Venosa
è un comune italiano di 12.208 abitanti in provincia
di Potenza nell'area del Vulture. È uno dei 196 comuni
iscritti all'associazione "I borghi più belli
d'Italia", assieme ad altri quattro della regione:
Acerenza, Castelmezzano, Pietrapertosa e Guardia Perticara.
Venosa, sita nel nord-est della Basilicata su un altopiano
compreso tra due valli, è circondata da una rigogliosa
vegetazione e da numerose alture. L'escursione altimetrica
del territorio venosino va da 177m slm a 813m slm.
Il
clima è di tipo temperato-sublitoraneo con estati
calde e secche ed inverni piuttosto freddi e umidi. Non
è raro superare i 40° in estate ed andare al
di sotto dello zero in inverno. La media pluviometrica si
aggira intorno ai 600mm annui, con i picchi precipitativi
nei mesi autunnali ed invernali. I mesi estivi, invece,
sono quelli più secchi. La neve fa la sua comparsa
ogni inverno con una media di 20cm/anno circa.
DA
VEDERE
Anfiteatro
Romano
Costruito tra il I e il II secolo d.C., è stato privato
di molte opere e ornamenti, attualmente collocati in altri
monumenti di Venosa (molti furono sfruttati per erigere
la Chiesa Incompiuta). Il primo scavo fu commissionato dai
Borboni nel XIX secolo, dove furono trovati una serie di
bronzi, monete, terrecotte ma, per abbandono, i ruderi furono
risotterrati. Solamente nel 1935 fu riportato il tutto alla
luce. L'Anfiteatro romano ha una forma ellittica, su tre
piani, in parte costruiti fuori terra e in parte realizzati
tagliando a terrazze il terreno in cui sorge. L'asse maggiore
misura 70 m mentre l'asse minore 40 m. Esaminando questi
dati, si ritiene che questa struttura accogliesse a suo
tempo circa diecimila spettatori. Il livello più
basso è quello dell'arena, ove si trova la terrazza
del "podio" per i personaggi importanti. Vi sono
altri due livelli, sostenuti da tre ambulacri concentrici:
il primo livello detto "ima cavea", il secondo
"media cavea" e il terzo "summa cavea".
Museo
Archeologico
Inaugurato nel 1991 e ubicato nel Castello Aragonese, il
museo archeologico contiene svariati reperti di diverse
civiltà ed epoche storiche. Si apre con una sezione
dedicata alla preistoria, ove sono custodite testimonianze
che vanno dal Paleolitico inferiore all'età del Bronzo.
Contiene altre cinque sezioni, che vanno dalla fase preromana
al periodo normanno. Tra i reperti più distintivi
sono da citare la Testa di Diadumeno (appartenente a una
statua perduta, nonché una copia di Diadumeno di
Policleto); un frammento della Tabula Bantina, lastra in
bronzo con testi legislativi scritti in osco e un askos
(vaso schiacciato di origine greca) a decorazione policroma
rinvenuto a Lavello.
Complesso
della Santissima Trinità
Riconosciuto monumento nazionale dal 1897. Costruito ove,
in tempi remoti, esisteva un tempio pagano dedicato a Imene,
il Complesso della Santissima Trinità è un'attrazione
che comprende due chiese. La chiesa antica (o chiesa vecchia)
risale all'epoca paleocristiana, sebbene, in seguito, fu
modificata e restaurata dai Longobardi e dai Normanni. La
Chiesa ospita la tomba degli Altavilla e della moglie ripudiata
di Roberto il Guiscardo, Aberada. La chiesa nuova (o chiesa
incompiuta) fu iniziata tra l'XI e il XII secolo per ampliare
quella antica, sfruttando i materiali sotratti all'anfiteatro
romano, ma la sua edificazione non fu mai portata a termine.
Concattedrale
di Sant'Andrea
Edificata per volere di Pirro del Balzo, tra il 1470 e il
1502, fu consacrata il 13 marzo 1531. Per favorirne la costruzione,
fu demolita la chiesa di San Basilio, assieme alle botteghe
e alle abitazioni circostanti. L'interno del monumento è
suddiviso in due piani e tre navate, adornate con archi
a sesto acuto. Nella navata destra figura la Cappella del
Santissimo Sacramento, decorata con un arco caratterizzato
da putti, candelabri e festoni. Al piano inferiore si trova
la cripta che ospita la tomba di Maria Donata Orsini, moglie
di Pirro del Balzo.
Chiesa
del Purgatorio
Costruzione in stile barocco e chiamata anche chiesa di
San Filippo Neri, fu innalzata nel 1679 per volere dei "Confratelli
del Monte dei Morti", i quali diedero anche il sostegno
economico per la sua edificazione. Sul portale dingresso
si trova un'incisione ove è scritta una frase del
poeta Orazio, "Pulvis et umbra". Si suppone che
abbia partecipato al progetto un architetto di Roma mandato
dal cardinale Giovanni Battista De Luca. Al suo interno
vi sono un polittico del seicento di autore ignoto, raffigurante
la creazione del mondo e tele di Carlo Maratta del XVIII
secolo.
Palazzo
Calvini
Costruito nel seicento, fu, in seguito, modificato e restaurato
nel settecento e nell'Ottocento. Al suo interno si trova
una tavola di marmo chiamata "I Fasti Municipali",
ove vi sono incisi nomi di magistrati romani dal 34 al 28
a.C. Attualmente, è la sede del comune della cittadina.
Casa
di Quinto Orazio Flacco
La cosiddetta Casa di Quinto Orazio Flacco, risalente al
II secolo d.C., consta di due stanze adiacenti individuate
come ambienti di un complesso termale: l'una semicircolare
allestita con arredi e supellettili di epoca romana ricostruiti
con la tecnica dell'archeologia sperimentale e l'altra rettangolare
senza copertura. L'esterno, per la presenza della parete
muraria in opus reticulatum e opus latericium , racchiude
un suggestivo valore architettonico.
Fontana
Angioina
Fu eretta nel 1298, in onore di Carlo D'Angiò, il
quale soggiornò a Venosa nel settembre 1271 e nel
giugno 1272. Presenta due leoni in pietra (provenienti dalle
rovine romane) posti alle estremità, una parte di
colonna romana posta al centro (poco distante da essa) e
ventidue piuoli in pietra che separano la piazza del Castello
dalla Fontana.
Fontana
di Messer Oto
Costruita tra il 1313 e il 1314 per rendere omaggio al sovrano
Ruggero D'Angiò. È sormontata da un grande
leone di pietra, sottratto a una costruzione romana della
città, e nella parte posteriore è corredata
di una larga vasca, che a suo tempo veniva sfruttata come
lavatoio pubblico.
Fontana
di San Marco
Risalente a fine cinquecento, prese il nome dalla chiesa
che sorgeva di fronte.
Parco
archeologico
Situato vicino alla Chiesa Incompiuta, conserva testimonianze
comprese tra il periodo repubblicano e l'età medievale.
È possibile rimirare il complesso termale, articolato
in diversi ambienti come il frigidarium, composto
da un mosaico pavimentale raffigurante animali marini e
il calidarium, il bagno caldo con piccoli pilastri
in mattone. Si prosegue per il complesso episcopale della
Santissima Trinità, contenente al centro una vasca
battesimale a forma esagonale, preceduta da tre piccole
navate, in una delle quali è ricavata una seconda
vasca battesimale cruciforme.
Catacombe
ebraiche
Sono situate sulla collina della Maddalena, in una zona
periferica di Venosa. Datate tra il IV e il VI secolo d.C.
secondo la documentazione epigrafica, furono scoperte nel
1853 e divennero oggetto di studio sistematico a partire
dal 1974. Sono composte da una serie di corridoi lungo i
quali si possono ammirare sepolture e iconografie ebraiche.
Accanto a tali catacombe, vi è un'altra struttura
che ospita quelle cristiane, costituendo una testimonianza
di convivenza pacifica tra ebrei e cristiani.
MANIFESTAZIONI
Festa della Santissima Trinità - una delle feste
religiose più rappresentative del posto che si svolge
presso la chiesa della Santissima Trinità. Anni prima
era più folkloristica e sono spariti alcuni elementi
tradizionali che la distinguevano. Attualmente si può
raggiungere con estrema facilità tramite i mezzi
di trasporto ma in tempi remoti vi si giungeva con carri
che partivano la notte precedente o giorni prima e si fermavano
a campeggiare sul piazzale antistante dell'Abbazia accendendo
i falò. Ad arricchire lo scenario della festa erano
i "castagnari" con le loro bancarelle di frutta
secca.
Festa patronale di San Rocco - Anche se il principale patrono
di Venosa è San Felice di Thibiuca (o Felice di Thibiuca,
247-303), la devozione popolare ha eletto a coprotettore
San Rocco la cui festa si celebra il 16 agosto. Anche questa
festa, anni fa, aveva un tono più tradizionale e
dalla chiesa partiva la processione che attraversava tutte
le vie del comune e terminava con i fuochi d'artificio.
Da segnalare anche la partecipazione di una orchestra lirico-sinfonica
(presente tuttora) che allietava il giorno di giubilo.
Madonna Delle Grazie - In passato veniva celebrata durante
la prima domenica di maggio, attualmente nella prima domenica
di luglio. In quella domenica si consumava un pasto a base
di pollo e si dedicava alla Madonna delle Grazie una novena
a partire dalla sera del 30 aprile per 9 giorni di seguito,
in coincidenza con l'inizio del mese Mariano con processione
per le strade della cittadina. Attualmente risulta un po'
diversa, poiché con il Concilio Vaticano II, le feste
popolari religiose sono state in parte soppresse o limitate
alla sola zona di appartenenza alla parrocchia.
Certamen horatianum - è una gara di traduzione e
commento storico-letterario delle opere di Orazio, che si
tiene ogni anno nella sede del Liceo Classico Statale "Q.
Orazio Flacco". Nata nel 1986, la manifestazione, inizialmente
a livello regionale, ha raggiunto, gradualmente, un riconoscimento
nazionale nel 1992 e possono parteciparvi anche allievi
di altre scuole europee a indirizzo classico.
Festival del Cabaret di Basilicata - nato piuttosto di recente
(nel 2002) per idea dell'Associazione culturale LAltrarte,
in collaborazione con l "Artistica Management",
è stato organizzato con lo scopo di scoprire e far
emergere nuovi talenti del cabaret e della comicità
in generale. I partecipanti sono visionati da una giuria
di esperti del settore e da personalità del mondo
della cultura.
Festa della Vendemmia - chiamato anche Rito della Vendemmia,
è un evento di natura enogastronomica che si organizza
nella prima settimana d'ottobre. Il vino gioca il ruolo
da protagonista, ove vengono degustate le diverse varietà
di uva di tutta la produzione vinicola del venosino. Tuttavia
vi è anche spazio per assaggiare le pietanze tipiche,
visitare i monumenti e i palazzi del centro storico di Venosa.
Sagra delle "Ciammarichidd" (Lumachelle) - manifestazione
gastronomica e culturale che si organizza nel mese di agosto.
Vengono allestite mostre e degustazioni di prodotti tipici,
il tutto accompagnato da esibizioni di gruppi folkloristici.
GASTRONOMIA
Venosa, assieme ad altri comuni del Vulture come Barile,
Melfi, Rionero, Acerenza, Ripacandida e Rapolla, produce
l'Aglianico del Vulture, vino di pregiata qualità
che ha ricevuto il marchio DOC il 18 febbraio 1971 ed è
considerato uno dei migliori vini rossi italiani. Il vitigno
fu portato in Italia dai coloni greci e i Romani lo sfruttarono
per produrre il vino Falerno. Venosa ha anche ospitato diverse
edizioni dell'Aglianica, manifestazione vinicola a livello
nazionale che promuove il prodotto locale (altri comuni
ove si tiene l'evento sono Rionero, Barile e Melfi). Rinomato
è anche l'olio extravergine, prodotto anch'esso in
altre zone del Vulture, il quale si fregia del marchio DOP
per decreto ministeriale del 25 marzo 2005. Venosa ha anche
dei piatti tipici:
Lagane e Ceci - le lagane sono un tipo di tagliatelle a
base di farina di grano duro già conosciute ai tempi
dell'Antica Roma. Si ottengono da una sfoglia circolare,
arrotolata su se stessa e tagliata a listarelle con un diametro
di circa un centimetro. Vengono preparate con ceci, olio
d'oliva, pomodori pelati, basilico, aglio, sale e pepe.
Past' e tar' cucòzz - penne condite con i talli di
zucca, pomodori pelati, aglio, prezzemolo, olio d'oliva
e sale.
Strascinati con lu 'ntruppc - tipo di pasta fatta in casa,
definita con lu 'ntruppc (intoppo) proprio per il gradevole
intoppo per lingua e palato. Gli strascinati vengono preparati
con un sugo composto da pezzi di carne mista come maiale,
vitello e salsiccia, in aggiunta di cipolla, pecorino, olio
di oliva e sale. Questo sugo, che in genere viene preparato
durante grandi occasioni di festa, era anche detto della
"mamma", per la cura che ella dedicava nel cuocerlo
sin dalle prime ore del mattino.
U cutturidd - carne di pecora (o agnello) tagliata a pezzi
grossi, condita con pomodori piccoli e maturi, peperoncino
piccante, patate e cipolle tagliate, aglio, lardo, prezzemolo,
olio d'oliva e sale. Tutti gli ingredienti, in aggiunta
di acqua, vengono messi a cuocere in un tegame di terracotta
a fuoco lento. Un piatto simile è anche di tradizione
ad Altamura e Tricarico.
Lampascioni fritti - piccole cipolle selvatiche fritte con
olio d'oliva e condite con aglio, peperoncino piccante e
sale.
Pizzicannelli - dolcetti di colore scuro, fatti con cacao,
cannella, mandorle (sgusciate, abbrustolite e macinate),
buccia di limone grattugiata, caffè e zucchero.
Raffaiuoli - altri dolcetti di colore bianco ricoperti di
una glassa fatta con uovo e zucchero.
ORIGINI
E CENNI STORICI
Le tracce rinvenute (risalenti a circa 600.000 anni fa)
assieme a resti di una necropoli neolitica, trovati in località
Toppo d'Aguzzo a Rapolla nelle vicinanze del territorio
venosino, certificano la presenza umana nel territorio di
Venosa sin dai tempi della Preistoria. Gran parte di queste
testimonianze si trovano al "Parco Paleolitico"
di Notarchirico, un'area non molto lontana dal centro. La
cittadina, probabilmente fondata dalle popolazioni latine,
fu strappata dai Romani ai Sanniti nel 291 a.C., e ne fecero
una colonia, ove si trasferirono circa 20.000 persone. Entrata
a far parte dell'impero romano, la città ricevette
il titolo di Municipium (città romana), conferendo
il diritto di voto e di cittadinanza ai suoi abitanti.
Diverse
le ipotesi sull'etimologia di Venusia. Raccoglie maggior
credito quella che ritiene la città fondata in onore
della dea dellamore, Venere (in latino Venus, anche
tramite il trasformato fenicio Benoth). Per altri, lorigine
del nome è nellabbondanza e bontà dei
suoi vini (vinosa), oppure nelle vene d'acqua di cui è
ricca o, ancora, nel clima ventilato (ventosa).
Con
l'occupazione romana, Venosa acquisì un grande sviluppo,
data la sua collocazione privilegiata nella Via Appia (una
delle più importanti vie di comunicazione dell'antichità),
che collegava Roma a Brindisi. Nel 65 a.C., nel municipio
nacque e visse la propria adolescenza Quinto Orazio Flacco,
uno dei più illustri poeti dell'epoca antica, emigrato,
in seguito, a Roma.
Nei
primi periodi dell'avvento del Cristianesimo (intorno al
70 d.C.), si insediò a Venosa una delle prime comunità
ebraiche in Italia, che riuscì a integrarsi con la
popolazione locale. Una testimonianza di tale convivenza
è la collina della Maddalena, in cui sono collocate
nelle sue cavità sia sepolture semite che cristiane.
Nel 114 d.C., fu aperta la via Traiana, che collegava Benevento
e Brindisi ma non toccò Venosa, portando conseguenze
economiche svantaggiose per la città.
Con
la caduta dell'impero romano e il conseguente avvento dell'era
medievale, Venosa fu soggetta a ripetute occupazioni da
parte di popolazioni barbariche dal V secolo. Nel 476 gli
Eruli di Odoacre invasero la cittadina mentre gli Ostrogoti,
nel 493, la trasformarono in un centro amministrativo, politico
ed economico, titolo in seguito conferito ad Acerenza. Tra
il 570 e il 590, i Longobardi la elessero sede di gastaldato;
nell'842 la città fu saccheggiata dai Saraceni, i
quali, a sua volta, furono cacciati da Ludovico II, imperatore
del Sacro Romano Impero.
Seguirono
i Bizantini, che furono sconfitti, durante la battaglia
del fiume Olivento, dai Normanni di Arduino nel 1041. Durante
il dominio normanno, Venosa fu assegnata a Drogone d'Altavilla.
Da segnalare anche la presenza dei Greci intorno al 980
d.C., testimoniata dal monastero di "San Nicola di
Morbano". Nel 1133, Venosa fu saccheggiata e data alle
fiamme da Ruggero II di Sicilia. Con la venuta degli Svevi,
Federico II fece costruire un Castello, eretto in un luogo
ove esisteva un fortilizio Longobardo del XI secolo, a cui
assegnerà la funzione di Tesoro del Regno (Ministero
delle Finanze).
Dal
1200, il Castello divenne il convento dei Frati Agostiniani,
passato poi ai Salesiani e infine ai Padri Trinitari, che
ancora oggi albergano nell'edificio. Intorno al 1177, circa
lo stesso periodo dei Frati Agostiniani, vi era la presenza
di monache nel "Monastero di San Benedetto". Nel
1232, nasce a Venosa il futuro imperatore svevo Manfredi,
figlio di Federico II e Bianca Lancia. Agli Svevi successero
gli Angioini e nel 1304, l'imperatore Carlo D'Angiò
assegna Venosa con titolo comitale al figlio Roberto, detto
"Il Saggio".
Dopo
un continuo avvicendarsi di signori feudali, la città
fu concessa in feudo agli Orsini nel 1453. Fu portata in
dote nel 1443 da Donata Orsini al duca Pirro Del Balzo,
che fece costruire il Castello (dal 1460 al 1470) e la concattedrale
di Sant'Andrea (di cui si conosce solo la data di terminazione,
1502, e di consacrazione, 1531).
Dopo
gli Angioini, si stanziarono gli Aragonesi della famiglia
Gesualdo, che divennero, nel 1561, feudatari e principi
di Venosa, rendendo la città un importante centro
di attività culturali, intellettuali e artistiche.
Fu in questo periodo che visse il principe Carlo Gesualdo,
musicista tra i più prestigiosi del suo tempo ma
anche tra i più discussi; si dice che il compositore
si sia rifugiato nel suo feudo di Gesualdo dopo aver assassinato,
a Napoli, la sua sposa (nonché cugina) Maria d'Avalos,
rea di averlo tradito con il duca di Andria, Fabrizio Carafa.
Nel
1589, secondo le norme del Concilio di Trento, il monastero
femminile "Santa Maria della Scala" fu trasferito
e costruito al di fuori delle mura della città. Nel
tardo Rinascimento, nacque il futuro cardinale Giovanni
Battista De Luca nel 1614, il quale si trasferì per
studiare a Salerno e Napoli, per poi stabilirsi a Roma,
ove ricevette la nomina di cardinale dal papa Innocenzo
XI. Nel 1647, Venosa prese parte alla rivolta masaniellana,
guidata in Basilicata da Matteo Cristiano.
Dal settecento a oggi [modifica]In entrambi i secoli, il
feudo di Venosa fu affidato a varie famiglie nobili, come
i Ludovisi e i Caracciolo. Sul finire del '700, i Rapolla
e altri galantuomini venosini elaborano la costituzione
della municipalità repubblicana, che fu ostacolata
dalle rivolte del popolo, creandò così un
forte conflitto tra le due parti.
Nel
1808, Venosa divenne la terza città con più
possedimenti della Basilicata, dopo Melfi e Matera, oltre
ad avere diritto attivo e passivo nel Parlamento Nazionale
Napoleonico. Nel 1820, ebbe un piccolo ruolo nelle sommosse
contadine e nei moti carbonari. Durante i moti del 1848,
tra i venosini si rese protagonista Luigi La Vista, giovane
poeta e scrittore di sentimenti liberali, che fu ucciso
il 15 maggio 1848 a Napoli da alcuni soldati svizzeri.
Tra
il gennaio e il luglio del 1849, Venosa registrò
probabilmente il periodo più nero della sua storia
contemporanea. Si instaurò un durissimo astio tra
possidenti terrieri, chi era favorevole alla cessione di
quote di terre ai contadini e chi invece era contrario.
Il disaccordo sfociò in una vera e propria guerra
civile, aggravata da interessi politici e vendette. Il conflitto
fu bruscamente represso e molte persone (in gran parte innocenti)
finirono nelle segrete del Castello.
Con
l'unità d'Italia, nel 1861 fu conquistata dai briganti
del rionerese Carmine Crocco, i quali, dopo aver sconfitto
la guarnigione della Guardia Nazionale venosina, furono
accolti e appoggiati dalla popolazione locale. Durante l'occupazione
fu ucciso Francesco Nitti, nonno del meridionalista e politico
Francesco Saverio Nitti. Nel 1866, nacque a Venosa Vincenzo
Tangorra, deputato del Partito Popolare e ministro del Tesoro
durante il primo governo Mussolini. Nel 1889, Giustino Fortunato
ricevette la cittadinanza onoraria per il suo impegno profuso
nella costruzione della linea ferroviaria Rocchetta-Gioia
del Colle.
Nel
1908 avvenne il passaggio dall'illuminazione a petrolio
e gas a quella elettrica. Nel 1944, nell'ultimo periodo
della Seconda guerra mondiale, fu costruita una pista di
volo per le truppe del 485° Gruppo da Bombardamento
dell'USAAF.[8] Fu l'unico aeroporto costruito in Basilicata
nel periodo bellico. Nel 1946, terminata la Seconda guerra
mondiale, il referendum istituzionale del 2 giugno registrò
3.047 voti per la monarchia e 2.959 per la repubblica. Nel
1992 si celebrò il bimillenario della morte di Orazio
Flacco.