Fara
San Martino è un comune italiano di 1.623 abitanti
della provincia di Chieti in Abruzzo. Fa parte della Comunità
montana della Maielletta. In questo paese della provincia
di Chieti ci sono diversi pastifici, qualcuno artigianale,
ma anche i pastifici industriali De Cecco e Del Verde che
esportano i loro prodotti in tutta Italia.La tradizione
della produzione della pasta ebbe inizio dalla grande ricchezza
idrica rappresentata dal fiume Verde che sfocia dalla Majella.
Quell'acqua ha permesso sia di azionare le macine per produrre
la semola di grano che di essere utilizzata come materia
prima nella produzione. I pastai locali vantano un primato
assoluto: aver creato il primo sistema automatico di essiccazione
della pasta. Un tempo la pasta veniva stesa all'aperto per
seccarla. Ma questo sistema era molto dipendente dalle condizioni
climatiche e stagionali. L'essiccatore ad aria calda consentì
di pastificare in ogni stagione ed in ogni condizione dando
impulso alla produzione su larga scala. Parte del territorio
del comune ricade all'interno del Parco nazionale della
Majella, dal fiume Verde che scorre in questo comune, i
pastifici del luogo attingono l'acqua, per la loro produzione.
Un Ambiente incontaminato dove la coscienza e l'attaccamento
della popolazione del posto, sono riusciti a fondere il
rispetto dell'ambiente con uno sviluppo industriale.
MANIFESTAZIONI
19 marzo: Fuochi di San Giuseppe.
29 giugno: Fiera di San Pietro, con sagra della pasta.
Agosto: Sagra dei tartufi.
22-24-25 agosto: Festa di Sant'Emidio, Sant'Antonio, San
Rocco.
11 novembre: Fiera di San Martino, con sagra.
ETIMOLOGIA
Fara è un termine di origine longobarda indicante
un gruppo, costituito da famiglie e da individui imparentati,
in cui era diviso il popolo. Lo stanziamento dei Longobardi
avveniva per fare veri e propri organismi politici-militari,
il cui nome indicava anche il territorio abitato dal gruppo.
Vi è inoltre la devozione longobarda a Santa Fara.
Ne sono testimonianza i vari comuni che ancora oggi in Italia
portano questo nome.
DA
VEDERE
Borgo
di Terra Vecchia
Trattasi di una serie di fabbricati che sono disposti lungo
una delle vie principali, nella zona alta del paese, costruiti
sia addossati l'uno con l'altro, sia separati. Alcuni di
questi fabbricati sono abbandonati, mentre altri sono ancora
abitati. Dallo stile di costruzione delle case si può
ipotizzare che siano state costruite tra la fine del XVIII
e la seconda metà del XX secolo. La struttura degli
edifici è semplice. I muri esterni sono in pietra
calcarea smussata e ciottoli di fiume con, ai cantonali,
blocchi di pietra sbozzata. Molti edifici constano di cornicione.
I solai sono realizzati con travi in legno che sostengono
il tavolato e pavimento in mattoni. I muri sono realizzati
per la maggior parte a doppia falda con travi di legno,
tavolato o mattonato e sormontati da manto di coppi. I portali
e le finestre sono in pietra calcarea.
Palazzo
Di Cecco.
Trattasi di un edificio residenziale su due livelli più
seminterrato scanditi all'esterno da cornici marcapiano.
Tutte le finestre hanno dei contorni lavorati mentre il
portale presenta superiormente un arco a tutto sesto. Sopra
il portale vi è un balcone sorretto da mensole.
Abbazia
medievale di San Martino in Valle.
L'edificio si trova nelle Gole di San Martino. Secondo alcune
fonti, non suffragate storicamente vorrebbero l'abbazia
fondata da San Benedetto. I primi documenti che attestano
l'esistenza del complesso abbaziale risale al IX secolo
quando un diploma di Ludovico il Pio del 20 giugno dell'839
viene concede a Fara il Monatero di Santo Stefano in Lucania
di Tornareccio, la chiesa di San Martino in Valle e la chiesa
di San Pietro alle sorgenti del fiume Verde, quando Lotario
di Montova, il 20 marzo 832 conferma la donazione del Monastero
di San Martino in Valle a Isingario e quando, dalle rendite
di beni di Pietro vescovo di Spoleto del 26 maggio 844,
risulta citata una cella di San Martino in Valle. Nel XII
secolo la chiesa di San Martino in Valle si separa da Santo
Stefano di Tornareccio passando sotto il vescovato di Chieti
e viene promossa a Badia con la protezione di San Pietro.
L'8 marzo 1451 il monastero passa al Capitolo Vaticano,
mentre il 16 febbraio 1495 fu data a Cesare Valignani, ed
invece, il 18 novembre 1719 venne ricongiunta al vescovato
di Chieti. L'8 settembre 1818 l'abbazia fu seppellita da
un'inondazione. I primi scavi che riportarono alla luce
l'abbazia partirono nel 1891. Verosimilmente l'abbazia era
a tre navate di cui quella centrale era provvista di abside.
Inoltre il monastero constava di cappelle, ossario, sagrestia
ed un piccolo cimitero.
Chiesa
di San Remigio
È sita a Piazza Piano dei Santi, nel centro storico.
Alcune fonti bibliografiche citano la fondazione della chiesa
nel XIII secolo. La parte centrale della facciata è
più alta delle laterali ed è suddivisa in
due livelli, racchiusa tra paraste e sovrastata da un timpano.
Le due parti laterali, anch'esse racchiuse da paraste, sono
decorate con delle volute. L'interno è a tre navate
ed abside in fondo alla navata centrale. La navata centrale
ha una volta a botte ad arco a sesto ribassato, invece le
navate laterali presentano una volta a vela. All'interno
vi è una tela di Tanzio da Varallo ritraente la "Circoncisione
con i Santi Carlo Borromeo e Francesco d'Assisi.
Chiesa
di San Pietro Apostolo
Trattasi di una piccola costruzione a navata unica sita
al termine della Via San Pietro, presso le sorgenti del
fiume Verde. Secondo alcuni studiosi la chiesa sarebbe costruita
nel IX secolo. La facciata ha coronamento orizzontale con
un piccolo campanile a vela. Il portale è in pietra
cui è posta, superiormente, una lunetta al cui interno
vi è dipinto un affresco che rappresenta un episodio
della vita di San Pietro. In una nicchia dell'altare principale
vi è una statua di San Pietro.
Chiesa
di San Nicola
La chiesa è composta da un'aula unica con ingresso
posto sul fianco della chiesa ov'è anche il campanile
a vela. Sulla facciata principale vi è un'unica finestra.
Cappella
della Santissima Trinità
È posta sulla Valle del Fiume Verde. Secondo alcune
fonti la chiesa fu terminata tra il 1839 ed il 1847 quando
fu costruito il convento francescano attualmente abbandonato.
La facciata è a capanna, mentre il portale è
sormontato da una finestra circolare. L'interno è
stuccato a realizzare degli archetti pensili medievali.
Chiesa
dell'Annunziata
È sita nel centro storico presso una porta urbana.
Secondo alcune fonti la chiesa risalirebbe al Cinquecento.
Il fornice del sottopasso della porta è tra delle
paraste aventi capitelli di ordine dorico che sostengono
la trabeazione e l'attico. Il sottopasso ha un arco a tutto
sesto. Il campanile ha delle pietre cantonali. La facciata
della chiesa è anonima con unico elemento d'interesse
il portale architravato sormontato da una finestra a sesto
ribassato. L'interno è ad aula unica con delle nicchie
sui lati e di fronte all'ingresso. Quest'ultima nicchia
sono siti l'altare e dei glifi e degli affreschi.
Chiesa
di Santa Maria delle Grazie. È sita tra la Piazza
dei Santi e la Chiesa di San Remigio. la facciata è
a coronamento orizzontale con una decorazione a volute.
Il portale sito tra due paraste è racchiuso superiormente
da delle volute. Il campanile è sito alla destra
della chiesa, è stato costruito successivamente all'edificio
di culto stesso. L'interno è a navata unica con abside
con volta a vela.
Chiesa
della Madonna del Suffragio. La facciata è rivestita
interamente di cemento eccetto gli stipiti e gli architrave.
Il campanile, suddiviso da cornici marcapiano, è
sito ad un lato della chiesa. Secondo alcune fonti la chiesa
risalirebbe al XVIII secolo.
Riserva
naturale Fara San Martino Palombaro
La riserva è sita nelle Gole di San Martino. Gole
suddivise in tre parti:
la Iª detta Vallone di Santo Spirito, nome dall'omonima
grotta;
la 2ª la zona detta Macchia Lunga;
la 3ª detta Valle Cannella terminante in un circo di
formazione glaciale pieno di doline ed inghiottitoi.
ORIGINI
E CENNI STORICI
Il paese appare documentato nel IX e nel X secolo quando
la zona fu abitato da monaci benedettini, nella zona c'era
l'abbazia di San Martino in Valle. In seguito fu confermata
da papa Onorio III. Nel XIV secolo venne citato per le decime
degli anni 1324-25 per la chiesa di S. Remidii in Fara.
In seguito il paese fu feudo degli abati, ma, decaduta l'abbazia,
fu soppressa ed unita, nel XV secolo al Capitolo Vaticano
da papa Nicolò V, indi, dopo cinque secoli, fu venduto
ai Valignani di Chieti che, nel 1584 la vendettero a Melchiorre
Reviglione per 4000 ducati.