Riccia
è un comune di 5.701 abitanti della provincia di Campobasso.
STORIA
La posizione geografica di Riccia, strategica e definita insuperabile
in quei tempi dall'Amorosa, autorizza lo storico a considerare quasi
certa la presenza di casali o borghi sanniti nell'agro riccese. Le città
più vicine, documentate come centri sanniti, erano Murgantia,
l'attuale Baselice, Mucrae e Celenna, oggi rispettivamente Morcone e
Celenza Valfortore. Non si sa però a quali di questi centri politici
appartenesse l'antico borgo riccese. Il commercio con le colonie greche
dovette essere però abbastanza fiorente, considerata la gran
quantità di monete antiche greche ritrovate in diversi punti
dell'agro occupati dai diversi casali. Più tardi, occupati dai
Romani tutti gli insediamenti sanniti, anche il territorio riccese ricadde
sotto l'egemonia dei conquistatori laziali: ed è proprio a quest'epoca
che rimane legata una delle ipotesi dell'origine del nome di Riccia:
"
fra questi coloni è facile che vi fossero genti
di Aricia laziale, le quali ebbero in sorte le nostre terre ed i nostri
casali. I nuovi abitatori, vista la fertilità del suolo, le copiose
sorgenti e il clima sano, presi d'ammirazione pei nostri boschi, simili
a quelli della loro patria di origine, pei ricchi pascoli e per la magnificenza
degli orizzonti, si accasarono in quei casali più rispettati
dalla distruzione operatavi dai Romani, e diedero il nome di Aricia
al villaggio più sicuro e più centrale del territorio,
in memoria della loro patria lasciata per sempre
" La nuova
colonia romana diede così un notevole sviluppo al villaggio che
si estendeva dal dirupo di rocce naturali, dove sorse il castello, fino
all'attuale Chiesa Madre. Gli Schiavoni Nell'anno 641 viene registrato
uno degli avvenimenti più rilevanti della storia riccese: dalle
coste della Dalmazia sbarcarono a Siponto alcuni popoli della Sarmazia
Europea, detti Schiavoni che iniziarono a far scorrerie nella Puglia
fino e che le truppe di Aione del Ducato beneventano le affrontarono
in una battaglia assai sanguinosa presso il fiume Ofanto. Gli Schiavoni
ne vennero fuori da veri vincitori, me nessuna resistenza seppero opporre
l'anno successivo quando furono decimati dalle stesse truppe del ducato
guidate dal fratello di Aione, Rodoaldo. I pochi Schiavoni scampati
si rifugiarono lungo la valle del Fortore, fino ad arrivare alle mura
di Riccia, chiedendo ospitalità. I riccesi, che non avevano che
un abitato assai limitato, non rimasero insensibili alle necessità
di quel popolo, e concessero loro una parte i territorio fuori dalle
mura dove furono concesse aree edificatorie e materiali di costruzione.
L'età Feudale Negli anni di Carlo I d'Angiò, Riccia fu
concessa ai De Capua, ed il primo Signore ne fu il Gran Protonatario.
Non si può affermare con certezza che Bartolomeo De Capua abbia
mai visitato la il territorio riccese, ma di certo "
egli
si occupò con interesse delle faccende di essa. E fu egli appunto
che agli 11 marzo 1286 fece assegnare Riccia nel Giustizierato di Terra
di Lavoro e Contado di Molise, togliendola a quello di Capitanata,a
cui aveva appartenuto." Grande entusiasmo nel paese si ebbe quando
ne prese dimora Costanza di Chiaromonte, sposa di Andrea De Capua nel
1395, e gentile Regina del Regno, prima di essere per vario tempo Signora
di Riccia. Ecco come viene descritto il suo ingresso a Riccia: "Arrivao,
nella Ariccia zita Costanza di Chiaromonte, accompagnata da molti baroni
nel mese di Maio, e l'aspettavono le nobili damigelle dell'Ariccia di
casa Sedati, Regi, che l'abbrazzaron forti et la vasaro, e dopo che
l'eppero conducta per tutta la terra la menaro a lu castellu, dove ci
furono grandi feste. La Reina non have più di 17 anni è
molto avvenente et de bona manera. La sera foro facte tante alluminare
e tanti falò in tutti li cantuni che pareva che fosse die".
Il 1799, la demolizione del palazzo feudale Dopo anni di violenze e
di soprusi da parte dei principi sovrani a Riccia, l'odio accumulato
dal popolo riccese trovò la sua esplosione in "
onda
furiosa di popolo, eccitato da uno straripante spirito di vendetta e
dalla suggestione del dot. Saverio Mazzocchelli, si gettò sul
castello feudale e le sue adiacenze, e tutto fu distrutto nel breve
periodo del regime repubblicano. S'incominciò dal palazzo, a
scardinare le imposte, a fracassare la ricca mobilia, a incendiarne
il prezioso archivio e la ricca biblioteca, quasi a vendicare l'incendio
dell'archivio civico commesso a suggerimento di Bartolomeo VI De Capua,
allo scopo di distruggere i documenti che potevano irrefutabilmente
provare le sue usurpazioni. Smantellato anche il tetto, vennero abbattute
le soffitte, rotti i pavimenti, demolite le volte ed atterrate le mura
non
pertanto scamparono da tanta rovina la porta, il torrione, i due terzi
del baluardo ed alcuni resti di mura solide e grosse contro le quali
rimase impotente l'ira popolare". Dal 1800 al 1860: Riccia nel
periodo napoleonico Nella prima metà del XIX Secolo regno a Riccia
una calma "relativa": i sanfedisti erano tenuti a freno dalle
autorità locali o dalle guardie cittadine ed i fuggitivi o carcerati,
ormai stanchi e d avviliti dalle lunghe sofferenze degli anni passati,
spesso in carceri disumane, erano si tornati liberi, ma con entusiasmi
ormai spenti. In questo periodo fu scelto il successore del popolare
Arciprete Spallone, la cui morte avvenne nel 1803, nel nome di Francesco
Ruccia, originario del limitrofo paese di Colle Sannita. Nel 1806 invece,
salito al trono di Napoli Giuseppe Bonaparte, i sanfedisti ancora indomiti
ripararono nelle campagna, dove iniziarono a vivere di furti, ma perseguitati
dalle milizie urbane finirono diversi uccisi, altri in carcere, senza
lasciare traccia. Il Brigantaggio Dopo la riconferma della Costituzione
del 1848 e riassunto Pietro Moffa nelle funzioni di Sindaco iniziarono
anche nell'agro riccese ad infuriare le bande brigantesche, con conseguente
inizio di un relativo potere dei militari. Fu sciolta l'amministrazione
comunale, eletta un'altra ed iniziato il disboscamento delle terre in
contrada Serrola. Le bande di briganti che infestarono il territorio
di Riccia furono principalmente quelle legate ai nomi di Pelorosso,
Varanelli e Caruso. La prima banda fu praticamente sterminata sul nascere,
le altre due invece, una volta unitesi, continuarono a spargere il terrore
nelle campagne fino al 1863. Si ricorda ancor oggi il rapimento da parte
di Caruso della bella Filomena Ciccaglione, dopo averne ucciso giorni
prima il povero padre.
ETIMOLOGIA
Potrebbe riferirsi ad un nome latino di persona Liccia, con modifica
della L in R diventando Riccia.
EDIFICI
RELIGIOSI
Chiesa di Santa Maria delle Grazie, nota come Chiesa del Beato Stefano
Chiesa della SS. Annunziata
MANIFESTAZIONI
Sagra dell'Uva (seconda domenica di settembre).
DATI RIEPILOGATIVI
Popolazione
Residente 5.701 (M 2.749, F 2.952)
Densità per Kmq: 81,6 (dati Istat 2001)
CAP
86016
Prefisso Telefonico 0874
Codice Istat 070057
Codice Catastale H273
Numero
Famiglie 2.173
Numero Abitazioni 2.889
Denominazione Abitanti riccesi
Santo Patrono Sant'Agostino
Festa Patronale 28 agosto
Il
Comune di Riccia fa parte di:
Comunità Montana del Fortore Molisano
Comuni Confinanti
Castelpagano (BN), Castelvetere in Val Fortore (BN), Cercemaggiore,
Colle Sannita (BN), Gambatesa, Jelsi, Pietracatella, Tufara.