Avigliano
è una città di 11.991 abitanti della provincia
di Potenza. Fa parte dell'area metropolitana del capoluogo
lucano.
Il territorio della città di Avigliano è classificato
come montano, con un'altitudine sul livello del mare che
varia tra i 550 e i 1239 metri. L'altezza del centro abitato
di Avigliano è di 857 metri s.l.m.
All'interno
del suo territorio, Avigliano comprende diversi picchi montuosi
anche di altezza notevole:
Monte
Caruso: 1239 metri
Monte Carmine: 1228 metri
Monte S.Angelo: 1121 metri
Montalto: 938 metri
Monte Marcone: 857 metri
ORIGINI
ED ETIMOLOGIA
I primi reperti archeologici e documenti che testimoniano
l'esistenza di Avigliano risalgono agli inizi dell'alto
medioevo, per cui sono state elaborate diverse teorie ed
ipotesi sull'origine della città. Una leggenda vuole
che il centro sia stato fondati dai Sanniti, attratti dalla
sicurezza del luogo e dalla salubrità dell'aria,
intorno al V secolo a.C. Un'altra leggenda fa derivare il
toponimo di Avigliano da Avis locum, cioè luogo dell'uccello,
denominazione data al territorio da un gruppo di marinai
provenienti dall'Oriente. L'aviglianese Andrea Corbo, nel
suo libro Memorie patrie e ricordi di famiglia (Roma 1895),
ipotizza che il nome derivi da locum avellani, luogo dei
noccioli: pare infatti che il territorio di Avigliano fosse
ricoperto di boschi, in particolare di nocciolo. Sembra
tuttavia più attendibile l'ipotesi che Avigliano
sia sorta su un fundus tra la fine della Repubblica e l'inizio
dell'Impero romano, poiché già al tempo dell'imperatore
Traiano si menziona di un Fundus Avillanus, o Avilius, tra
il 98 e il 117 d.C. Giacomo Racioppi, storico per eccellenza
della Basilicata, fa risalire il nome della città
a quello di una famiglia gentilizia romana, Avilia, assegnataria
di fondi in queste zone; questa ipotesi è condivisa
da Giustino Fortunato, Tommaso Claps, Angelo Telesca ed
altri studiosi lucani. Un'ultima teoria è stata elaborata
da Donato Imbrenda nel libro Villianae. Pochi anni fa, infatti,
è stata ritrovata in località S. Pietro, al
confine con i comuni di Ruoti e di Bella, una lapide funeraria
dedicata ad una donna della famiglia Villiana; si ipotizza
quindi che l'abitato abbia preso denominazione da questa
famiglia che viveva nella zona.
MANIFESTAZIONI
17 gennaio, Sant'Antonio Abate viene festeggiato nella Cappella
di Santa Lucia.
20 gennaio, si festeggia San Sebastiano, la cui statua si
può ammirare nella Chiesa Madre, protettore dei vigili
urbani.
3 febbraio, si festeggia San Biagio; secondo la tradizione,
i fedeli portano a benedire del pane che proteggerà
dal mal di gola.
19 marzo, si festeggia San Giuseppe nel convento delle Suore
Betlemite; secondo la tradizione, si accendono i falò
nei quartieri e si mangia la cucìa, composta da granoturco,
grano e ceci.
20 maggio, secondo la tradizione, all'Ascensione di Gesù
si mangiano le tagliatelle, dette lahane, con il latte.
10 giugno, si festeggia il Corpus Domini con la processione
del Santissimo Sacramento e, secondo la tradizione, nei
vari quartieri si allestiscono degli altarini.
13 giugno, Sant'Antonio da Padova si festeggiava nell'antico
convento dei Riformati, e nel piazzale antistante i fedeli
mangiavano lu quauzone, focaccia ripiena di ricotta e uova.
14 giugno, vigilia di San Vito, patrono della città
- si perpetua l'antico rito della sfilata dei turchi con
la nave - corteo storico http://www.sanvitoavigliano.it/
15 giugno, si festeggia San Vito, patrono della città.http://www.sanvitoavigliano.it/
24 giugno, si festeggia San Giovanni nella nuova omonima
chiesa.
16 luglio, si festeggia la Madonna del Carmine, la cui statua,
ricoperta d'oro e accompagnata dai cinti (altari di candele),
sale in processione dalla Chiesa Madre alla Cappella del
Monte Carmine, dove resta fino alla seconda domenica di
settembre.[3]
l'ultimo venerdì, sabato e domenica di agosto, Sagra
del Baccalà e dei prodotti tipici aviglianesi.
la seconda domenica di settembre, si festeggia il ritorno
della Madonna del Carmine.
DA
VEDERE
Monumento
a Emanuele Gianturco
Realizzata dallo scultore Gaetano Chiaromonte nel 1926,
la statua in bronzo si trova nella cinquecentesca piazza
intitolata ancora a Gianturco.
Monumento
ai Caduti della Prima guerra mondiale
La statua, realizzata nel 1929 dallo scultore Carmine Filipponi,
si trova nella villa comunale costruita contestualmente
al monumento.
Chiesa
del Calvario
È un tempietto votivo, dove si venera il Crocifisso;
eretta sul punto terminale della collina ai cui piedi sorge
il paese, la chiesetta riveste un particolare valore paesaggistico.
Internamente ha una forma circolare, sfaccettata all'esterno
con lati tagliati ad otto angoli, tutti lavorati in pietra
da taglio e concordati a due a due da una colonnina, sempre
in pietra, leggermente emergente. Anche il portale e il
reggi-campana sono realizzati in pietra da taglio. Si accede
al tempietto per un sentiero a tornanti, lungo il quale
sono state sistemate le quattordici stazioni della "via
Crucis", tutte in marmo, che sostituiscono le vecchie
edicole in legno. Dopo il secondo conflitto mondiale, il
tempietto si è arricchito di un arazzo russo raffigurante
l'ultima cena.
Basilica
Pontificia Minore S.Maria del Carmine
La prima costruzione dovette essere probabilmente già
iniziata nel sec. IX. Si ritiene la data del 1583 come quella
presumibile della sua costruzione nella forma attuale di
grandezza e di stile. La pianta del tempio è a croce
latina, a tre navate; lo stile imita il romanico con ornamenti
di tipo barocco e volta a cassettonato con fiore. L'abside
è molto profonda: in essa si può osservare
un grande coro in legno, chiuso sul davanti da un altare
in marmi policromi, ad imitazione barocco. Nel 1950 fu eretto
sull'altare maggiore un trono marmoreo; il coro è
sovrastato dai resti di un antico organo con fregi che lo
fanno risalire al settecento. Alla sommità della
crociera, sotto la cupola, una gradinata immette sul presbiterio,
chiuso da una balaustra in marmo.
La chiesa complessivamente ospita undici altari, tutti rivestiti
in marmo, risalenti per la maggior parte alla fine dell'Ottocento.
Nella sacrestia è possibile ammirare una grande tela
del tardo seicento, di autore ignoto, che rappresenta l'incoronazione
della Madonna da parte della SS. Trinità. Un'altra
tela della Madonna con il Bambino si trova nei locali dell'Ufficio
parrocchiale.
La facciata attuale risale al 1854, ed è completata,
sul lato destro, da un campanile a quattro piani, sull'ultimo
dei quali vi è un concerto di quattro grosse campane,
elettrificate nel 1978. L'unione tra la chiesa ed il vecchio
abitato, sotto il campanile, è realizzata da una
volta a botte di fattura artigianale.
Cappella
della SS.Trinità
Eretta nel 1734 dalla famiglia Vaccaro, che nelle vicinanze
possedeva un antico palazzo di cui oggi non c'è più
traccia, la cappella conserva all'esterno, sulla parete
sinistra, lo stemma in pietra della famiglia. All'interno
è corredata da un dipinto settecentesco raffigurante
la SS. Trinità.
Cappella
di S.Biagio
Ricostruita nel 1984, conservava all'interno un dipinto,
andato perduto, raffigurante la Madonna della Misericordia,
datato 1642 e attribuito a Girolamo Bresciano.
Cappella
della Madonna delle Grazie
Già documentata nel 1164, secondo la tradizione locale,
da questa cappella venne trafugata nel 1240 da alcuni abitanti
di Campagna la statua che tuttora viene venerata col nome
di Madonna di Avigliano e conservata nell'omonimo santuario
in località Avigliano del comune di Campagna. Attualmente
la cappella è totalmente rimaneggiata, compreso il
campanile, e si sono perduti gli antichi affreschi; all'interno
si conservano alcune statue settecentesche.
Chiesa della SS.Annunziata
È formata da tre navate, e quella centrale è
coperta da una volta a botte lunettata, mentre quella a
sinistra presenta alcuni altari del XVII secolo in tarsie
marmoree. L'abside inizialmente si affacciava sul corso
principale, ma negli anni Sessanta è stata demolita
e sostituita da un muro. Il campanile, rimaneggiato nella
cuspide e nella cella campanaria, conserva una formella
medievale.
All'interno sono conservati numerosi dipinti del XVIII e
XIX secolo e sculture settecentesche.
Cappella
di S.Rocco
In realtà è un'ex cappella; costruita nel
1711 e poi totalmente rimaneggiata, nel 1956 è stata
adibita ad oratorio.
Chiesa
di S.Maria degli Angeli
La chiesa fa parte di un complesso monastico eretto nel
1615. Il convento dei Padri Riformati, soppresso nel 1866,
conserva all'interno il chiostro con il pozzo ed alcuni
portali in pietra. La chiesa presenta una facciata settecentesca
con portali in pietra baroccheggianti di matrice salentina.
L'interno è formato da due navate e conserva numerosi
altari in legno del XVII secolo, corredati da molti dipinti,
e un organo a canne restaurato di recente.
Cappella
di S.Lucia
La cappella presenta un portale d'ingresso datato 1566 e
all'interno diversi affreschi del pittore Giovanni Todisco,
oltre a vari dipinti e statue.
Cappella
di S.Vito
La facciata, rimaneggiata negli anni Sessanta, ha perso
la fattura seicentesca, conservata invece all'interno dai
dipinti (di cui uno deteriorato) e da un polittico.
Torre di Taccone
Ultima testimonianza della fortificazione che racchiudeva
il primo nucleo abitato, di questa torre del XIV secolo
rimane solo la base, mentre della muraglia, demolita agli
inizi del Novecento, non resta traccia.
Palazzo
Doria
Costruito nel XVII secolo ed ampliato nel 1734, il palazzo
offre la facciata principale, rimasta inalterata, direttamente
su piazza Gianturco. Gli altri lati dell'edificio sono stati
invece rimaneggiati, compreso quello di accesso, che tuttavia
presenta dei portali seicenteschi. Il portale centrale,
a piano terra, conserva una cornire architravata in pietra
lavorata con motivi floreali.
Palazzo
Palomba
Il palazzo possiede una torre con l'orologio che domina
la piazza, e conserva la facciata settecentesca. All'interno
è oggi ospitata la casa di riposo fondata nel 1898.
La famiglia Palomba fu fra le principali protagoniste dell'esperienza
rivoluzionaria del 1799 aviglianese. La Storia ricorda principalmente
Francesco Paolo, studente di giurisprudenza a Napoli che
innalzò il tricolore a Castel Sant'Elmo, come ricorda
una targa posta all'interno della fortezza, venendo poi
ucciso negli scontri susseguenti; e Nicola, sacerdote, il
quale fu Commissario della Repubblica per la difesa di Altamura
contro le truppe del Cardinale Fabrizio Ruffo. Al ritorno
dei Borbone fu decapitato in Piazza del Mercato a Napoli.
In seguito alla Rivoluzione Napoletana, i Palomba si estinsero
ed il palazzo passò per via ereditaria ad un'altra
famiglia gentilizia, gli Stolfi. A fine Ottocento venne
ceduto al Comune dall'avv. Giulio Stolfi, già sindaco
di Avigliano.
Palazzo
Sponsa
La parte inalterata del palazzo seicentesco si affaccia
su corso Garibaldi e conserva due grandiose balconate.
Palazzo
Salinas
Conserva la fattura settecentesca con un portale d'ingresso
in bugnato. La facciata è stata rimaneggiata ma un
grandioso portale immette in un cortile dove una scalinata
conduce nelle stanze del palazzo.
Palazzo
Masi
Attiguo al Palazzo Salinas, benché restaurato negli
ultimi anni conserva bene la struttura settecentesca. All'interno
vi è un cortile con un pozzo per l'acqua; l'esterno
presenta balconate e finestre ornate da cornici architravate,
e un portale d'ingresso sormontato dallo stemma in pietra
della famiglia.
Palazzo
Corbo di Sopra
La struttura settecentesca, su due piani, domina la piazza
principale: graziosi i balconcini in ferro battuto, gli
stucchi e le lesene della facciata in stile barocchetto.
Palazzo
Corbo di Basso
Situato nel quartiere "dietro le Rocche", la sua
mole irregolare ed imponente, con una sorta di torrione
quadrangolare, si protende sulla vallata. Costruito a partire
dal XIV secolo, quando la famiglia arrivò in Avigliano
da Sulmona ove apparteneva al patriziato cittadino, il palazzo
subì costanti rimaneggiamenti assumendo il suo aspetto
attuale probabilmente nel XVII secolo. Conserva un bel portale
in pietra. Sottoposto ad un radicale restauro che ne ha
completamente mutato le suddivisioni interne, è ora
adibito a case popolari.
Palazzo
Sarnelli
Edificio tardoseicentesco, realizzato per volontà
di Nicola Sarnelli nella seconda metà del Seicento,
recentemente ricostruito, conserva un pregevole portale
d'ingresso e, all'interno, un ballatoio. Famiglia molto
stimata e ben voluta dalla popolazione, ancor oggi resta
una frazione denominata "Sarnelli". Lasciata Avigliano
dopo il terremoto del 1694. la famiglia si stabilì
definitivamente a Napoli acquisendo nel contempo l'intera
baronia di Ciorani in Principato Citra. Dette vita ad uomini
illustri come il Beato Gennaro Maria Sarnelli beatificato
da Papa Giovanni Paolo II il 12 maggio 1996, nacque nel
1702 fu intimo amico e collaboratore di Sant'Alfonso Maria
de Liguori, fondarono insieme l'ordine dei Padri Redentoristi,
stabilendo la prima casa proprio nel feudo di Ciorani che
magnanimamente la famiglia Sarnelli donò. Vincenzo
Maria Sarnelli Vescovo di Castellammare di Stabia nel 1879
e Cardinale di Napoli nel 1897. Il ramo principale della
famiglia, discendente dal Cav. Girolamo Sarnelli deceduto
il 10 maggio 2000 all'età di 87 anni, oggigiorno
risiede a Chiaiano.
Palazzo
Labella
La struttura ottocentesca, formata da vari piani, presenta
delle belle ringhiere e un caratteristico portale d'ingresso.
Palazzo
Gagliardi
È una struttura imponente, la cui facciata conserva
la fattura settecentesca con interessanti portali in pietra
ed un elegante cornicione. L'accesso avviene attraverso
un grandioso portale in bugnato, sormontato dallo stemma
della famiglia, che immette in un giardino pensile chiuso
da arcate. Oggi, di proprietà privata.
Convento
dei padri Domenicani
Il convento, costruito nel 1605, fu soppresso nel 1809 e
trasformato prima in Collegio Reale nel 1852, poi in Orfanotrofio
Provinciale, che è stato chiuso nel 1990. L'edificio
attualmente ospita gli uffici comunali e conserva la fattura
seicentesca con belle balconate sostenute da gattoni.
STORIA
Durante i secoli XI e XII erano i Normanni a dominare su
tutte le terre dell'Italia Meridionale, compresa quella
di Avigliano. Il documento nel quale è accennato
per la prima volta l'attuale toponimo della città
risale al 13 novembre 1127, e fu rinvenuto da Giustino Fortunato
nell'Archivio della Badia di Cava. Il 18 luglio 1137 a Lagopesole,
frazione di Avigliano, si tenne il Concilio di Melfi, nel
corso del quale il papa Innocenzo annullò la scomunica
ai monaci di Montecassino, sostenitori dell'antipapa Anacleto
II. Durante il Concilio trovò qui ospitalità
anche l'imperatore Lotario III, le cui milizie si erano
unite a quelle del pontefice per sedare una rivolta a Bari.
La storia del XIII secolo fu dominata dalla figura di Federico
II di Svevia, che decise di erigere un castello a Lagopesole,
da destinare a soggiorno estivo e alla caccia con il falcone.
È inoltre rilevante la fondazione del primo convento
dei padri domenicani (1290) in Basilicata, che avvenne proprio
ad Avigliano, e a cui seguiranno quelli di Matera e di Venosa.
Agli inizi del Cinquecento, il Regno delle due Sicilie fu
conquistato dagli Spagnoli e governato per oltre due secoli
dai viceré spagnoli. Avigliano, legato fin dal secolo
precedente allo Stato di Melfi, era dominato dalla famiglia
Caracciolo. Nel secolo XVI la città aveva una consistenza
urbanistica e abitativa notevole; fu costituita in Università
e giunse addirittura a delimitare i poteri dei nuovi feudatari
con una convenzione stipulata nel 1579. Nel 1612 iniziò
il possesso del feudo di Avigliano da parte dei Doria, la
cui presenza era destinata a durare fino ad alcuni decenni
or sono.
Il 1694 fu caratterizzato dalla carestia causata da una
lunga siccità; si verificò inoltre l'8 settembre
un terribile terremoto che devastò l'intera regione.
Ad Avigliano furono distrutte una ventina di abitazioni
e danneggiati gravemente il palazzo baronale e la chiesa
madre, ma non si contarono vittime. La popolazione si riversò
terrorizzata sulla Montagnola, dove fece voto di erigere
una cappella votiva alla Madonna del Carmine che l'aveva
salvata da maggiori danni. Due anni dopo, infatti, il Capitolo
Ecclesiastico di Avigliano dette inizio alla costruzione
della cappella sulla Montagnola, che assunse la denominazione
di Monte Carmine. Il culto mariano ricevette da questa decisione
un impulso determinante, che nel tempo ha assunto un grande
aspetto unificante della comunità aviglianese. Infatti
le numerose frazioni che si trovano oltre il Monte Carmine
e i coloni che hanno invaso i comuni limitrofi costituiscono
con il centro urbano un unicum specifico, definito dai sociologi
'nazione aviglianese'. Il 1799 è forse l'anno più
importante della storia di Avigliano, per la partecipazione
di nobili, popolani e religiosi alle vicende della Repubblica
Napoletana. Gli ideali della Rivoluzione francese erano
giunti in città soprattutto ad iniziativa di dottori
e studenti aviglianesi dell'università federiciana
di Napoli, sostenitori e diffusori della cultura illuministica
e libertaria sia nel ceto borghese sia negli strati più
popolari del paese. Tutte le famiglie nobili di Avigliano
furono protagoniste del movimento innovatore, e pagarono
l'adesione alla nuova Repubblica Napoletana del 1799 con
la vita, il carcere e l'esilio. Il 19 gennaio 1799 in Avigliano,
prima ancora dell'ingresso delle truppe francesi a Napoli,
venne piantato nella piazza l'albero della libertà
e fu proclamata la repubblica. La storia dell'Ottocento
è caratterizzata dalla partecipazione degli aviglianesi
ai moti del 1820 e del 1848, e successivamente a quelli
unitari del 1860. Dopo lo sbarco di Garibaldi in Sicilia,
nel maggio del 1860 fu costituito a Corleto il Comitato
Rivoluzionario Lucano. I 124 comuni della Basilicata vennero
suddivisi in 10 sub-centri insurrezionali, e quello di Avigliano
si distinse per il particolare valore dei suoi cittadini,
comandati dal sacerdote Nicola Mancusi. Con la cosiddetta
insurrezione lucana la regione fu liberata dai Borboni prima
ancora dell'arrivo di Garibaldi: Mancusi unì in seguito
una colonna di 700 aviglianesi armati alle truppe provenienti
dal Sud e accompagnò il generale fino a Napoli.
Con l'Unificazione, dopo il 1860, nel Mezzogiorno s'innestarono
rivolgimenti profondi che andarono a modificare la vita
sociale, le abitudini e soprattutto l'economia delle nostre
popolazioni. Fu imposto il servizio militare di leva e introdotte
numerose tasse; le attività artigianali e industriali
esistenti non potettero sostenere la concorrenza di quelle
organizzate e moderne del Nord, e l'agricoltura, attività
primaria, entrò in crisi. Le già misere condizioni
dei contadini e degli stessi borghesi del Sud si aggravarono
notevolmente, creando un clima di sfiducia e di delusione
nei confronti del nuovo Stato. Esplose così il fenomeno
del 'brigantaggio', che trovò vigorose adesioni nei
contadini renitenti alla leva, nei soldati borbonici sbandati
senza altro mestiere, e in quanti rimpiangevano il passato
governo borbonico. Nelle campagne e nei boschi di Lagopesole,
frazione di Avigliano, sorsero i primi e più importanti
nuclei del brigantaggio, comandati da Carmine Crocco di
Rionero in Vulture e Giuseppe Nicola Summa, più noto
come Ninco Nanco, di origine aviglianese. Questo movimento
presto dilagò anche nelle vicine regioni confinanti.
A difesa delle popolazioni si costituirono i reparti volontari
della pseudo Guardia Nazionale, impotenti tuttavia a fronteggiare
il fenomeno. Intervenne infine l'esercito piemontese e per
ben cinque anni vi furono numerosi scontri con ingenti danni
per la popolazione, in particolar modo con l'entrata in
vigore della legge Pica si ebbe la distruzione di interi
villaggi e messa a fuoco anche di interi paesi, a volte
sfociata in veri e propri casi di crimini contro l'umanità,
come per la distruzione dei paesi di Pontelandolfo e Casalduni,
ed il genocidio di tutti gli abitanti. Infine si arrivò
a debellare il movimento con l'uccisione di Ninco Nanco
e, dopo la fuga a Roma, anche con l'arresto di Crocco, condannato
all'ergastolo.
Alcuni anni dopo ebbe inizio un altro fenomeno destinato
ad assumere un aspetto sempre più vistoso e inarrestabile:
l'emigrazione. Partirono per primi i contadini, a quali
poi si aggregarono gli artigiani e i professionisti. Nel
solo periodo 1884-1913 furono in 9.000 a lasciare il paese
per raggiungere l'America in cerca di fortuna.
La seconda metà dell'Ottocento vide l'affermazione
a livello nazionale di grandi personalità, specialmente
nel campo del Diritto. Emanuele Gianturco, Nicola e Leonardo
Coviello, Nicola Stolfi, Giuseppe e Tommaso Claps, furono
maestri del giure che contribuirono a porre le basi del
Diritto Italiano. Tommaso Claps, oltre ad essere un eccellente
giurista, è ricordato anche come storiografo e come
uno dei più interessanti novellieri e scrittori della
regione, a cavallo tra i due secoli. Alla stessa epoca appartengono
il poeta Antonio Labella e il giornalista e scrittore Silvio
Spaventa Filippi, fondatore a Milano del Corriere dei Piccoli.
Alla Prima guerra mondiale parteciparono molti aviglianesi,
inviati a combattere soprattutto sul Carso e a fermare la
ritirata sul Piave.
Nel 1926 venne inaugurato nella piazza principale un monumento
dedicato a Emanuele Gianturco. Con il contributo degli aviglianesi
emigrati negli Stati Uniti, il 25 maggio 1930 fu inaugurato
inoltre un monumento ai Caduti del Mezzogiorno. Nel corso
della stessa cerimonia si inaugurò anche la ferrovia
Avigliano Città-Avigliano Scalo, costruita dalla
Società Mediterranea per le Linee Ferrate Calabro-Lucane
per il collegamento della città al capoluogo potentino,
alla linea delle Ferrovie dello Stato Potenza-Foggia, e
quella di Pietragalla, destinata a raggiungere Bari. Nel
1935, con la realizzazione del tronco autonomo Avigliano
Scalo-Potenza Inferiore, la linea ferroviaria ebbe un collegamento
diretto con la città di Potenza.
Nel 1935 furono anche realizzati il Riformatorio Giudiziario,
dipendente dal Ministero di Grazia e Giustizia, e l'edificio
scolastico elementare che in seguito fu intitolato a Silvio
Spaventa Filippi. Avigliano divenne terra di confino per
molti ebrei e internati politici di fede antifascista. Durante
la Seconda guerra mondiale del 1940-1945 la popolazione
subì i disagi della guerra, pur non essendosi verificati
nella zona fatti bellici.
Nel secondo dopoguerra la comunità aviglianese si
avviò a vivere una lunga stagione di progresso e
di avanzamento sociale ed economico, mai conosciuto nel
passato, e di sviluppo delle contrade rurali, soprattutto
per gli effetti della Riforma Fondiaria e del programma
di opere civili, attuate dal Consorzio Carmine-Montecaruso.