Catanzaro
detta anche "Città dei tre colli" è una città
calabrese capoluogo della Regione Calabria e dell'omonima provincia.
Il comune conta 94.381 abitanti. È il centro direttivo, burocratico
e politico della regione. E' sede dell'Università
degli studi "Magna Græcia" il secondo ateneo calabrese
per numero di iscritti. Vista la sua posizione si trova al centro di
un area comprendente alcuni comuni costieri da Sellia Marina a Soverato
e alcuni comuni della Sila come Gimigliano, Pentone e Sorbo San Basile
per un totale di circa 156.000 abitanti. Inoltre va ormai consolidandosi
l'espansione verso l'interno dell'istmo che separa la costa Ionica da
quella Tirrenica, con la formazione di un area urbana integrata con
i comuni immediatamente limitrofi come Caraffa di Catanzaro, San Floro
e Tiriolo. Nei
mesi estivi il litorale ionico da Catanzaro a Soverato è soggetto
a importanti flussi turistici, soprattutto giovanili, per la presenza
di numerose strutture ricettizie localizzate in particolar modo nei
quartieri costieri della città e nelle località di Copanello
e Soverato.
Catanzaro
è detta anche città delle tre V.V.V singla con cui venivano
identificati, sui mercati nazionali ed esteri i velluti, i damaschi
ed i broccati provenienti dalla città. Le tre V erano riferite
a tre caratteristiche distintive ovvero:
"V"
di San Vitaliano il santo patrono della città;
"V" di Velluto in quanto importante centro serico fin dai
tempi dei Bizantini;
"V" di Vento in quanto è costantemente battuta da continue
brezze provenienti dal mare e dalla Sila.
Catanzaro
si trova in posizione centrale nella regione Calabria ed è facilmente
raggiungibile dai principali centri abitati della regione. Si affaccia
sul golfo di Squillace, nel mar Ionio, dove secondo alcuni studiosi
si trovava il porto del regno dei Feaci, dove,
secondo Omero, Ulisse fu accolto e raccontò la sua storia . È
situata nell'istmo di Catanzaro, la striscia di terra più stretta
d'Italia, in quanto soli 35 km separano il mar Ionio dal Tirreno. Il
territorio comunale si estende dal mare fino a un'altezza di circa 600
metri. Comprende una zona costiera sul mar Ionio che ospita 8 km di
spiaggia e un porto turistico, le colline retrostanti solcate dalla
valle della Fiumarella sede di un forte sviluppo urbanistico, infine
i tre colli: del Vescovado, di San Trifone (o di San Rocco) e di San
Giovanni (o del Castello) su cui sorge il centro storico della città
la città e che si ricollegano con la Sila verso Nord. Per la
sua particolare orografia il territorio comunale è bagnato dal
mare, ma soggetto a costanti fenomeni nevosi d'inverno. I corsi d'acqua
principali sono il torrente Fiumarella (nel dialetto locale Hjiumareddha),
nel quale confluisce il torrente Musofalo, il torrente Corace (anticamente
detto Crotalo) il maggiore in termini di portata d'acqua che delimita
il confine comunale a sud e il torrente Allì che delimita il
confine comunale a nord. Per loro natura i corsi d'acqua sono a carattere
torrentizio ed hanno una scarsa portata nella maggior parte dell'anno,
mentre si gonfiano dopo le piogge.
CATANZARO
LIDO
Catanzaro marina, comunemente detta Catanzaro lido, è il quartiere
costiero del Comune di Catanzaro; l'insediamento, situato a sud rispetto
al centro cittadino, si estende per circa 10 km lungo la costa ionica.
Insieme ai quartieri Aranceto, Corvo, Fortuna, Casciolino, Giovino e
Barone forma la 4a Circoscrizione territoriale di Catanzaro, dal cui
centro urbano dista circa 8 km. Più che periferia viene considerato
dai cittadini catanzaresi come un vero e proprio secondo centro, il
"centro turistico-balneare" della città. Situato tra
la foce del Corace e il rione Casciolino, è sede di un piccolo
porto turistico ed è attraversato dalla strada statale jonica
(SS106/E90), importante arteria di comunicazione che unisce Reggio di
Calabria a Taranto, costeggiando il Mar Jonio e passando da Crotone.
Vi hanno sede, inoltre, il Provveditorato agli studi provinciale e regionale,
il Consolato del Marocco, e l'Istituto Regionale di Ricerca Educativa.
La stazione di Catanzaro lido è la principale stazione ferroviaria
di tutta la costa ionica calabrese; dopo l'8 settembre 1943, per la
sua natura di punto cruciale di raccordo tra la tratta ferroviaria ionica
e quella tirrenica, è stata fatta oggetto di pesanti bombardamenti
da parte degli alleati.
ETIMOLOGIA
Catanzaro ha avuto differenti nomi, che corrispondono alle diverse epoche
storiche attraversate dalla città:
Katantzarios, insediamento greco-romano;
Cathacium, durante epoca tardo-romana;
Quatansàr, quinquiennio saraceno;
Rocca di Niceforo, periodo Bizantino;
Cathacem, periodo Normanno;
Cathanzario,regno di Napoli;
Catanzaro, unità d'Italia.
STORIA
Alcune ipotesi fanno risalire l'origine di Catanzaro a un'antica colonia
greca nel luogo che inseguito divenne l'antica Scolacium oppure ritengono
che sia sorta sulle rovine dell'antica città di Trischines. Altre
ipotesi più accreditate individuano la fondazione da alcuni insediamenti
posti in ordine sparso nella zona dell'attuale Catanzaro Lido, Tiriolo
(anticamente Teura), Santa Maria di Catanzaro, sul colle Trivonà
(Trischines) e lungo la valle del Corace che formavano l'antica "Terra
dei Feaci". E proprio alla foce del torrente, secondo la leggenda
Ulisse fondò l'antica Skilletion. Dai ritrovamenti archeologici
più recenti, emerge che l'attuale territorio comunale era compreso
nell'area abitata fin dall'età del ferro, dalla popolazione dei
"Vituli" così chiamati perché adoratori del
simulacro del vitello, che i greci ribattezzarono "Italoi"
(adoratori del vitello) e governati dal famoso re Italo (dal
quale
in seguito prese il nome tutta la penisola italiana), fratello di Dardano
progenitore dei troiani. Secondo la leggenda due condottieri bizantini
Cattaro e Zaro condussero le popolazioni rivierasche della città
magno-greca di Skilletion o Skillakion, corrispondente alla romana Scolacium
(nei pressi dell'odierna Catanzaro Lido), prima sullo Zarapotamo (oggi
Santa Maria di Catanzaro) poi successivamente sul Trivonà, in
una un fortezza militare (secondo alcune ipotesi già esistente
da qualche secolo nel luogo che attualmente è il quartiere che
porta il nome di Grecìa.). La scelta territoriale sarebbe stata
legata alle continue incursioni saracene, che spinsero a spostare l'abitato
in zone più elevate. Tale fondazione è attribuibile probabilmente
alla seconda metà del IX secolo, sebbene una tradizione la riferisca
al X secolo, per decisione del generale e poi imperatore bizantino Niceforo
Foca, dal quale avrebbe inizialmente preso il nome di "Rocca di
Niceforo". Il passaggio da fortezza a centro urbano vero e proprio
avvenne ad opera del generale Flagizio che avviò la costruzione
di una cittadella, di un recinto fortificato e infine la sistemazione
di cisterne e provviste di grani. Potenziato dallaccentramento
di popolazione, prese forma urbana ed in seguito fu incastellato e assunse
la denominazione di Katantzárion, con il permesso dell'Imperatore
ottenuto da Flagizio. Secondo alcune ipotesi, proprio da questo periodo
che vide lo sviluppo di officine per la lavorazione della seta importata
dall'oriente e delle coltivazioni di gelso, deriva il nome attuale della
città dal termine greco "Katartarioi", ovvero filatori
di seta. Agli inizi del X secolo la città bizantina era stata
conquistata dagli Arabi, che vi fondarono un emirato[8] e prese il nome
arabo di Qatansar. La presenza araba è testimoniata da ritrovamenti
ottocenteschi[9] di una necropoli che restituì oggetti con iscrizioni
arabe. Intorno al 1060 Catanzaro fu conquistata dai Normanni di Roberto
il Guiscardo che eressero il Castello Normanno. In quest'epoca conobbe
una fioritura di arti e dei mestieri, e in particolare la lavorazione
della seta, con scambi commerciali sia con le altre regioni d'Italia
che con i paesi orientali. Alla metà del XIII secolo l'imperatore
Federico II fece di Catanzaro un diretto possesso della corona. In seguito
la città fu feudo delle famiglie Ruffo, Caraffa e Soriano. Per
farne un centro di dominio, i Normanni l'elessero a Contea, conferendola
a Pietro Ruffo, grande marescalco di Federico II. Ma da questi perduta
nelle sue lotte contro Manfredi, ritornò ai Ruffo, la città,
quando Carlo I
d'Angiò la donò al secondo Pietro Ruffo, nipote del precedente,
suo generale nella guerra del Vespro. Per quattordici anni, ad opera
del Re Ladislao, rimase nel demanio regio. Nel 1420, ritornò
a Nicolò Ruffo, che la diede in dote alla figlia Enrichetta che
andava sposa ad Antonio Centelles. In seguito alla ribellione di costui
che fomentò le plebi rurali, Alfonso I ne fece di nuovo una città
demaniale. Per cui pochi anni dopo (1460) si accese nuova guerra durante
la quale Catanzaro trucidò i partigiani di Centelles. Ritornata
la pace, la città ebbe concessi nuovi privilegi che favorirono
enormemente l'affermarsi della sua industria della seta, per cui i suoi
damaschi andavano noti in tutta Europa. Da quel tempo Catanzaro acquista
sempre più l'aspetto e l'importanza di quieta città aristocratica
ed artigianale. Tuttavia questa condizione le conferisce l'energia di
comportarsi eroicamente, nel 1528, e di resistere all'assedio posto
dai francesi, meritandosi da Carlo V il titolo di fedelissima e l'autorizzazione
a fragiare il prorio stemma dell'aquila imperiale.
LA
SETA
si ritiene che l'Arte della Seta sia stata introdotta a Catanzaro nel
1072, da una casta di Orientali che abitava la città. Secondo
una tradizione catanzarese, il gelso che il baco sarebbero stati introdotti
in Europa, proprio in quel secolo che vide la nascita della città
e alcune ipotesi fanno derivare il nome stesso della città dal
termine "Katartarioi" ovvero "filatori di seta".
È certo che i primi centri europei dove si lavorò la seta,
tra la fine del IX e i primi anni del X secolo, sono italiani, per lesattezza
Catanzaro e Palermo. La spiegazione è abbastanza intuitiva: la
prima era sotto il dominio dei bizantini, mentre la seconda era araba
e, quindi, tutte e due strettamente legate a culture orientali allora
molto forti. Agli inizi del Quattrocento, sotto il dominio aragonese
si ebbe un ulteriore periodo di sviluppo, dovuto all'antica tradizione
della lavorazione e del commercio della seta. Artigiani provenienti
dalla città furono chiamati in Francia a Tours quando nel 1466
il re Luigi XI decise di istituire nei propri domini la manifattura
della seta. Il telaio meccanizzato che comparve in quel periodo fu detto
"di Giovanni il Calabrese".
Quando
gli Ebrei vennero banditi da tutti i territori dominati dalla Spagna,
anche la tradizione manifatturierà declinò, in quanto
opera prevalentemente di questa popolazione. Ne resta traccia nel quartiere
tuttora chiamato "Filanda", dove anticamente erano ubicati
i laboratori per la tessitura e la filatura della seta.
EDIFICI
RELIGIOSI
L'attuale Duomo sorge nel sito della prima cattedrale, eretta nel 1121
in epoca normanna e dedicata a Santa Maria Assunta e agli Apostoli Pietro
e Paolo. La chiesa venne fortemente rimaneggiata nel 1511 con una facciata
rinascimentale, che crollò a causa del terremoto del 1638. Distrutta
dai bombardamenti nell'agosto del 1943 venne ricostruita.
Santissimo
Rosario: sorto alle spalle della cattedrale, presenta una facciata rinascimentale
e interno a navata unica, coperta da volta a botte lunettata, con transetto
e quattro cappelle per lato; all'incrocio tra navata e transetto si
eleva una cupola priva di tamburo. La costruzione risale al XV o XVI
secolo, con numerosi rifacimenti, dovuti ai danni dei terremoti del
1638, del 1783 e del 1832, dopo il quale era rimasta chiusa fino al
1891. È annessa la Congrega del XVII secolo con intagli lignei
e stucchi.
San
Rocco, settecentesca, presenta navata unica e cappelle laterali e conserva
stucchi decorativi e affreschi moderni.
La
basilica dell'Immacolata, dedicata alla patrona della città,
era sorta inizialmente come chiesa dedicata alla Trinità nel
1254. Rimaneggiata tra il 1750 e il 1763con l'aggiunta delle navate
laterali e la cupola. Tra il 1783 e il 1833 svolse le funzioni di cattedrale,
essendo stato il Duomo" danneggiato dal terremoto. La facciata
venne ricostruita nel 1913 e venne rimaneggiato anche il campanile.
Ha tre navate con cappelle gentilizie e transetto.
Sant'Omobono
risale probabilmente all'XI-XII secolo.
Santa
Maria del Carmine, edificata nel XVII secolo e rimaneggiata nel secolo
seguente, presenta una facciata modificata nel XX secolo e l'interno
a navata unica con cappelle laterali. La chiesa era annessa all'omonimo
convento carmelitano ed all'oratorio del sec. XVII.
Santa
Teresa, o dell'Osservanza, con l'annesso convento, secondo la tradizione
sarebbe sorta in luogo di una precedente cappella, dedicata alla Madonna
della Ginestra. Alll'interno vi si aprono la cinquecentesca cappella
del Santo Sepolcro, che ospitava reliquie della Terra Santa, e la cappella
del Santissimo Crocefisso. Conserva la statua della Madonna delle Grazie,
opera di Antonello Gagini.
San
Giovanni, sorse sull'elevazione maggiore della città, in corrispondenza
dei resti dell'antico castello tra il XV e il XVI secolo e venne rimaneggiata
nel Seicento; in seguito venne aggiunta la scalinata ottocentesca. All'interno
presenta navata unica, cappelle laterali comunicanti e transetto.
La
chiesa Monte dei Morti e della Misericordia, seicentesca, presenta un
ricco portale barocco al centro della facciata e interno a croce greca,
con incrocio coperto da una cupola priva di tamburo, e cappelle laterali.
La
chiesa Santa Maria di Portosalvo costrutita agli inizi dell'ottocento
è dedicata alla patrona dei pescatori e delle vittime del mare,
L'interno è a croce greca con un unica navata.
EDIFICI
STORICI
Fontana monumentale Il Cavatore.
L'Ancora
Imponente monumento ai caduti del mare situato sul lungomare. È
composto da una struttura in cemento di 10 mt su cui è "poggiata"
una grande "ancora" di bronzo alta circa 6 mt.
A
Gutta Situata sul lungomare è una boa circolare (6 mt di diametro),
usata per l'attracco dei pescherecci, che si disperse dopo una grande
mareggiata negli anni '70. Il ritrovamento è avvenuto nel 1994;
è stata ristrutturata e ora arricchisce uno spazio a verde adiacente
il lungomare.
Monumento
al Generale Stocco La statua in marmo del 1898 dello scultore Francesco
Scerbo sita in piazza Osservanza creata in onore del generale garibaldino
Francesco Stocco
Statua
dell'Assunta La statua è istallata su un alto piedistallo situato
nella cima del campanile dell'omonima basilica è dello scultore
calabrese Giuseppe Rito.
Statua
ai caduti della grande guerra situata in piazza Anita Garibaldi riporta
i nomi dei caduti catanzaresi della Grande Guerra. È alta circa
6 mt è raffigura un angelo in marmo con il volto in bronzo di
un soldato.
VIADOTTO
BISANTIS
Conosciuto come Ponte di Catanzaro, è considerato uno dei simboli
della città. Si tratta di un viadotto stradale ad unica carreggiata,
costruito su una sola arcata, che collega il centro storico di Catanzaro
con il rione De Filippis situato dall'altro lato della valle sulla Fiumarella.
Fu costruito su progetto dell'ingegnere Riccardo Morandi e per questo
è anche conosciuto come Viadotto Morandi. Il ponte è il
più alto d'Europa tra quelli ad una sola arcata, e per molti
anni è stato il ponte europeo con la maggiore ampiezza dell'arcata.
Misure:
ampiezza d'arco (luce) 231 m;
altezza da fondo valle 110 m;
lunghezza sede stradale 468,45 m;
larghezza della struttura scatolare dell'arco: in chiave 10,50 m e alla
base 25 m.
MUSEI
Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Catanzaro "MARCA".
Polo museale multifunzionale sviluppato su tre piani in Via Alessandro
Turco.
Museo provinciale "Villa Margherita". Contiene collezioni
di monete, vari reperti ed una raccolta di materiale preistorico.
La Casa della Memoria voluta dall'artista catanzarese Mimmo Rotella,
inventore del decollage, si pone come obiettivo la divulgazione e la
promozione dell'arte contemporanea.
Museo delle Carrozze. Un ampio edificio stile medioevale ospita la collezione
di preziose carrozze del barone De Paola; annesso museo della civiltà
contadina.
Museo Risorgimentale. Contiene vari cimeli, biffettiere, armi dell'epoca
garibaldina e delle guerre d'Africa e di Spagna, carte cospirative,
i diari di guerra e i documenti mazziniani. Sito nei locali concessi
dal Distretto Militare Regionale.
Museo della Seta presenta collezioni di attrezzature e documentazioni
della lavorazione e della commercializzazione della seta.
Gipsoteca Jerace raccoglie le opere in gesso e marmo del famoso scultore
Francesco Jerace.
MU.S.MI. Museo Storico Militare - Brigata Catanzaro, situato nel Parco
della Biodiversità Mediterranea, presenta una vastissima collezione
di armi, equipaggiamenti militari e mappe d'epoca dal 1600 fino alla
seconda guerra mondiale. Tra le caratteristiche del museo è la
riproduzione delle trincee, con effetti sonori che riproducono le ambientazioni
della Grande Guerra.
"Museo Diocesano" presso l'Arcivescovado, con opere provenienti
dal Duomo e da altre chiese.
IL
TEATRO COMUNALE
La tradizione teatrale della città risale al tardo Seicento quando
in occasione della nascita dell'erede al trono spagnolo, ci furono quasi
due mesi di rappresentazioni che animarono piazza San Giovanni. Le attività
teatrali si continuarono a svolgere nelle piazze cittadine e in un piccolo
teatro in piazza Duomo, distrutto dal terremoto del 1783.
In
seguito venne costruito lo storico Teatro Comunale, progettato dall'architetto
Vincenzo De Grazia nel 1818 e terminato nel 1830. Il teatro rappresentava
opere di Pergolesi, Rossini, Goldoni, Giacosa e D'Annunzio, Scribe,
Sardou, Mirabeau, Dumas, Ibsen, Tolstoj, Shakespeare, Dostoevskij. Ne
calcarono il palcoscenico i più noti artisti del tempo, da Ermete
Novelli a Ermete Zacconi, da Giovanni Emmanuel a Gustavo Salvini.
In
seguito alla crisi economica e sociale che investì la città
dopo la prima guerra mondiale, il teatro declinò e venne infine
demolito nel 1938, mentre l'attività teatrale continuò
in modo diseguale con il teatro Masciari, fino alla costruzione del
teatro Politeama nel 2002.
Attualmente
è sede dell'Accademia internazionale "Officina teatrale".
Il terzo polo artistico italiano con Milano e Roma.
MANIFESTAZIONI
Notte Piccanteultima settimana di settembre
Naca: processione del Venerdì Santo
Festa di San Giuseppe: 1° maggio, via Mattia Preti, rione Piano
Casa
Festa del pane: 13 Giugno - Chiesa del Monte, via XX Settembre
Festa di San Vito: 13-15 giugno viale Crotone a Catanzaro Marina
Festa del patrono san Vitaliano: 16 Luglio
Mirabilia (rappresentazione storica in costume)) 9/16 luglio in coincidenza
con la Festa di San Vitaliano
Festa della "Madonna di Porto Salvo" a Catanzaro Marina: ultima
domenica di luglio
Fiera di San Lorenzo quartiere Mater Domini: 5/10 agosto
Festa della Maria SS. delle Grazie a Pontegrande: prima domenica di
settembre
Festa della Madonna dei Cieli: terza domenica di settembre
Festa dell'Uva e fiera del Vino: seconda settimana di settembre
Settembre al Parco delle Biodiversità
Marinfest: rassegna musicale a Catanzaro Marina - Agosto/Settembre
Festival dell'autunno: settembre/dicembre all'Auditorium "Casalinuovo"
Catanzarock: autunno (selezione regionale Arezzo Wave)
Mostra dei presepi: dicembre
CatanzaroJazz: mesi primaverili
GASTRONOMIA
La gastronomia di Catanzaro, che affonda le sue radici nella tradizione
tipicamente mediterranea, è caratterizzata da una predominanza
di sapori forti e decisi.
Il
piatto forte della tradizione gastronomica locale è il morzeddhu,
di solito servito caldo nella pitta, pane casereccio piuttosto schiacciato
e dalla forma circolare, tagliato a libretto. L'ingrediente base è
costituito dalle interiora di vitello senza il cuore (diuneddhi), con
conserva di peperoni piccanti, sale, origano, alloro, e vino rosso.
Vari
i primi piatti ("pasta e ceci con finocchi selvatici", "pasta
dei mietitori", con un sugo a base di cipolle, zucchine e patate,
e la "pasta con le alici", preparata con alici sotto sale,
mollica di pane e peperoncino piccante. Molto utilizzata la carne di
maiale e di manzo. Le lumache (vermituri) vengono mangiate con un sugo
di di pomodoro aromatizzato con foglie di alloro, origano e peperoncino
piccante.
Da
segnalare le conserve, come alici o sarde salate, melanzane sott'olio,
o in agrodolce (alla schipece).
Tra
i dolci i monaceddi (uova sode farcite di cacao e fritte), la pitta
'nchiusa e le cuzzupe, ciambelle decorate con uova, tipiche di Pasqua.
Tra
i vini si segnala la Malvasia.