Campobasso,
m. 785 s.l.m., ab. 51.237 è il capoluogo della Regione Molise
e della provincia omonima. La città è sede arcivescovile
(arcidiocesi di Campobasso-Boiano) e dell'Università degli studi
del Molise. Campobasso è una città formata da una parte
antica assai caratteristica e pittoresca di origine medioevale, non
priva di valori ambientali e artistici, sul pendio di un colle dominato
dal Castello Monforte, e da una parte più moderna ed elegante
di origine ottocentesca che si sviluppa sul piano ai piedi del centro
più antico. Ai piedi del castello che domina la città
si sviluppa il borgo medioevale, costituito da vicoli e lunghe e tortuose
scalinate, ai lati delle quali sorgono case in pietra con ameni cortiletti
interni. Interessantissimi sono i portali delle case più antiche
realizzate anch'esse in pietra locale ricche di decorazioni, stemmi
di famiglie nobili ed elementi allegorici. La città ottocentesca,
denominata centro storico murattiano, si estende in piano e presenta
le caratteristiche tipiche dello sviluppo urbanistico di quel periodo
storico. Progettato secondo l'ideale della città giardino, presenta
molti spazi verdi ricche di essenze arboree rare e pregiate (sequoie,
cedri del Libano, ginkgo biloba, abeti rossi, lecci, ecc.), piazze,
nonché fontane e fontanelle dalla quale sgorgano tutt'ora acque
fresche e pure. Ottime le specialità culinarie del luogo, famoso
anche per le vecchie officine in cui si forgiano i coltelli.
ETIMOLOGIA
Sullorigine del nome Campobasso ci sono molte ipotesi e poche
certezze; tanti sono stati coloro che con i loro studi e ricerche hanno
cercato di trovarne il significato. Lo Ziccardi, sulla base di alcune
indicazioni storiche di Tito Livio, farebbe risalire il nome della città
al fatto che un certo console romano Bassi abbia costruito un campo
militare da cui Campus Bassi poi trasformatosi con il tempo in Campobasso.
Il Galanti [3], asserisce che in origine labitato fosse diviso
in due borghi, uno chiamato Campus de Prata e laltro Campus Bassus.
Il primo insediamento, posto ad una quota più alta, sarebbe andato
distrutto e gli abitanti si sarebbero trasferiti nellaltro che
avrebbe così dato il nome alla futura cittadina. Secondo il Masciotta[4],
il nome della città deriverebbe da Campus Vassorum, cioè
campo dei vassalli. Nel X e XI secolo i vassalli erano coloro che abitavano,
essendone soggetti, gli spazi circostanti i castelli del feudatario.
Il Gasdia[5], ritiene più semplicemente che il nome Campobasso
sia in rapporto con la sua posizione topografica.
ORIGINI
Le origini di Campobasso come centro abitato sono incerte. Sullaltura
che domina lodierna città era presente un insediamento
di controllo dei Sanniti, di cui ancora oggi si conservano le tracce,
posto a controllo del tratturo. Lo scopo difensivo del sito è
confermato dal ritrovamento, nei pressi del castello Monforte, di resti
di mura osco-sannite e dal rinvenimento, tra le rovine della Chiesa
di San Mercurio nel 1930, di uniscrizione osca portante il nome
di VALVENNIUS. Tale insediamento gravitava probabilmente
intorno ad un centro più importante che alcuni storici identificano
con Aquilonia situato su Monte Vairano (nei pressi del Centro di Ricerca
dellUniversità Cattolica del Sacro Cuore) del quale sono
riaffiorate, dopo attente campagne di scavi archeologici, numerose tracce.
A pochi chilometri da Campobasso poi, in località Sepino, è
presente un altro importante sito archeologico a testimoniare limportanza
che questo territorio ha avuto in epoca sannita prima e romana poi.
Si tratta infatti delle antiche vestigia della Saipins sannitica e della
successiva Saepinum romana di cui si conservano molto bene le ampie
strade, le mura, gli archi, le porte, le terme, il foro e il suggestivo
teatro. La storia del territorio di Campobasso è quindi indissolubilmente
legata a quella dellantico Sannio-Pentro e a Roma. Le fonti storiche
datano latto di nascita di Campobasso allepoca della dominazione
Longobarda in Italia. Risale infatti allanno 878 un documento
stilato da un monaco della badia benedettina di Santa Sofia in Benevento
in cui si fa menzione di Campobasso (Campibassi). Questo documento,
reperibile come Codice Vaticano Latino 4939, è il Chronicon
Sancte Sophie ed è stato redatto al tempo in cui Adelchi
era principe di Benevento. Nel periodo longobardo e successivamente
durante legemonia normanna, Campobasso assume unimportanza
economica sempre crescente riuscendo a diventare la capitale
della Contea sotto la signoria dei De Molisio. Il fiorire dei commerci
e laumentata importanza amministrativa comportano l ampliamento
dellantico borgo che si espande soprattutto intorno alla chiese
di San Bartolomeo e di San Mercurio. Diverse sono le connotazioni che
il borgo assume nel tempo: CIVITAS, CASTRUM e UNIVERSITAS HOMINUM. Tra
i documenti storici del periodo compreso tra lanno 1000 e il 1300
spicca la PANCARTA CAMPOBASSANA del 1277 in cui trentadue
campobassani denunciarono a Carlo I d'Angiò le angherie e i soprusi
del feudatario Roberto di Molise. La Pancarta testimonia la notevole
combattività e la tenacia degli abitanti di Campobasso. Il quattrocento
è per Campobasso unetà doro grazie allintraprendenza
dei Monforte, divenuti i feudatari del borgo. Secondo alcuni storici
i Monforte sarebbero i discendenti dei Monfort di Francia e dInghilterra,
scesi in Italia al seguito di Carlo DAngiò. Campobasso
e i Monforte costituiscono un binomio inscindibile nella storia della
città. Il personaggio di spicco dei Monforte fu il Conte Cola
detto anche il Campobasso di cui parla anche Benedetto Croce[6]
. Egli si distinse per le sue virtù militari durante la lotta
di successione al Regno di Napoli tra Angioini e Aragonesi. Cola batté
moneta e provvide ad ampliare il castello dotando la città di
forti mura perimetrali lungo le quali edificò le porte di San
Leonardo e di Santa Cristina. Alla fine del quattrocento, con la sconfitta
degli Angioini, che i Monforte avevano appoggiato, Campobasso passa
agli Aragonesi ed in seguito ai De Capoa. Ferdinando I dAragona
concede ai campobassani la possibilità di costruire le abitazioni
addossandole alle mura perimetrali. Agli inizi del cinquecento i De
Capoa sono feudatari in Campobasso. La città, grazie alla felice
posizione geografica, vive di un florido commercio; infatti larea
al di fuori dalle antiche mura, con le chiese di Santa Maria Maddalena
e della SS. Trinità, è contraddistinta da una notevole
vivacità di scambi nei vari settori dellartigianato. Nel
1530 diventano signori di Campobasso i Gonzaga che ne aumentano il prestigio.
A loro si deve la riorganizzazione urbana della cittadina; in ogni rione
le singole strade sono indicate con il nome dellattività
lavorativa prevalente come ad esempio scarparìe, ferrarìe,
oreficerìe (lattuale Via degli Orefici, ricca ancor oggi
di botteghe e negozi di orafi). Signori della città, dopo i Gonzaga,
sono i Vitagliano nel 1638 e successivamente i Carafa. La vita cittadina
è animata da confraternite due delle quali, quella dei Crociati
e dei Trinitari, in forte contrasto fra loro. Le rivalità nascevano
dalla volontà di affermare la supremazia di una classe sociale
sullaltra. Diversi e violenti furono gli scontri fra queste fazioni
che insanguinarono, per buona parte del secolo, le strade della città.
Le due confraternite posero fine alle lotte fratricide solo nel 1587,
con la mediazione di Fra Geronimo da Sorbo. In queste drammatiche vicende
si inserisce la tragica storia damore tra Delicata Civerra[7]
crociata e Fonzo Mastrangelo trinitario. Il loro matrimonio, come nel
famoso Romeo e Giulietta di William Shakespeare, viene impedito
dalle rispettive famiglie. Fonzo fugge e si arruola nella milizia. Delicata
Civerra per il dolore si ammala e muore proprio nel giorno in cui le
parti avverse fanno pace. Il Mastrangelo, ricevuta la triste notizia
della morte dellamata, abbandona tutto ed entra nellordine
francescano. Ancora oggi, nellatmosfera suggestiva del centro
cittadino, un sontuoso corteo con i costumi dellepoca, rievoca
la pace fra Crociati e Trinitari. Nel corso del Seicento Campobasso
ha un ulteriore sviluppo grazie anche alla vicinanza dei tratturi che
favoriscono le comunicazioni con altri centri e larrivo di commercianti
forestieri. Il settecento è attraversato da idee nuove e la struttura
feudale della società viene vista come un intralcio alle iniziative
della nuova classe emergente: la borghesia. Questa ventata di novità
arriva anche a Campobasso. Ci sono uomini che, come Francesco de Attelis,
Anselmo Chiarizia e Giovan Matteo Japoce, si prodigano in cause contro
i feudatari. Molti intellettuali come Giuseppe Zurlo, Giuseppe Maria
Galanti, Francesco Longano, Paolo Nicola Giampaolo, sostengono la necessità
di superare limmobilismo economico-sociale provocato dal feudalesimo.
Campobasso diviene il cuore pulsante della cultura molisana, in cui
trovano rifugio molti intellettuali del tempo come Gabriele Pepe e Vincenzo
Cuoco. Alla morte del duca Carafa, Campobasso chiede di riscattare il
feudo. Nel periodo che va dal 1728 al 1735 membri della borghesia capeggiano
la rivolta. Scoppiano numerosi e cruenti tumulti per sottrarre la città
ai feudatari ma solo nel 1742 i campobassani, al prezzo di ingenti sacrifici,
riscattano il feudo. Questo atto è cruciale nella storia della
città perché rappresenta laffrancamento dalla servitù
feudale e la fine di un lungo medioevo. Nel 1755 Carlo di
Borbone re di Napoli concede a Campobasso il rango di città modello.
Agli inizi dellottocento, in piena età napoleonica, viene
istituita la Provincia di Molise e Campobasso, come capoluogo, diviene
sede di numerosi uffici amministrativi. La popolazione, nonostante le
gravi perdite umane e materiali provocate dal terremoto del 1805, si
moltiplica e di conseguenza anche la città si espande. Si rende
necessario realizzare un piano urbanistico per soddisfare nuove e molteplici
esigenze. Vengono presi in considerazione due progetti, quello del Musenga
e quello di Vincenzo Wan Rescant. Il Musenga immagina ledificazione
di un intero quartiere a schema ortogonale, invece Wan Rescant prevede
lespansione del tessuto urbano intorno ad una sola grande piazza
con al centro ledificio sede dellamministrazione civica.
Al sistema radiale del Wan Rescant è preferito quello del Musenga.
La parte nuova della città si sviluppa in luogo pianeggiante,
sulle campère, così chiamato perché
un tempo era occupato dai campi coltivati e dai boschi. Campobasso doveva
essere monumentale, funzionale, unitaria e moderna, destinata
ad una borghesia ormai disposta ad abbandonare la città feudale,
ritenuta poco rappresentativa socialmente per uno Stato che, attraverso
i palazzi pubblici, vuole creare limmagine fisica dellautorità,
come prima lo era il castello sui monti. Le piazze alberate, che
ricordano le squares londinesi, i viali e le aiuole fanno guadagnare
a Campobasso lappellativo di città giardino.
In Italia i primi decenni del novecento furono caratterizzati da una
situazione politica precaria dovuta a molteplici fattori: lassassinio
del re Umberto I, linizio della campagna coloniale, lo scoppio
del primo conflitto mondiale e lavvento della dittatura fascista.
Campobasso visse con partecipazione questi eventi anche se era in un
periodo di grandi trasformazioni e cominciava a godere di alcuni importanti
benefici. Nel 1910, infatti, entrò nelle case lenergia
elettrica e, a partire dagli anni venti-trenta, vennero realizzate importanti
costruzioni: gli edifici per la scuola elementare DOvidio,
la Banca dItalia e il Teatro Sociale (poi Teatro Savoia), il palazzo
delle Poste e Telegrafi, la Camera di Commercio, il Palazzo della G.I.L.,
il Palazzo di Giustizia, lIstituto per gli orfani di guerra (attuale
sede del Conservatorio musicale) e lIstituto Tecnico L.Pilla.
Parallelamente a questa attività edilizia furono tracciate nuove
strade e lastricate piazze, costruiti marciapiedi, piantati alberi,
innalzati monumenti e fontane. Anche liniziativa privata diede
il suo valido contributo edificando eleganti palazzi e dotando la città
di alberghi, ristoranti, bar, negozi e cinema. Nel 1927 la sede vescovile,
con bolla pontificia, venne trasferita da Bojano a Campobasso. La tragedia
della seconda guerra mondiale risparmiò Campobasso dalle distruzioni
provocate dai bombardamenti alleati. Nei primi anni del secondo dopoguerra
la città conobbe una discreta ed armoniosa espansione ma è
con listituzione della Regione Molise nel 1963 che Campobasso
vive una vera e propria rivoluzione. Divenuta capoluogo di regione infatti
conosce un notevole incremento demografico ed un conseguente sviluppo
edilizio, essendo sede di importanti uffici regionali e di numerose
filiali e agenzie di banche e di assicurazioni. Come era avvenuto agli
inizi dellottocento la città rinasce grazie alla sua importanza
amministrativa. Dal 1982 è sede dellUniversità degli
Studi del Molise la quale in pochi anni, con le sue facoltà e
i suoi numerosi corsi di laurea, è diventata uno dei centri universitari
più dinamici del centro-sud Italia. Con la recente apertura del
Centro di Ricerca e Formazione ad Alta Tecnologia nelle Scienze Biomediche
dellUniversità Cattolica del Sacro Cuore, Campobasso è
una città allavanguardia internazionale nei settori di
diagnosi e di cura di varie branche della medicina come loncologia,
i trapianti, le patologie cardiache e la medicina ultraspecialistica.
Castello
Monforte
Monumento nazionale domina, a circa 800 m s.l.m., la città di
Campobasso. Il castello Monforte fu costruito nel 1459 ad opera del
conte Cola, sembra su una preesistente struttura di origine normanna
o longobarda. Avvalorano questa tesi le mura di cinta, le torri di scolta,
la mole e la forma stessa del castello. Le linee non lievi, tipiche
delle dimore cinquecentesche, e lo stesso colore grigio scuro del calcare
conferiscono al maniero laspetto di fortilizio più che
di dimora signorile. Posto sulla cima del monte che sovrasta Campobasso
ledificio si presenta infatti come un massiccio quadrilatero con
ingresso principale, ora non più utilizzato, rivolto verso la
città sottostante. Ci sono tracce del ponte levatoio e delle
torri laterali poste a difesa. Le finestre, poche e quadrate, sono piccole
tanto che si confondono con le feritoie. Svetta in alto una grande torre
rettangolare che attualmente ospita la stazione meteorologica dellaeronautica
militare. Alla sommità delle mura vi è una lunga sequenza
di merli guelfi. Al di sopra dellattuale ingresso, prospiciente
un ampio piazzale, vi è lo stemma dei Monforte composto da una
croce contornata da quattro rose. Linterno del castello è
molto scarno; salendo la spoglia gradinata si arriva sulla terrazza
dalla quale si ammira un panorama ampio e suggestivo: si vedono i resti
delle mura osco-sannite, la struttura a ventaglio del borgo antico,
la città di Campobasso e i tanti paesini intorno. Lo sguardo
spazia dalle valli dei fiumi Biferno, Trigno e Fortore, ai monti dellAbruzzo,
con la splendida Majella, dalle verdi montagne dellAlto Molise
fino alle gialle colline della Puglia.
La
cattedrale
Nel 1504, per volere del feudatario Andrea de Capoa, fu edificata al
di fuori della cerchia muraria feudale la chiesa della SS. Trinità.
In essa ebbe sede la confraternita della Trinità, soppressa nel
1809, divenuta celebre nel XVI secolo per le lotte con quella dei Crociati.
Distrutta dal terremoto del 1805, fu ricostruita su progetto dellarchitetto
Berardino Musenga. Fu riaperta al culto nel 1829 diventando parrocchia
e sede del Capitolo Collegiale. Nel 1860 fu chiusa al culto e utilizzata
dalle truppe regolari quale caserma. Nel 1900 fu riaperta ai fedeli,
diventando sede cattedrale nel 1927. Oggi è la chiesa più
rappresentativa della città. La facciata ricalca lo stile neoclassico
con pronao esastilo e frontone triangolare campeggiante nella parte
superiore. Linterno è diviso in tre ampie navate: in quelle
laterali si aprono due grandi cappelle mentre nella centrale è
possibile ammirare, sovrastante laltare maggiore, un elegante
baldacchino sostenuto da capitelli corinzi. Nella navata di sinistra
è situato il fonte battesimale di granito a forma di vasca quadrata
risalente al 1745. Dietro laltare sono situati il coro, realizzato
in noce, e il magnifico organo. Le vetrate policrome rappresentano i
santi difensori del dogma della Trinità: Sant'Agostino, SantIlario,
SantAnastasio e San Nicola.
Convitto
Mario Pagano
Il Convitto Mario Pagano cominciò ad essere edificato nel 1879
sullarea dellex convento di San Francesco della Scarpa e
venne completato nel 1900. Ledificio, di mole imponente, si sviluppa
su tre piani nel corpo centrale e su due nelle sezioni laterali. La
facciata presenta al piano terra un ampio portale centrale e una serie
di finestre leggermente arcuate. Allinterno vi sono ambienti spaziosi,
lunghi corridoi e una magnifica aula magna arricchita da quadri dei
pittori Romeo Musa e Marcello Scarano, riproducenti usi e costumi della
Regione. Nelloratorio è possibile apprezzare un dipinto
rappresentante la Natività proveniente dalla Galleria Pitti di
Firenze. Ledificio si affaccia su un giardino, impiantato alla
fine dellottocento, che è un vero tesoro botanico grazie
alla presenza di specie pregiate e rare. Tra gli alberi primeggia la
sequoia gigante che ben si è adattata al clima della città
raggiungendo unaltezza imponente. Altra vera rarità è
il Ginkgo biloba originario della Cina noto per la forma a ventaglio
delle sue foglie e per il colore: verde intenso in primavera e un acceso
giallo oro in autunno. Il cedro del Libano crea infine un angolo caratteristico
con i lunghi rami che si sporgono oltre linferriata.
Municipio
Nel 1874-76, sulle rovine di un antico convento dei Celestini del 1200
andato distrutto in seguito al tremendo terremoto del 1805, fu costruito
ledificio che è l'attuale sede del municipio. Il palazzo
presenta un ampio porticato che fa da atrio e unelegante facciata
a tre piani, sormontata da un quadrante dorologio. Nellandrone
si erge unimponente statua equestre di San Giorgio, patrono della
città. Nellala destra del palazzo pubblico è presente
una piccola cappella dedicata a Santa Maria della Libera, unica parte
delloriginaria struttura monastica che miracolosamente non andò
perduta con il rovinoso sisma.
Banca
d'Italia
Ledificio della Banca dItalia venne inaugurato nel 1925;
la sua costruzione comportò labbattimento di molte case,
compresa quella del Vecchio Dazio. Lelegante palazzo è
a tre piani. La facciata laterale offre una visione architettonica più
scenografica: infatti, essendo leggermente arcuata, sembra quasi voler
accogliere laustero monumento a Gabriele Pepe. Allinterno
sono conservati preziosi dipinti di artisti molisani tra cui Nicola
Biondi, Arnaldo De Lisio e Francesco Paolo Diodati. I quadri rappresentano
gli episodi più importanti della storia molisana: lingresso
di Ferrante I Gonzaga in Campobasso, la visita di Papa Alessandro III
a Termoli e di Papa Celestino V ad Isernia, il riscatto di Campobasso
dal dominio feudale, la morte di Amedeo VI di Savoia detto il Conte
Verde, la pace fra Crociati e Trinitari, larrivo del re Vittorio
Emanuele II a Venafro.
Sant'
Antonio Abate
La chiesa di SantAntonio Abate fu edificata nel 1572, sopra i
resti di una preesistente chiesa di modeste dimensioni. È il
monumento più rappresentativo dellarte barocca a Campobasso.
Linterno è ad una navata con un magnifico altare maggiore
realizzato in marmo nel 1748. Sulle pareti laterali vi sono quattro
altari intagliati in legno e rivestiti di oro zecchino. Nella chiesa
sono presenti pregevoli dipinti di Guarino da Solofra; sua è
la tela di San Benedetto del 1643 e alcune altre, di piccolo formato,
che si trovano sullaltare dedicato a SantAntonio Abate.
Numerosi i dipinti sulle pareti del presbiterio di scuola napoletana
del XVII e XVIII secolo. Sul lato sinistro è situato un notevole
organo del 1696, impreziosito dalla fine decorazione ad intaglio e dal
ricco rivestimento in foglia d'oro. Caratteristica è la statua
lignea di San Francesco realizzata dallo scultore campobassano Paolo
Saverio Di Zinno.
San
Bartolomeo
La chiesa dedicata a San Bartolomeo sorge su una terrazza naturale che
si affaccia sul borgo antico. Ubicata allinterno delle antiche
mura perimetrali del castello, in prossimità della torre Terzano,
fu costruita nello stesso periodo della chiesa di San Giorgio e affidata
ai monaci Basiliani che successivamente la cedettero ai Cavalieri di
Malta. La facciata è più ricca rispetto a quelle delle
chiese vicine. Il portale, del XIII secolo, è formato da un arco
che poggia su colonne cilindriche con capitelli e foglie bizantine.
La lunetta sottostante larco del portale è divisa in due
sezioni: nella prima è raffigurato un Cristo Redentore benedicente
alla greca, nella seconda sono riprodotti i simboli dei quattro evangelisti
e di altre otto figure che dovrebbero rappresentare i dottori della
chiesa sulle cui teste campeggia una mano espressione dellonnipotenza
divina. Lateralmente al portale sono presenti due arcate cieche sorrette
da lesene. Linterno, recentemente restaurato, è formato
da tre navate con archi a tutto sesto. Alla destra dellabside
è conservata una targa capovolta che risale al I° secolo
dellimpero romano probabilmente di origine funeraria. Il campanile,
ricostruito nel 1874 dopo che il terremoto del 1805 lo aveva fatto crollare,
conserva ampi finestroni di stile rinascimentale.
San
Giorgio
La chiesa di San Giorgio, edificio di stile romanico in pietra viva,
sorge ai piedi del castello Monforte. Alcune fonti storiche ne testimoniano
lesistenza fin dallanno 1099, essendo stata costruita sui
resti di un antico tempio dedicato ad Ercole. Alcuni atti di donazione
di terreni comprovano che nel XII secolo fu il centro della vita religiosa
e civile dellantico borgo. Lo sviluppo urbanistico del borgo verso
la piana sottostante determina la perdita del primato della chiesa di
San Giorgio a favore di quella di San Leonardo; nel 1338, infatti, il
fonte battesimale e larchivio parrocchiale vengono trasferiti
in questultima chiesa. Nel 1326, grazie alla donazione del nobile
Nicola de Ferraguto venne edificata una cappella Bizantina, con cupola
cieca, della quale si conservano ancora le tracce negli affreschi rappresentanti
scene dellantico testamento mentre nella volta a crociera si possono
scorgere le icone degli evangelisti e di alcuni dottori della chiesa.
Originariamente ad una sola navata, nel 1428 vi furono aggiunte due
navate laterali con cappelle gentilizie. Durante il 1700 successive
trasformazioni portarono alla decorazione degli interni con stucchi
dorati. La semplicità e la nudità della facciata è
ciò che colpisce maggiormente il visitatore. Sopra il portale
una lunetta, formata da un grosso blocco calcareo e divisa in due zone
semicircolari, reca un agnello crocifero decorato con foglie. Sui muri
perimetrali spiccano vari conci recuperati e inseriti in archetti rappresentanti
un pellicano sul fianco destro e una testa dasino a sinistra.
Un terzo concio riproduce una personificazione del sole. San Giorgio
è venerato come patrono della città di Campobasso e viene
festeggiato il 23 aprile. La tradizione narra come, in occasione di
una battaglia svoltasi nel 1200 nei pressi del capoluogo, San Giorgio
operò un miracolo salvando la città. Nella cattedrale
di Campobasso è conservata una lapide che così descrive
il prodigioso evento: "Nella guerra civile del MCC San Giorgio
martire con forte esercito appare, le quattro campane della sua chiesa
non tocche suonano da per se stesse a tremendo stormo, un cupo fragore
di armi si ode, il nemico fugge, i campobassani son salvi".
San
Leonardo
La chiesa di San Leonardo, oggi sede dellomonima parrocchia, è
stata dal 1300 al 1500 il centro della vita religiosa e civile per gli
abitanti del borgo. Il terremoto del 1456 fece crollare parte delledificio
che in seguito venne ricostruito ed ampliato La chiesa si segnala per
la sua aggraziata facciata: presenta infatti un interessante composizione
che fonde lo stile romanico con il gotico del XIV secolo. Il portale
ha scarsa strombatura; una lieve gradazione di piano fa acquistare rilievo
alle decorazioni nei capitelli. Gli archi a spirale della modanatura
centrale salgono fino a racchiudere il bassorilievo dellagnello
crocifero, posto nella lunetta centrale. Di particolare interesse è
la monofora laterale romanica, decorata con motivi vegetali, che riporta
alla tradizione delle scuole pugliesi. Oggi, dopo unulteriore
restauro, la chiesa di San Leonardo ha acquisito una nuova ed accogliente
luminosità.
Santa
Maria della Croce
La chiesa di Santa Maria della Croce, situata nella omonima e angusta
via, venne fondata in epoca normanna da fedeli che si congregarono nella
confraternita dei Crociati riconosciuta con vari diplomi pontifici del
1073,del 1130 e del 1143. Distrutta dal terremoto del 1805, fu ricostruita
interamente nel 1930-36. Unica in Campobasso presenta la cupola al centro
delledificio. Linterno è diviso in tre navate. Vi
si possono ammirare due pregevoli statue in legno raffiguranti san Nicola
da Tolentino e la Madonna della Consolazione. Artisticamente pregevole
è anche la statua dellAddolorata portata in processione
il Venerdì Santo.
Santa
Maria Maggiore
La chiesa di Santa Maria Maggiore, prospiciente il castello Monforte,
è lantica Santa Maria del Monte. La prima notizia sicura
della sua esistenza risale al 1354. Era sorta infatti come semplice
cappella gentilizia dedicata alla Vergine e, nel tempo, adibita anche
a luogo di sepoltura delle famiglie feudatarie. Nel 1905 la chiesa venne
affidata ai Padri Cappuccini che ancora oggi la custodiscono. Lintero
edificio di culto è stato restaurato; la facciata ha un paramento
murario in pietre di Vinchiaturo con bugne scabre collocate irregolarmente.
Allinterno ha un pregevole altare in marmi policromi. Particolarmente
interessante è la statua della SS.Vergine del 1334, devotamente
venerata. Notevoli per la loro sensibilità stilistica sono gli
affreschi di Amedeo Trivisonno e di Leo Paglione. Sulla destra dellingresso
è una cappellina dedicata a San Pio da Pietrelcina, nella quale
sono custoditi gli oggetti appartenuti al santo durante la sua permanenza
nel convento attiguo alla chiesa negli anni 1905 e 1909.
Teatro
Savoia
Sullarea dove precedentemente era stato eretto il Teatro Margherita
venne costruito, negli anni venti, il corpo edilizio che comprende lattuale
Teatro Savoia, chiamato in un primo tempo Teatro Sociale.
Linaugurazione avvenne nel 1926 con la rappresentazione dellopera
lirica Tosca di Giacomo Puccini. Sulla platea, a forma di
ferro di cavallo, si affacciano quattro ordini di palchi, raggiungibili
mediante due scalinate che si diramano dal foyer. Il palcoscenico, separato
dalla platea dal golfo mistico, ha una capienza per quaranta orchestrali.
Allinterno del teatro si possono ammirare gli affreschi realizzati
da Arnaldo De Lisio che rappresentano scene di vita quotidiana e luoghi
caratteristici di Campobasso e del Molise. Di notevole suggestione è
laffresco il Trionfo dei Sanniti che copre lintera
volta della platea. Interessanti sono anche le opere in ferro battuto
realizzate dallartista campobassano Giuseppe Tucci. Nel 2002,
con unesemplare opera di restauro, il teatro è stato restituito
alla città tornando ad essere uno dei centri di aggregazione
culturale più amati.
Villa
de Capoa
La settecentesca villa comunale De Capoa, recentemente recuperata
con un accurato progetto, è uno dei luoghi più suggestivi
della città. Lingresso principale, con il pregiato cancello
in ferro battuto, si affaccia su piazza Savoia. Il parco è di
stile classico con viali grandi e piccoli, bordati da curate siepi di
sempreverdi, che si intersecano. La presenza di statue, di sedili marmorei,
dellelegante balaustra conferiscono allambiente armonia
e bellezza creando angoli incantevoli per il riposo e la meditazione
nel cuore stesso della città. Le specie vegetali presenti sono
varie e degne di attenzione: alte sequoie, possenti cedri del Libano,
eleganti cipressi, abeti rossi, profumati tigli continuano ad avere
una funzione non solo ornamentale: sono la testimonianza della cultura,
del gusto e dellarte di coloro che tanti anni fa hanno realizzato
questo gioiello.
MANIFESTAZIONI
Incantevoli e coinvolgenti sono le manifestazioni che si svolgono durante
lanno in città. La processione del Venerdì Santo
è tra gli appuntamenti più importanti e sentiti della
tradizione campobassana. Vi partecipa un maestoso coro di circa ottocento
cantori che, intonando il Teco vorrei (un testo musicale
che riprende dei versi di Pietro Metastasio), fa rivivere allimmensa
folla di fedeli, raccolta lungo le vie principali della città,
gli avvenimenti della Passione di Gesù. Poco sentita invece la
festività patronale, San Giorgio. Il 31 maggio, in occasione
della festività della Madonna dei Monti, si realizza, lungo le
strette vie del borgo antico, una suggestiva infiorata con la quale
si illustrano scene sacre e simboliche. La manifestazione più
coinvolgente, che richiama una moltitudine di persone da ogni parte
dItalia in occasione della festività di Corpus Domini,
è la sagra dei Misteri. La Sagra, che è la più
importante manifestazione della cultura popolare e religiosa molisana,
consiste in una sfilata di tredici Misteri o macchine
o ingegni ideati dallartista Paolo Saverio di Zinno
nel 1748. Le strutture, poggianti su basi di legno, sono state realizzate
in una lega dacciaio molto flessibile. Esse sono portate a spalla
da gruppi di portatori che avanzano al ritmo scandito dal capo mistero
e cadenzato dalla banda musicale. I Misteri rappresentano
quadri del Vecchio e Nuovo Testamento. A Campobasso i Misteri
sono viventi: bambini, anziani e adulti, si trasformano in santi, angeli
e demoni; ancorati alle strutture in acciaio e legno appositamente rivestite,
offrono una visione surreale e generano limpressione che i personaggi
aleggino veramente nellaria. Ogni anno si svolge anche un corteo
in costumi depoca per rievocare un importante evento storico del
cinquecento: la pace fra Crociati e Trinitari, ideata dal cittadino
campobassano d'adozione, ma larinese di nascita, l'avv. Corrado Caluori
che ha anche fondato una associazione, la "Pro Crociati e Trinitari"
che dal 1997, anno della sua morte, si preoccupa di portare avanti la
manifestazione. La sfilata, che si snoda per le strade del centro cittadino,
fa rivivere latmosfera affascinante del tempo passato. Campobasso,
inoltre, dal 2002, ospita un Festival Internazionale del cinema, ideato
dall'Assessorato alle Politiche Sociali e Giovanili del Comune a dal
Cineclub Kimera [1] di Termoli, dal nome di "Kimera Film Festival"
ex "La Notte dei Corti Viventi". Il Festival è l'unico
evento internazionale legato al cinema che la regione possa vantare,
oltre ad essere la manifestazione cinematografica con la massima anzianità
regionale e con la migliore continuità. L'edizione 2008 si terrà
dal 28 al 31 maggio. Nel 2007 è tornata Moliseinfiera, la maggiore
rassegna espositiva della regione.
Festività
del Corpus Domini
Ogni anno, nella domenica del Corpus Domini, nelle vie della città
sfilano i misteri, strutture in una lega ferrea flessibile e resistente.
Misteri si presentano come dei carri allegorici su cui sono esposti
i misteri della bibbia. I personaggi sono reali, e per ragioni di peso
la maggior parte dei personaggi sono bambini, specie coloro che sono
eretti e posti in alto. La sfilata si così compone: S.Isidoro,
La Maddalena, S. Rocco, S. Antonio Abate, S. Michele Arcangelo, SS.
Cuore di Gesù, La Concezione, S.Crispino, S. Leonardo, S. Gennaro,
Abramo, L'Assunta, S. Nicola. Alla fine della manifestazione, dal palazzo
comunale l'arcivescovo metropolita di Campobasso-Boiano impartisce la
Benedizione ai Misteri.