Marsicovetere
è un comune di 5.253 abitanti in provincia di Potenza.
È composto dal centro storico, arroccato su una altura
come tutti i paesi circostanti, e da Villa d'Agri e Barricelle,
che si trovano invece in una zona relativamente pianeggiante.
Marsicovetere è il comune più importante della
Val d'Agri grazie alla crescita della parte nuova del paese,
Villa d'Agri, considerata il simbolico capoluogo della Valle.
Il territorio marsicoveterese, avente una superfice di 37.82
km² con una densità di 128 ab./km², confina
a nord con il comune di Calvello, ad est con il comune di
Viggiano, a sud con il fiume Agri e i comuni di Grumento
Nova e Tramutola e ad ovest con i territori di Paterno e
Marsiconuovo. La casa comunale, punto di riferimento per
l'altitudine, è posta nella Marsicovetere storica,
a 1036 metri s.l.m., mentre Villa d'Agri e Barricelle a
600 metri di altutudine. Il punto più alto è
la vetta del Monte Volturino (1863 m s.l.m.) quello più
basso in prossimità del fiume Agri (586 m s.l.m.).
CENTRO
STORICO
Il centro storico di Marsicovetere, con duemila anni di
storia, è uno dei centri più caratteristici
della Basilicata. Ha un aspetto in gran parte medioevale,
con strade in pietra ed archi, anche se le costruzioni più
rilevanti sono posteriori al Quattrocento. Il centro storico
ha una grande panoramicità: dai suoi 1036 metri di
altitudine si gode di una vista che va dalla media allalta
Val dAgri, impreziosita dallesposizione al sole,
che non abbandona mai il paese dallalba al tramonto.
VILLA
D'AGRI
Lantica frazione Pedali cambiò il nome in Villa
dAgri di Marsicovetere con delibera municipale n°
4 del 18 gennaio 1955 e conseguente Decreto del Presidente
della Repubblica del 13 gennaio 1957. Da tale data essa
ha subito profondi cambiamenti diventando il centro più
importante, dal punto di vista economico e demografico della
Val d'Agri. Il centro è caratterizzato dalla presenza
di numerosi palazzi e varie villette, con strade larghe,
in particolare via Nazionale, ed ampie piazze. Villa d'Agri
si presenta come cittadina pedemontana, molto trafficata
nei giorni feriali e con negozi ed attività sempre
in fermento. Piazza Zecchettin e la contigua via Roma sono
i luoghi più frequentati dai cittadini residenti
e dei paesi limitrofi.
BARRICELLE
Le contrade Arenara, Barricelle, Molinara, Casale, Cotura
e Arbusto, comunemente denominate Barricelle, rappresentano
un centro agricolo e residenziale alle pendici del Monte
Volturino. Negli ultimi anni Barricelle è cresciuto
demograficamente ed è divenuto uno dei centri residenziali
più noti della Val d'Agri, a cui si è aggiunta
la sede della protezione civile "Val d'Agri" di
Marsicovetere.
IL
CASTELLO
Fino all'età moderna vi era un castello medioevale
nella zona più alta dell'abitato, proprio all'estremità
del dirupo. Successivamente, in data ignota, venne abbattuto
in favore di un mulino a vento. Oggi di tutto ciò
rimangono soltanto parte delle mura, una torre e la porta
d'accesso principale. Quest'ultima è percorsa da
via Castello, su cui vi sono tre portali in pietra, rispettivamente
del 1731, del 1806 e del 1811.
EDIFICI
RELIGIOSI
La chiesa madre dei Santi Pietro e Paolo
Molto interessante è la chiesa madre, dedicata a
san Pietro, oggi intitolata ai santi Pietro e Paolo. Completata
nel 1639, dopo varie ricostruzioni, e ristrutturata nell'Ottocento
in stile barocco napoletano. La facciata è divisa
da lesene, le quali reggono un architrave aggettante, sormontata
ai due lati da due sculture, che continua ad alzarsi terminando
con un timpano. Fino al Novecento il campanile terminava
con una cupola che venne inspiegabilmente demolita (forse
si temeva un crollo). L'edificio è a croce latina,
con una sola navata e con 6 cappelle, un tempo di proprietà
delle famiglie nobili (la cappella del Carmine e di San
Gaetano era dei Principi Caracciolo). Prima del terremoto
del 1857 il soffitto e l'abside erano adornati con immensi
affreschi, raffiguranti scene sacre ed angeli (oggi il soffitto
è a cassettoni). La porta in bronzo è stata
donata, alla fine dell800, dalla colonia marsicoveterese
di Philadelphia. Possiede un coro in legno intatto, restaurato
nel 1999; l'altare maggiore (dedicato alla Vergine Maria
e ai Santi Pietro e Paolo) e gli altari delle cappelle del
transetto sono in marmo (i restanti in pietra), e seguono
una linea barocca; vi sono inoltre due leoni in pietra che
sostengono un'acquasantiera del XVI secolo. La chiesa possiede
dipinti di scuola napoletana del Settecento: i più
rilevanti raffigurano san Giovanni Battista, san Bernardino
e lincoronazione di Maria. Vi sono sei statue, tra
cui:
La
Madonna lignea del XIV secolo, ribattezzata Madonna del
Giubileo nel 2000, che è posta su un trono con Gesù
sul braccio. La statua è in legno massiccio ed un
tempo era posta sulla facciata delledificio;
La Madonna Assunta del Volturino, databile al XVIII secolo,
che, frontalmente in piedi su una nuvola, circondata da
teste alate di cherubini, è in atteggiamento di estasi,
con il ginocchio destro poggiato sulla parte più
alta delle nuvole, con le braccia aperte e con lo sguardo
rivolto verso lalto. Veste una tunica gialla, su cui
scorre unaltra veste trapuntata di fiori e con una
cintura alla vita. Un manto azzurro ed un velo color giallo
completano labbigliamento;
La Madonna del Rosario, databile anchessa al XVIII
secolo, la quale è posta in piedi con Gesù
in braccio. Veste un manto floreale che venne intessuto
in parte con fili doro;
San Bernardino, patrono del comune di Marsicovetere, è
rappresentato con il dito destro alzato, in fase d'oratoria,
e con il Cristogramma IHS.
La
chiesa di Santa Maria Addolorata
La chiesa di Santa Maria Addolorata viene eretta tra il
1956 e il 1958 con la conseguente istituzione dell'omonima
parrocchia che il 1 marzo 1958 si stacca dalla storica SS.
Apostoli Pietro e Paolo del centro storico. La chiesa segue
le linee del razionalismo italiano degli anni 50 ed
è abbellita dal portale in pietra cinquecentesco
che apparteneva al monastero di Santa Maria di Costantinopoli.
I
monasteri
Gli unici monasteri rimasti sono quelli di Santa Maria di
Costantinopoli, sito ai piedi del centro storico e commissionato
dal Principe Ettore Caracciolo nel 1575 al celebre architetto
Donato Antonio Cafaro, e di Santa Maria dell'Aspro, del
Trecento, dove visse gli ultimi anni della sua vita Angelo
Clareno.
IL
MONTE VOLTURINO
Il Monte Volturino è uno dei posti più affascinanti
ed incantevoli della Val d'Agri. È dotato di zone
attrezzate per pic-nic e campeggi, frequenti nell'estate
ed in particolare a ferragosto, di una pista da sci, lunga
all'incirca 2 km, di difficoltà medio/alta, e di
uno skilift per principianti. Gli impianti di risalita,
rimessi in sesto pochi anni fa dopo un lungo abbandono,
sono moderni e conducono sin sulla vetta. Sul Monte Volturino
è presente il Santuario della Madonna Assunta: il
santuario viene aperto l'ultima domenica di maggio e viene
chiuso il 15 agosto, giorno della festa in paese.
CENNI
STORICI
Marsicovetere ha origini molto antiche, confermate dai resti
di un'antica civitas che lo storico romano Strabone indicò
con il nome di Vertina[6]. Alle pendici dellattuale
abitato e quindi non lontano dallantica Vertina, la
potente famiglia romana dei Brutii Praesentes edificò
unimponente villa di 1700 mq, che fu nel II secolo
residenza dell'imperatrice Bruzia Crispina[7] , moglie di
Commodo.
Nel
VII secolo Vestina fu distrutta e i profughi si spostarono
sull'altura dove oggi sorge Marsicovetere, per trovare rifugio
[8]. Il nome di Marsicovetere pare che abbia origine da
un'altra etnia che si insediò nel territorio: i Marsi.
Questi provenivano dalla Marsica, territorio degli Abruzzi,
scesero in Lucania e si stabilirono qui dando origine alla
città.
Nel
1118 vi è attestata la presenza di un castello con
un borgo circostante, il cui proprietario era un certo Bartolomeo,
che si intitolava inclytus dominus. Nel 1334 giunse a Marsicovetere
un francescano dissidente che fuggiva per contrasti con
la Chiesa romana e con la politica ecclesiastica della gerarchia
francescana: Angelo Clareno. Egli attirò fedeli a
Marsicovetere, nel convento di Santa Maria dell'Aspro, avendo
prodotto un'effervescenza religiosa, basata su di una spiritualità
che predicava il rinnovamento della vita in attesa dellapocalisse
e, secondo alcune fonti, avendo compiuto diversi miracoli.
Clareno si spense il 15 giugno 1337, dopo aver fondato l'ordine
dei fraticelli della povera vita, e tutto dun colpo
finì anche questo spontaneismo religioso.
Ben
altra importanza assunse Marsicovetere nelletà
moderna , infatti re Ferdinando I donò, nel 1468,
Marsicovetere ad Ettore Caracciolo Pisquizi (patrizio napoletano
e fratello di Sergianni Caracciolo, primo ministro al tempo
di Giovanna II) con il titolo di Signore. Il primo ad essere
insignito del titolo di Principe di Marsicovetere da re
Filippo III di Napoli fu Salvatore Caracciolo il 4 giugno
1646. Secondo una descrizione dei beni feudali, effettuata
dallerario Giovanni Masino, i principi possedevano
un palazzo a Marsicovetere, con un giardino (detto il Giardinello)
e con una cappella intitolata a San Michele, oltre ad un
palazzo in campagna con numerosi vigneti intorno. Inevitabilmente
menzionati sono anche boschi, terre e mulini.
Grazie
alla presenza di una delle famiglie più potenti del
regno, Marsicovetere fu protagonista di una grande espansione
demografica (toccò la soglia di 4000 abitanti a metà
del XVI secolo), urbanistica (con ledificazione del
1639 della Chiesa di San Pietro, oggi dedicata ai Santi
Pietro e Paolo) e culturale (vi fu la nascita di un ceto
borghese professionistico e proprietario terriero). I Caracciolo
sovvenzionarono a Marsicovetere anche leducazione
per i poveri, come da testamento del principe Nicola (o
Niccolò) Caracciolo, nel 1777. Vi fu nella storia
feudale di Marsicovetere una breve parentesi dei di Palma
nel 1627, ma i Caracciolo lo riacquistarono immediatamente
e lo tennero sino al 1777, quando i Principi Nicola (o Niccolò)
e Antonio morirono e lerede Laura Caracciolo lo vendette
al marsicoveterese Bernardo Brussone per 34000 ducati. Nel
1778 le altre famiglie borghesi, impaurite dallincombenza
dei Brussone, proclamarono Marsicovetere Città Regia,
chiedendo al sovrano di riconoscere Marsicovetere appartenente
al Regio Demanio. Il 26 giugno 1782 la Regia Camera assecondò
la richiesta, con il benestare di re Ferdinando IV di Borbone.
Nel 1861 Marsicovetere fu annessa al Regno d'Italia, nonostante
i numerosi conflitti tra i briganti, supportati dai Borboni,
e i Sabaudi. Nel 1857 il paese fu gravemente danneggiato
da un violentissimo terremoto che semidistrusse il Convento
di Santa Maria di Costantinopoli e distrusse completamente
la seconda chiesa di Marsicovetere, secondo alcuni la chiesa
di San Vito. Questo avvenimento segnò per Marsicovetere
linizio della crisi, supportata da una ricostruzione
difficile, ed in parte ancora non conclusa (il Convento
di Santa Maria di Costantinopoli non è mai stato
più ricostruito), oltre che dallemigrazione
verso le Americhe. La crisi durò sino agli anni '50,
quando iniziò lo sviluppo della frazione di Pedali.
Pedali, che ha cambiato il nome in Villa dAgri, rappresenta
oggi il cuore pulsante della Val d'Agri e tiene in vita
Marsicovetere e la sua storia millenaria.
Dinastia
dei Principi Caracciolo Pisquizi di Marsicovetere
Ettore Caracciolo Pisquizi (+ 1498), patrizio napoletano,
Signore di Marsicovetere dal 1468 al 1498;
Giovanni Caracciolo Pisquizi (+ 1514), patrizio napoletano,
Signore di Marsicovetere dal 1498 al 1514;
Ettore Caracciolo Pisquizi II (+ 8-11-1528), patrizio napoletano,
Signore di Marsicovetere dal 1514 al 1528;
Giovanni Caracciolo Pisquizi II (+ 19-1-1587), patrizio
napoletano, Signore di Marsicovetere dal 1528 al 1587;
Ettore Caracciolo Pisquizi III (), patrizio napoletano,
Signore e barone di Marsicovetere dal 1587 al 1593;
Francesco Caracciolo Pisquizi (* 1576 ca. + post 1626),
patrizio napoletano, Signore e barone di Marsicovetere dal
1593 al 1626;
Orazio Caracciolo Pisquizi (* 1590 ca. + ?), patrizio napoletano,
Signore e barone di Marsicovetere dal 1626 al 1646, dopo
Gonsalvo di Palma dArtois, Signore e barone di Marsicovetere
per breve tempo nel 1626;
Don Salvatore Caracciolo Pisquizi (* 9-1-1627 + 6-4-1668),
I Principe di Marsicovetere dal 4 giugno 1646 al 1668, patrizio
napoletano;
Don Orazio Caracciolo Pisquizi (* 1651 ca. + 31-8-1681)
II Principe di Marsicovetere dal 1668 al 1681, patrizio
napoletano;
Don Giambattista Caracciolo Pisquizi (* 1653/1654 ca. +
Napoli 4-6-1725), III Principe di Marsicovetere dal 1681
al 1725, patrizio napoletano;
Don Domenico Caracciolo Pisquizi (* 1696 + 16-3-1761), IV
Principe di Marsicovetere dal 1725 al 1761, patrizio napoletano;
Don Nicola (o Niccolò) Caracciolo Pisquizi (* 1697
+ 4-1-1778), V Principe di Marsicovetere dal 1761 al 4 gennaio
1778, patrizio napoletano;
Don Antonio Caracciolo Pisquizi (* 1701 + 8-1-1778), VI
Principe di Marsicovetere dal 4 all'8 gennaio 1778, patrizio
napoletano;
Donna Laura Caracciolo Pisquizi, moglie di Don Nicola Caracciolo
Pisquizi, ultima principessa di Marsicovetere, vendette
il feudo a Bernardo Brussone.