarla, ma l'abbandonò alle onde del mare,
che ne portarono il corpo, di greca mirabile fattura, ai piedi del promontorio
a cui fu dato il nome della vaga infelice fanciulla. Secondo Palifato,
Polibio e Strabone il primo nucleo abitato di Scilla risalirebbe ai
tempi della guerra di Troia. In questa remota epoca si è soliti
riconoscere nella penisola italica ondate di migrazioni di popolazioni
ibero-liguri provenienti dal mare e dirette verso sud. Si ritiene dunque
che tali popolazioni potrebbero aver fondato qualche villaggio lungo
i terrazzamenti più bassi del crinale aspromontano sud-occidentale,
degradante verso lo Stretto. Trattandosi di popoli di pescatori, presumibilmente
elessero come area dinsediamento il sito adiacente la rupe centrale
di Scilla, dove la presenza dei numerosissimi scogli agevolava la pratica
della pesca, consentendo al tempo stesso la costruzione delle rudimentali
capanne. Tale ipotesi è in parte avvalorata dallo stesso Omero
allorquando, nel descrivere Crataia come madre di Scilla, lascia intendere
lesistenza di uno stretto legame tra questa e la nascita del mito
del Monstruum Scylaeum, da intendersi sorto ancora alla prima frequentazione
umana del tratto di mare antistante lodierna cittadina. Dal momento
che Crataia è da più parti identificata con il vicino
torrente Favazzina, ancora ai tempi del Barrio chiamato fiume dei pesci,
se ne potrebbe dedurre che gruppi di popoli dediti alla pesca, giunti
via mare lungo la bassa costa tirrenica, inizialmente siano approdati
alla foce di questo fiume, dove era agevole praticare lattività,
e successivamente si siano spostati più a sud, trasferendo la
propria residenza presso la costa scillese, più ricca di pesci.
ECONOMIA
Una delle principali attività cui era dedita la popolazione,
fino a qualche anno fa, era la pesca che trovava la sua più alta
espressione nella "caccia" al pescespada (pesca tradizionale)
condotta con il lontre, una speciale barca a remi usata fino agli anni
cinquanta, e successivamente con la passerella, una speciale barca a
motore con una lunga passerella a prua e una alta antenna centrale,
detta falere, che serve per rilevare la presenza del pesce.