Lavello
è un comune di 13.867 abitanti della provincia di
Potenza, in Basilicata. Sorge 66 km a nord del capoluogo.
Centro agricolo e industriale della media valle del fiume
Ofanto. Il nucleo originario è sorto su un dosso
dalle pareti ripide, inciso da alti rami del torrente Crapelotto
(affluente di destra dell'Ofanto). In seguito il centro
si è molto ampliato, con struttura a scacchiera,
sull'asse della statale appulo-lucana. È uno dei
principali centri agricolo-commerciali della provincia.
La fertilità del territorio consente la produzione
di cereali, uva, olive, ortaggi e barbabietole. Vi sono
olivicultori, frantoi oleari, molini, lavorazione delle
barbabietole, impianti vinicoli (vino aglianico e spumante
del Vulture). Allevamenti di bovini e ovini con produzione
di latte, carne e lana. Vi sono anche botteghe di ceramica
e di lavorazione del legno. Come i comuni limitrofi, l'area
si caratterizza per l'influenza positiva sull'occupazione
della fabbrica e dell'indotto SATA, una delle maggiori aziende
del gruppo Fiat. Nella città c'è un gruppo
scout Lavello 1 dell'Associazione Guide e Scouts Cattolici
Italiani (AGESCI), nato da uno sdoppiamento del Melfi 1.
Inoltre a Lavello sono presenti la Junior Calcio, fondata
nel 1993, da Agostino e Giuseppe Alberti, e la P.G.S. fondata
dalla Parrocchia Sacro Cuore.
DA
VEDERE
La Chiesa di Sant'Anna fu rifatta nel secolo XVIII su una
fabbrica trecentesca e possiede un' Annunciazione tardo-cinquecentesca
dipinta dai napoletani Antonio Stabile e Costantino Stabile.
Nel territorio vi sono i resti di una costruzione termale
romana e di un sepolcreto paleocristiano; nel 1963 furono
rinvenuti materiali databili all' Eneolitico.
Il
castello, ora sede del municipio, è una costruzione
di epoca sveva trasformata nel secolo XVII, con facciata
animata nella parte sinistra da una torre semicircolare,
nell'angolo di destra da un corpo aggettante coronato da
loggia. L'edificio accoglie anche un antiquarium in cui
si conservano reperti dell' età del ferro, provenienti
dalla zona, ceramiche indigene e italo-greche e varie iscrizioni
in lingua latina ed ebraica.
CENNI
STORICI
L'abitato di Lavello ha origini molto antiche come è
testimoniato dal ritrovamento di alcuni resti di un villaggio
dell'età del ferro. Si origina dall'agglomerato daunio-romano
di Forentum.
Il suo nome deriva con molta probabilità dal termine
latino labellum, usato per indicare l'abbeveratoio per il
bestiame. Il paese sorge, difatti, a metà tra i piani
pugliesi e i verdi pascoli del Vulture, lungo i tratturi
della transumanza che collegano le zone interne al Tavoliere.
La collocazione svolge un ruolo chiave nello sviluppo del
paese.
È già centro abitato importante all'epoca
dei Longobardi e qui viene ucciso, nell'839, Riccardo, duca
di Benevento. Poi è abitata dai Dauni, cacciati intorno
al 1040 dai Normanni guidati da Arduino.
Nel territorio del Vulture compare, al seguito della casata
Altavilla, il cavaliere Normanno Attolino. Egli partecipa
a Melfi al Parlamento generale nel 1043, indetto da Guaimario
V di Salerno, da Rainulfo Drengot di Aversa, e da Guglielmo
I d'Altavilla. Nasce, così, la Contea di Puglia e
Lavello è una delle dodici baronie in cui si articola
il nuovo Stato Normanno.
Secondo la cronaca di Amato di Montecassino, Attolino diventa
Signore di Lavello. I Normanni tendono a far coincidere
la riorganizzazione religiosa con la giurisdizione amministrativa:
Lavello, infatti, è già (dal 1025) sede Vescovile
ed appartiene allArcivescovo di Canosa. Lo studioso
Marcello Romano riferisce che Lavello è un
importante centro bizantino alla fine del X secolo".
I Normanni ridefiniscono la struttura urbana di Lavello:
C. Beguinot, ne Il Vulture - Ritratto di un ambiente"
(vol. III, p. 218) riferisce che: Sotto il conte Attolino,
ampliarono e ripararono la cattedrale e la dotarono di una
cinta muraria, perché da quel periodo in poi viene
indicata con il termine di castrum Labelli.
Nel 1059 al Concilio di Melfi I, il Pontefice Niccolò
II, eleva la Contea di Puglia a Ducato di Puglia e la affida
alla Casata Altavilla. Lavello ne segue le sorti.
Ai Normanni seguì il dominio degli Svevi, che vi
edificarono la loro fortezza. Sede vescovile dal secolo
XI, assunse notevole importanza quando Federico II restaurò
ed ampliò la rocca longobarda. Nel 1254, a Lavello
moriva l'imperatore Corrado IV, figlio di Federico II.
Fedele a Manfredi, Lavello partecipò attivamente
alla rivolta ghibellina del 1268. Il paese, nel 1298, come
ritorsione subì un grave incendio provocato da Carlo
I d'Angiò che distrusse gran parte dell'abitato.
Questo evento è ricordato anche dallo stemma comunale,
in cui è raffigurata una torre a due piani invasa
dalle fiamme.
Dopo la rivolta ghibellina, nel 1268, Lavello fu assegnata
da Carlo I d'Angiò a Galard d'Ivry e poi a Riccardo
di Bisaccia ed a Simone di Belvedere; fu feudo di Roberto
di Suriaco, di Nicola Montorio e di Angelo Tartaglia. Ritornata
agli Orsini del Balzo la Contea di Lavello fu incamerata
da Ferdinando il Cattolico e venduto nel 1507 ai Del Tufo,
che ne ottennero il titolo di marchese. Passò poi
ai Pignatelli e infine ai Caracciolo di Torella, che la
governarono sino all'eversione feudale.