Rende
è un comune di 35 mila abitanti in provincia di Cosenza. Prosegue
a pieno ritmo il cammino che porterà prossimamente alla sottoscrizione
del Piano Strategico Cosenza-Rende e area urbana 2008-2020 il cui fine
primario è quello di rendere l'area Cosenza-Rende riconoscibile
in ambito regionale, nazionale ed internazionale. Rende si estende dalla
parte ad ovest del fiume Crati fino alle Serre Cosentine. A sud confina
con Cosenza, Castrolibero, Marano Marchesato; a nord con Montalto Uffugo
e San Vincenzo la Costa; a ovest con San Fili; a est con Castiglione
Cosentino, Rose, San Pietro in Guarano e Zumpano. Il territorio Rendese
presenta zone montane ad ovest che pian piano degradano verso est formando
colline, su una delle quali sorge il centro storico, fino ad arrivare
alla valle del Crati dove grazie ad ampie aree pianeggianti si estende
la città moderna. I fiumi più importanti che attraversano
Rende sono il Crati, il Campagnano, il Surdo e l'Emoli.
STORIA
Gli antichi Enotrii, provenienti dalla piana di Sant'Eufemia e da Clampetia
(Amantea) fondarono nei pressi del fiume da essi denominato Acheronte,
la primitiva Acheruntia, "le case dei forti presso le acque del
fiume" e successivamente Pandosia. La florida zona era però
inadatta alla difesa durante le guerre che in quel periodo si susseguivano
numerose, alcuni Acheruntini abbandonarono quei luoghi per rifugiarsi
in un posto più difendibile, l'odierna frazione di Nogiano. Questo
nuovo insediamento, che risale al 520 a.C., fu denominato Aruntia, "le
case dei forti", e successivamente Arintha. Lo storico Ecateo di
Mileto, vissuto nel 500 a.C., cita Arintha come Città della Bretia
di origine enotra. Le sorti della città seguirono quelle della
vicina Cosentia. Durante la dominazione Romana, Arintha fu Municipio,
ma quando Spartaco con la sua armata passò per la valle del Crati,
molti acheruntini lo seguirono, fino a trovare la morte. Con l'arrivo
dei barbari nei pressi di Cosentia, anche gli acheruntini opposero una
strenua resistenza, ma nonostante il loro sforzo tutti i territori di
Arintha caddero nelle mani dei barbari nel 547. Nei secoli successivi,
cosi come per molti comuni calabresi, anche Arintha subì le dominazioni
Bizantino e Musulmana, quest'ultima contrastata dai Rendesi che nel
721 presero parte alla lotta per la liberazione del territorio di Napoli.
La reazione Saracena fu durissima e le città di Arintha, Bisignano,
Montalto e Cosenza subirono le ritorsioni dei Musulmani, ma nel 921
un'importante battaglia fu vinta e si liberò la valle del Crati
dall'oppressione Musulmana. I Saraceni ritornarono più numerosi
di prima e costrinsero i ribelli a rifugiarsi in Sila; poterono tornare
nelle loro terre solo con l'avvento dei Normanni, nel 1059. Arintha
passò sotto il diretto controllo dei Normanni, in particolare
di Roberto il Guiscardo, che impose alla Città, il pagamento
di tributi e la presenza di un "Signore", il vescovo-conte
di Cosenza. Ma nel 1091 tutto il circondario del cosentino si ribellò
per le tasse troppo elevate. Ruggero Borsa, figlio di Roberto il Guiscardo
ed erede designato, subentrato al padre nella gestione del territorio,
chiese lintervento di Ruggero I, suo zio, e di Boemondo, suo fratellastro
maggiore, che repressero la ribellione con la forza. Boemondo ottenne
per il suo intervento il controllo della contea di Cosenza. Boemondo
dAltavilla decise di realizzare un Castello sull'attuale solitario
colle, tra i torrenti Surdo ed Emoli, da cui si domina buona parte della
valle del Crati. La realizzazione dellimponente struttura fu portata
a termine nel 1095 con l'aiuto di Mirandi Artifices. È in questo
periodo che per la prima volta compare in documenti ufficiali la denominazione
Renne che significa Regno in francese antico. Rende ed il suo castello
diventano la base di Boemondo, prima che questi parta per la Crociata
nel 1096. Nella sua impresa fu seguito da un cavaliere rendese, Pietro
Migliarese, che condusse con se quattro militi ed otto inservienti,
ed al cui seguito si unirono anche i Mirandi Artifices già impegnati
nella costruzione del castello. Boemondo ritornò a Rende nel
1106 e ancora nel 1111, poco prima di morire. Il terremoto del 1184
provocò gravi danni, danneggiando il castello e alcune chiese,
Rende conobbe un periodo di recessione. Dal 1189 si assistette nel regno
di Sicilia ad una lotta per la successione a Guglielmo II il buono,
ma solo nel 1194 fu posta la parola fine con la discesa nel regno di
Sicilia di Enrico VI, marito di Costanza d'Altavilla ed erede designata
dallo stesso Guglielmo. Passando in queste terre Enrico VI pretese il
pagamento di ingenti tributi che la gente di Rende non avrebbe mai potuto
onorare. In difesa di questi intervenne il Beato Gioacchino da Fiore,
confessore di Costanza. Infatti egli conosceva bene i rendesi, passò
quasi un anno tra le montagne di Rende prima di diventare Abate di Corazzo.
Dopo la morte di Enrico VI avvenuta poco dopo, Rende visse un periodo
florido, grazie anche alla protezione di Costanza. Nel periodo svevo,
Federico II confermò lappartenenza delle terre di Rende
allarcivescovo di Cosenza. Quando il Re venne a Cosenza per linaugurazione
del Duomo nel 1222 i cittadini di Rende erano presenti con il loro gonfalone
che raffigurava le tre torri del castello su uno sfondo bianco e rosso,
i colori del blasone di Boemondo. Dopo la morte di Federico, si assistette
alla disputa sulla sua successione, conclusasi nel 1266 con la battaglia
di Benevento che vide la vittoria di Carlo dAngiò contro
Manfredi; nellatrio del castello è tuttora visibile unincisione
dellepoca che ricorda la presenza di mille rendesi schierati contro
Manfredi. Nel periodo Angioino, Rende venne affidata al Vescovo-Conte
di Cosenza, di cui seguì le sorti. Dopo alterne vicende, si ritrova
dal 1319 la presenza della famiglia Migliarese da Rende al servizio
della Casa dAngiò. Giovanni Migliarese venne nominato cavaliere
di compagnia del Re Roberto dAngiò e Godefrido Migliarese
venne investito del feudo di Malvito. Nel 1437 Rende, come tutta la
Calabria, passò sotto il dominio aragonese e fu data in feudo
alla Famiglia Adorno di Genova nel 1442. Con l'avvento di Carlo V il
feudo passò sotto il controllo di Fernando d'Alarçon,
governatore di Cosenza. nel 1531 rende fu elevata da Feudo a Marchesato.
Nel 1535 Fernando d'Alarçon guidò i rendesi, imbarcatisi
a Napoli con il re Carlo V, nella battaglia di Tunisi contro i Mori.
Il dominio su Rende degli Alarçon de Mendoza durò fino
al 1817. Durante questo periodo i rendesi furono al fianco di Carlo
V e con Ferdinando d'Alarçon nel 1565 sotto il comando di Gian
Domenico Migliarese nella battaglia di Malta contro i Turchi e nel 1571
nella battaglia di Lepanto guidati da Diego de Guiera. Nel 1794 anche
a Rende presero corpo le idee della Rivoluzione francese. I soprusi,
le tasse e le ingiustizie aumentarono l'odio verso il dominio borbonico.
Portavoce di questo malumore fu Domenico Vanni che ricevette Gioacchino
Murat, Maresciallo dell'Impero con Napoleone, quando questi passò
da Cosenza. Nel 1817 il Castello venne venduto alla famiglia Magdalone,
proprietaria anche di numerosi terreni del Marchesato. Durante il risorgimento,
anche i rendesi si stancarono di francesi e borbonici e molti di loro
diventarono carbonari partecipando ai moti del 1820-21 e del 1831. Nel
1860 l'entusiasmo per lo sbarco dei mille a Marsala contagiò
anche i rendesi che diedero vita al "Comitato centrale della calabria"
per dare appoggio logistico e militare, nonché rifornimenti,
a Garibaldi che con le sue truppe si accampò in località
Marchesino.
Il 24 agosto del 1860 Rende insorse contro i Borboni e acclamò
Vittorio Emanuele II, re d'Italia.
IL
CASTELLO NORMANNO
Il castello fu costruito nellattuale sito nel 1095 per ordine
di Boemondo dAltavilla, che lo elesse come propria base prima
di partire per la prima crociata nellagosto del 1096. La realizzazione
del maniero a Rende era linizio di un progetto più ampio
ipotizzato anni prima da Roberto il Guiscardo, padre di Boemondo, che
desiderava realizzare una linea difensiva nella valle del Crati con
roccaforti a Bisignano, Montalto Uffugo, Rende e Cosenza. La particolare
morfologia del colle dove fu eretto il Gigante di Pietra
garantiva una postazione estremamente facile da difendere; i ripidi
pendii, che si stagliano verso lalto a formare un cuneo, garantirono
una tale sicurezza che si ritenne superflua la realizzazione di un fossato
e del ponte levatoio. Il castello fu invece fornito di piccole finestre
e molte feritoie, dalle quali potevano essere usati archi e balestre;
inoltre fu realizzata sotto il cortile esterno una enorme cisterna per
la raccolta dellacqua piovana che garantiva un sicuro approvvigionamento
durante gli assedi. Invalicabili mura di cinta, spesse alla base più
di due metri, garantivano la protezione delle case, delle chiese, e
delle altre strutture difensive, in particolare il castello con la torre
centrale e altre due torri, poste ai lati. Le tre torri rappresentano
lo stemma del comune, probabilmente la loro prima comparsa come gonfalone
comunale avvenne nel 1222 per linaugurazione del duomo di Cosenza
alla presenza di Federico. Tuttora nellatrio del castello è
possibile ammirare due stemmi araldici appartenenti a due delle famiglie
succedutesi nella proprietà del castello: i Magdalone e gli Alarçon
de Mendoza.
Il castello, di proprietà del comune dal 1922, è oggi
sede del Municipio. Di fronte, in alto, è visibile lo stemma
comunale, con sotto l'inscrizione: Urbs celebris, quondam sedes regalis,
Arintha - Celebre città, antica sede reale, Arintha.
EDIFICI
RELIGIOSI
Chiesa di Santa Maria Maggiore
La chiesa matrice si trova alla fine del corso che la collega direttamente
al Castello e fu costruita nel XII secolo. La chiesa è a croce
latina con 3 navate, sopra il portale principale vi è un rosone
della stessa epoca. I terremoti e lusura del tempo hanno costretto
i restauratori a coprire le vecchie colonne con pilastri rettangolari
che però non ne intaccano la bellezza. Allentrata sono
visibili, scolpiti nella pietra, 2 fregi: un libro aperto, a destra;
due chiavi incrociate, a sinistra. Allinterno è possibile
trovare inoltre molte opere darte, tra cui: quadri di Cristoforo
Santanna, Giuseppe Pascaletti e Giuseppe Grana; Sculture in legno e
marmo.
Santuario
di Maria Santissima di Costantinopoli
La Chiesa nel centro storico di Rende è stata edificata intorno
al 1600, ma come si mostra attualmente risale al 1719. L'esterno ha
una facciata a capanna, nella parte superiore è presente un finestrone
a vetri colorati raffigurante la Vergine di Costantinopoli con il Bambino.
Sul lato destro è la sagrestia, sormontata dal campanile. L'interno
è a croce latina, ed è ricco di decorazioni che fanno
da corona ad un altare in marmi policromi. All'altezza del transetto
la cupola con la Madonna di Costantinopoli in Gloria affrescata a tempera
da Achille Capizzano. All'interno del luogo religioso, sulla sinistra,
si trova una cappella dedicata a Maria Santissima di Costantinopoli,
con la statua della Vergine e un'icona dipinta ad olio su rame, comunemente
detta Macchietta. Il 15 Maggio 1978, su decreto dell'Arcivescovo di
Cosenza Mons. Enea Selis, la chiesa è stata elevata agli onori
di Santuario. I festeggiamenti, ricorrono 40 giorni dopo Pasqua, nello
specifico, il martedì successivo alla domenica di pentecoste.
Di notevole pregio, sono i dipinti su tela e su tavola presenti nella
Chiesa: nella cantoria troviamo ad opera di Cristoforo Santanna l'Allegoria
della Madonna di Costantinopoli databile 1777. Il Santuario è
provvisto di uno spazio musealizzato dove sono esposti paramenti sacri,
utilizzati nei secoli passati per officiare la Santa Messa. Nel museo
sono esposti inoltre diversi argenti di notevole pregio come Pissidi,
Calici, Croci, Ostensori databili intorno al XVII/XVIII secolo.
Chiesa
del Ritiro
Questa chiesa è dedicata a San Michele Arcangelo e risale al
periodo normanno. Restaurata più volte, della facciata originale
rimane il portale con le due colonne ai lati. La pianta è a croce
greca ed a in ciascun lato vi sono delle cappelle in stile barocco.
Sotto i quattro archi che formano la cupola sono state poste quattro
statue che raffigurano la Prudenza, la Fortezza, la Giustizia, la temperanza.
Numerosi quadri, alcuni dei quali di Pascaletti e di Santanna, abbelliscono
la chiesa. Inoltre allinterno sono conservate anche sculture in
legno e marmo, una di queste e la statua lignea di San Giacomo qui portata
dalla chiesa dellAssunta quando questa fu distrutta da un terremoto.
Chiesa
del Rosario
Immediatamente sotto il castello, sullantica piazza del Seggio,
si erge la chiesa settecentesca di stile barocco del Rosario. Sulla
facciata, interamente in pietra tagliata, risaltano quattro nicchie
a conchiglia e gradevoli decorazioni che la rendono una delle chiese
più belle del territorio. Allinterno sono custoditi oggetti
di grande valore, molti dei quali presenti nellInventario degli
oggetti darte in Italia. Da ammirare durante le festività
natalizie il presepe con statuette del 1700.
Chiesa
di San Francesco dAssisi e di Santa Maria delle Grazie
La chiesa, con lannesso convento[9], risale al 1500. restaurata
più volte, mantiene un aspetto barocco. La facciata esterna presenta
una scalinata a semicerchio che permette di giungere nellatrio
del convento dove sono ancora presenti alcuni affreschi, purtroppo molto
sbiaditi. Allinterno della chiesa sono invece conservate opere
di Cristoforo Santanna, Francesco De Mura ed altri pregevoli quadri
di autore ignoto, nonché sculture in legno ed altre in marmo
di notevole fattura.
Chiesa
di San Carlo Borromeo
Adiacente al Villaggio Europa sorge la chiesa dedicata a San Carlo Borromeo,
la pianta della costruzione è di forma circolare. Le grandi dimensioni
della struttura rendono visibile, anche da molto lontano, la particolare
cupola semisferica, che raggiunge i 30 metri daltezza. La struttura
geometrica si concretizza in un effetto visivo di grande suggestione.
Lingresso aperto sulla facciata è provvisto di un portale
superiore. Allinterno sono poste 21 colonne e nellaula possono
trovare spazio oltre 500 persone con ampia libertà di movimento.
Di notevole fattura le immagini del percorso di Gesù
Chiesa
di Beata Vergine di Lourdes
Vicino al grande parco Robinson sorge questa chiesa di recente costruzione.
Interamente realizzata in cemento armato, con lutilizzo di particolari
pannelli prefabbricati, garantisce un ottimo isolamento termico ed acustico.
Linterno della chiesa è illuminato da una grande vetrata
istoriata posta dietro laltare.
Chiesa di SantAntonio da Padova
Il complesso ospita oltre la chiesa anche il convento dei frati minori.
Di moderna concezione, unisce larchitettura moderna alla funzionalità
delle dei teatri greci: laltare è posto ad un livello più
basso rispetto al resto della costruzione a semicerchio. Nella cuspide
spiovente sono state inseriti 24 finestroni e fessure verticali poste
dietro laltare.
Chiesa di San Paolo Apostolo
Il complesso, che ospita anche i Padri Dehoniani, è stato recentemente
costruito al posto di un edificio abbandonato da tempo. Linterno
della chiesa è alquanto austero, di forma rettangolare, manca
di elementi decorativi, a parte la grande croce in legno dietro laltare
e le 14 raffigurazioni della passione di Cristo. Allesterno delledificio
svetta una croce a forma di tàu, con uno spazio vuoto a forma
di cuore allestremità superiore, che simboleggia il Sacro
Cuore di Gesù.
Chiesa di Maria SS. della Consolazione (loc. Arcavacata)
Lunica navata allinterno è decorata ai lati da alcuni
quadri e da grandi stipiti, nei quali sono conservate alcune statue,
una delle quali è quella di Maria SS. della Consolazione
Chiesa
di San Francesco da Paola (loc. Surdo)
Questa chiesa fu costruita per essere la cappella privata della famiglia
Zagarese, importante famiglia rendese. Più volte restaurata,
allinterno vi sono una statua del Santo ed un quadro raffigurante
la Madonna del Rosario.
Chiesa della SS. Trinità
Complesso parrocchiale di recente realizzazione, sorge sul lato sinistro
del fiume Surdo, in C/da Linze. La facciata rettangolare è caratterizzata
da due grandi archi in calcestruzzo faccia-vista che incrociandosi individuano
simbolicamente l'ingresso principale.La chiesa, completamente rivestita
in mattoni faccia-vista tipici del luogo ( Rende ospitava proprio in
località Surdo alcuni mattonifici), presenta all'interno un'unica
ampia navata con struttura a semicerchio.Il portone dentrata si
affaccia su una scalinata semicircolare che si estende sullampia
piazza antistante dedicata a mons. Trabalzini.
Chiesa di Maria SS. di Monserrato
La chiesa sorge nei pressi di una più antica costruzione, della
quale però sono rimasti solo pochi ruderi, dedicata alla Madonna
di Montserrat ed era un tempo cappella privata della famiglia Magdalone.
Chiesa di Maria SS. della Consolazione (loc. Santo Stefano)
Anche questa chiesa sorge sui possedimenti appartenuti alla famiglia
Magdalone. Linterno della chiesa è molto semplice e senza
particolari sfumature, mentre laspetto esterno è molto
gradevole con un piccolo cortile esterno ed una cupola composta da dodici
file di coppi di terracotta.
Chiesa
della SS. Vergine della Pietà
Sorge vicino alla cosiddetta "Guardiula" ed è una delle
chiese più antiche, un frammento all'interno indica l'anno 1117.
Restaurata più volte, sul fianco destro vi è un campanile
di moderna concezione.
MUSEI
Nel palazzo Vitari trova spazio Il Centro per l'arte e la cultura intitolato
ad Achille Capizzano, sede di mostre e convegni sull'arte locale ed
internazionale ed il MAON museo dell'arte del otto/novecento.
Mentre
Il Museo del Folklore, nel palazzo Zagarese, realizzato con la consulenza
di R. Lombardi Satriani, è dedicato essenzialmente al territorio
della Calabria Citeriore che corrisponde all'incirca alla provincia
di Cosenza. La collezione di circa tremila oggetti illustra la cultura
propria di questi territori. Il percorso del museo, che ha sede nel
centro storico, si sviluppa su nove sale.
Sala I: Concetto di folklore (sintesi storica). Le minoranze etniche:
gli Italo-Albanesi e gli Zingari.
Sala II: L'architettura popolare: la casa.
Sala III: Gli interni: sistemi d'illuminazione e fonti di calore. Approvvigionamento
idrico.
Sala IV: Gli interni: la cucina e l'alimentazione.
Sala V: L'abbigliamento: i costumi popolari.
Sala VI: Le attività domestiche: filatura, tessitura, ricamo.
Le attività produttive: l'agricoltura e la pastorizia.
Sala VII: L'artigianato: l'oreficeria.
Sala VIII: Vita religiosa. Vita sociale. Gli strumenti di musica popolare.
Sala IX: L'emigrazione: i Calabresi in Canada.
All'ultimo piano ha sede una magnifica e interessante pinacoteca intitolata
ad Achille Capizzano con opere dello stesso, di Mattia Preti, e di tanti
altri artisti italiani.
Il
Museo del Presente sorge nella zona moderna della città; otto
sale espositive si sviluppano su una superficie di 2500 mq. Il museo
ospita mostre d'arte moderna e contemporanea, mostre fotografiche, cineforum,
spettacoli, convegni e presentazioni di libri.
Le sale sono su due piani:
al
piano terra, la sala Tokyo ed un internet cafè;
al piano superiore, il Laboratorio dei pensieri ed il Belvedere delle
arti e delle scienze.