Melfi
è un comune italiano di 17.397 abitanti della provincia
di Potenza, secondo per numero di abitanti nella provincia
dopo Potenza e quarto della Basilicata dopo il capoluogo
di regione, Matera e Pisticci. Costituita da un centro storico
di aspetto complessivamente medievale, la città è
diventata recentemente uno dei centri più produttivi
della Basilicata e uno dei maggiori nuclei industriali del
Meridione: il polo industriale SATA, sorto nei primi anni
novanta, ospita infatti uno dei più importanti stabilimenti
del gruppo FIAT e diverse aziende dell'indotto automobilistico.
Sin dal 1866, sono state fatte varie proposte per rendere
Melfi provincia autonoma da Potenza e l'ultima risale al
2006, ad opera dei senatori Viceconte e Taddei. Melfi si
colloca nell'estremo nord della Basilicata, al confine con
la provincia di Foggia, in un territorio prettamente collinare
con un'altitudine di circa 530 metri sul livello del mare.
Dista pochi km dalle pendici del Monte Vulture, vulcano
inattivo dall'era protostorica, presenta una superficie
di 205,15 km² e si affaccia sul fiume Ofanto, che divide
la Basilicata dalla Campania e dalla Puglia.
ORIGINI
La fondazione di Melfi (sebbene abitata da epoche remote)
è di ignota datazione ed esistono vari pareri discordanti.
Giovanni Pontano e Leandro Alberti sostennero che i fondatori
fossero greci; il monaco longobardo Erchemperto nelle sue
opere attribuì la nascita di Melfi ad alcune famiglie
dell'impero romano. Quando Costantino il Grande ricostruì
Bisanzio, queste avrebbero deciso di trasferirsi nella città
ma, a causa di un violento nubifragio nei pressi di Schiavonia,
si sarebbero fermate a Ragusa (Croazia). Dopo esserne state
scacciate, sarebbero infine tornate sulle coste italiane
e, insediandosi nell'area del Vulture, avrebbero fondato
Melfi. Esiste un'altra teoria che ne data la fondazione
ai primi anni dell'XI secolo, ad opera del bizantino Basilio
Boioannes, poiché non esistono prove documentali
dell'esistenza della città in tempi precedenti.
IL
CASTELLO E LA CINTA MURARIA
Edificato dai normanni, è uno dei più noti
della Basilicata ed uno dei castelli medievali più
rappresentativi del meridione. Roberto il Guiscardo vi confinò
la prima moglie Alberada, ripudiata per sposare Sichelgaita
di Salerno. Federico II promulgò qui le Costituzioni
di Melfi. Con l'avvento degli angioini il castello subì
radicali restaurazioni e fu nominato nel 1284 residenza
ufficiale della moglie di Carlo II d'Angiò, Maria
d'Ungheria. Gli Aragonesi affidarono il castello prima alla
famiglia Caracciolo e poi al principe Andrea Doria, che
fu di proprietà della sua stirpe fino al 1950. Il
centro storico di Melfi è interamente circondato
da mura turrite costruite per lo più dai Normanni
che si estendono per oltre quattro chilometri. Il circuito
segue l'orlo del pianoro su cui fu costruita la città,
cinto da ogni parte da scoscendimenti, a tratti da veri
e propri precipizi. L'opera costituisce un raro esempio
di fortificazione nel sud Italia. Le fasi costruttive della
cinta muraria appartengono al periodo bizantino, normanno,
svevo e aragonese. Gli ultimi a metterci mano furono Niccolò
Acciaiuoli nel trecento e Giovanni Caracciolo nel quattrocento,
a cui risale la sistemazione attuale, per difendere la città
dalle artiglierie nemiche. Assedi e terremoti hanno reso
necessari continui restauri ed il sisma del 1930 ne ha seriamente
compromesso la struttura.
DA
VEDERE
Palazzo
del Vescovado.
In origine un edificio normanno del XI secolo, nel corso
del tempo subì varie modifiche, a causa dei terremoti,
fino a raggiungere uno stile barocco nel '700. All'interno
esiste una pinacoteca ove sono esposti dipinti di Nicola
da Tolentino a Cristiano Danona. È inoltre sede della
biblioteca vescovile, che conserva documenti come le cinquecentine.
Palazzo
Araneo
Presenta una facciata in stile rinascimentale, ma la parte
restante della struttura è ritenuta risalente al
Medioevo. Un tempo adibito a tribunale, si affaccia su un
giardino pubblico nel quale si ammirano due monumenti, con
busti in bronzo, del sen. Floriano Del Zio e dell'on. Arduino
Severini. Un tempo il palazzo era di proprietà della
ricca famiglia Mandina.
Palazzo
Severini
Risale al XVI secolo e fu un convento dei Carmelitani. Divenne
poi proprietà di Decio Severini, scrittore e professore
universitario presso gli atenei di Pisa e Roma, nonché
direttore generale delle irrigazioni in Argentina e progettista
di grandi opere in Italia ed Egitto. Il palazzo, attualmente
è sede di un'agenzia assicurativa.
Palazzo
Sibilla
Edificio eretto nell'XVI secolo, era la dimora natale del
generale Ascanio Sibilla, decorato di medaglia al valor
militare e benemerito per i soccorsi e gli aiuti umanitari
ai terremotati di Messina, nonché sindaco di Melfi
tra il 1952 ed il 1956.
Palazzo
della Corte
Costruito nel XVI secolo, l'edificio è anche la vecchia
sede del municipio ed, attualmente, ospita la pro loco di
Melfi. Al suo interno vi è un busto di Federico II,
donato alla città di Melfi dalla Repubblica Federale
Tedesca.
Cattedrale
di Santa Maria Assunta
Iniziò da essere costruita nel 1076 per volere di
Roberto il Guiscardo. Del suo passato normanno è
rimasto ben poco per via dei terremoti e dei ripetuti restauri
che hanno reso il suo attuale aspetto prettamente barocco,
ad eccezion fatta per il campanile, eretto nel 1153 per
ordine di Ruggero II, il quale conserva ancora uno stile
romanico normanno.
Chiesa
di Sant'Antonio
La costruzione avvenne nel 1423 e i restauri dopo il 1851.
Fu gravemente danneggiata dall'esercito di Odet de Foix
nel 1528, durante l'assedio di Melfi e resistette ai terremoti
del 1731 e del 1752, ma quello del 1851 la danneggiò
seriamente. Dal XVII al XVIII secolo, la chiesa viene dedicata
a Sant'Antonio. Di stile romanico e gotico, conserva affreschi
dell'epoca, una statua lignea di Sant'Antonio con Bambino
dipinto in oro e un dipinto napoletano su tavola del XVI
secolo. Durante le opere di restauro furono scoperti due
archi in stile gotico, ove sull'arco trionfale è
scolpita la data di ricostruzione (1523), a seguito del
sisma del XV secolo.
Chiesa
rupestre di Santa Margherita
Interamente scavata nel tufo, risale al 1200. Fu scoperta
da Gian Battista Guarini. Gli affreschi rappresentano soggetti
come S. Margherita (sopra all'altare principale), l'arcangelo
Michele, la Madonna con Bambino, S. Giovanni Battista e
Cristo in Trono. Notevole una rappresentazione del motivo
di Federico II che si imbatte in tre scheletri, diffuso
schema di memento mori. Tra gli affreschi appaiono tre figure
laiche in tenuta da falconieri, che, per il critico napoletano
Raffaele Capaldo, sono i componenti principali della famiglia
imperiale sveva: Federico II, sua moglie Isabella d'Inghilterra
ed il figlio dell'imperatore, Corrado IV.
Chiesa
rupestre della Madonna delle Spinelle
Scoperta nel 1845 a seguito di una frana, ne resta solo
la cappella terminale (resti della navata furono spianati
negli anni settanta per creare un piazzale antistante) di
pianta esagonale con sei semicolonne che sostengono un cornicione.
In era medievale era una parte della Basilica di S. Stefano,
una costruzione paleocristiana con più navate e cappelle
annesse. Fu luogo di varie riunioni e congressi e si sostiene
che da questa struttura partirono i soldati normanni capeggiati
da Boemondo e Tancredi d'Altavilla per la prima Crociata
in Terra Santa.
Chiesa
rupestre di Santa Lucia
Situata in contrada Giaconelli, a metà strada tra
Melfi e Rapolla, è costituita da un solo ambiente
con volta a botte. Gli affreschi della cripta, risalenti
al XIII secolo e restaurati dal pittore prof. Tullio Brisi,
presentano uno stile prettamente bizantino ed illustrano
le storie della santa. Inoltre vi è una raffigurazione
della "Madonna con Bambino" seduta su trono mosaicato,
tipica opera bizantina.
Chiesa
della Madonna del Carmelo (o Chiesa del Carmine)
Un tempo era parte del Convento dei carmelitani, che occupava
buona parte degli stabili circostanti. L'originaria porta
in legno (oggi conservata nel Palazzo del Vescovado) presenta
immagini che riassumono il tipico esempio della concezione
medioevale della morte. La confraternita di questa chiesa
(insieme a quella di S. Anna) cura i riti della settimana
Santa con l'esecuzione di mesti canti riguardanti la tragedia
del Golgota.
Chiesa
di San Teodoro
La data di costruzione è ignota sebbene antica, si
è a conoscenza solamente che nel 1040 fu elevata
a parrocchia dal vescovo Monsignor Baldovino, fino all'anno
1988, quando l'allora vescovo Mons. Cozzi accorpò
la chiesa alla Cattedrale. Nell'edificio era conservato
un vasetto di legno che conteneva le reliquie di San Teodoro
M., di San Sebastiano e San Petronilla ma, dopo il sisma
del 1980, questa testimonianza è andata perduta.
Vi si trova un crocifisso in legno di medie dimensioni e
una statua della "Madonna Desolata".
Chiesa
rupestre dello Spirito Santo
Interamente scavata nella roccia, si trova a circa 900 metri
di altezza tra i boschi del Monte Vulture. Conserva una
statua della madonna, che viene portata per le via della
città durante la festa della Pentecoste in memoria
della battaglia tra francesi e spagnoli a Melfi.
Chiesa
di Santa Maria ad Nives
Fu costruita nel 1570 dall'albanese Giorgino Lapazzaia,
giunto a Melfi nel 1534. Legata al rito arbëreshë,
in essa si celebrano due antiche tradizioni: quella dello
Spirito Santo e quella delle "panedduzze".
Chiesa
della Trasfigurazione di Nostro Signore e Convento
Sede dei Cappuccini, posizionata sulla collinetta Tabor.
Fu costruita nel XIII secolo e all'inizio era una casa di
noviziato per poi essere adibita, dal 1696, a studio teologico
e filosofico.
Chiesa
di San Lorenzo
Risalente al 1120, a quel tempo appartenente all'Abbazia
di "Sant'Ippolito" di Monticchio, è probabilmente
la chiesa più antica di Melfi. Di forma ottagonale,
è affiancata dal moncone di una torre del XII secolo.
Fontana
del Bagno
Risalente agli inizi del '900, era un tempo luogo per lavare
i panni, per abbeverare i cavalli e per far scorta d'acqua
quando non esisteva ancora nelle case. Nella sua area, ai
tempi del dominio normanno, vi era una delle porte della
città, denominata proprio "Porta del Bagno".
Fontana
del Bagnitello
In tempi passati fu un centro di ristoro per il viandante,
per il pellegrino e per il contadino con i suoi animali,
è stata ristrutturata nel 2003 con il contributo
dell'associazione "Lucani in Umbria".
Fontana
Stazione
Di recente costruzione (1989) è situata nella piazza
antistante alla stazione di Melfi.
Fontana
Acqua Santa
Edificata nel XX secolo, situata nella frazione Foggiano.
Porta
Venosina
È una delle sei porte cittadine ubicate nella cinta
muraria, sebbene tre di queste (Porta del Bagno, Porta SS.
Maria e Porta Sant'Antolino), a causa di terremoti e saccheggi,
non esistano più. Risalente all'epoca sveva, è
l'unica ancora in buono stato e fu realizzata sull'antico
tracciato verso Venosa e la via Appia. Alla destra dell'ingresso
è osservabile lo stemma di Melfi e, a sinistra, quello
dei Caracciolo che restaurarono le mura sul finire del quattrocento.
Federico II vi fece apporre una lapide che decantava la
gloria e la grandezza della città,[3] sostituita
più tardi da Giovanni Caracciolo con quella ancor
oggi visibile, anche se illeggibile. L'arco ogivale è
di origine sveva, mentre la torre cilindrica fu aggiunta
nel '400 da Caracciolo.
Porta
Troiana
Fu costruita nel XV secolo, per volere del principe Troiano
Caracciolo, figlio di Giovanni e da cui prese il nome. Di
questa opera sono rimasti solamente alcuni ruderi.
Porta
Calcinaia
Era la porta più vicina al castello. Conduceva dalla
zona artigianale, dove si produceva calce ed argilla (da
cui il nome), al centro storico e all'attuale Via Normanni,
che tuttora porta al Castello. Anche di questo varco resta
solo qualche testimonianza.
MUSEO
NAZIONALE DEL MELFESE
Il Museo Nazionale del Melfese conserva varie testimonianze
archeologiche rinvenute nel comprensorio del Vulture, riguardanti
le popolazioni indigene della preistoria e dei periodi dauno,
sannita, romano, bizantino e normanno. Da non dimenticare
la presenza nella torre, vicino all'ingresso, del cosiddetto
Sarcofago di Rapolla, monumento originario dell'Asia Minore
rinvenuto verso la metà del 1800 e datato II sec
d.C., con figure inserite in una struttura architettonica
ai lati e con il ritratto della defunta sul coperchio. Si
presume che sia il mausoleo sepolcrale della nobildonna
romana Emilia Scaura, morta di parto poco dopo il secondo
matrimonio.
MANIFESTAZIONI
Festa di Sant'Alessandro - dedicata al patrono della città,
viene celebrata il 9 febbraio.
Festa dell'Assunta - si festeggia il 15 agosto
Festa dell'Immacolata - si festeggia l'8 dicembre
Festa di Santa Lucia - si tiene il 13 dicembre, nelle piazze
dei diversi quartieri dove vengono accesi dei falò
per salutare la notte più lunga dell'anno.
Corteo Storico Federiciano - nato nel 1997, è un
evento che si tiene nell'ultima settimana di ottobre e rappresenta
le attività più importanti svolte da Federico
II a Melfi. Si celebra nei giorni di venerdì, sabato
e domenica dell'ultima settimana di ottobre e si assiste
al raduno dei falconieri di tutta Europa, gara di caccia
con i falconi, danze e musiche medievali per le vie principali
della città, il corteo dell'imperatore Federico II
e dei suoi sudditi, la cerimonia di investitura di un cavaliere
secondo il diritto normanno, il torneo medievale degli antichi
casati di Melfi e, per concludere, degustazioni di Aglianico
del Vulture e prodotti tipici di Melfi come castagne e salumi.
Sagra della Varola - dedicata alla castagna (varola in dialetto
locale) si tiene da quasi 50 anni nel penultimo week-end
di ottobre in Piazza Umberto I. Protagonista della festa
è il tipico "marroncino di Melfi". Oltre
alle caldarroste, viene offerto l'Aglianico ed esposti prodotti
a base di castagne, come dolci e gelati. Il tutto viene
allietato da spettacoli, gruppi musicali e danze.
Festa dello Spirito Santo - conosciuta anche come la "Pasqua
di Sangue", ricorda il giorno della Pentecoste, quando
ci fu l'assedio di Melfi da parte dei francesi nel marzo
1528 e il ritorno degli abitanti in città dopo il
saccheggio con pellegrinaggio sul Monte Vulture, sfilata
del corteo storico per le vie della città e spettacoli
di sbandieratori e cavalieri in costume.
Rally del Vulture - gara automobilistica che parte da Melfi
e coinvolge altri comuni come Atella, Bella, Rapone, Rionero,
Ruvo del Monte, San Fele e città di altre regioni
come Lacedonia (Avellino) e Rocchetta Sant'Antonio (Foggia).
Festa delle Pannedduzze - celebrata l'8 dicembre, consiste
nella distribuzione del tipico pane azimo di origine albanese.
Tutto ciò risale al momento dopo l'eccidio francese
del 1528, quando la cittadina venne ripopolata da vari individui,
tra cui una colonia di albanesi venuta a Melfi per un editto
dell'imperatore Carlo V. La colonia introdusse questi piccoli
pani azzimi, distribuiti durante la messa.
GASTRONOMIA
Maccuarnar - nome dialettale della Maccaronara, è
il piatto tipico per eccellenza di Melfi,[42] fatto con
un tipo di pasta fresca preparata con un mattarello in metallo
con lame affilate che consente di ottenere maccheroni (da
cui il nome dialettale) con una tipica sezione quadrata.
Si condisce con sugo di coniglio o maiale.
Lagane di castagne - altro piatto distintivo fatto con le
lagane, varietà di tagliatelle a base di farina di
grano duro con una larghezza di circa un centimetro, ottenute
da una sfoglia circolare. Questo tipo di pasta viene preparato
con farina di castagne, sale, uova, latte, burro, caciocavallo
e pecorino grattugiato.
Strascinati con ricotta - un tipo di pasta realizzato con
carne mista (maiale, coniglio, vitello, capretto), cipolla,
pomodori, ricotta dura grattugiata, olio di oliva e sale.
Tagliatelle e ceci - piatto composto da ceci lessati e soffritti
con aglio, pomodori, olio di oliva e sale.
Tagliatelle con fave secche - vengono preparate con fave
secche fatte a purea, con l'aggiunta di olio di oliva, pomodori,
peperoncino e sale.
Pancotto alla melfitana - viene preparato con pane, patate
e rape, lessati insieme e conditi nella stessa pentola con
un soffritto di olio, aglio e peperoncino.
Pane del pastore - piatto fatto con pane raffermo, fatto
bollire con olio, alloro, origano e pomodoro con l'aggiunta
di uova cotte in camicia.
Cucinidd - agnello cucinato con pancetta, salsiccia, pomodori,
cardi e uova. Per la tradizione, viene consumato nel periodo
pasquale.
Cicerchie con crostini di pane e cipolla - legumi lasciati
in ammollo, lessati e conditi con un soffritto di cipolla,
aglio, e peperoncino, il tutto accompagnato da crostini
di pane duro.
Carteddate - chiamate spesso anche Scartellate, sono dolci
di farina fritti e intrisi di miele o vincotto
Calzoncelli - in dialetto Cavzuncidd, piccoli panzerotti
fatti con sfoglia di farina di grano duro, uova, olio d'oliva
(o burro) e vino bianco. Il ripieno è composto da
un impasto di cioccolato, mandorle (o castagne), buccia
di limone grattugiata e un pizzico di cannella.
PERSONAGGI
FAMOSI
Francesco Saverio Nitti - ministro, presidente del consiglio
e uno degli assertori della questione meridionale.
Pasquale Festa Campanile - regista e sceneggiatore, ha partecipato
a film famosi come Il Gattopardo, Rocco e i suoi fratelli,
Il soldato di ventura e Il petomane.