Morano
Calabro è un comune di 4.789 abitanti della provincia di Cosenza.
ETIMOLOGIA
Il toponimo Muranum compare per la prima volta in una pietra miliare
del II secolo AC, e attesta l'origine romana del centro. Nella Lapis
Pollae, Muranum risulta stazione della Via Capua-Reggio, antica strada
consolare romana, comunemente denominata come Popilia o Annia. Successivamente,
nel cosiddetto Itinerario di Antonino (III sec. d. C.) e nella Tabula
Peutingeriana (III sec. d. C.), appare con il nome di Summuranum. L'appellativo
di Calabro venne aggiunto con un decreto di Vittorio Emanuele II del
giugno 1863, per distinguerlo da Morano sul Po. Nel 2003 Morano riceve
la "Bandiera Arancione" del Touring Club Italiano, sempre
nello stesso anno entra a far parte dei "Borghi più belli
d'Italia".
STORIA
All'epoca Romana risalgono i resti di un antico fortilizio, sui quali,
in età normanno-sveva (1100-1200), sorse il castello in cima
al colle su cui si erge Morano. Nell'età medievale il borgo fu
feudo di Apollonio Morano, dei Fasanella ed Antonello Fuscaldo, nel
XIV secolo passò ai Sanseverino di Bisignano, e nel 1614 veniva
quindi ceduto agli Spinelli principi di Scalea, fino al 1806.
FRAZIONI
Campotenese, a 1000 m.s.l.m. e ad una distanza di 12 km dal nucleo abitativo
centrale del comune. Vi si trovano alcune aziende agricole per la produzione
di latticini e carni e un consorzio per la produzione di funghi. Rappresenta
la porta naturale per il Parco Nazionale del Pollino, grazie allo svincolo
della A3 Sa-Rc. Vi si è conclusa l' 11 tappa del Giro d'Italia
nel 1980 vinta da Gianbattista Baronchelli
EDIFICI
STORICI
Il
Castello Normanno-Svevo
Appare in ruderi sulla sommità dell'abitato in posizione strategica
da dominare tutta la valle dell'antico fiume Sybaris (oggi Coscile).
Le sue origini risalgono all'epoca romana quando vi fu eretto un fortilizio
utilizzato come base per l'attuale castello, edificato nel suo nucleo
originario in epoca Normanno-Sveva. Venne in seguito ampliato nel primo
quarantennio del cinquecento per volere del feudatario Pietrantonio
Sanseverino che, nel compiere i lavori volle ispirarsi al modello del
Maschio Angioino che sorge in Napoli. Il Castello, era dunque la residenza
del feudatario in Morano, insieme al Palazzo dei Prìncipi che
sorge all'ingresso del borgo accanto alla porta sull'antica via delle
Calabrie.
EDIFICI
RELIGIOSI
Chiesa
dei S.S. Pietro e Paolo
Sorge sulla sommità dell'abitato nei pressi del Castello Normanno-Svevo.
La sua fondazione si fa risalire intorno all'anno mille, sebbene abbiano
inciso sulla sua architettura interventi di epoche successive: fa però
eccezione il campanile in pianta quadrangolare, costruito in epoca medievale
e visibilmente arretrato rispetto alla chiesa. L'interno in tre navate
a croce latina è decorato da delicati stucchi tardo-barocchi
(seconda metà del secolo XVIII). Pregevolissime opere d'arte
sono ivi custodite e vanno dal sec. XV ai primi decenni dell'800'. Al
XV secolo appartengono un Sarcofago in bassorilievo appartenete alla
famiglia Fasanella (feudatari del borgo fino alla prima metà
del 400'); un affresco raffigurante la Vergine delle Grazie e proveniente
dall'omonima cappella suburbana; una Croce Processionale in argento
di Antonello de Saxonia del 1445. Risalgono poi al sec. XVI quattro
statue in marmo eseguite da Pietro Bernini, padre di Gianlorenzo, scultore
toscano attivo in Napoli fra la seconda metà del '500 e la prima
metà del '600. Le statue raffigurano: Santa Caterina d'Alessandria
e Santa Lucia del 1592, San Pietro e San Paolo del 1602. Sono del medesimo
periodo altre opere: la Candelora, statua appartenete probabilmente
a Giovan Pietro Cerchiaro; un San Carlo Borromeo di Ignoto di scuola
napoletana; un Compianto sul Cristo morto e due tele raffiguranti i
Santi Pietro e Paolo del Pomarancio. Importante è la presenza
di due pale d'altare del seicento: l'adorazione dei pastori e la Madonna
in trono col Bambinello e quattro Santi, attribuite al calabrese Giovan
Battista Colimodio (1666). Della seconda metà del '700 è
il Coro realizzato fra il 1792 e il 1805, capolavoro in stile rococò
di Mario ed Agostino Fusco.
Collegiata di S. Maria Maddalena
L'antico nucleo dell'edificio religioso sorgeva al di fuori della cinta
muraria medievale come piccola cappella suburbana del 1097. Ampliata
in pianta a croce latina in tre navate, venne più volte rimaneggiata
dal XVI secolo alla prima metà del 700', quando assunse il titolo
di #REDIRECT Collegiata il 3 febbraio 1737 con bolla di papa Clemente
XII. Nel corso del XVIII secolo splendide decorazioni tardo barocche
commissionate a Donato Sarnicola conferiscono all'interno un aspetto
maestoso, da farla ritenere uno degli esempi più alti del barocco
calabrese. Il campanile (1817) e la cupola (1862) furono rivestiti di
maioliche in stile campano di colore giallo e verde, mentre la facciata
fu completata negli anni 40' del XIX secolo in stile neoclassico. All'interno
sono conservate pregevoli opere d'arte. Appartengono alla scuola di
Pietro Bernini un ciborio e due angeli oranti posti alle estremità
dell'altar maggiore, mentre è del celebre scultore Antonello
Gagini la Madonna degl'Angioli (1505) proveniente dal cittadino monastero
di Colloreto. Sono presenti alcune pale d'altare di scuola napoletana
del settecento di Pedro Lopez, della famiglia Sarnelli, di Giuseppe
Tomajoli e del canonico moranese Lo Tufo. Splendide opere lignee adornano
la collegiata: il coro (1792), il pulpito ed alcuni stipi sacri realizzati
fra la fine del 700' ed i primi anni dell'800' da Mario ed Agostino
Fusco. Sono custodite nella Collegiata numerose reliquie di santi, fra
cui una pietra del Santo Sepolcro e un'orma del sandalo che S. Francesco
da Paola lasciò su una roccia del monte Sant'Angelo nell'atto
di benedire la Calabria prima di recarsi in Francia.
Il polittico del Vivarini
L'opera fu realizzata nel 1477 dal pittore veneto Bartolomeo Vivarini
su apposita commissione della nobile famiglia Sanseverino per il cittadino
Monastero di San Bernardino da Siena. Dopo vari tentativi di trafugamento
e un accurato restauro, dal 1995 il polittico è custodito presso
la cappella di S. Silvestro, nella sagrestia della Collegiata della
Maddalena. Le figure dei santi ivi rappresentate sono di ispirazione
francescana ed hanno una chiara relazione con la devozione popolare
e con la predicazione del santo patrono S. Bernardino, in posizione
centrale accanto alla Vergine col Bambino ed a San Francesco. Opera
fra le più rappresentative del Vivarini, è l'unica testimonianza
dell'artista veneto in Calabria insieme con un trittico custodito a
Zumpano.
Chiesa di S. Nicola di Bari
L'edificio sacro - ubicato nel cuore del centro storico (quartiere Giudea)
è costituito da due piani a navata unica. Il piano inferiore
(o cripta), risale all'epoca medievale: fra le opere d'arte custodite
si annoverano, il giudizio universale in olio su tela di Angelo Galtieri
(1737), alcune statue lignee e tele del seicento e nella sagrestia,
un Espositorio in argento fuso sbalzato e cesellato del XVIII secolo,
corone di santi della seconda metà del secolo XVIII e del terzo
decennio del XIX secolo, calici in argento fuso del XVII secolo, un
reliquiario del XVI secolo ed una piccola scultura in alabastro dorato
del secolo XVI raffigurante la Madonna del Buon Consiglio
Il
piano superiore è del XV secolo, rimaneggiato in epoca barocca.
Fra le opere d'arte custodite meritano particolare attenzione un crocifisso
ligneo di Ignoto del secolo XVI, uno splendido confessionale del Frunzi
(1795), una Annunciazione del 1735 di Angelo Galtieri ed altre pale
d'altare coeve.
Chiesa e Monastero di San Bernardino da Siena
Il coplesso monastico dedicato a S. Bernardino da Siena (protettore
di Morano), venne costruito grazie all'intervento del feudatario Pietrantonio
Sanseverino nel 1452 e consacrato nel 1485 dal vescovo di San Marco
Argentano Rutilio Zeno (o Zenone).
A seguito di numerosi atti di rimaneggiamento, dagli interventi del
1717 ed all'incendio che nel 1898 ne fece crollare un'ala, fino all'adattamento
dell'attiguo monastero a scuola pubblica nei primi del novecento, il
complesso venne recuperato solo grazie ad un intervento di ristrutturazione
a partire dagli anni cinquanta - ad opera del prof. Martelli - che ripristinò
la chiesa ed il portico. È oggi monumento nazionale.
La chiesa è in stile Ogivale in navata unica con due cappelle
laterali. Il soffitto della navata in legno lavorato a quadri è
carenato alla veneziana. Sotto l'arco santo che sovrasta l'altar maggiore
è posizionato un crocefisso del XV secolo ad opera di Ignoto;
a sinistra, campeggia uno splendido pulpito con baldacchino del 1611.
Apparteneva al corredo sacro della chiesa il già citato polittico
del Vivarini oltre ad un coro ligneo con leggio (1536) posto nell'#REDIRECT
abside e ora rimosso.
Ventiquattro colonne di forma ottagonale in pietra tufacea sorreggono
le arcate dell'arioso chiostro nell'attiguo monastero, dove restano
tracce di affreschi realizzati fra il 1538 ed il 1738 e rappresentanti
la vita di san Francesco.
Altri
luoghi di interesse
Convento dei Cappuccini
Costruito fra il 1590 ed il 1606, il monastero dei Cappuccini è
una struttura semplice ed essenziale come nello stile francescano. Soppresso
in epoca napoleonica (1806), venne riaperto al culto a metà ottocento.
La
chiesa dedicata a santa Maria degli Angeli presenta una
navata con cappelle sul fianco destro; queste ultime sono decorate da
ricchi altari lignei intarsiati alla cappuccina e risalenti al secolo
XVIII. L'altar maggiore (con splendido ciborio e #REDIRECT paliotto
con tarsie di madreperla), è sovrastato da una tela seicentesca
di Ippolito Borghese raffigurante S. Francesco d'Assisi, la Vergine
in trono ed alcuni santi. Il monastero è fornito di un'antica
biblioteca con più di settemila volumi.
Chiesa del Carmine
Posta nelle adiacenze della Collegiata della Maddalena, venne fondata
per opera dell'ordine dei Carmelitani nei primi del cinquecento i quali
avevano allestito in quello che è l'attuale attiguo palazzo municipale
un ospedale in soccorso dei viandanti in terrasanta.
La
chiesa è allietata da preziose opere del secolo XVIII tra cui
sono esposti all'interno due paliotti su cuoio con decorazioni floreali
attribuiti al pittore Francesco Guardi (rispettivamente del S.S. Sacramento
e di S. Felice), una tela raffigurante la Vergine del Carmelo fra i
santi Lucia e Francesco di Paola di Pedro Torres (altar maggiore) ed
una cimasa di Cristoforo Santanna raffigurante l'assunzione di Maria.
Un piccolo organo positivo del 700' di anonimo dipinto da Gennaro Cociniello
adorna la cantoria.
DATI
RIEPILOGATIVI
Popolazione
Residente 4.966 (M 2.461, F 2.505)
Densità per Kmq: 44,2
CAP 87016
Prefisso Telefonico 0981
Codice Istat 078083
Codice Catastale F708
Denominazione
Abitanti moranesi
Santo Patrono San Bernardino da Siena
Festa Patronale 20 maggio
Numero
Famiglie (2001) 1.746
Numero Abitazioni (2001) 2.543
Il
Comune di Morano Calabro è:
Bandiera Arancione del Touring Club Italiano
Il
Comune di Morano Calabro fa parte di:
Comunità Montana del Pollino
Regione Agraria n. 1 - Versante meridionale del Pollino
Parco Nazionale del Pollino
Club I Borghi più Belli d'Italia
Comuni Confinanti
Castrovillari, Mormanno, Rotonda (PZ), San Basile, Saracena, Terranova
di Pollino (PZ), Viggianello (PZ)
Musei nel Comune di Morano Calabro
Centro Studi Naturalistici del Pollino "Il Nibbio"
Museo di Storia dell'Agricoltura e della Pastorizia
Chiese
e altri edifici religiosi moranesi
Collegiata dei Santi S. Pietro e Paolo
Chiesa di San Nicola (livello superiore dedicato a San Nicola di Bari,
l'inferiore a Santa Maria delle Grazie)
Chiesa del Carmine
Convento e Chiesa di San Bernardino
Collegiata di Santa Maria Maddalena
Convento del Collereto
Eventi,
Feste e Sagre
Festa della Bandiera (domenica più vicina al 20 maggio)
Il
comune è gemellato con
Porto Alegre (Brasile)